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I “ludi cartacei” negli autoritarismi. Finalità e conseguenze #Convegno IL PENSIERO DI GIACOMO MATTEOTTI – Accademia Nazionale dei Lincei

ACCADEMIA NAZIONALE DEI LINCEI
CONVEGNO
IL PENSIERO DI GIACOMO MATTEOTTI
22-23 MAGGIO 2024
Giacomo Matteotti è stato una figura di grande importanza nella storia italiana, nel dibattito tra riformisti e massimalisti oltre che nella netta opposizione al fascismo, pagata con la vita. La sua attività di dirigente politico, celebre per i discorsi parlamentari in cui sottolineava le violenze fasciste, è ricca di riflessioni e proposte di riforma tributaria, agraria, sulla ripartizione di poteri e risorse tra stato e comuni, sul funzionamento del parlamento. Il convegno intende ricostruire questi diversi aspetti, tuttora ricchi di spunti attuali.
Mercoledì 22 maggio ore 15.00
Gianfranco PASQUINO
I “ludi cartacei” negli autoritarismi. Finalità e conseguenze
Alla democrazia non servono duelli tv e personalizzazioni @DomaniGiornale

L’Agcom è finalmente intervenuta per bloccare il tanto lungamente strombazzato duello televisivo fra la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni detta Giorgia, e la segretaria del maggiore partito d’opposizione Elly Schlein, che non è il capo dell’opposizione, qualifica che non le può essere unanimemente riconosciuta, certamente non da Giuseppe Conte (e neppure da qualcuno nel Partito Democratico). Poiché oramai è già in corso la campagna per l’elezione del Parlamento europeo, è ovvio che debbono essere rigorosamente rispettate tutte le regole della par condicio. Quindi, non può essere concesso nessun vantaggio di visibilità e di propaganda a qualsivoglia dei leader di partito rispetto agli altri. Giusto così. Però, nel bene, che è scarso, e nel male, che è abbondante, rimane la necessità di una riflessione approfondita, anche a futura memoria, su tutta la sostanza politica che motivava il duello.
Anzitutto, sta la mancata comprensione che se la campagna per l’elezione del Parlamento europeo fosse ridotta ad un duello influenzerebbe molto negativamente l’affluenza alle urne. Le elezioni europee comportano una competizione con legge elettorale proporzionale fra una pluralità di partiti. Ciascuno dei partiti deve potere usufruire lo spazio politico e televisivo che gli spetta, niente di meno e niente di più. Ricordo e sottolineo che, sommati, i due elettorati di Fratelli d’Italia e del Partito Democratico rappresentano al massimo il 50 per cento di chi ha votato, all’incirca un terzo o poco più degli aventi diritto.
Un duello avrebbe inviato il messaggio sbagliato e fuorviante (tale sarebbe anche nelle elezioni politiche nazionali) della politica italiana semplificata e impoverita a un confronto fra due persone, alle loro figure e alle loro esperienze. Il duello non mancherebbe di interesse, soprattutto per gli studiosi, dal punto di vista della comunicazione, ma sarebbe terribilmente riduttivo e, soprattutto, fornirebbe un tot di informazioni deprimenti. Lasciando sullo sfondo, ma non del tutto, non mi stanco di dirlo poiché è una ferita all’etica in politica, il deprecabile fatto che entrambe, Meloni e Schlein, con le loro candidature ad una carica, europarlamentare, che non andranno a ricoprire, ingannano tanto consapevolmente quanto colpevolmente l’elettorato, il duello avrebbe potuto far credere all’esistenza in Italia di una situazione bipartitica/bipolare che attualmente non esiste. Ci vuol altro, a cominciare da una buona legge elettorale, che un duello per dare forma e vita ad un bipolarismo decente.
Da almeno trent’anni, la politica italiana è (stata) malamente personalizzata, con le caratteristiche personali, anche fisiche, dei dirigenti politici che fanno aggio sulle loro idee e proposte politiche spesso degne di nota per la miseria e il provincialismo dei contenuti. Un duello non può non esaltare i tratti fisici superficiali (faccine, sbuffi, ammiccamenti, battutine, interruzioni, armocromia e altre piacevolezze), con l’interpretazione affidati agli psicologi, sicuramente a tutto scapito dei contenuti. Dubitare che le duellanti si sarebbero impegnate a fondo nell’affrontare di petto le tematiche europee è più che lecito, assolutamente doveroso. Invece di essere un confronto ad alto contenuto politico e pedagogico, qualsiasi duello televisivo, è da tempo noto, finisce per acquisire inevitabilmente componenti teatrali e spettacolari, belle e brutte, comunque poco politiche nel senso nobile della parola, cioè relative alla vita nella polis, in questo caso l’Unione Europea.
