INVITO I falsari. Come l’Unione europea è diventata il nemico perfetto per la politica italiana #24maggio #Bologna @DAVIDPARENZO @MarsilioEditori @nomismaustampa

Nomisma e Marsilio Editori presentano

I FALSARI
Come l’Unione europea è diventata il nemico perfetto per la politica italiana

di David Parenzo

Intervengono con l’autore

Paolo De Castro
Gianfranco Pasquino

modera Alessandro Barbera

Bologna
venerdì 24 maggio ore 16
Sala Conferenze Nomisma
Strada maggiore, 44

Marsala, oggi. Gianfranco Pasquino: “Ricuciamo insieme i pezzi d’Europa, partendo da…”

Intervista raccolta da Marco Marino

Il nostro è un tempo di slogan, punti esclamativi e affermazioni che lasciano poco spazio al pensiero, al dubbio o anche solo al semplice dialogo. Sembrano davvero lontani i tempi in cui il filosofo Norberto Bobbio diceva che “il compito degli uomini di cultura è più che mai oggi quello di seminare dei dubbi, non di raccogliere delle certezze”. La verità è che è molto più facile accomodarsi nelle formule più ricorrenti come “Prima gli italiani/ i siciliani/ i marsalesi/ i marsalesi di via…!” e vedere come va a finire il film. Tanto, a farla vinta, sono sempre loro. Gli uomini dei Palazzi della Politica. Quelle figure indefinite che muovono le nostre vite come se fossero delle pedine.

Ma la politica non può, non deve essere rappresentata in questo modo e chi s’è adagiato a pensarla così sbaglia di grosso. Forse, però, non risuonano più nemmeno le parole di uno dei nostri padri della nostra Repubblica, Piero Calamandrei: «La politica non è una piacevole cosa. Però la libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni, e che io auguro a voi, giovani, di non sentire mai…».

Di questi argomenti e di molti altri parlerà oggi Gianfranco Pasquino, alle 18.30, alle Cantine Florio per il secondo appuntamento del festival 38° Parallelo – Tra libri e cantine, la rassegna di incontri che fino a domenica 19 animerà la città di Marsala con importanti dibattiti legati dal tema del “rammendi, tra visioni e paesaggi”.

Con Gianfranco Pasquino, politologo di fama internazionale, da poco ritornato in libreria con il saggio Bobbio e Sartori. Capire e cambiare la politica (Bocconi, 2019) anticipiamo alcuni dei temi di questo pomeriggio.

Lunedì s’è chiuso il Salone del Libro di Torino. Entrato nel dibattito fascismo-antifascismo, è sembrato che si riproponesse “il paradosso della tolleranza” di Popper: se la tolleranza prevede anche l’inclusione delle frange più intolleranti è fisiologico che queste cercheranno di farsi spazio ristabilendo i valori dell’intolleranza…

Popper avrebbe, anzitutto, chiesto a chi aveva accettato la domanda di partecipazione al Salone del libro di Torino dell’editore di Casa Pound in base a quali criteri lo aveva fatto. Principio fondamentale è l’assunzione di responsabilità personale e di giustificazione razionale dei propri comportamenti. Poi, avrebbe chiesto di potere (ri)presentare in pubblico il suo libro La società aperta e i suoi nemici nel quale si trovano i principi da osservare e attuare affinché gli uomini e le donne si scelgano le modalità con le quali vivere la loro vita e farsi governare. Popper avrebbe sicuramente suggerito e gradito che si facesse un vero e proprio bando relativo alla costruzione di una società aperta al quale partecipassero tutti coloro disposti a discuterne con lui, magari scrivendo una o due paginette di introduzione al suo testo, oggi, nelle condizioni date. La libertà di espressione del proprio pensiero è un valore irrinunciabile, ma non può mai essere puntellata dal ricorso alla violenza, facilmente constatabile. “È pensiero l’incitamento all’odio?, alla violenza? alla repressione autoritaria?” si sarebbe interrogato Popper. Mai impedire a chiunque l’espressione del pensiero, a voce o per iscritto. Sempre chiedere a tutti di rinunciare alla violenza e di rispettare le leggi vigenti. Sarei stato con Popper continuando a sollecitarlo ad approfondire le sue posizioni, a indicare le sue preferenze, a giudicare caso per caso, argomentando i suoi giudizi.

