1938 Le leggi fasciste della vergogna #GiornatadellaMemoria #27gennaio Liceo delle Scienze Umane dell’Isola d’Elba


 
ISTITUTO STATALE D’ISTRUZIONE SUPERIORE “RAFFAELLO FORESI” 
Portoferraio – Isola d’Elba (LI)

Venerdì 27 gennaio 2023 per la Giornata Internazionale della Memoria
dalle ore 10 alle ore 12
Aula Magna”Lorenzo Claris Appiani”

1938 Le leggi fasciste della vergogna

Introduce Gianfranco Pasquino

Alla scoperta della Costituzione. Il contributo dato dalla cultura di sinistra #27gennaio San Martino di Venezze #ROVIGO

Parrocchia San Martino Vescovo
Unità Pastorale di San Martino di Venezze e Beverare

Alla scoperta della Costituzione

Venerdì 27 gennaio 2023 ore 21
c/o ex-Asilo Parrocchiale
San Martino di Venezze – ROVIGO

IL CONTRIBUTO DATO DALLA CULTURA DI SINISTRA
con GIANFRANCO PASQUINO – professore emerito di Scienza politica nell’Università di Bologna

Mi chiamo COSTITUZIONE e possiedo 3 anime
 Quella cattolico-democratica
 Quella socialista-comunista
 Quella liberale-repubblicana
Sono nata il 1 GENNAIO 1948 e sono il documento più importante della Repubblica Italiana. Scriverla fu un grande e importante lavoro di squadra da cui nacqui io, la COSTITUZIONE ITALIANA.
La COSTITUZIONE ITALIANA poggia su 12 principi fondamentali, un percorso meraviglioso e necessario da fare insieme e soprattutto da vivere responsabilmente e unitariamente..

La nostra Costituzione afferma che siamo un PAESE che accoglie le persone straniere, soprattutto quelle che scappano da situazioni difficili e che rischiano la vita a tornare nel loro Paese d’origine e che garantisce i diritti inviolabili delle persone e anche le loro lingue, anche se sono minoritarie. Uno degli articoli più belli e su cui si fonda tutta la CARTA: è l’uguaglianza.
“Tutti i cittadini hanno pari dignità e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. Donne e uomini, giovani o vecchi, qualsiasi sia la loro religione o colore della pelle, o lingua, ricchi o poveri, italiani o stranieri; MERITANO TUTTI LO STESSO RISPETTO. HANNO PARI DIGNITA’. “

Dopo Draghi l’Europa è uscita dall’orizzonte della politica @DomaniGiornale

Praticamente, le scelte politiche che il governo italiano deve fare implicano, quale più quale meno, un certo atteggiamento verso l’Unione Europa. Per i balneari il problema con soluzione già incorporata consiste nell’applicazione, dall’Italia continuamente rimandata, della direttiva Bolkestein. Per il prezzo della benzina c’è da chiedersi se non sia il caso, oltre a mettere i cartelli con il prezzo medio in Italia, di ricordare a tutti anche la composizione di quel prezzo con relativi confronti europei. Ha fatto bene la Presidente del Consiglio a proseguire la strada aperta da Draghi per negoziare importanti forniture di gas dall’Algeria. Forse, però, quando si tratta della politica energetica e della relativa transizione, sarebbe opportuno che l’Unione Europea sviluppasse una più solida e ampia iniziativa unitaria. Allo stesso modo, la fornitura di carri armati Leonard all’Ucraina non dovrebbe dipendere solo dalla Germania che li produce poiché in Ucraina si combatte una guerra che avrà, in qualsiasi modo finisca, un impatto notevolissimo sull’Unione Europea, sulla auspicabilità e attuabilità di una politica di difesa e di relazioni internazionali davvero condivisa e comune. Da ultimo, anche se con qualche inevitabile forzatura, per smettere di farci prendere in giro dagli egiziani e per giungere alla verità per Regeni e alla libertà per Zaki, meglio sarebbe se fosse l’Unione Europea a gettare il suo peso negoziale. Non alla luce del sole, ma neanche sottotraccia, Giorgia Meloni sta perseguendo un avvicinamento dei suoi Conservatori ai Popolari europei che, divisi al loro interno, cercano comunque di mantenere una posizione dominante. Da ultimo, nella sua opera a tutto campo di ridefinizione della politica del Movimento 5 Stelle, la visita di Conte a Ursula von der Leyen può indicare la propensione a riaggiustare una politica fin qui sembrata una presa di distanza senza prospettive. Inevitabilmente, è dalle parti del Partito Democratico, tuttora con qualche scricchiolio l’organismo più europeista e più federalista in Italia, che suona la campana. Le elezioni del Parlamento europeo sono relativamente lontane, maggio 1924, e prima si faranno i conti con le elezioni regionali in Lombardia e in Lazio (che, pure, dovrebbero essere consapevoli di quanto l’Europa è rilevante per la loro economia e società). Però, il sostanziale silenzio dei candidati e delle candidate (compresa Elly Schlein, già europarlamentare e dotata di non poca specifica competenza) alla segreteria sul ruolo che il loro partito svolgerà nell’UE appare inquietante. Più in generale, dopo Draghi, mancano gli interpreti e i predicatori credibili del futuro dell’Italia nell’Unione e di quale futuro l’Italia si impegna a costruire nell’Unione. Nel centro del gruppo, senza arte né parte? Fra i fanalini di coda? Hic Bruxelles hic salta.

