Modell deutschland: sistema elettorale, cancellierato, partiti – Francia-Italia: istituzioni e partiti #seminari #14/15aprile #Gorizia

Seminari rispettivamente nell’ambito dei corsi di Comparative Politics and Foreign Policy e Scienza Politica

Gianfranco Pasquino
Università di Bologna

Marco Valbruzzi
Università di Napoli Federico II

MODELL DEUTSCHLAND: SISTEMA ELETTORALE, CANCELLIERATO, PARTITI
Lunedì 14 aprile 2025, ore 15:00
Aula PADNU, Polo Universitario di Gorizia Via Alviano

FRANCIA-ITALIA: ISTITUZIONI E PARTITI
Martedì 15 aprile 2025, ore 10:00
Aula Magna, Polo Universitario di Gorizia Via Alviano

I sovranisti con il fucile e quelli con la pistola @DomaniGiornale

Anche se troppi saccenti commentatori non se ne sono accorti, quasi quarant’anni fa è effettivamente finita una storia, quella della guerra fra le democrazie liberali e i regimi comunisti reali, realmente e malamente realizzati. Solo in piccola parte prevista da Francis Fukuyama, ha fatto la sua (ri)comparsa un’altra brutta storia, quella dei conflitti fra i nazionalismi, fra le nazioni. Sembrano conflitti irreprimibili e incurabili che non possono venire abbelliti e nobilitati facendo ricorso al sovranismo. Né è possibile rassicurarsi affermando che nel mondo della globalizzazione è diventato sempre più evidente che il tema dominante è l’interdipendenza alla quale non sfuggono neppure alcuni, pochi, regimi autoritari che cercano rifugio in impossibili autarchie.

“No man is an island” scriveva il grande poeta inglese John Donne (1572 1631). Nell’interdipendenza nessuno stato, neanche quelli circondati dal mare, è in grado di isolarsi. Anzi, tutti rischiano di diventare preda di Stati più grandi e più forti. Quegli Stati, inesorabilmente bellicosi, continueranno a cercare prosperità e prestigio con politiche espansive e dove non si rivela sufficiente il soft power delle idee e degli esempi, faranno uso dello hard power, quello della forza che si esprime in guerre, anche commerciali, per contenere e ridimensionare il poter degli altri.

 Che la probabilità delle guerre potesse essere ridotta fino a renderla nulla grazie alla formazione di entità sovranazionali federali fu già la risposta di Immanuel Kant e divenne la proposta, il progetto degli Stati Uniti d’Europa formulato nel Manifesto di Ventotene. I sovranismi europei sono espressione di una battaglia di retroguardia contro un’Unione Europea in espansione e in crescita. Non causalmente, gli altri due sovranismi preoccupanti guardano entrambi al passato. Quello russo di Putin, nient’affatto raffinato, non conosce altro strumento che l‘uso delle armi, la guerra e, in subordine, la russificazione sociale forzata. Quello americano, culminato nella Presidenza Trump e da lui totalmente rappresentato, ha una pluralità di obiettivi. La guerra dei dazi è la sua arma per convincere a pagare un conto salato a tutti coloro che per decenni avrebbero depredato gli USA. Ad altri viene lanciato il monito che gli USA potrebbero impadronirsi del loro territorio se contiene risorse preziose: imperialismo di ritorno.

Parassiti tutti, secondo l’elegante espressione del vice presidente Vance, gli stati europei sono nel mirino non solo perché non pagano il costo dell’ombrello difensivo che grava sulle spalle USA, ma anche perché il progetto europeo costruisce uno sfidante economico e forse anche culturale molto dotato e attraente. Comunque, indebolire l’Unione fino a smembrarla, ridurrebbe le pretese e le possibilità di tutti gli stati-membri. Nelle fantasie trumpiane farebbe l’America America Ancora Grande. La Cina sta a guardare. La grandezza di un passato lontano può sempre vantarla. Che qualcuno oggi parli di un suo probabile declino non può impensierire più di tanto governanti che hanno fatto registrare enormi successi nei trent’anni passati e che sono sostanzialmente diventati il fratello maggiore della Russia. Taiwan appare il prossimo obiettivo per fare la Cina ancora più grande.

