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Insufficienti i 156 voti del Senato. Legittimo rafforzare la maggioranza #intervista @Affaritaliani

Intervista raccolta da Carlo Patrignani

Se dovesse formarsi un gruppo soprattutto al Senato a sostegno dell’attuale governo giallorosa presieduto da Giuseppe Conte, che ha operato relativamente bene, sarei certamente favorevole.” A questo approda l’analisi del politologo Gianfranco Pasquino, Professore Emerito di Scienza Politica all’Università di Bologna e Accademico dei Lincei, all’indomani del voto sulla fiducia per la crisi provocata da Matteo Renzi e Italia viva, in un momento particolarmente difficile per il Paese dato il combinato pandemia da Covid 19 e crisi economico-sociale.

Dal voto sulla fiducia, non tanto alla Camera dove l’esecutivo ha la maggioranza assoluta (361), quanto al Senato dove l’asticella si è fermata a 156 (maggioranza relativa), il governo Conte, chiosa Pasquino, “è uscito piu’ debole, svigorito, per cui trovo le offerte di rafforzarlo rivolte ad altre forze politiche del tutto legittime“.

Aver raggiunto al Senato solo la maggioranza relativa è del tutto “insufficiente” alla sua prosecuzione minata com’è dalla “non fiducia” di Italia viva.

L’analisi politica di Pasquino, le cui preferenze – rimarca – sono per “una coalizione europeista convinta“, parte anzitutto dalla necessità imprescindibile di “una coalizione sufficientemente coesa e il centro-sinistra potrebbe diventarlo“, mettendosi però al riparo da Iv “attesa alla prova nelle commissioni“.

L’acuto politologo, in passato senatore della Repubblica, non vede quindi “alternative” all’attuale esecutivo: “il centro-destra è diviso tra chi, Forza Italia, è europeista e favorevole al Mes e chi, Lega e Fdl, sono contrarie al Mes e all’Ue“.

Restano sullo sfondo le elezioni anticipate, un rischio che non si può correre per la drammatica situazione sanitaria ed economica.

Spero che si trovi presto una adeguata soluzione alla precaria situazione di stallo – osserva Pasquino – che si passi a contrastare efficacemente da una parte la pandemia e che dall’altra si faccia presto e bene con il Recovery Plan per la ripartenza del Paese“.

Ultima considerazione: molti hanno messo in risalto la crisi dei partiti politici, a volte la loro stessa mancanza.

Si scopre l’acqua calda – conclude Pasquino – la crisi dei partiti politici, per come li abbiamo conosciuti, risale al 1992-1994. Oggi di partito ce ne è solo uno: il Pd fermo al 20% che pur avendo una sua struttura e delle sue regole non genera entusiasmo nelle persone. Tutti gli altri non sono partiti politici ma organizzazioni personalistiche e fluttuanti“.

Pubblicato il 21 gennaio 2021 su affaritaliani.it


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