Pubblicato il 25 gennaio 2023 su Domani

Encuentro con Gianfranco Pasquino @fbarrienmx Crítica Ácida

Hay algo que agradezco mucho, aquì Encuentro con Gianfranco Pasquino

Gracias, Fernando Barrientos, lo compartimos con todos los que nos conocen o que quieren conocernos

Gianfranco Pasquino es un politólogo muy conocido en América Latina, como el mismo ha señalado, ello se debe, primero, gracias a la difusión del Diccionario de Política, que coordinó con Nicola Matteucci y Norberto Bobbio, proyecto en el que Pasquino fue el editor en jefe; segundo, por sus libros sobre la oposición, la democracia, y sus textos en manuales de ciencia política. Sobre ello escribí una reseña hace algunos años: La utilidad de la ciencia política (en Remap, 2012) en la cual hago un recuento de sus obras traducidas en español. En este 2022 acaba de ser publicada su autobiografía: Tra scienza e politica. Una autobiografía (Milano, UTET). Como el mismo inicia «¿He sido particularmente importante, famoso, poderoso, influyente? No. Pero creo que he tenido una vida interesante.» Creo que los dos primeros adjetivos si son válidos, de los otros dos se pueden tener variadas opiniones. Importante fue y lo sigue siendo, sobre todo porque Pasquino fue Senador por tres ocasiones, entre 1983-1992 y 1994-1996 por partidos de izquierda, y en 2009 fue candidato a alcalde de Bologna. Famoso, por supuesto, además de sus libros académicos, de opinión y análisis, durante gran parte de su vida ha escrito en diarios como La RepubbliccaL’UnitàIl fatto quotidiano, entre otros. Su presencia en la televisión es continua, sus comentarios y opiniones sobre la política Italiana y Europea son muy seguidos. He escrito una reseña académica sobre su autobiografía que espero pronto pueda ser publicada y poder transcribirla en este espacio, todo dependerá de, primero, si es aceptada, y segundo, de los tiempos editoriales.

En la UNAM. Noviembre de 2017

Conocí a Gianfranco Pasquino en 2004 en Buenos Aires (Bs As), mientras estudiaba el primer año del Master en Relaciones Internacionales Europa América Latina en la sede de la Universidad de Bologna en Argentina. En esos años, el programa académico tenía una alta carga horaria y el primer año se centraba en estudiar la política y la economía de Argentina, América Latina y el Mercosur, y el segundo año, en Bologna, la de Italia, Europa y la Unión Europea. En ese 2004 Pasquino impartió el curso de Sistemas Políticos Comparados, la lectura obligatoria era precisamente su libro que llevaba ese título. Recién traducido a español, y con la ventaja de tener el original en italiano, recuerdo haberle comentado que la traducción no era muy buena, los errores se los hice saber a una persona de la misma Universidad en Bs. As. que tenía la responsabilidad editorial. No sé si se lo hicieron saber al traductor, pero creo que no se corrigió. El problema era que la traducción requería conocimientos de ciencia política, y muchas palabras no eran las adecuadas. Pasquino lo señala en su autobiografía no con agrado, evidentemente. Durante la presentación del libro en septiembre de ese año, le pedí que me autografiara uno para mí, y otros dos que regalé a un amigo y a un profesor a mi regreso a México. En el grupo de ese año éramos más o menos 25 estudiantes, una parte eran de Argentina, pero casi la mitad éramos extranjeros, de México, Colombia, Perú, Francia y por supuesto varios compañeros italianos. Cuando terminaba un curso, que tenían por lo regular una duración de tres a cuatro semanas, teníamos la costumbre de ir a cenar con el profesor. Lo hicimos con todos los que veían de Italia, con excepción de Giorgio Freddi, y creo recordar que nunca sucedió con los profesores argentinos. Durante la cena en un restaurante de la Recoleta, el Profesor Pasquino fue muy amable, gran conversador que dejó notar que era un gran seguidor del futbol italiano. Como yo nunca he sido un gran aficionado del fútbol, sino solo un aficionado, me limité a seguir la charla con atención que tenía con algunos de mis compañeros. Haber tomado un curso con un profesor que leí desde la licenciatura y que ya consideraba un «clásico contemporáneo», fue una experiencia realmente enriquecedora. Su curso me abrió los ojos para comprender el funcionamiento de la política, sobre todo la parlamentaria. Noté su preferencia sobre el Semi-presidencialismo, sobre todo por el ballotage tipo francés que sea aplica en distritos uninominales, cosa que confirmé al leer su autobiografía en la que recuerda que como Senador propuso una iniciativa de ley para implementarla en Italia.

