Senza vincolo di mandante INVITO 24febbraio #Bologna #ElezioniPolitiche2018 #ParlarediPoliticaalBar

Sabato 24 febbraio 2018 ore 10
CafèTeatro CostArena, via Azzogardino, 48

Parlare di politica al bar
con Gianfranco Pasquino
Professore Emerito di Scienza Politica
Università di Bologna

Tema n° 4

Senza vincolo di mandante

Centro destra a caccia dei puntelli

Stanno diventando tutti preveggenti i leader dei diversi partiti e schieramenti politici italiani. Si preparano a governare negando, con maggiore o minore intensità, il cosiddetto “inciucio”, ma incamminandosi verso quelle che chiamano “convergenze” programmatiche, larghe intese, governi di scopo e altre amenità (che, però, non fanno ridere). Anche come conseguenza di una pessima legge elettorale, peraltro fortemente voluta da loro, sono Renzi e Berlusconi che cercano il modo di disinnescare il Movimento Cinque Stelle. Alla ricerca di personalità politiche che diano una buona immagine di possibile compagine governante, le Cinque Stelle devono fare i conti con un reclutamento un po’ superficiale e disinvolto. Non hanno la struttura in grado di filtrare le candidature cosicché già devono annunciare che un certo numero, circa una decina, dei loro probabili eletti, in odor di massoneria e di altri inconvenienti, non saranno accettati nei gruppi parlamentari del Movimento.

Il Partito Democratico di Renzi appare lontano sia dalla possibilità di essere il primo gruppo parlamentare sia dalla probabilità di costruire una coalizione più grande di quella del centro-destra. Tuttavia, salvo che nei sondaggi personali di Berlusconi e in qualche ardita proiezione di studiosi non proprio impeccabili, al centro-destra dovrebbero mancare almeno una trentina di deputati e una quindicina di senatori per conseguire la maggioranza assoluta alla Camera e al Senato in assenza della quale nessun governo può entrare in carica. Nel prossimo Parlamento, poi, non ci sarà neppure più Denis Verdini, che sapeva come spostare non pochi parlamentari a sostegno di operazioni governative. Pertanto, Berlusconi sarà costretto a fare affidamento soltanto sulla sua fantasia e sulla sua generosità.

Tantissima acqua è passata sotto i ponti da quando, nell’autunno del 1994, Berlusconi, “tradito” dalla metà circa dei parlamentari della Lega, che poi appoggiarono il governo presieduto da Lamberto Dini, levò alte grida contro il “ribaltone”, ovvero la sostituzione della sua maggioranza parlamentare, che aveva vinto, seppur risicatamente, le elezioni, con una maggioranza fatta prevalentemente da coloro che quelle elezioni le avevano sonoramente perse. Pur costituzionale, il ribaltone che implica il cambiamento di posizione e di voto di non pochi parlamentari, è un fenomeno politicamente criticabile, non gradito alla maggioranza degli elettori italiani, i quali, peraltro, ne hanno viste di tutti i colori. Fra questi colori si situa il nomadismo da un gruppo parlamentare a un altro, il cosiddetto cambio delle casacche, vale a dire il notissimo vizio dei parlamentari italiani definito trasformismo. Più di un terzo dei 945 parlamentari italiani ha cambiato gruppo parlamentare nel periodo 2013-2018, anche come effetto delle scissioni sia da Forza Italia sia dal PD.

Berlusconi ha deciso in anticipo di valorizzare i parlamentari potenzialmente trasformisti lanciando l’appello a coloro che si sentiranno a disagio nei gruppi parlamentari costituiti dai partiti che li hanno sconsideratamente candidati. Ha promesso che non chiederà contributi per Forza Italia, ma lascerà loro l’indennità piena, mentre i Cinque Stelle quasi la dimezzano ai loro eletti e il PD chiede a tutti soldi che spesso non riesce a riscuotere. Potranno essere i loro voti a rendere possibile la formazione del governo e a “puntellarlo”. Di volta in volta quei voti saranno anche utili, forse indispensabili per approvare alcuni provvedimenti legislativi. Sarà il loro senso dello Stato, Berlusconi li blandisce, a evitare l’instabilità e un pericoloso rapido ritorno alle urne, da molti e, qualche tempo fa, persino da lui, invocato, ma improbabile senza una revisione profonda della legge elettorale.

Bisogna essere grati a Berlusconi (spero che la mia ironia sia percepibile). Ha già fatto sapere agli elettori, rassicurando anche tutti coloro che, sbagliando, ripetono che ci vuole un governo scelto dagli elettori, quale maggioranza condurrà a governare: il centro-destra più un imprecisato numero di puntellatori e, per parità di genere, puntellatrici. Faites vos jeux.