In un’Italia infettata da populismi, nazionalismi e sovranismi, è sempre più crescente la sfiducia nella possibilità che l’Europa possa ritornare a essere una vera comunità aggregante. Come ritornare a credere in un futuro possibile della nostra Unione? O forse bisogna rassegnarsi all’avanzata del Gruppo di Visegrad?

Nessuno può credere che i problemi, immigrazione e economia, riduzione delle diseguaglianze e offerta di lavoro, che l’UE non riesce a risolvere possano essere risolti da Stati che si riappropriano della sovranità, consapevolmente ceduta, persa solo se incapaci, inadeguati e inaffidabili. I sovranisti, che sono più banalmente e pericolosamente nazionalisti di ritorno, entreranno inevitabilmente in conflitto fra di loro. Si faranno la guerra, proprio come nel passato. Gli europeisti/federalisti metteranno insieme ancora più risorse che avranno un effetto moltiplicatore. Una di questa insostituibili risorse è la democrazia, il potere del popolo esercitato nelle forme e nei limiti della Costituzione, nel caso dell’UE con riferimento al Trattato di Lisbona. Il populismo è una tremenda illusione, la credenza ingenua o furbesca che esista un leader svincolato dalle leggi, non responsabile attraverso regole e procedure, che trae legittimazione da un popolo che lui stesso definisce, contemporaneamente definendo nemici del popolo coloro che al suo potere sregolato si oppongono e che questo leader produca cambiamenti positivi, progresso. Nei paesi del gruppo di Visegrad, forse accolti prematuramente nell’UE, la cultura democratica non è robusta e vibrante, ma esiste un dissenso democratico che può legittimamente fare appello ai cittadini e rovesciare grazie a elezioni libere e non manipolate chi viola le regole. Le autorità europee ricorderanno a quei paesi che la loro prosperità dipende anche dall’osservanza dei principi democratici. Non sarà facile capovolgere alcune tendenze, ma è certamente possibile.

Idea fondativa dell’Unione è che l’Europa, più che un continente, sia un movimento di libertà dello spirito che spinge tutti noi europei alla ricerca della ragione e ci convince della predominanza del ruolo delle leggi su quello del potere. A poche settimane dalle elezioni, cosa resta di quell’idea?

L’Europa è un progetto politico che avanza, nonostante tutto, avendo conseguito la pace fra gli aderenti e la prosperità, nonostante la crisi esogena venuta dagli USA. Da più di settant’anni la guerra è sparita dai rapporti fra gli Stati dell’UE ed è diventata inimmaginabile. Tutti gli Stati-membri e i loro cittadini stanno meglio oggi, in qualche caso molto meglio, di quando hanno aderito all’UE. Altri Stati vogliono aderire (Albania, Kosovo, Montenegro, Serbia) per consolidare le loro traballanti democrazie e fare crescere le loro economie (e società). L’UE è il più grande spazio di libertà e di diritti civili e politici, anche sociali, mai esistito al mondo. L’UE ha abolito la pena di morte. L’UE garantisce la libertà di circolazione di persone e idee, capitali e merci. L’UE è pluralismo politico, sociale, economico, religioso, culturale come nessun altro luogo al mondo. Nell’UE si può ragionare e dissentire, lottare per le proprie idee e proposte, perdere, mai tutto, vincere mai tutto, continuare a perorare la propria causa, persuadere e essere persuasi. Siamo cittadini europei che possono vantarsi di potere chiedere e ottenere giustizia direttamente dalla Corte Europea di Giustizia. Abbiamo ancora molta strada da fare, molta ne abbiamo fatta, sappiamo come avanzare. Siamo anche consapevoli che esistono più indicazioni sui ritmi e sui tempi del futuro che disegneremo d’accordo con i cittadini e con i capi dei governi degli altri paesi. La Gran Bretagna con la sua pasticciata e sbagliata Brexit insegna a tutti quanto costoso sia andarsene, senza sapere dove e per fare che cosa.