Ya en Bologna, Italia, durante el 2005 tuve poco contacto con él, salvo dos o tres veces que lo encontré durante algunas de las conferencias que se desarrollaban en la SAIS de la Johns Hopkins University Bologna Center. Para obtener el título de Master debía titularme con una tesis. Inicialmente tuve como tutor al Profesor Roberto Cartocci, un experto en cultura política que también fue mi profesor en Buenos Aires; ya en Bologna, me introdujo en la obra de Stein Rokkan, regresé a México en diciembre de 2005 y de este trabajo nunca terminé una tesis, pero si publiqué, como artículo, mis apuntes a manera de introducción a la obra de Rokkan.

En el 2007 inicié mis estudios de Doctorado en Florencia, el Director del Programa, Leonardo Morlino se empeñó en crear un programa que tuviera a los mejores politólogos de Italia y en la medida de lo posible, de Europa, y así lo fué. El profesor Gianfranco Pasquino ofreció cursos magistrales, en 2008 sobre los Clásicos de la Ciencia Política, y en 2009 sobre Elecciones y comportamiento político. Inicialmente me propusieron como director de tesis de Doctorado a un profesor ampliamente conocido en Italia por sus trabajos sobre elecciones y sistemas electorales, mi proyecto trataba de analizar el rol de los organismos electorales en la confianza en las elecciones. Cuando lo expuse, mi sorpresa fue que nadie en Italia -luego también lo supe en España y Alemania- tenía conocimiento del poder que tienen los organismos electorales en América Latina, o al menos no le daban la importancia que en la región se les ha dado. Por lo que mi primer director de tesis me trató de convencer de analizar otra cosa, el sistema político europeo, u otros temas. Morlino, que conoce bien la región Latinoamericana, defendió mi proyecto, y palabras más palabras menos señaló que «en América Latina los organismos electorales son grandes organizaciones, con grandes edificios, a los que se les confía el conteo de los votos. Las sociedades latinoamericanas son muy desconfiadas y tienen razones para ello». Por lo que me propuso cambiar de director, y me dijo que buscara a Pasquino, quien sin dudarlo aceptó dirigirme la tesis. Las reuniones de seguimiento fueron breves pero muy productivas, Pasquino me introdujo a la obra de Harry Eckstein, y me dio una visión profunda de la obra de David Easton, de George Tsebelis y por supuesto de Norberto Bobbio. En la primera defensa del proyecto, una especie de Examen de Candidatura, recuerdo que defendió firmemente mi proyecto al igual que Morlino. Un miembro del jurado consideraba que tenía muchos casos, muchas variables, y poco tiempo, Pasquino se dirigió a mi y dijo, «tu proyecto es ambicioso, pero siempre, siempre intenta volar alto». En los siguientes años la comunicación fue menor pero constante.

En la Piazza Maggiore de Bologna, Italia. Octubre 2008

Tuve la oportunidad de ver al Profesor Pasquino dar una clase pública en la Plaza Mayor de Bologna en octubre de 2008. Era impresionante ver cómo, estábamos sus alumnos a su alrededor, pero poco a poco la gente se iba acercando a escucharlo, y sin darnos cuenta al final éramos quizá 100 personas a su alrededor. Tomé varias fotos de ese día, y luego se las hice llegar por correo. Le gustaron tanto, que una de mis fotos es la portada de su libro Politica è publicado en 2012. En noviembre de 2009 Pasquino organizó dos eventos para conmemorar sus 40 años como profesor en la Universidad de Bologna. El primero fue una conferencia con Giovanni Sartori, en la cuál disertaron sobre el estado de la democracia en Italia. Mientras que el segundo fue un encuentro con algunos de sus colegas y sus ex-estudiantes, ahora también colegas, entre ellos, Luciano Bardi, Stefano Bartolini, Carlo Guarnieri, Oreste Massari, Angelo Panebianco, y Leonardo Morlino. Esta sesión fue más personal, pues todos hablaron sobre su formación bajo la guía de Pasquino, o su desarrollo académico como su colega, así como los temas y problemas que en conjunto han analizado.

Para 2010 llevaba un avance significativo de la tesis de doctorado, pero aún no me había titulado del Master que cursé entre 2004 y 2005. No deseaba tener ese pendiente, y habiéndome alejado, no sin pena, del profesor Cartocci, mi primer tutor del Master, decidí trabajar sobre un ensayo sobre la ciencia política en América Latina, y cuyo primer borrador elaboré y presenté durante una estancia en la Universidad de Salamanca en 2009. Le propuse al profesor Pasquino que fuera mi director, también de este trabajo, en tanto que en ese momento era el director del Master en Buenos Aires y teníamos comunicación continua. Así, presenté la tesis de Master en mayo de 2010. Unos años después, ya en la Universidad de Guanajuato, pude «pulirla», corregirla y aumentarla significativamente, y publicarla con el título Buscando una identidad. Breve historia de la ciencia política en América Latina, con un prólogo del Profesor Manuel Alcántara. Cuando en 2009 tenía que hacer otras estancia de investigación, consulté al profesor Pasquino, que como mi tutor, me debía dar las cartas para los trámites. Tenía yo dos opciones, la Universidad de Notredame en Estados Unidos, o el Instituto de Iberoamérica en Berlín, Alemania. Pasquino fue directo, «ve a Estados Unidos Berlín es una ciudad gris». Empero, me firmó las cartas de apoyo para ambos lugares, y la primer respuesta positiva y con un apoyo económico vino de Berlín, por lo que finalmente no seguí su recomendación. Y fueron unos meses inolvidables en Berlín, una ciudad cosmopolita, con muchas universidades y con una calidad de vida impresionante.