Quando i sovranismi si incontrano/scontrano, il sovranismo con il fucile sconfigge facilmente i sovranismi con la pistola. Ad ogni buon conto sarà sempre il sovranismo con il fucile, magari sostenuto da migliaia di droni e da una possente rete satellitare, a neutralizzare senza colpo ferire i sovranisti underdog. Trattare, il racconto prosegue con metafore belliche, ad armi pari, è non solo illusorio, ma anche velleitario. Inevitabile è lo scivolamento da sovranisti a vassalli ad libitum del mega/magasovrano che ne potrà revocare i vantaggi tutte le volte che lo riterrà utile per il suo paese, per la sua politica. Al sovranismo russo di Putin e a quello americano di Trump il modo migliore di opporsi e di tenere aperti i canali di comunicazione è rendere l’Unione Europea più coesa, con politiche condivise e unità d’intenti. No State is an island. 

Pubblicato il 9 aprile 2025 su Domani

La ciencia política de Gianfranco Pasquino, Una reflexión a cuatro voces Conversaciones con Perspectiva Martes 8 de abril #YouTube @AnselmoFloresAndrade

www.youtube.com/@AnselmoFloresAndrade

Davvero: “La sovranità appartiene al popolo”, ma che cosa vorrà mai dire che, art. 1, “la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”?. Non chiedetelo agli ospiti di Formigli a Piazza Pulita di giovedì 3 aprile!

INVITO Geotalk #presentazione #𝗣𝗜𝗘𝗧𝗥𝗢𝗕𝗨𝗥𝗚𝗢 di 𝗔𝗻𝗻𝗮 𝗭𝗮𝗳𝗲𝘀𝗼𝘃𝗮 e #𝗧𝗘𝗛𝗘𝗥𝗔𝗡 di 𝗣𝗲𝗴𝗮𝗵 𝗠𝗼𝘀𝗵𝗶𝗿 𝗣𝗼𝘂𝗿 #2aprile #Bologna #Geopolis

𝗠𝗲𝗿𝗰𝗼𝗹𝗲𝗱𝗶̀ 𝟮 𝗮𝗽𝗿𝗶𝗹𝗲 ore 𝟭𝟴
Libreria Coop Zanichelli
Piazza Galvani 1/h
Bologna

Geopolis è un’associazione culturale dedita alla promozione della geopolitica a Bologna e in Emilia-Romagna.

𝗚𝗘𝗢𝗧𝗔𝗟𝗞: la nuova rassegna di incontri in collaborazione con Librerie.coop per conoscere le dinamiche di potere nel mondo che ci circonda e dare senso agli eventi che popolano la nostra quotidianità

Presentazione dei libri:

“𝗣𝗜𝗘𝗧𝗥𝗢𝗕𝗨𝗥𝗚𝗢. 𝗗𝗮𝗴𝗹𝗶 𝗮𝘀𝘀𝗮𝘀𝘀𝗶𝗻𝗶 𝗱𝗲𝗴𝗹𝗶 𝗭𝗮𝗿 𝗮𝗹 𝗰𝘂𝗼𝗰𝗼 𝗱𝗶 𝗣𝘂𝘁𝗶𝗻 “, di 𝗔𝗻𝗻𝗮 𝗭𝗮𝗳𝗲𝘀𝗼𝘃𝗮

“𝗧𝗘𝗛𝗘𝗥𝗔𝗡. 𝗜𝗹 𝗳𝗮𝘀𝗰𝗶𝗻𝗼 𝗺𝗶𝗹𝗹𝗲𝗻𝗮𝗿𝗶𝗼 𝗲 𝗹’𝗶𝗻𝗾𝘂𝗶𝗲𝘁𝘂𝗱𝗶𝗻𝗲 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼𝗿𝗮𝗻𝗲𝗮”, di 𝗣𝗲𝗴𝗮𝗵 𝗠𝗼𝘀𝗵𝗶𝗿 𝗣𝗼𝘂𝗿