Naturalmente, chi intende cambiare la politica italiana in senso presidenzialista, che significa attribuire grande potere politico-istituzionale ad una persona, ha coerentemente tutto l’interesse a promuovere e accettare duelli, praticati, ma non frequenti neppure nelle repubbliche presidenziali. Chi pensa che la politica democratica si costruisca e si perfezioni attraverso il coinvolgimento dell’elettorato, della cittadinanza nella ricerca e nella formulazione di decisioni collettive, non può che ritenere che qualsiasi duello fra persone sia inadeguato, talvolta controproducente, mai migliorativo. Quello che potrebbe gratificare gli ego personali, anche dei conduttori del duello, molto difficilmente giova alla crescita della politica democratica. Anzi, la squilibra.
Pubblicato il 18 maggio 2024 su Domani
INVITO Elezioni, Difesa, Politiche e Costituzione per l’Unione Europea #20maggio #Bologna
Presentazione del volume: Altiero Spinelli, “La mia battaglia per un’Europa diversa”, a cura di Guido Montani, Edizioni Società Aperta, 2024
Lunedì 20 maggio 18
Aula seminari della Biblioteca di discipline economico-aziendali “Walter Bigiavi”
Via delle Belle Arti 33 – Bologna
La vera sfida è fra chi vuole più Europa e chi meno @DomaniGiornale

Più Europa vuole significare molte cose diverse, tutte utili, alcune urgenti e importanti, giustamente impegnative. Può anche essere un modo per presentare una lista e per fare campagna elettorale. Le elezioni europee non dovrebbero essere ridotte ad un duello televisivo del quale, francamente, chi crede che la politica, in particolare quella italiana, non abbia bisogno di personalismi, può profittevolmente fare a meno. Semmai, l’alternativa il 9 e 10 giugno è con maggiore nettezza rispetto a tutte le elezioni precedenti, proprio fra chi vuole più Europa, sì, anche decisamente nel senso federale, e chi vuole fare retrocedere l’Europa, esplicitamente i sovranisti di destra e, furbescamente, anche non pochi sovranisti che si autocollocano a sinistra. Le argomentazioni dei sovranisti sono meno Europa affinché le nazioni non perdano le loro identità e i loro, aggiunta mia, egoismi nazionalisti che non sono mai forieri di pace e neanche di prosperità poiché implicano conflitti/guerre commerciali, tariffarie et al.
Più Europa è quanto, seppure con remore e inadeguatezze, con retropensieri e timori, l’attuale maggioranza nel Parlamento europeo ha perseguito e spesso conseguito. Dovrebbero gli esponenti e i partiti di quella maggioranza rivendicare quanto fatto nel, da molti punti di vista, drammatico quinquennio 2019-2024. Sottolineare quello che è mancato risulta produttivo se non è soltanto pur benemerita assunzione di responsabilità, ma è proposta di come e su quali ambiti e terreni andare avanti. Certo, chi crede nella necessità di una difesa comune non dovrebbe candidare uomini e donne che Giovanni Sartori definiva “ciecopacisti”, ma chi a quella difesa crede e sa contribuire. La difesa comune è tematica che non deve affatto togliere attenzione e spazio ai problemi economici, alla competitività, ma anche alla sanità e alla tassazione e a tutto quello, ovvero molto di quanto argomentato nelle ricognizioni effettuate da due ex-capi di governo italiani: Enrico Letta e Mario Draghi, e relative proposte. Riconoscimento molto gratificante alle capacità e alle storie personali e professionali di due italiani che a più Europa credono e per più Europa hanno coerentemente lavorato.
Più Europa significa anche non solo prendere atto che un certo numero di paesi geograficamente europei desiderano fortemente entrare nell’Unione Europea attualmente esistente che ritengono di enorme aiuto alla loro democrazia e ai loro sistemi economici e sociali. Significa anche che la consapevolezza che la missione intrapresa dai fondatori di questa Europa, citerò Altiero Spinelli e Jean Monnet, insieme a Robert Schumann, Konrad Adenauer, Alcide De Gasperi e Paul-Henri Spaak, mirava all’unificazione politica dell’intero continente. Decenni dopo il Presidente francese François Mitterrand disse che la “sua” Europa andava dall’Atlantico agli Urali. Più Europa significa anche accogliere questa sfida.