En febrero de 2011 defendí la tesis de doctorado, frente a un jurado en el cual no estaba Pasquino, el resultado fue positivo y así se lo hice saber. Regresé a México y tuve la enorme suerte de ser contratado en la Universidad de Guanajuato, entre los proyectos que presenté, fue crear una revista académica. El profesor Fernando Patrón, quien ya llevaba algunos años en la universidad y tenía la misma idea, coincidió conmigo y creamos la Revista Mexicana de Análisis Político y Administración Pública (REMAP). Invitamos a Pasquino y a Morlino a ser parte del Consejo Asesor Internacional, y aceptaron con gusto. En ese mismo año 2011, presenté mi tesis en la convocatoria del prestigioso PREMIO INAP. Obtuve el segundo lugar. Por lo regular solo se premia con la publicación, a manera de libro, al primer lugar, pero también publicaron la mía. El Presidente del INAP me comentaría después de la ceremonia de premiación, que la votación fue dividida, que pude haber obtenido el primer lugar, pero que la tesis que al final resultó ganadora también era (es) muy buena, y que el jurado se decantó por ella porque trataba un tema propio de la administración pública, mientras que la mía se inclinaba por obvias razones a la ciencia política. Antes de que fuera a la imprenta, le pedí al Profesor Pasquino que me hiciera el honor de prologarla, como así lo hizo, y Gestión Electoral Comparada y Confianza en las elecciones en América Latina, fue publicada en noviembre de 2011, apenas 10 meses después de haberla defendido.

La comunicación con el Profesor Pasquino nunca se ha visto interrumpida, algunas veces me ha pedido que haga una correcciones a sus discursos que ha debido dar en español cuando ha recibido premios, como cuando la Universidad de Córdoba en Argentina le otorgó el Doctorado Honoris Causa. En junio de 2012 lo volví a ver, y convivimos, esta vez por primera vez en México, durante el Congreso del Instituto Internacional de Ciencias Administrativas que organizó el INAP en la Ciudad de Mérida, en Yucatán.

En 2013, en Guanajuato. Tania, Pasquino, Azul, Morlino y yo.

Lo invitamos al Primer Congreso Internacional de la AMECIP que se desarrolló en Guanajuato en agosto de 2013. Pasquino tiene gratos recuerdos de ese congreso, sobre todo de los alumnos, quienes tuvieron la oportunidad de platicar con el, «face to face«, y el respondió a todas sus preguntas con mucho agrado, lo cual recuerda en su autobiografía. Invité a Pasquino y a Morlino a cenar y a conocer mi casa en ese entonces, dónde conoció a Bicente, mi gato que me acompañó por más de diez años y que murió de viejo a los 16-17 años durante la pandemia en enero de 2021. Pasquino también nos acompañó en agosto de 2015, durante el Segundo Coloquio Historia y Balance de la Ciencia Política que se desarrolló en la Universidad Autónoma de Aguascalientes, con un auditorio lleno, Pasquino disertó sobre «Cómo hacer ciencia política».

En Aguascalientes, durante el Segundo Coloquio Historia y Balance de la Ciencia Política. Agosto 2015

La última vez que nos vimos fue en noviembre de 2017, durante un Homenaje póstumo a Giovanni Sartori que organizó la UNAM, y en el cual hubo un momento poco agradable con alguno de los organizadores, pero nada fuera de lo común entre académicos. Ya en la noche pudimos disfrutar de una velada en la casa del embajador de Italia en México con la compañía de quienes participamos en dicho evento, y con la presencia de la hija de Sartori y su segunda esposa, la artista Isabella Gherardi, una mujer muy elegante y amable. Al día siguiente, Pasquino ofreció una Conferencia sobre la Unión Europea en el Instituto de Investigaciones Sociales de la UNAM. Después comimos y charlamos con dos colegas del Instituto, los profesores Fernando Castaños y Ricardo Tirado, en uno de los restaurantes de lujo que hay en Ciudad Universitaria. La última charla que hemos tenido, es la que nos ofreció al Profesor Juan Mario Solís de la Universidad Autónoma de San Luis Potosí y a mí, para el Proyecto «Protagonistas de la Ciencia Política«.

Al leer su autobiografía, me encontré con que el Profesor Pasquino me recuerda con agrado, pues me cita dos veces (más que otras personas realmente importantes). ¿En qué momento se le debe agradecer a una persona que te ha formado y orientado? Creo que no se debe esperar, y es por ello que me permití raccontare un poco de mi vida académica en la cual el Profesor Pasquino ha sido una persona fundamental.