Una parola da cui ripartire per ricostruire i valori, le speranze della nostra Europa.

La mia parola chiave dell’UE è opportunità. In una comunità grande, non solo per i numeri, ma per la cultura, la parola opportunità va declinata in diversi modi. È, anzitutto, la possibilità di trovare luoghi e sedi nelle quali esplicare al meglio le proprie capacità. La varietà delle situazioni in Europa è garanzia della molteplicità possibile di scelte. È la certezza che in molti luoghi dell’UE si sarà giudicati in base ai meriti, alle capacità di lavoro, ai contributi personali. Opportunità è quanto gli studenti del programma di enorme successo Erasmus, di scambio fra le migliori università dell’Europa (che sono tante), hanno conosciuto e apprezzato. Continueranno a farlo, a sfruttare questa straordinaria opportunità. Uomini e donne istruiti e professionalmente preparati hanno l’opportunità di migliorare ancora la qualità della loro vita liberamente circolando sul territorio europeo. Non saremo mai tutti eguali su tutto – né, immagino, vorremmo esserlo -, ma l’UE offre eguaglianze di opportunità come nessun singolo Stato-membro (tranne, forse, le avanzatissime Danimarca, Finlandia e Svezia), hanno offerto e stanno tuttora offrendo ai loro cittadini (e agli immigrati che desiderano, con lo studio e con il lavoro, integrarsi davvero). Infine, opportunità di opporsi a leggi ingiuste e a sentenze “sbagliate” grazie alla possibilità per ciascun singolo cittadino europeo di rivolgersi alla Corte Europea di Giustizia per tutelare i suoi interessi, i suoi valori, le sue idee ogniqualvolta si sentano e siano schiacciati da uno Stato nazionale e/o dalle stesse autorità europee.

Pubblicato il 17 maggio 2019 su tp24.it

Filare, tessere, cucire la politica #17maggio #Marsala @38_Parallelo festival letterario tra #libri e #cantine📖 🍷 #38parallelo #Rammendi

Festival 38°parallelo tra libri e cantine a Marsala 3ªedizione
15-19 maggio 2019

 

Gianfranco Pasquino

Filare, tessere, cucire la politica

 

17 maggio ore 18.30
Cantine Florio
Marsala

Quale Europa. Conoscere per decidere #15maggio #GreveinChianti #Firenze #Europa30Lezioni @UtetLibri

Riflessioni sull’Europa di ieri, oggi e domani

Quale Europa. Conoscere per decidere

ne parliamo con

Gianfranco Pasquino

 autore del volume

L’Europa in trenta lezioni

 

mercoledì 15 maggio 2019 ore 21
Greve in Chianti
Sala Casa del Popolo
via L. Cini, 5

L’attacco di Salvini al Papa è un segno di debolezza

Il leader della Lega e ministro dell’Interno deve fare i conti, per la prima volta, con un calo di consensi. Colpire sempre più in alto è la strategia, ma il risultato potrebbe non essere quello sperato

 

L’ORMAI FAMOSA BESTIA

Ho sempre pensato e (da Bobbio e da Sartori) ho imparato che la politica non è solo il luogo dello scontro “amico-nemico” come scritto da Carl Schmitt, giurista nazista, apprezzato anche a sinistra (sovranisti di qualsiasi provenienza compresi). Non so quanto di vero ci sia nell’espressione “molti nemici molto onore”. So, però, che l’oramai famosa Bestia che guida la comunicazione politica di Salvini ha deciso che lo slogan può servire ottimamente a caratterizzare tutta l’attività non soltanto del leader della Lega, ma anche del Ministro. È facile dare del nemico a chiunque non condivida le nostre idee. D’altro canto, qualcuno pensa che, invece, di trovarsi dei nemici è preferibile avere degli interlocutori rispetto ai quali dissentire, magari, addirittura, imparando qualcosa per migliorare i propri messaggi, la propria linea politica. Dai tweet e dalle fake news c’è poco da imparare anche se dai primi un po’ di capacità di sintesi si può acquisire e qualche presa in giro può essere brillantemente trasmessa.