(Paesi Edizioni. Collana Città Geopolitiche)

Introduce 𝗠𝗮𝗿𝗴𝗵𝗲𝗿𝗶𝘁𝗮 𝗠𝗼𝗻𝘁𝗮𝗻𝗮𝗿𝗶, giornalista

Dialoga con le autrici 𝗚𝗶𝗮𝗻𝗳𝗿𝗮𝗻𝗰𝗼 𝗣𝗮𝘀𝗾𝘂𝗶𝗻𝗼, docente di Scienza Politica Unibo

Modera 𝗟𝘂𝗰𝗶𝗼 𝗧𝗶𝗿𝗶𝗻𝗻𝗮𝗻𝘇𝗶, editore

Le autrici:

𝗔𝗻𝗻𝗮 𝗭𝗮𝗳𝗲𝘀𝗼𝘃𝗮. Dopo esperienze con diversi giornali sovietici e italiani, dal 1992 scrive per La Stampa ed è analista politica per Il Foglio e Linkiesta. Fino al 2004 è stata corrispondente del quotidiano torinese a Mosca, dal 2005 vive e lavora in Italia. A lei si devono importanti libri tradotti dal russo, come I cinocefali e ha firmato la postfazione de Nel primo cerchio di Aleksandr Solzenicyn (Voland, 2018).

𝗣𝗲𝗴𝗮𝗵 𝗠𝗼𝘀𝗵𝗶𝗿 𝗣𝗼𝘂𝗿. È nata in Iran nel 1990 e si è trasferita in Italia con la famiglia quando aveva nove anni. È cresciuta tra le storie del Libro dei Re e i versi della Divina Commedia . Oggi è consulente e attivista per i diritti umani e digitali. Racconta l’Iran su la Repubblica e si distingue come una delle voci più importanti nella battaglia per l’emancipazione delle donne iraniane e non solo. La notte sopra Teheran è il suo romanzo d’esordio (Garzanti, 2024).

In collaborazione con 𝗟𝗶𝗯𝗿𝗲𝗿𝗶𝗲 𝗖𝗼𝗼𝗽 e Paesi Edizioni

Fare l’opposizione: democrazia, regole, non ammiccamenti @DomaniGiornale

Il dovere politico dell’opposizione è di sostituire il governo. Per raggiungere quell’obiettivo l’opposizione deve cercare di impedire al governo di attuare il suo programma, almeno obbligandolo a cambiarlo in più punti, di formulare proposte alternative, persino di sottolineare credibilmente la pericolosità politica, istituzionale e per il quadro democratico di quello che il governo propone e dispone. Non è certamente blandendo il governo, il suo capo e i suoi rappresentanti che una o più parti dell’opposizione danno un contributo efficace al suo superamento, alla sua moderazione, al suo stare nei limiti dell’azione democratica costituzionale. Non è questione di galateo. Non ci sono pranzi di gala nei confronti fra governi e opposizioni, meno che mai quando le linee di contrapposizione riguardano il modo di rapportarsi fra gli stati e le modalità di funzionamento della democrazia, la sua qualità, talvolta la sua stessa strutturazione.