En la casa del embajador de Italia en México. Mónica Montaño, Isabella Gherardi, Gianfranco Pasquino, y yo. Noviembre 2017

Fernando Barrientos Del Monte

Fernando Barrientos es Profesor Titular de Tiempo Completo en la Universidad de Guanajuato, México. Editor Responsable de la Revista Mexicana de Análisis Político y Administración Pública (REMAP). Miembro del Sistema Nacional de Investigadores del Conacyt Nivel II. Doctor en Ciencia Política con especialidad en Política Comparada por la Universidad de Florencia y el Instituto Italiano de Ciencias Humanas (SUM-Italia, hoy SNS-Firenze), Maestro en Relaciones Internacionales Europa-América Latina con especialización en Política Económica por la Universidad de Bolonia, Italia, y Licenciado en Ciencias Políticas y Administración Pública por la UNAM. Áreas de Investigación y Docencia: Política Comparada (política y elecciones en América Latina); desarrollo de la Ciencia Política en América Latina y Teoría Política Moderna.

INVITO Libertà inutile @UtetLibri #21gennaio #Siracusa Fondazione “Fare Democrazia” 

Saletta Congressi “M. Baranzini” Santuario
Viale L. Cadorna – Siracusa

Sabato 21 Gennaio ore 09:30

Fondazione “Fare democrazia”

Presentazione del Libro
di Gianfranco Pasquino

Libertà Inutile
Profilo ideologico dell’Italia repubblicana
UTET

Sarà presente l’autore

Coordina Laura Valvo
Introduce Raffaele Gentile

Intervengono Giuseppe Astuto, Elio Cappuccio, Egidio Ortisi

Le conseguenze politiche dell’arresto di Messina Denaro @DomaniGiornale

La cattura di Matteo Messina Denaro deve senza alcun dubbio essere considerata una importante vittoria dello Stato. Meglio, due sono gli apparati che, più precisamente, hanno vinto: qualche specifico settore della magistratura e i carabinieri del ROS. A coloro che si chiedono, alcuni perché vogliono effettivamente e legittimamente saperne di più, altri perché credono di saperne di più e adombrano trattive oscure e segreti inconfessabili, che cosa sta dietro, bisogna dare due risposte. La prima è che “dietro” stanno anni di indagini e di ricerche mai smesse, di raccolta e di selezione di informazioni leggibili e interpretabili attraverso la memoria storica che soltanto le istituzioni e i loro rappresentanti possono avere e sanno come utilizzare. Questa è la parte migliore dello Stato che, chi vuole, potrebbe anche chiamare lo Stato profondo, deep. La seconda risposta è che quelle informazioni, quelle conoscenze, quelle azioni che hanno portato al successo non possono e non debbono essere rivelate nella loro interezza. Gli informatori, le fonti hanno diritto (proprio così) all’anonimato. Ne va della loro incolumità, ma anche della possibilità di usufruire di loro apporti futuri nonché degli apporti che altri vorranno offrire contando sul silenzio degli apparati.

   Con Messina Denaro in carcere, è opinione diffusa, non è finita la mafia in quanto tale, ma è finita una lunga epoca di mafia basata sulla violenza anche estrema e repellente. Messina Denaro era l’ultimo di questi esponenti e, a quanto se ne sa, non lascia eredi. Non è stato “lasciato solo”, come si dice, ma era inevitabilmente rimasto solo, e a giudicare dalla sua resa senza opporre alcuna resistenza, ne aveva preso atto. Gli applausi dei cittadini di Palermo all’arresto del boss, uscendo dalla retorica non parlerei di “boss dei boss” e di “re”, è confortante. Lo abbiamo sempre detto che parte, forse grande, del successo della mafia, dipende da quello che definirei non il consenso, ma l’accettazione, il senso di inevitabilità e di rassegnazione a fronte della criminalità organizzata di intimidire e ricattare, di punire, ma anche di premiare laddove lo Stato non mostri altrettanta forza e non crei opportunità. Su questo versante, la lotta contro la mafia continua e giustamente deve rivolgersi contro quelle frange di professionisti, avvocati, commercialisti, imprenditori e altre figure che hanno storicamente consentito ai mafiosi di infiltrarsi nel mondo degli affari e di moltiplicare i loro profitti. Al mondo della politica e ai governanti tocca il compito, prima di attuare qualsiasi intervento legislativo in materia (ma davvero i mafiosi non usano il telefonino?) di chiedere a coloro che hanno condotto l’operazione contro Messina Denaro quali sono gli strumenti irrinunciabili. Senza polemiche, un auspicio, forse un imperativo.

