Il ritorno dello Stato (e dell’Europa) #Lectio Accademia delle Scienze di Bologna

Alcuni di noi, imperterriti keynesiani e socialdemocratici non pentiti, lo sapevamo e non l’avevamo mai dimenticato. Qualcuno di noi si ricordava persino di Hobbes: lo Stato nasce per fare cessare la “guerra di tutti contro tutti” dando vita a un ordine “giusto” che salva la vita (mi ripeto deliberatamente) dei cittadini. Dopodiché, lo Stato può, ma debbono essere i cittadini a volerlo liberamente e ripetutamente, anche provvedere al benessere di tutti i cittadini: welfare State. Paleo e neo-liberisti hanno negato tutto questo e hanno balordamente condotto molti Stati sulla via della sregolatezza (deregulation) e del sovranismo. Il Covid-19 ha dimostrato con crudeltà che nessuno si salva da solo. “No man is an island”, ma nell’arcipelago della globalizzazione, della epidemia per tutti, pandemia, tutti abbiamo bisogno di risposte collettive. Solo lo Stato, sorretto dalla legittimità, in grado di mobilitare risorse, economiche, mediche, culturali, capace di utilizzare al meglio le conoscenze, può rispondere alle richieste dei cittadini: regole da (fare) rispettare, sacrifici da condividere, beni da distribuire equamente. Soltanto una unione o quantomeno un coordinamento solidale e serrato fra Stati, che possiamo chiamare Unione Europea, riesce a dare risposte adeguate in situazioni di grandi sorprendenti drammatiche crisi. Ben tornati, Stato (del benessere che ricostruiremo), Europa (del nostro destino).

ACCADEMIA DELLE SCIENZE DELL’ISTITUTO DI BOLOGNA

SCIENZA APERTA
La ripresa

04 giugno 2020

 

Le gambe corte dei sovranisti dello stivale @EURACTIVItalia

Il sovranismo è poca dottrina e molta pratica deludente. Matteo Salvini e Giorgia Meloni sostengono che l’Italia ha colpevolmente ceduto parte della sua sovranità oppure che, altrettanto colpevolmente, se n’è fatta espropriare dai burocrati e dagli eurocrati di Bruxelles. Su queste affermazioni senza fondamento hanno conquistato voti, ma non sono in grado di elaborare una dottrina. “Prima gli italiani” è affermazione vaga e propagandistica. Contiene di tutto un po’ tranne che un progetto. Nella pratica va subito a cozzare con “Prima gli Ungheresi”, “Prima i Polacchi” e, naturalmente, “America, first”. Però, l’America è lontana, molto più lontana della Russia di Putin, amico e, forse, in qualche modo, finanziatore della Lega. Invece, ungheresi e polacchi, i “veri” finlandesi, i “democratici” svedesi, i “fortunosi” olandesi e via via tutti i sovranpopulisti dell’Europa contemporanea non sono amici. Inevitabilmente, costitutivamente, i sovranisti non possono trovare alleati a livello sovranazionale se non in chiave negativa: contro, per l’appunto, coloro che perseguono politiche di coordinamento e collaborazione che tentano di combinare interessi e preferenze, valori e obiettivi in partenza “nazionalmente” diversi.

Salvini e Meloni queste modalità di accordi con le loro controparti sovraniste non le hanno trovate, e non soltanto per loro personale incapacità. Con la sua Forza Italia, Berlusconi si era trovato regolarmente in contrasto con i Popolari Europei, del cui gruppo nel Parlamento europeo pure faceva parte (grazie ai suoi molti “numeri”, ma mi concedo di non essere più preciso…). Nei suoi non luminosissimi anni di governo, Berlusconi si era spessissimo trovato in contrasto con la Commissione Europea, in chiara minoranza nel Consiglio Europeo, critico delle scelte che venivano fatte fino ad attribuire la sua fuoruscita dal governo nel 2011 ad un complotto metà “europeo” metà ordito dal Presidente francese Nicholas Sarkozy e dalla Cancelliera tedesca Angela Merkel. Da qualche tempo, non saprei con quale credibilità, Berlusconi sembra essere diventato l’anima europeista del centro-destra italiano. In una certa misura questa (ri)conversione è dovuta ad Antonio Tajani. Infatti, come potrebbe l’ex-Presidente del Parlamento europeo manifestare atteggiamenti anti-europeisti? Con quale coerenza politica e personale potrebbe schierarsi contro scelte e politiche che i Popolari europei (a cominciare dalla democristiana Ursula von der Leyen) formulano, appoggiano e approvano, contribuiscono ad attuare? Berlusconi deve anche avere pensato che con la sua posizione di europeista può attirare voti di elettori italiani conservatori, ma non anti-europei. Anche a Forza Italia manca, però, una qualsiasi elaborazione culturale relativa all’Europa che vogliono.