L’EFFETTO BOOMERANG

Le bordate di Salvini, direbbero gli esperti di comunicazione politica, hanno avuto successo nel definire e delimitare, persino ampliandolo, il campo dei sostenitori. Adesso, l’aggressione ossessiva e parossistica ai nemici sembra diventare controproducente, ritorcerglisi contro. Affari suoi, ma vediamo perché. Salvini non sarà certamente sconfitto dal papa che predica accoglienza (che non è una misura né di destra né di sinistra, ma di civiltà) e dal suo elemosiniere che accende la luce (fiat lux) per gli occupanti abusivi. Non sappiamo ancora oggi quale sia la risposta giusta alla domanda di Stalin sul numero di divisioni a disposizione del Papa. Per stare più vicino a noi, sappiamo, però, che Mussolini andò ai Patti Lateranensi e al Concordato riconoscendo la fortissima presenza cattolica nella società e nelle associazioni in senso lato assistenziali. Sappiamo anche, ma almeno i consigliori lombardo-veneti della Lega dovrebbero riferirlo al loro Capitano, che, in via di principio, in quelle zone, i preti sono tutt’altro che pregiudizialmente contrari alla Lega e a non poche politiche leghiste. L’attacco indiretto al Papa non può piacere a quei preti, rischia di creare loro alcuni problemi di coscienza, di farne predicatori di una solidarietà che non è proprio il segno prevalente dell’azione di governo del Ministro degli Interni.

Il fatto è che, un tempo arrembante e sicurissimo di sé, traboccante autostima, il Salvini si è improvvisamente trovato a fare i conti con un non del tutto imprevedibile, ma cospicuo, calo nei sondaggi. Ha dovuto cedere sul sottosegretario Siri, è diventato nervosetto. Ha deciso di alzare la posta prospettando le elezioni europee non soltanto come un referendum (affermazione sbagliata, ma, almeno in parte comprensibile), ma addirittura come una scelta fra la vita e la morte. I politici assennati sanno che debbono sempre mantenersi una posizione di ricaduta –e Salvini l’avrebbe: rientrare nel centro-destra rivendicandone il ruolo di leader indiscusso. Che Salvini cerchi di drammatizzare è un brutto segno, per lui. Giusto richiamare il referendum perduto da Renzi, con conseguenze disastrose. Altrettanto giusto ricordare che anche il conservatore David Cameron perse il referendum e la carica di capo del governo, coerentemente uscendo dalla politica. Altro luogo, altro stile, altra classe (ma adesso sappiamo che quel pudding è immangiabile). Qui, invece, c’è da temere (aspettarsi?) che il Salvini nervoso ne spari di più grosse accelerando la morte del governo per salvare la sua vita politica. In questo senso, le elezioni europee potrebbero davvero diventare questione di vita e di morte. Sarebbe cosa buona e giusta.

Pubblicato il 13 maggio 2019 su formiche.net

L’Europa che c’è, l’Europa che vorremmo #14maggio #Vicenza #ElezioniEuropee2019

Conferenza organizzata da Anpi Vicenza, AVL Vicenza e Istrevi con il patrocinio del Comune di Vicenza

Palazzo Cordellina
Contrà Riale 12
martedì 14 maggio 2019
ore 17.30

Gianfranco Pasquino

L’Europa che c’è, l’Europa che vorremmo

INVITO #presentazione SOVRANITÀ @edizionimulino #13maggio #Bologna Libreria Coop Ambasciatori

Lunedì 13 maggio alle ore 18.30
Libreria Coop Ambasciatori
via Orefici, 19 -Bologna

 

presentazione del libro

Carlo Galli
SOVRANITÀ
(il Mulino)

ne parlano con l’Autore
Angelo Panebianco
Gianfranco Pasquino