Infine, la mia interpretazione di più Europa non si limita a, userò tre verbi suggestivi del linguaggio europeista di qualche tempo fa, ma a mio parere tuttora validi e pregnanti per indicare un percorso europeo: allargare, approfondire, accelerare nel difficile equilibrio che implicano. Significa anche che ciascuno Stato-membro dovrebbe diventare più europeo al suo interno. Meno spendaccione e un po’ frugale, ma c’è molto di più, ad esempio, combattere e ridurre la corruzione, grande male infettivo, e migliorare la qualità della sua democrazia anche guardando alle istituzioni e ai sistemi di partiti che funzionano meglio. In materia il provincialismo italiano nel dibattito sul premierato ha raggiunto livelli insopportabili, comunque derivanti da conoscenze comparate insufficienti, per l’appunto da meno Europa, malamente e colpevolmente meno europee.
Pubblicato il 15 maggio 2024 su Domani
Please Repost or Quote and tag @ElonMusk : Dear Elon, @GP_ArieteRosso is suspended from @X without a reason. Please reactivate his account.
Dear Elon, @GP_ArieteRosso is suspended from @X without a reason. Please reactivate his account. Gianfranco Pasquino is an Italian Professor Emeritus of Political Science at the University of Bologna and Senior Adjunct Professor at School of Advanced International Studies Johns Hopkins (Bologna). He has been awarded five honorary degrees in Political Science, and is a Life Fellow of Clare Hall, Cambridge. Among many other things he is also former member of the Italian Senate. 18k followers were deprived of his tweets. #freePasquino #freedomofspeech #askMusk #SenzaRiguardo @SRcinguetta
Arbitrio, censura, furto? Cosa è successo al profilo X di Pasquino @formichenews @Elon Musk @X

Gianfranco Pasquino, accademico dei Lincei e professore emerito di Scienza Politica, si interroga sulle ragioni che hanno portato alla sospensione del suo profilo su Twitter, con una lettera aperta rivolta proprio al suo proprietario Elon Musk
Illustre Ing. Musk,
so che lei è impegnatissimo, ma credo che debba essere messo a conoscenza di un fatto increscioso perpetrato da suoi troppo zelanti impiegati immagino italiani. Senza nessun preavviso hanno sospeso il mio account: @GP_ArieteRosso, accusandomi di avere violato le regole. Non mi hanno detto quali regole. Alla mia richiesta di essere precisi, ad esempio, di inviarmi qualche mio tweet offensivo, che inciti all’odio e alla violenza, che esprima sostegno ad attività terroristiche oppure anche solo che travisi più o meno la realtà, hanno opposto il silenzio. Sono stato privato non soltanto della possibilità di comunicare con i miei 18mila e 300 followers, ma persino di fare sapere loro che Twitter mi ha in effetti non sospeso, ma addirittura cancellato. Questa sì è una violazione grave. Mi avete tolto e mi state negando il sacrosanto diritto di parola. Freedom of speech, direste voi americani. Sembra che i suoi collaboratori italiani non la conoscano, ma, forse, vogliono decidere loro chi la può esercitare e chi no.
Farò, quindi, per uso e consumo di tutti, l’elenco di coloro che si sono lamentati dei miei tweet e mettendosi insieme, “cospirando”?, mi hanno screditato. Poiché ho ripetutamente sostenuto l’Ucraina contro l’aggressione russa, i putiniani d’Italia mi considerano giustamente un nemico e sono certamente contenti se vengo silenziato. Stanno con loro gli antisemiti e i sostenitori di Hamas che considero un’organizzazione terrorista da sconfiggere e distruggere insieme con i loro ben arredati tunnel le cui spese sono state pagate con fondi destinati ai palestinesi. Sostengo senza nessun tentennamento, e l’ho ripetutamente scritto, la libertà delle donne di decidere sul proprio corpo e la libertà di tutti di scegliere come terminare una vita che ci sia diventata impossibile sostenere. Papisti, fondamentalisti e bigotti stanno da un’altra parte e comprensibilmente sono lieti di tapparmi la bocca, pardon, di cancellarmi l’account. Con lo spirito dei tempi, lei potrebbe replicarmi: “molti nemici molto onore”. Non mi basta.