Pubblicato il 18 gennaio 2023 su Domani

Le istituzioni europee e il futuro dell’UE #Bologna #17gennaio #ParliamoneOra

17 gennaio 2023
ore 10:00 – 12:00
Incontro in presenza

Gli studenti e le studentesse dell’IIS Crescenzi Pacinotti Sirani, Bologna,
parteciperanno a:

LE ISTITUZIONI EUROPEE E IL FUTURO DELL’UE

Conversazione con: Gianfranco Pasquino
Professore emerito di Scienza politica dell’Università di Bologna

Crossing Europe è realizzato in collaborazione con l’Associazione di docenti dell’Università di Bologna «Parliamone ora»

Garibaldi ha scritto un sms a Pasquino. Ecco cosa dice @formichenews

In tutti i governi di coalizione le tensioni sono fisiologiche. Ma alleati e competitor dovrebbero cominciare a preoccuparsi delle elezioni europee della primavera del 2024, e degli appoggi più o meno sovranisti che Meloni sta già trovando… Il commento di Gianfranco Pasquino, professore emerito di Scienza politica

La notizia è che, letti i giornali sul suo Black Berry, Giuseppe Garibaldi mi ha mandato un sms assicurandomi che l’Italia è già stata fatta e che non saranno né Calderoli né Ronzulli a disfarla. Ha aggiunto che nutre qualche timore in più sui comportamenti dei balneari e dei distributori. Più che europeista molto ante litteram, anzi globalista di sinistra, ma non ditelo al Ministro Sangiuliano, l’eroe dei due mondi sostiene anche che i bastoni fra le ruote del governo Meloni non sono soltanto quelli messi da alcuni forzitalioti in cerca di sopravvivenza e da Salvini in cerca di se stesso prima del Papeete, ma quelli che si trovano in proposte elettoralistiche imbarazzanti sulle quali adesso bisogna che il governo Meloni faccia marcia indietro. Lo ho scritto con grande nettezza Emanuele Felice (Come si evolverà la destra di governo, in “Domani” 15 gennaio 2023). Da italiano che ne ha viste tante, rimanendo con la schiena diritta e rifiutando di farsi ingabbiare nello spoils system, Garibaldi afferma che in tutti i governi di coalizione le tensioni sono fisiologiche. L’opposizione fa il suo mestiere a esagerarne l’importanza, ma la sorpresina è che, denunciando i nervosismi degli alleati, la Presidente del Consiglio un po’ li mette alla berlina un po’ li disinnesca. Questa strategia funzionerà poiché né Forza Italia né la Lega sanno dove andare.

   Ciò detto, poiché da Caprera si riesce a vedere molto lontano, all’orizzonte si stagliano due momenti della verità. Il primo è costituito dalle riforme costituzionali; il secondo dalle elezioni per l’Europarlamento. Combinare l’autonomia differenziata con il semi-presidenzialismo finora indefinito non sarà un giochino da ragazzi poco esperti. Spiegare ad una parte almeno degli elettori patrioti che approfondire i solchi, non quelli tracciati dall’aratro, del regionalismo, rafforza la Patria, richiederà più di qualche conferenza stampa a reti unificate. Quanto al semi-presidenzialismo, l’unica certezza è che gli oppositori stanno dimostrando di non sapere cosa contrapporvi se non allarmismi e formule inesistenti e sbagliate: Sindaco d’Italia o Premierato, di recente diventato flessibile, ma sempre immaginario. Poi toccherà all’elettorato nel quale sicuramente Meloni sembra fare molta più breccia di qualunque competitor.

   Alleati e competitor dovrebbero altresì cominciare a preoccuparsi delle elezioni europee della primavera del 2024 e degli appoggi più o meno sovranisti che Meloni sta già trovando. Una coalizione fra Popolari arrendevoli e Conservatori arrembanti sembra destinata, sulla base di loro varie avanzate elettorali nazionali, ad avere successo. Però, disfare l’Europa, ovvero ridimensionare  le aree di collaborazione, non soltanto non servirà a fare né l’Italia né gli italiani, ma avrà contraccolpi pesanti sull’economia. Allora, davvero, finirà per tutti la pacchia.

Pubblicato il 15 gennaio 2023 su Formiche.net

La democrazia reale è lontana dall’ideale, ma è il meglio che c’è @DomaniGiornale

“Seduti in qualche caffè parigino, una Gauloise fra le dita e un Pernod sul tavolino; rifugiatisi nella loro casetta per il fine settimana su un lago tedesco; raggruppati in vocianti tavolate che criticano aspramente uno qualsiasi dei governi latino-americani; ad un congresso fra colleghi politologi e sociologi in una ridente località balneare esotica; partecipando alla riunione di redazione di un quotidiano progressista romano, molti pensosi intellettuali dei più vari tipi dichiarano con faccia triste e sconsolata che la democrazia è in crisi, è una causa persa, non può essere salvata. Rannicchiati in qualche prigione cinese; agli arresti domiciliari nel Sud-Est asiatico; braccati dalla polizia in diversi stati africani; nascosti sotto protezione perché è stata lanciata una fatwa contro di loro; malmenati in Piazza Tahrir, migliaia di oppositori, uomini, donne, studenti, lottano in nome della democrazia – sì, proprio quella, occidentale, che hanno visto in televisione e nei film americani, sperimentato come studenti a Oxford, Cambridge, Harvard, La Sorbona, Bologna – organizzano attività, reclutano aderenti, qualche volta mettono in gioco consapevolmente la propria vita. Per nessun altro regime, mai, così tante persone di nazionalità, di cultura, di colore, di età e di genere diverso si sono impegnate allo stremo”. Sono particolarmente affezionato a questo ritratto di quasi dieci anni fa (Politica e istituzioni, Milano, Egea, 2014, p. 118) che ritengo mantenga tutta la sua validità aggiungendo fra i combattenti per la democrazia i giovani di Hong Kong e le donne iraniane e afghane. Sono anche convinto che non pochi lettori lo condividano in buona misura e che, forse, altrettanti vorrebbero obiettare. In democrazia ne hanno facoltà. Altrove, qualora ci provino, siano consapevoli dell’alto costo che implica esercitare quello che in democrazia è la libertà di parola. 