L’invito esteso dal leader di Azione Carlo Calenda alla leader di Fratelli d’Italia e Presidente del Consiglio Giorgia Meloni si colloca certamente nell’ambito che va dalla volontà di dimostrarsi oppositore più democratico degli altri all’obiettivo di ridefinire i rapporti politici e elettorali nello schieramento di coloro che non stanno al governo. Su queste pagine Franco Monaco ha già opportunamente e acutamente strapazzato tutte le inadeguatezze e le contraddizioni delle mosse (di “strategia” non è proprio il caso di parlare) di Calenda, attribuendogli “un endemico difetto di vocazione politica”. Sosterrei, piuttosto, che c’è in Calenda (e in alcuni commentatori “al di sopra delle parti”, che non vuol dire “imparziali e neppure obiettivi) un eccesso di pragmatismo impolitico che fa perdere di vista quanto di molto grave è all’opera in alcune democrazie contemporanee, da ultimo le reazioni a sostegno di Marine Le Pen condannata per il grave reato di sottrazione e utilizzo di fondi europei per suoi fini nazionali.

Non si costruisce e non si mantiene nessun quadro democratico-costituzionale criticando sistematicamente una delle strutture portanti di quel quadro: la magistratura. Sta proprio nei poteri della magistratura quello di valutare se i comportamenti dei cittadini, in special modo, dei rappresentanti e dei governanti sono conformi alle leggi e alla Costituzione o le violano. Il denaro impropriamente ottenuto, magari da intrusioni esterne come per il candidato presidenziale rumeno sponsorizzato dalla Russia e, quindi dichiarato impresentabile dalla Corte Costituzionale, e utilizzato condiziona gli esiti elettorali colpendo la fonte prima della legittimità di Parlamenti e governi.

Prendo due esempi deliberatamente distantissimi fra loro. In Turchia Erdogan tenta di escludere dalle prossime elezioni il candidato più temibile, sindaco di Istanbul, leader dell’opposizione. Negli USA i repubblicani stanno modificando la normativa elettorale per rendere molto più difficile l’espressione del voto, mentre sullo sfondo si staglia minacciosa la possibilità adombrata da Trump di trovare il metodo per ottenere un terzo mandato presidenziale.

Dimostrarsi disponibile a discutere con chi ha violato, viola, accetta, più o meno esplicitamente, che si violino alcuni principi e norme che stanno a fondamento delle democrazie liberal-costituzionali contemporanee come si sono venute evolvendo, è molto più che un semplice errore nella furbesca ricerca di visibilità. Democrazie illiberali non è un ossimoro. È un progetto perseguito dal primo ministro ungherese Viktor Orbán, molto apprezzato dall’invitata di Calenda, che manipola l’opinione pubblica, coarta l’opposizione, controlla la magistratura.

Quando è davvero necessario, bisogna discutere anche con coloro la cui affidabilità democratica è quantomeno dubbia e con i “simpatici” sovranisti. Nelle sedi istituzionali appropriate, non in salotti “galantemente” e generosamente attrezzati per offrire loro audience e visibilità aggiuntive per dimostrarsi con compiacimento più avanzati, più liberali, più disponibili. Anche così si indeboliscono le già malmesse democrazie.

Pubblicato il 1° aprile 2025 su Domani

Los riesgos para la democracia como consecuencia de la expansión de los autoritarismos de izquierda y de derecha en América Latina #Conferencia Universidad Sergio Arboleda- Jueves, 3 de abril a las horas 11::00 am

📅 Jueves, 3 de abril
📍 Universidad Sergio Arboleda – Auditorio, piso 10
⏰ 11:00 a.m.

INVITO Geotalk #presentazione #𝗣𝗜𝗘𝗧𝗥𝗢𝗕𝗨𝗥𝗚𝗢 di 𝗔𝗻𝗻𝗮 𝗭𝗮𝗳𝗲𝘀𝗼𝘃𝗮 e #𝗧𝗘𝗛𝗘𝗥𝗔𝗡 di 𝗣𝗲𝗴𝗮𝗵 𝗠𝗼𝘀𝗵𝗶𝗿 𝗣𝗼𝘂𝗿 #2aprile #Bologna #Geopolis

𝗠𝗲𝗿𝗰𝗼𝗹𝗲𝗱𝗶̀ 𝟮 𝗮𝗽𝗿𝗶𝗹𝗲 ore 𝟭𝟴
Libreria Coop Zanichelli
Piazza Galvani 1/h
Bologna

Geopolis è un’associazione culturale dedita alla promozione della geopolitica a Bologna e in Emilia-Romagna.