Ciò detto, è la dura lezione dei fatti che si è abbattuta, attraverso il Coronavirus, sulla Lega e su Fratelli d’Italia nonché, naturalmente e giustamente, anche sugli altri sovranisti del continente. Da solo, nessun paese si risolleverà facilmente, meno che mai, anche perché più pesantemente colpita, l’Italia. Salvini e Meloni hanno un bel dire che l’Unione Europea deve fare di più, dare di più, impegnarsi di più, ma il fatto rimane che l’Unione Europea sta facendo qualcosa che nessuno Stato-membro riuscirebbe a fare da solo. Sta concedendo fondi non nella disponibilità di qualsiasi singolo Stato. Sta proiettandosi anche nel futuro con impegni che nessun sovranista può assumere e il cui adempimento non sarebbe comunque in grado di garantire. In ultima istanza, il sovranismo è “bellum omnium contra omnes” sul campo di battaglia europeo (e poi, Trump volendo, mondiale: distruzione di quel che rimaneva dell’ordine internazionale liberale). L’Unione Europea è condivisione, collaborazione, trasformazione. Allora, i sovranisti del nostro stivale debbono alzare la voce per coprire il silenzio delle loro non-proposte e le loro contraddizioni. Continueranno a farlo fino all’afonia.

Pubblicato il 4 giugno 2020 su euractiv.it

La piazza di Salvini e Meloni non aiuta la destra. Pasquino spiega perché @formichenews

Dalle piazze di Roma (no, di Pappalardo non voglio neppure discutere, farei un torto persino a Salvini e Meloni) è venuto un rumoroso messaggio che non è sufficiente per coprire e nascondere un grande vuoto culturale. Alla destra italiana il compito di elaborazione politica, di aggiornamento, di proposta. Il commento di Gianfranco Pasquino

 

Le piazze del 2 giugno hanno messo in mostra il vero volto della destra italiana. Nel giorno della Festa della Repubblica, ammirevolmente “interpretata” dal Presidente Mattarella, i sovranisti, che pure questa Repubblica dovrebbero esaltare, hanno fatto i loro piccoli e meno piccoli sfregi. Peccato che Tajani (Forza Italia) non si sia sentito imbarazzato e non abbia preso le distanze. La libertà di manifestare non è minimamente in discussione. Dopodiché, se gli assembramenti sono vietati, una destra “legge e ordine” non si accalca. Mantiene le distanze. Non si sbraccia e abbraccia. Si mette e conserva le mascherine. Se la destra vuole criticare il governo Conte, lo può fare. Non è un “diritto”, ma una facoltà da esercitare dove e quando vuole, magari in Parlamento (che, lo voglio ricordare solennemente, può essere autoconvocato da un terzo dei parlamentari, art. 62), meglio se non in una ricorrenza nazionale. Almeno la Repubblica dovrebbe essere patrimonio di tutti gli italiani (o quasi), anche di quelli che un tempo non molto lontano facevano un uso improprio (che classe!) del tricolore.

Non ho nessun dubbio che anche il Presidente della Repubblica può, in una democrazia, essere criticato, che non è la stessa cosa del diventare oggetto di insulti e di offese. No, non hanno dato un bello spettacolo la destra e i suoi sostenitori piazzaioli. Con tutta probabilità, non poteva essere diversamente. In quanto predicatore di “buona Politica”, sono costretto a ricordare a chi esibisce il rosario le parole della Bibbia (che stanno sicuramente scritte anche nella Bibbia sventolata dal convertito Trump): “Chi semina vento raccoglie tempesta”. E, aggiungo, perde credibilità.