Ho spesso denunciato con sarcasmo gli errori dei giornalisti. Si figuri che ancora oggi c’è chi scrive saccentemente che è evidente che “la storia non è finita, come affermato da Fukuyama”. Immagino e spero che lei, Musk, sappia che Fukuyama ha sostenuto che nel 1989 è finita la storia della contrapposizione fra le liberaldemocrazie, vittoriose, e i comunismi realizzati, sprofondati. Da allora è cominciata tutta un’altra storia da lui brillantemente monitorata e spiegata. Nella nuova storia sta anche Donald Trump sgradito a Fukuyama e criticato nei miei tweet. Anche in questo caso è presumibile che i trumpiani dello stivale si siano molto lamentati.
Caro Musk, se non vorrà farmi rispondere con le motivazioni che giustifichino la non riattivazione del mio account sarò molto deluso, ma, almeno mi faccia restituire i miei tweet. L’appropriazione mi pare del tutto scorretta, arbitrio e furto mi paiono una accoppiata micidiale, e poi sono l’unica prova del reato o dell’innocenza. Attendo.
Pubblicato il 10 maggio 2024 su Formiche.net
La scienza politica come cultura politica, ieri e domani. Pasquino ricorda Sartori @formichenews

Verso la fine della sua lunga e produttiva vita, riflettendo sul suo lascito culturale, Sartori esprimeva la preoccupazione di essere (già) stato dimenticato. Per fortuna è possibile suggerire perché i suoi scritti non solo mantengono grandissima rilevanza, ma non hanno perso quasi nulla della loro carica esplicativa, propulsiva, persino eversiva. Gianfranco Pasquino ricorda Giovanni Sartori a 100 anni dalla sua nascita a Firenze, il 13 maggio 1924
Nato cent’anni fa a Firenze, Giovanni Sartori è stato uno dei quattro/cinque più importanti studiosi di politica del XX secolo. Tutt’altro che autore di un solo grande libro, ha dato contributi fondamentali, non superati in tre settori: l’analisi della democrazia, lo studio dei sistemi di partiti, l’ingegneria costituzionale, vale a dire l’applicabilità/applicazione delle conoscenze politologiche alla riforma delle istituzioni. Talvolta, verso la fine (2017) della sua lunga e produttiva vita, riflettendo sul suo lascito culturale, Sartori esprimeva la preoccupazione di essere (già) stato dimenticato. Non bastano qualche sparsa citazione e interviste pop a smentire i suoi timori. Per fortuna, senza fare ricorso alla classica ricerca di “ciò che è morto e ciò che è vivo”, è possibile, a mio modo di vedere, suggerire perchè gli scritti di Sartori non solo mantengono grandissima rilevanza, ma non hanno perso quasi nulla della loro carica esplicativa, propulsiva, persino eversiva. Collloco a fondamento di qualsiasi analisi e proposta il principio metodologico formulato da Sartori e contenuto nella frase che segue: “Chi conosce un solo sistema politico non conosce neppure quel sistema politico”. Senza (saper) comparare non potremo mai dire ciò che è valido e perchè e ciò che è fuori norma e perchè. Né, meno che mai, saremo in grado di proporre cambiamenti migliorativi nel senso desiderato.
Facendo sua una cruciale considerazione di Karl Popper che è preferibile avere una teoria anche sbagliata a nessuna teoria (sulla prima, correggendo, si può, costruire; sul nulla, no), Sartori, anzitutto, diffidava e rigettava le “narrazioni” e proponeva la elaborazione di teorie probabilistiche. “Ogniqualvolta si presentano le condizioni a, b, e c è probabile che ne derivino le conseguenze x, y, z”. Ovviamente, cambiando le condizioni è molto probabile che le conseguenze siano differenti. Due altri fondamentali principi stanno alla base delle analisi e degli insegnamenti di Sartori: la conoscenza profonda dell’argomento in oggetto, vale a dire, nel suo lessico, “avere la bibliografia in ordine”, e la pulizia concettuale. I concetti hanno una etimologia e una storia che non debbono essere né “stiracchiati” (su espressione) e stravolti né cancellati. No, i “novisti” non erano i suoi interlocutori preferiti, e neppure i cultori e i divulgatori del politicamente corretto.
Da ultimo, voglio ricordare quella che è stata ed è rimasta, sottovalutata e sostanzialmente incompresa, la sua aspirazione civile: fare della scienza politica il fulcro di una cultura politica liberaldemocratica che sconfiggesse il pensiero del cattolicesimo sociale e il marxismo nelle sue varianti, gramscismo compreso. Quelle due culture politiche sono affondate nelle loro contraddizioni e nella loro incapacità di rinnovamento, ma la scienza politica non è (ancora?) riuscita a colmare il vuoto nel quale galleggiano populisti, sovranisti e altri brutti tipi. Il compito che Sartori si era posto mantiene tutta la sua validità. Gli direi che il suo lascito esiste, è imponente, contiene risposte. I suoi libri, Democrazia. Cosa è; Parties and party systems; Ingegneria costituzionale comparata, sono letture essenziali e gratificanti che mantengono assoluta validità. Le considero fra le letture migliori, oggi e domani.