𝗚𝗘𝗢𝗧𝗔𝗟𝗞: la nuova rassegna di incontri in collaborazione con Librerie.coop per conoscere le dinamiche di potere nel mondo che ci circonda e dare senso agli eventi che popolano la nostra quotidianità

Presentazione dei libri:

“𝗣𝗜𝗘𝗧𝗥𝗢𝗕𝗨𝗥𝗚𝗢. 𝗗𝗮𝗴𝗹𝗶 𝗮𝘀𝘀𝗮𝘀𝘀𝗶𝗻𝗶 𝗱𝗲𝗴𝗹𝗶 𝗭𝗮𝗿 𝗮𝗹 𝗰𝘂𝗼𝗰𝗼 𝗱𝗶 𝗣𝘂𝘁𝗶𝗻 “, di 𝗔𝗻𝗻𝗮 𝗭𝗮𝗳𝗲𝘀𝗼𝘃𝗮

“𝗧𝗘𝗛𝗘𝗥𝗔𝗡. 𝗜𝗹 𝗳𝗮𝘀𝗰𝗶𝗻𝗼 𝗺𝗶𝗹𝗹𝗲𝗻𝗮𝗿𝗶𝗼 𝗲 𝗹’𝗶𝗻𝗾𝘂𝗶𝗲𝘁𝘂𝗱𝗶𝗻𝗲 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼𝗿𝗮𝗻𝗲𝗮”, di 𝗣𝗲𝗴𝗮𝗵 𝗠𝗼𝘀𝗵𝗶𝗿 𝗣𝗼𝘂𝗿

(Paesi Edizioni. Collana Città Geopolitiche)

Introduce 𝗠𝗮𝗿𝗴𝗵𝗲𝗿𝗶𝘁𝗮 𝗠𝗼𝗻𝘁𝗮𝗻𝗮𝗿𝗶, giornalista

Dialoga con le autrici 𝗚𝗶𝗮𝗻𝗳𝗿𝗮𝗻𝗰𝗼 𝗣𝗮𝘀𝗾𝘂𝗶𝗻𝗼, docente di Scienza Politica Unibo

Modera 𝗟𝘂𝗰𝗶𝗼 𝗧𝗶𝗿𝗶𝗻𝗻𝗮𝗻𝘇𝗶, editore

Le autrici:

𝗔𝗻𝗻𝗮 𝗭𝗮𝗳𝗲𝘀𝗼𝘃𝗮. Dopo esperienze con diversi giornali sovietici e italiani, dal 1992 scrive per La Stampa ed è analista politica per Il Foglio e Linkiesta. Fino al 2004 è stata corrispondente del quotidiano torinese a Mosca, dal 2005 vive e lavora in Italia. A lei si devono importanti libri tradotti dal russo, come I cinocefali e ha firmato la postfazione de Nel primo cerchio di Aleksandr Solzenicyn (Voland, 2018).

𝗣𝗲𝗴𝗮𝗵 𝗠𝗼𝘀𝗵𝗶𝗿 𝗣𝗼𝘂𝗿. È nata in Iran nel 1990 e si è trasferita in Italia con la famiglia quando aveva nove anni. È cresciuta tra le storie del Libro dei Re e i versi della Divina Commedia . Oggi è consulente e attivista per i diritti umani e digitali. Racconta l’Iran su la Repubblica e si distingue come una delle voci più importanti nella battaglia per l’emancipazione delle donne iraniane e non solo. La notte sopra Teheran è il suo romanzo d’esordio (Garzanti, 2024).