La destra italiana ha mostrato le sue grandi difficoltà di elaborazione politica, di aggiornamento, di proposta. Si può chiedere di più all’Unione europea, meglio se, per essere appunto credibili, si riconosce quello che ha già fatto, comunque promesso. Naturalmente, “chiedere” all’Unione europea significa prendere atto che l’Italia non ha né perso né ceduto la sua sovranità, ma la condivide con altri Stati, la maggioranza dei quali intende cooperare, coordinare i suoi sforzi per alleviare l’impatto della pandemia e attutirne le conseguenze. Riconoscere questo “stato dell’arte” implica fare esplodere la dottrina (sic) del sovranismo, curiosamente intrattenuta anche da frange di sinistra: i sovranisti convergenti.

No, l’Italia non starebbe meglio se, lo scrivo con un verbo vago, si allontanasse dall’Europa e si ponesse in una condizione di lockdown politico. Privata della carta del sovranismo, che cosa è la destra italiana, più precisamente, che cosa sono la Lega per Salvini premier e Fratelli d’Italia? Personalmente, sono molto “antico” e quindi chiedo: quale cultura politica (non solo rivendicazioni) nutre e sostiene la destra italiana? Dalle piazze di Roma (no, di Pappalardo non voglio neppure discutere, farei un torto persino a Salvini e Meloni) è venuto un rumoroso messaggio che non è sufficiente per coprire e nascondere un grande vuoto culturale. Play it again, Sal.

Pubblicato il 3 giugno su formiche.net

 

Minima politica: i meccanismi e le manipolazioni della politica @Rifestival_Bo

A partire da “Minima politica” (UTET, 2020), il Prof. Pasquino, intervistato da Michele Dinichilo, fornisce un’interessante chiave di lettura di alcuni aspetti fondamentali della politica contemporanea – come i meccanismi elettorali, la governabilità e la rappresentanza, il sovranismo, il ruolo delle istituzioni nella complessa architettura della democrazia – per poi rispondere ad alcune domande sull’attualità politica e sul futuro delle democrazie liberali.

RiFestival e Festival dell’antropologia sono ideati e organizzati da Un altro mondo è possibile APS, circolo Arci dal 2018, e sono promossi dall’associazione studentesca, riconosciuta dall’Università di Bologna, Rete degli Universitari.

La Repubblica siamo sempre tutti noi. Quindi tanti auguri #2giugno #FestaDellaRepubblica @fattoquotidiano #2giugno2020

L’autore sa di avere una concezione della Repubblica molto diversa da quella di Giorgia Meloni e di Matteo Salvini.
Non è preoccupato dalle loro manifestazioni. In questa Repubblica le possono fare. In altre, quelle “sovraniste”, probabilmente, no. 

 

La Repubblica, quella che, secondo l’art 3 della Costituzione italiana riconosce a tutti i cittadini “pari dignità sociale” e eguaglianza “davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”, siamo noi (i nostri rappresentanti e i nostri governanti). La Repubblica, che ha il compito di “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica e sociale del Paese”, siamo ancora noi, tutti noi senza eccezione alcuna. Siamo quei (buoni ) cittadini che accettano limitazioni alle loro libertà personali ogniqualvolta sia necessario per reciprocamente non limitare la libertà degli altri, non incidere sulla loro salute e sulle loro opportunità. Siamo coloro che, volontariamente, per un periodo di tempo limitato, per occasioni circoscritte, accettano, a determinate e trasparenti condizioni, di essere (rin)tracciati.

Da più di 70 anni la Costituzione repubblicana ricorda agli italiani, anche a coloro che non l’hanno mai, colpevolmente, letta, che il suo testo contiene regole, procedure e istituzioni scritte per instaurare e garantire la convivenza pacifica di persone molto differenti che, però, hanno (dovrebbero avere) imparato che quelle regole, procedure, istituzioni sono imparziali. Non fanno favori, non danno privilegi a nessuno, anche se molti di noi cittadini desidereremmo un trattamento migliore per chi è più svantaggiato. Infatti, la Costituzione evidenzia che dobbiamo impegnarci proprio in questa direzione essenziale per chi desidera una società giusta, anche per coloro che vengono da fuori, per gli stranieri (art. 10).