Pubblicato il 12 maggio 2024 su Formiche.nethttps://formiche.net/2024/05/sartori-scienza-politica-pasquino-ricordo/#content
Lo strano caso del profilo su X bloccato a Pasquino #intervista @ildubbionews

Intervista raccolta da Giacomo Puletti
Da giorni il noto accademico ha l’account sospeso: “I miei tweet sarcastici, mi diano una spiegazione”
Succede che a Gianfranco Pasquino, Accademico dei Lincei, professore emerito di Scienza politica a Bologna, autore di decine di volumi sui quali si sono laureati migliaia di scienziati politici, insomma un’istituzione in ambiti accademici, X, già twitter, ha sospeso l’account. Non per poche ore, non per un malinteso o per verificare una password obsoleta, ma per violazione delle regole del social sul contenuto dei post. Senza ulteriori spiegazioni, ormai da oltre dieci giorni, su quale o quali dei tweet del professore avrebbero violato il regolamento, e cosa fare eventualmente per porvi rimedio.
«Una mattina mi sono svegliato e come faccio abitualmente ho aperto la mail, guardato chi mi aveva scritto e poi ho aperto twitter – racconta Pasquino – o meglio, ho provato ad aprire, perché al posto della solita schermata ho trovato una pagina nera e un messaggio in cui c’era scritto che avevo violato le regole e per questo mi avevano sospeso». Il tutto una ventina di giorni fa, senza alcuna risposta ai chiarimenti sollecitati. «Tra le violazioni suggerite dal social ci sono antisemitismo, messaggi di odio e violenza, sfruttamento sessuale minorile, abusi, violenze. Comprese azioni terroristiche estremistiche e così via – continua il professore – Insomma, quanto di più lontano, ovviamente, dai miei valori e dai miei comportamenti, compresi quelli che abitualmente uso sui social».
E così uno dei più stimati professori universitari in Italia si è ritrovato senza possibilità di avvertire i suoi oltre 18mila follower sul perché di questa “scomparsa” da X.
«Due di loro si sono offerti volontari per provare a capire quello che è successo, senza risultati – insiste – Si tratta questa di una violazione della libertà di parola? Qualcuno mi direbbe di no perché si tratta di un’azienda privata e quindi possono fare quello che vogliono. Ma è comunque ingiusto, soprattutto per i miei follower».
Cosa può essere successo, dunque? La risposta più plausibile è che diverse persone abbiano segnalato no o più tweet di Pasquino fino a provocare la sospensione dell’account.
«Nei miei tweet spesso sono sarcastico, è vero, prendo in giro i renziani, ho criticato il papa per l’atteggiamento ambiguo sulla guerra in Ucraina, ho scritto che la premessa di qualsiasi accordo in Israele è la distruzione di Hamas – spiega l’accademico – Tutti messaggi in cui tuttavia non c’era astio, per di più senza alcun avvertimento che quei tweet potevano in qualche modo non rispettare il regolamento. È una cosa totalmente arbitraria e tecnicamente è una censura. C’è stato silenzio totale anche sull’eventuale tempistica di motivazione. Non posso neanche sapere di che cosa mi accusano, oltre ovviamente a chi».
Qualche dubbio può venire per la parte politica di Pasquino, che come lui stesso spiega «di certo non è quella di Trump e nemmeno di Elon Musk», ammettendo che questo lo fa pensare. Ma lungi dal parlare di complotti, rimane l’account bloccato e soprattutto la scomparsa di qualsiasi messaggio riconducibile a X che ne spieghi i motivi.
Insomma per Pasquino non rispondere per nulla «non è una scortesia, è un vero e proprio torto» e per questo il professore spiega di volerne parlare «il più possibile». Anche facendo seguire la questione da un legale? «In quel caso mi parrebbe di esagerare, ma quello che voglio portare all’attenzione dell’opinione pubblica è l’arbitrio con il quale l’azienda fa queste scelte, togliendo la parola a qualcuno che aveva 18mila follower e che in qualche modo informava, non disinformava, come faceva invece Trump. In ogni caso, accetto consigli e vi ringrazio per questa chiacchierata», conclude Pasquino.
Pubblicato il 8 maggio 2024 su Il DUBBIO