In collaborazione con 𝗟𝗶𝗯𝗿𝗲𝗿𝗶𝗲 𝗖𝗼𝗼𝗽 e Paesi Edizioni

Il caso Santanchè e il trionfo delle mele marce @DomaniGiornale

La moglie di Cesare è al disopra di ogni sospetto fino al terzo grado di giudizio. Gli avversari politici la criticano per il suo tacco 12, le borse griffate e i vestiti d’alta moda. Il più irritato è il marito che, dovendo difendere la reputazione di lei, è costretto a assumere una legione di avvocati capaci (e costosi), e sente di perdere molto del prezioso tempo che si è impegnato a dedicare al governo della Repubblica romana. Gli hanno detto che altrove, soprattutto fra gli Anglosassoni e i Teutoni, anche comportamenti di minore importanza e di poco impatto pubblico, come prendere appuntamenti con una escort e copiare una tesi di dottorato, sono stati considerati cause sufficienti a chiedere e ottenere le dimissioni degli interessati. Sembra che questo tipo di sensibilità non sia affatto prevista, meno che mai diffusa negli ospitali ranghi dell’italico governo Meloni.

Non mi pare né opportuno né decisivo che i sostenitori dell’attuale governo in Parlamento e fra i mass media puntualizzino che fatti di corruzione hanno fatto la loro comparsa anche in diversi precedenti governi della Repubblica. Non può certamente essere fatto valere il principio della accettabilità della violazione delle leggi e, userò il termine tanto esigente quanto inusitato, dell’etica pubblica, se diffuso, più o meno equamente, fra tutti o quasi i protagonisti della politica italiana. Al contrario, è imperativo che proprio coloro che stanno più in alto, che hanno più potere, che sono più visibili esibiscano comportamenti pubblici e, in una certa misura, anche privati, irreprensibili. Nel loro caso “rappresentare la nazione” significa farsi portatori, in maniera più o meno capace e selettiva, delle preferenze, delle necessità, degli interessi dell’elettorato. Non significa mai mostrare gli stessi difetti e vizi, di indifferenza, di familismo, di gestione allegra, non rispettosa delle leggi, e, sì, anche corrotta nel perseguimento di obiettivi personali a spese e a scapito dello Stato, e collettivi, a spese dei cittadini. Così facendo comunicano indirettamente, ma non meno esplicitamente, che, sì, “ci sta”.

Il conflitto fra le attività private e la carica, di rappresentanza e soprattutto di governo, pubblica, deve essere evitato sul nascere, non con sotterfugi, ma limpidamente. Il problema del malaffare, rimango sul vago ampiamente comprensivo per riferirmi a una pluralità di fattispecie, non può essere risolto con il condono reciproco e omertoso fra i partiti di qualsiasi coalizione di governo. Nessuno dei ministri e dei sottosegretari, a prescindere dalle tessere che controllano e dei voti che portano deve mai essere considerato insostituibile. Né deve esistere una graduatoria di sacrificabilità di cui, pur meritatamente, hanno già fatto, le spese un ministro, Sangiuliano, e un sottosegretario, Sgarbi.

Compiere atti illeciti, di corruzione varia e variegata, favorisce i perpetratori ai danni di coloro che si comportano con correttezza. Più o meno rapidamente le mele marce prendono il sopravvento sulle mele sane. Il danneggiamento della democrazia e del buongoverno è compiuto con la conseguenza che chi ha guadagnato potere con comportamenti illeciti sarà certamente più tollerante, entro limiti che non comportino una sfida nei suoi confronti, di chi li sta praticando.

Nella globalizzazione, con ampia disponibilità e reperibilità di dati, l’esistenza e la consistenza della corruzione e la rara, altalenante, quasi casuale punizione dei responsabili è un non facilmente calcolabile, ma reale, costo di sistema. Quel costo, in termini di prestigio e di affidabilità della nazione e dei suoi cittadini, lo pagano anche coloro che non ne sono coinvolti, ma non protestano e non isolano i malfattori/le malfattrici.