Quando valutiamo quello che è stato fatto, non fatto, fatto male in più di settantanni, è essenziale tanto individuare i responsabili della non attuazione e delle eventuali violazioni della Costituzione repubblicana quanto, anche, chiederci se ciascuno di noi ne ha rispettato e applicato le regole. Non so, anzi sono alquanto pessimista, se “andrà tutto bene”. So che non è andato tutto bene e che non dovremo tornare come prima. La prossima “normalità” dovrà essere molto diversa da quella passata, comunque irrecuperabile. So anche che scrivendo quell’articolo 3 e tutti gli articoli sui diritti, i Costituenti intendevano indicare la strada dei cambiamenti possibili e auspicabili. Come disse memorabilmente il grande giurista eletto dal Partito d’Azione Piero Calamandrei, “la Costituzione è presbite”, guarda lontano. Senza tentare di costruire impossibili memorie condivise, arriveremo lontano seguendo la strada che la Costituzione traccia per una Repubblica migliore grazie ai cittadini che hanno saputo migliorarsi partecipando in maniera consapevole e costante. Così esercitando effettivamente la loro sovranità. Buon compleanno, auguri, Repubblica.

Pubblicato il 2 giugno 2020

VIDEO Perché è importante la Costituzione italiana? #2giugno #CostituzioneTrentaLezioni @UtetLibri

La Costituzione: un documento meraviglioso intriso della lungimiranza e della saggezza dei nostri Padri Costituenti. Un documento che non può non essere conosciuto da ogni Cittadino, perché fondamento dello Stato e della società in cui viviamo.

 

La suggestione. La soluzione è ancora Grillo (o un artista)@fattoquotidiano

Già molti elettori dei 5 Stelle non avevano gradito l’esperienza di governo con Salvini, poi adesso, dopo l’accordo con il Partito democratico, altri ancora si sono ritratti e si mantengono in attesa, guardano come vanno le cose. Sono i cosiddetti “elettori disponibili”, ma per convincerli a venire dalla propria parte bisogna saper fare loro una offerta credibile ed è quello che il Pd in questi mesi non è riuscito a fare, forse perché cerca solo di salvare quel che si può salvare di questo governo.

All’interno del Movimento 5 Stelle servirebbe una figura “trascinante”per riprendersi quegli elettori delusi. Uno come Di Battista è in grado di “fare l’offerta” agli indecisi, ma di certo non si tratterebbe di un’offerta di governo. I 5 Stelle hanno avuto la fortuna di trovare Giuseppe Conte, ma il presidente è un governante, non credo farebbe il leader per raggiungere i consensi e gli elettori. C’è poi un altro aspetto: questo tipo di attività politica la si fa di solito a ridosso delle elezioni, esporsi adesso sarebbe rischioso per chiunque e si creerebbero dei conflitti interni.

Anche per questo motivo chi potrebbe mettersi in gioco è Beppe Grillo: non c’è dubbio che abbia la capacità di trainare i 5 Stelle e in questi anni non ha perso prestigio tra i suoi. Certo dipende da quanta voglia avrà lui, ma credo non abbia smesso di ritenere il Movimento una sua creatura e dunque se fosse necessario aiutarlo potrebbe tornare in campo. Più difficile proiettare a livello nazionale Chiara Appendino, anche se l’idea di affidare la guida a una donna è certamente importante: dentro al Movimento, però, credo ci siano altre esponenti che aspirerebbero alla leadership e non sarebbe facile gestire le spaccature. Nel caso scegliessero una donna, se posso dare un suggerimento ai 5 Stelle, cercherei un’artista, qualcuna che parta con una visibilità pregressa. Magari un soprano come Cecilia Bartoli, con la quale mi scuso immediatamente per averla coinvolta in questa suggestione.