   Da quando scrissi quei paragrafi, qualcosa di grave ha fatto la sua comparsa, non tale da dare per superata la contrapposizione da me allora delineata, ma certamente da richiedere osservazioni specifiche aggiuntive. Abbiamo assistito a due sfide lanciate dall’interno di due sistemi politici diversamente democratici: gli assalti al Campidoglio di Washington il 6 gennaio 2021 (Jill Lepore, docente di Storia all’Università di Harvard, ne ha mirabilmente scritto nel settimanale “The New Yorker” del 23 gennaio 2023 analizzando impietosamente l’appena reso noto Rapporto della Commissione d’Inchiesta su quei fatti) “e al Planalto di Brasilia l’8 gennaio 2023 (che si merita e avrà altrettanta attenzione). Che cosa provano sulla democrazia? Per una ampia parte dei commentatori la valutazione sembra essere fin troppo facile, lapalissiana: c’è una crisi della democrazia. Un’altra parte di commentatori, apparentemente meno numerosa, sostiene, invece, che siamo difronte alla prova provata che le democrazie sanno reagire con successo anche alle sfide più minacciose. Nelle mie parole, le democrazie riescono a rimbalzare.

   Le sfide nascono dal cattivo funzionamento delle democrazie esistenti, da problemi contingenti, dai sottovalutati comportamenti delle elite, politiche, economiche, religiose, militari, da difetti congiunturali se non, addirittura, strutturali. Più di trent’anni fa, il grande sociologo politico spagnolo Juan Linz aggiunse all’elenco delle inadeguatezze delle Repubbliche presidenziali quella dell’elezione popolare diretta del Presidente che consente e facilita la discesa in campo di candidature a vario titolo folkloristico, difficili da fermare, esagerate nelle loro promesse, impreparate a governare. Non c’è bisogno di elaborare. Quel che importa è che sono libere elezioni quelle che selezionano le candidature. I politici di professione ne accettano gli esiti poiché vogliono mantenersi aperta la strada ad un ritorno anche dopo una sconfitta. I parvenus temono che la loro sconfitta produca la loro definitiva emarginazione. Dunque, si aggrappano ad ogni elemento per restare a galla. L’accusa di “furto elettorale” ai loro danni è oramai lanciata addirittura prima del voto. Lo ha fatto Trump negli USA; lo ha seguito Bolsonaro in Brasile. Facile immaginare altre emulazioni future. Giusto, pertanto, andare a valutare la qualità della democrazia elettorale. Dalle loro regole e procedure scaturisce la democrazia politica che andrà poi sostenuta da una rete di diritti e di istituzioni (tema importantissimo da analizzare a fondo another time another place).   

Per sfuggire dalla confusione analitica e dalla manipolazione politica che viene effettuata sul concetto e sull’essenza della democrazia, due riflessioni sono cruciali sulla scia del più grande studioso della democrazia, Giovanni Sartori (1924-2017). La prima riguarda la definizione. Non è corretto accettare l’idea falsamente generosa che a ciascuno è consentito di avere la sua definizione di democrazia. Esiste una modalità definitoria convincente che è fatta di etimologia e di storia che soddisfa l’esigenza di chiarire cos’è la democrazia politica: regole, procedure, istituzioni, diritti e doveri (Democrazia. Cosa è, Milano, Rizzoli, 2007). Alla democrazia politica non si possono appioppare aggettivi che ne contraddicono la natura: democrazie guidate, popolari, autoritarie, illiberali. Ognuno può avere la sua democrazia ideale e la può usare come metro di valutazione per le democrazie realmente esistenti. La democrazia ideale continua ad essere senza nessun bisticcio un ideale perseguibile e perseguito. Le democrazie reali, realmente esistenti ne rappresentano le traduzioni pratiche possibili e, naturalmente, criticabili per le loro inadeguatezze che non necessariamente, anzi, solo, raramente, meritano di essere caratterizzate come “crisi” (della democrazia).