Pubblicato il 26 marzo 2025 su Domani

Quelli che l’Europa di Ventotene #ParadoXaforum

“L’Europa di Ventotene”, ha affermato la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, “non è la mia Europa”. Non avrebbe certamente potuto esserlo poiché lei non si sarebbe mai trovata fra i confinati a Ventotene, ma certamente a Roma fra i confinatori fascisti. Perché gli alleati del regime fascista che metteva in galera e confinava i suoi oppositori erano proprio i nemici dell’Europa di Ventotene. A nome del Führer sovranista, Adolf Hitler: Deutschland über alles (traduzione MAGA, Make Alemania Great Again), il suo ministro degli Esteri von Ribbentrop firmava un patto di non belligeranza e di spartizione della Polonia con il ministro degli Esteri sovietico, Molotov che agiva in nome del suo capo sovranista (“socialismo in un solo paese”) Josif Stalin. Allontanatosi del PCI e critico severissimo di quel Patto, Spinelli veniva evitato dai comunisti persino nelle passeggiate quotidiane nella piccola isola.

No, Meloni non avrebbe mai potuto condividere un Manifesto scritto da esponenti delle culture politiche impegnate con il pensiero e le azioni in una verticale opposizione al fascismo e al suo nazionalismo aggressivo: Ernesto Rossi, radicale della componente di Giustizia e Libertà. Eugenio Colorni socialista nel solco tracciato da Giacomo Matteotti. Altiero Spinelli, es-comunista, poi azionista, infine, battitore libero, enfasi su entrambe le parole, di sinistra. Sono tre culture minoritarie nell’Europa di oggi e ancor più nell’Italia di Meloni che, comunque, non è culturalmente in grado di contrapporre nessun Manifesto alternativo. Certo, Spinelli, Rossi e Colorni desideravano che la proprietà privata fosse anche politicamente controllata e posta al servizio di obiettivi pubblici. Certo, Spinelli, Rossi e Colorni erano convinti che la spinta alla mobilitazione dell’opinione pubblica a favore dell’Europa dovesse venire dall’alto, da chi si impegnava per l’unificazione politica federale: gli Stati Uniti d’Europa. Era e rimane un problema di leadership la cui mancanza è fortemente sentita nell’Europa di oggi.

Quell’Europa di Spinelli, Rossi e Colorni avrebbe dovuto portare pace e prosperità, lo ha fatto, ma anche sapere difendersi. Dissentendo ancora una volta dal Partito Comunista Italiano, che pure lo aveva fatto eleggere come indipendente al Parlamento europeo nel 1979, Spinelli sostenne la necessità dell’installazione dei missili americani Pershing come difesa nei confronti dei missili posizionati dai sovietici. Con lui stava il Cancelliere tedesco socialdemocratico Helmut Schmidt, e oggi starebbe il gruppo parlamentare europeo Alleanza Progressista dei Socialisti e Democratici che ha approvato il progetto di difesa militare comune presentato dalla Presidente von der Leyen.

Non stupisce che Giorgia Meloni abbia una visione dell’Europa diversa da quella di Spinelli, Rossi, Colorni. Anche mascherato il non solo suo sovranismo è l’opposto dell’europeismo. Stupisce, invece, che metà degli europarlamentari del Partito Democratico si siano espressi con l’astensione su un voto importante. Lo Spinelli del Manifesto di Ventotene, che ho conosciuto, ho letto, ho seguito nella sua indefessa battaglia politica, e i suoi co-autori, avrebbero risposto con un chiaro e argomentato voto a favore. Poi avrebbero contribuito a migliorare quel progetto, da dentro, non soltanto con la retorica.

Pubblicato il 24 marzo 2025 su ParadoXaforum