Dichiarazione al Fatto Quotidiano pubblicate il 31 maggio 2020

¿Se va poder recrear el mundo de antes, a pesar de las restricciones sanitarias? ¿La economía va a ponerse en marcha bajo estas duras condiciones? #entrevista #PostPandemia #Mundo

Corresponsales en Línea

La Once Diez

May 31, 2020 10:28 Created by Juan Martín Leonetti

La post pandemia comenzó lentamente en Francia, Italia y Gran Bretaña. Una cuidada apertura para salvar su economía, su hotelería y no producir mayores daños psíquicos a su población. Lo que han podido, frente el coronavirus, es controlar la velocidad de su propagación. Pero el virus está. Hay que aprender a convivir y trabajar con él. Un nuevo mundo ,donde las costumbres del viejo mundo van a pasar al olvido. Serán una gran nostalgia.
¿Se va poder recrear el mundo de antes, a pesar de las restricciones sanitarias? ¿La economía va a ponerse en marcha bajo estas duras condiciones?

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Perché è importante la Costituzione italiana? #2giugno #diretta #ilmaggiodeilibri #CostituzioneTrentaLezioni @UtetLibri

La Costituzione: un documento meraviglioso intriso della lungimiranza e della saggezza dei nostri Padri Costituenti. Un documento che non può non essere conosciuto da ogni Cittadino, perché fondamento dello Stato e della società in cui viviamo.

In diretta il 2 giugno sulla pagina facebook del Centro culturale Liberi

L’Europa c’è e rimbalza #NextGenerationEu

L’Unione Europea fa passi avanti, qualche volta piccoli qualche volta lunghi, costantemente. Prendendo le mosse dall’accordo raggiunto fra il Presidente francese Macron e la Cancelliera tedesca Merkel (nulla di cui scandalizzarsi trattandosi dei due Stati-membri più importanti), Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione, ha presentato un ambiziosissimo programma di interventi a sostegno della ripresa economica per la “prossima generazione” dell’Unione Europea. Alquanto imbarazzati i sovranisti, a partire da quelli italiani, hanno fatto spallucce affermando che il programma non passerà nel Consiglio Europeo di metà giugno e che i soldi arriveranno molto tardi, solo all’inizio del 2021. Prima delle critiche, è opportuno concentrare l’attenzione sull’entità senza precedenti dell’intervento: più di 700 miliardi di Euro, una parte sotto forma di prestito a lungo termine, una parte sussidi ai singoli Stati-membri che li riceveranno per progetti chiaramente definiti, per l’economia verde, per la digitalizzazione, per le infrastrutture. L’Italia, paese al quale va la parte più grossa dei fondi, potrà ottenere fino 170 miliardi di Euro, che, per trovare un termine di confronto, equivalgono a circa cinque leggi finanziarie quelle definite “lacrime e sangue”. La sfida riguarda l’intero “sistema paese” che dovrà, anzitutto, definire con pragmatismo e precisione dove vuole spendere quei fondi elaborando un piano convincente in termini di tempi e modi, essendo noto a tutti che l’efficienza e la rapidità della spesa dei fondi europei non sono mai state il punto forte né dei governi nazionali né, tantomeno, di molti governi regionali.

I ventisette commissari europei si sono espressi in maniera concorde il che vuole dire molte cose, a partire, dalle capacità di mediazione e persuasione della von der Leyen e dei due commissari all’economia, il lettone Dombrovskis e l’italiano Gentiloni, ma anche della consapevolezza di tutti gli altri. Sappiamo che ci sono riserve da parte di quattro paesi, in ordine alfabetico: Austria, Danimarca, Olanda, Svezia, che si autodefiniscono “frugali”, ma che a Bruxelles molti preferiscono etichettare come “avari”. Non sarà facile ottenere l’approvazione del Consiglio europeo composto da capi di Stato e di governo, anche perché su materie come i finanziamenti è richiesta l’unanimità. Sono già in corso le trattative da parte della Commissione per evitare che qualche Stato-membro ponga il veto. Cresce la consapevolezza che senza ripresa dei paesi più colpiti anche i paesi rigoristi subiranno conseguenze economiche negative. Dal 1 luglio per un semestre la Presidenza del Consiglio spetterà alla Germania. Sicuramente Angela Merkel desidera conseguire un successo di grande significato sia per la Germania sia per il suo personale prestigio. L’approvazione del piano della Commissione è proprio quel tipo di evento epocale. Lo sarà soprattutto per l’Italia se saprà utilizzare al meglio le ingenti risorse attribuitele dalla Commissione.

Pubblicato AGL il 31 maggio 2020