La seconda riflessione è diventata ancora più attuale in anni recenti. Riguarda il rapporto che può/deve intercorrere fra democrazia e eguaglianza. Per Sartori l’unica eguaglianza necessaria in democrazia è quella di fronte alla legge: isonomia. È eguaglianza di diritti, civili e politici, in assenza dei quali non c’è possibilità di democrazia poiché alcuni cittadini conterebbero più di altri. L’eguaglianza “democratica” di Sartori non è mai eguaglianza di esiti né economici né, più in generale, di condizioni. Non è neppure eguaglianza di opportunità se non sotto forma di rimozione di ostacoli (impropri) alla partecipazione politica. Al proposito mi sembra importante aggiungere che fra le molte promesse secondo lui non mantenute (ma che a suo parere non si potevano mantenere) della democrazia, Norberto Bobbio non menziona mai l’eguaglianza (La democrazia e il suo futuro, Torino, Einaudi 1984, 1991). Semmai, per Bobbio l’eguaglianza ovvero, meglio, il perseguimento della eguaglianza (anche sotto forma della riduzione delle diseguaglianze esistenti) è il criterio, la stella polare dell’azione politica della sinistra, di coloro che si collocano a sinistra. Aggiungo che è comunque da evitare qualsiasi sottovalutazione del rischio che l’attacco alle diseguaglianze possa essere portato da leadership populiste, come spesso è accaduto nelle Repubbliche presidenziali latino-americane, con esiti lampantemente non-democratici.  

Non nutro aspettative ottimistiche sul ri-orientamento della discussione sulla democrazia/sulle democrazie con riferimento a quanto scritto da Bobbio e da Sartori, da me variamente sintetizzato e reinterpretato. Rimango del tutto convinto che in assenza di un qualche ri-orientamento serio e profondo, a cominciare dalla chiarezza dei concetti e dalla problematica relazione fra democrazia politica e eguaglianza economica, quella discussione è destinata a continuare in maniera confusa e manipolabile, persino pericolosa nella misura in cui legittima elaborazioni e azioni che nuocciono alla democrazia che è possibile instaurare, mantenere, fare funzionare, trasformare in meglio. Propongo di ripartire da due generalizzazioni. I regimi autoritari cadono al grido di “libertà, libertà”. Nessuna democrazia è mai caduta al grido di “eguaglianza, eguaglianza”.

Pubblicato il 15 gennaio 2023 su Domani

Sistema delle spoglie: chi vince si sceglie i collaboratori di vertice

Spoils system è la modalità, sicuramente democratica, quindi non, come scritto da chi non ne sa nulla, a cominciare dalla storia, un saccheggio, per attribuire a chi ha vinto le elezioni e dato vita a un governo la facoltà di nominare un certo numero di persone ai vertici e non solo della burocrazia locale, nazionale, federale. Le esigenze da soddisfare con le “spoglie”, vale a dire, posti/cariche sono principalmente due: prima, la selezione di collaboratori affidabili, ovviamente preferibili a coloro che hanno prestato la loro opera al servizio di precedenti governi, magari anche molto differenti per estrazione e provenienza; seconda, la quasi certezza che il rapporto fra i governanti e i burocrati potrà essere più facilmente e meglio valutato dagli elettori. Infatti, se le politiche dei governi falliscono, la responsabilità non sarà confusamente palleggiata fra i politici e i burocrati. I governanti che hanno nominato burocrati incapaci e/o formulato politiche sbagliate, saranno da considerarsi pienamente responsabili dei fallimenti. Ne consegue che non soltanto non sarà sufficiente rimuovere i burocrati sui quali i politici tenteranno di scaricare le colpe, ma dovranno andarsene anche i governanti.

   Il sistema delle spoglie posto in essere e utilizzato da oramai più di due secoli negli USA, ma anche in altri sistemi politici, ha dato risultati di volta in volta positivi o negativi a seconda delle capacità di nomina dei politici, che, peraltro, possono anche procedere a sostituire e rimpiazzare i burocrati in corso d’opera, dopo averli messi alla prova. Dunque, almeno nella fase nascente è sbagliato criticare il governo Meloni per l’applicazione del sistema delle spoglie anche nei ministeri italiani. Altrettanto sbagliato lodare il suo governo prima che si vedano i frutti del sistema che ha selezionato e promosso nuovi alti burocrati. Un conto, pertanto, è la legittimità, innegabile, dell’applicazione del sistema. Un conto diverso è la valutazione preventiva dei selezionati. Il conto definitivo lo si vedrà dal successo delle politiche promosse e attuate. 

A tutela di una selezione non scriteriata, non particolaristica, non clientelare stanno, comunque, i requisiti di studio e di pratica richiesti dalla legge per le cariche di vertice. Le opposizioni hanno il diritto e il dovere di criticare titoli inadeguati e la loro eventuale assenza. A meno che fra i partiti della coalizione di governo viga l’omertà, per ciascuno di loro sarà importante che gli altri reclutino non con riferimento alla fedeltà partitica, ma alla competenza professionale. Per i cittadini conteranno le conseguenze non solo di politiche mal formulate, ma di esecutori incompetenti di quelle politiche. I più attenti e meglio informati di quei cittadini faranno valere il loro giudizio con il voto. Il sistema delle spoglie non è perfetto, ma, per lo più, le alternative presentano difetti maggiori. Dunque, si potrebbe concludere all’inglese che la prova del budino (la qualità delle nomine) sta nel mangiarlo (nel metterle al lavoro). Avanti.

Pubblicato AGL il 14 gennaio 2023