Pubblicato AGL il 22 febbraio 2018

Se non voti non vale #23febbraio #Bologna #SanGiorgioinPiano

venerdì 23 febbraio ore 20.45
San Giorgio in Piano Bologna
Sala Consiliare – Via Libertà 35

Democrazia e Diritti

Marco Macciantelli
candidato per Liberi e Uguali alla Camera dei Deputati

“Se non voti non vale”
Gianfranco Pasquino
Professore Emerito di Scienza Politica 

Dalle Grandi Guerre all’Unione Europea #17febbraio #GD #Prato

Giovani Democratici Prato
Scuola di Politica Norberto Bobbio

Centro Civico di Gamberame
via Ombrone 6 Vaiano (PO)
17 febbraio ore 15

Dalle Grandi Guerre all’Unione Europea

Gianfranco Pasquino
Emerito di Scienza Politica Università di Bologna

Governabilità, ch’è si cara… INVITO 17febbraio #Bologna #ElezioniPolitiche2018 #ParlarediPoliticaalBar

Sabato 17 febbraio 2018 ore 10
CafèTeatro CostArena, via Azzogardino, 48

Parlare di politica al bar
con Gianfranco Pasquino
Professore Emerito di Scienza Politica, Università di Bologna

Tema n° 3

Governabilità, ch’è si cara…

Dubbi e inciampi dei professionisti delle previsioni #ElezioniPolitiche2018

“Grande è la confusione sotto il cielo” (dei commentatori e editorialisti del Corriere della Sera) direbbe il compagno Presidente Mao Tse-tung che leggeva i quotidiani internazionali di qualità. Un po’ dovunque le elezioni italiane sono viste con preoccupazione pari all’incertezza dell’esito. I capitalisti non gradiscono situazioni imprevedibili, ma certo non possono essere rassicurati dalla lettura dei paragoni storici formulati negli ultimi mesi, con un crescendo, dal Corriere della Sera. La legge elettorale Rosato fu salutata, erroneamente, come il ritorno della proporzionale, mentre la legge contiene addirittura più di un terzo di seggi assegnati con metodo maggioritario. Paolo Mieli e altri evocarono per l’Italia un destino simile alla tragica caduta della Repubblica di Weimar (1919-1933) addebitata alla legge proporzionale senza tenere in nessun conto né il contesto dell’Europa fra le due guerre né “le conseguenze economiche della pace”, come scrisse Keynes, né lo scontro fra partiti anti-sistema, nazisti e comunisti. Qualche giorno fa è stato Aldo Cazzullo a esibirsi in un’audacissima comparazione fra le elezioni del 18 aprile 1948 quando non Stalin, ma Dio, come sosteneva la propaganda cattolica, vedeva cosa facevano gli italiani nelle urne. È sicuro che non esiste nessun Stalin redivivo anche se Putin qualche nostalgia deve averla, mentre è molto probabile che Dio abbia priorità diverse rispetto al controllo del voto di italiani molto meno cattolici del 1948 e orfani della Democrazia cristiana. Nel frattempo, Mieli ha cambiato prospettiva e ha recuperato un’altra elezione italiana importante quella del 16 novembre 1919 quando fu utilizzata per la prima volta una legge proporzionale in nessun modo simile alla Legge Rosato, in quanto, fra l’altro, priva di qualsiasi componente maggioritaria. In realtà, lo “sfondamento” elettorale fascista, numericamente non molto consistente, 35 deputati, avvenne nelle elezioni del 1921. Tutto questo si produceva all’insegna della crisi del blocco liberale che Giolitti aveva sapientemente costruito e tenuto insieme per un paio di decenni e dell’incapacità dei Socialisti e dei Popolari di trovare un accordo di governo. Non è chiaro quale messaggio Mieli intenda mandare anche al suo collega Cazzullo che, paradossalmente, sembra più ottimista. Infatti, nel 1948 vinse la “forza tranquilla”, ma severa, di De Gasperi (più uomo di governo e statista di Gentiloni) che sconfisse le forze anti-sistema guidate dal Partito Comunista. Mieli lascia intendere che nuove elezioni, dopo quelle di marzo che lui immagina inconcludenti, logorerebbero l’elettorato forse spingendolo ancora di più nelle braccia di chi è contro il sistema, come il Movimento Cinque stelle. Questi articoli e molti dei commenti pubblicati negli ultimi sette-otto mesi hanno basi storiche fragilissime. Sembrano mirare a incentivare comportamenti elettorali che rafforzino il centro, forse il PD, forse anche Forza Italia, quando Berlusconi non s’accoda a Salvini, come gli è già capitato un paio di volte. Rivelano anche una grande sfiducia sia nella classe politica e persino nel Presidente della Repubblica sia nelle istituzioni della democrazia parlamentare italiana. Insomma, come direbbero gli inglesi (che, nel frattempo, hanno una grossa gatta da pelare che si chiama Brexit), sono parte del problema non della soluzione. Per prospettare e impostare qualsiasi soluzione continua a essere preferibile attendere l’esito delle elezioni, contare i seggi, valutare le eventuali coalizioni di governo, i loro programmi e le persone che sarebbero incaricate di attuarli, fare pieno uso della flessibilità che è il pregio maggiore delle democrazie parlamentari. Dubbi paragoni storici non aiutano per nulla questa ricerca. Meglio sarebbe ricordare a tutti che l’Unione Europea può essere una reale e solida ancora di sicurezza per l’Italia anche se, ovviamente, come scrisse Cesare Pavese, “chi non si salva da sé nessuno lo può salvare”.

Pubblicato AGL 14 febbraio 2018

“Chi non vota non conta!” Laboratorio Interattivo di Politica #15febbraio #Casalecchio

Aula Magna dell’Istituto Liceo Scientifico “Leonardo da Vinci”
Casalecchio (BO)

Giovedì 15 febbraio 2018 dalle 15 alle 17

VII Laboratorio Interattivo di Politica 2017/18
Primo incontro

Elezioni parlamentari del 4 marzo 2018

Chi non vota non conta

Interverrà
Gianfranco Pasquino
Professore Emerito di Scienza Politica
Università di Bologna