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Orgoglio e resilienza. Con Draghi dopo Draghi?

Completamente a suo agio, sobrio nella presentazione e stringato nelle risposte, talvolta ironico, il Presidente del Consiglio non è riuscito a nascondere l’orgoglio per due grandi risultati. Sono stati perfezionati tutti e cinquantuno i progetti per ottenere i fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e nel 2021 l’economia italiana è cresciuta più del 6 per cento, meglio di qualsiasi altro paese dell’Unione Europea. Tuttavia, ripetutamente ha sottolineato che i successi non sono opera di una singola persona e neppure del solo governo, ma sono stati possibili grazie alle forze politiche e al Parlamento. Un governo parlamentare funziona al meglio proprio quando esiste e si mantiene la collaborazione fra governo, Parlamento e partiti. Anche se nessuno dei giornalisti ha colto l’occasione per farsi portatore delle critiche di coloro che sostengono che il Presidente del Consiglio ha svilito il ruolo del Parlamento, Draghi ha affermato che tutti i provvedimenti, compresa la legge finanziaria, sono stati discussi a fondo e più volte con gli esponenti dei partiti, con i parlamentari e nelle apposite commissioni parlamentari. Il metodo del confronto e della discussione è stato applicato anche con i sindacati. Dello sciopero Draghi non ha parlato mettendo in evidenza, invece, come si sia già tornati a discutere della revisione della legge sulle pensioni. L’unico elemento di reale preoccupazione per il futuro è rappresentato dalla circolazione della variante Omicron. Soltanto le vaccinazioni possono difenderci dal virus e, di nuovo con legittimo orgoglio, Draghi ha rilevato come la percentuale di italiani vaccinati e rivaccinati sia la più alta in Europa. Tutta la politica sanitaria in materia viene determinata non da preferenze politiche, ma dei dati dei contagi. Quindi, non è prevedibile quali saranno le future scelte del governo. Naturalmente, per molti giornalisti (e anche per molti italiani) il quesito al quale desiderano una risposta riguarda chi sarà il prossimo Presidente della Repubblica. Draghi ha cercato di disinnescare le domande, e c’è riuscito. Appena tre giornalisti sui più di venti che hanno fatto domande hanno osato provocarlo sull’argomento. Fatto un omaggio affettuoso alla sensibilità politica e alla dolcezza del Presidente Mattarella, la risposta di Draghi è stata chiarissima su un punto molto importante. Se sarà una maggioranza diversa da quella che attualmente sostiene il suo governo a eleggere il Presidente, la prosecuzione del governo diventerà impossibile. Per Draghi la fine del governo colpirà molto negativamente la stabilità politica che è stata e rimane uno dei prerequisiti per il successo nell’opera di ripresa e di rilancio dell’Italia. Questa risposta lascia aperta la possibilità per Draghi di salire al Quirinale a condizione, però, che la sua maggioranza sia in grado di rimanere compatta e di scegliere un successore all’altezza (che, evidentemente, dovrà essere politicamente e istituzionalmente concordato con lui e di sua fiducia e gradimento). Auguri.

Pubblicato AGL il 23 dicembre 2021


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