Nessun ritorno, nessuna normalità. La politica di ieri, oggi e domani #26maggio Istituto Italiano per gli Studi Storici di #Napoli #PalazzoFilomarino conferenze “La regola e l’eccezione”

ISTITUTO ITALIANO PER GLI STUDI STORICI
ANNO ACCADEMICO 2021 – 2022
Ciclo di conferenze “La regola e l’eccezione”

Palazzo Filomarino,
via Benedetto Croce 12
Napoli

giovedì 26 maggio ore 16.30
Gianfranco Pasquino

Nessun ritorno, nessuna normalità. La politica di ieri, oggi e domani

Presiede Fulvio Tessitore

La conferenza del ciclo sarà trasmessa in diretta streaming sul canale YouTube dell’Istituto.

Interesse nazionale: nella Nato, nella UE, mai con i nemici della democrazia @formichenews

Solo i sovranisti disinvolti e superficiali possono credere, illudendosi, che, andando da soli, meglio e più proteggerebbero l’interesse nazionale, della patria. Il commento di Gianfranco Pasquino, professore emerito di Scienza politica

Un grande (sic) paese ha, comunque, in maniera lungimirante una sola politica estera condivisa fra governo e opposizione e, naturalmente, soprattutto all’interno del governo. Le più o meno acrobatiche prese di distanza diversamente effettuate da Conte e da Salvini sono deplorevoli. Altrettanto deplorevoli sono le dichiarazioni intrinsecamente pro Putin di Silvio Berlusconi: dal sen sfuggite poi capovolte e, poiché personalmente sono un commentatore sobrio e austero, non mi chiederò cos’altro sta nel sen di Berlusconi. La politica estera di un paese, più o meno grande, deve, come scrisse e argomentò il tedesco Hans Morgenthau (1904-1980, esule negli USA, uno dei maggiori studiosi di sempre di Relazioni internazionali, costantemente ispirarsi all’interesse nazionale. Naturalmente, quell’interesse deve essere definito chiaramente, condiviso politicamente e interpretato ogni volta che entra in contatto con la realtà effettuale (l’aggettivo è di Machiavelli, maestro del realismo in politica).

   Quell’interesse può essere proposto, protetto e promosso attraverso alleanze, come la Nato, e organizzazioni, come l’Unione Europea. Solo i sovranisti disinvolti e superficiali possono credere, illudendosi, che, andando da soli, meglio e più proteggerebbero l’interesse nazionale, della patria. Comprensibilmente, ogniqualvolta scatta la necessità di proteggere l’interesse nazionale all’interno di organizzazioni sovranazionali è possibile che ciascuna delle nazioni che ne fanno parte esprima preferenze relativamente diverse, mai divergenti. Organizzazioni democratiche al loro interno hanno le capacità e sanno come ricomporre una pluralità di interessi a cominciare da quello, nettamente prioritario e sovrastante, della difesa, della sopravvivenza.

   Che questo interesse sia essenziale nell’attuale fase di aggressione russa all’Ucraina è stato prontamente compreso da Finlandia e Svezia che lo hanno tradotto nella richiesta di adesione alla Nato. Pur esercitandosi in qualche, piccolo e sgraziato, ma, presumibilmente, solo estemporaneo, giretto di valzer, anche i Cinque Stelle e la Lega, capiscono che la Nato è l’organizzazione che garantisce la miglior protezione dell’interesse nazionale. Le loro accennate differenze di opinione con il governo “Draghi-Di Maio” sono, però, fastidiose punture di spillo non giustificabili neppure con riferimento a incomprimibili (per Salvini permanenti) pulsioni elettoralistiche.

   In definitiva, credo che tutti coloro che auspicano la fine dell’aggressione russa all’Ucraina e l’autodeterminazione dei popoli, stiano acquisendo due consapevolezze. La prima è che qualsiasi cedimento a Putin non lo incoraggerà ad accettare le trattative. La seconda, ancora più importante, a mio papere decisiva, è che è nell’interesse nazionale dei paesi democratici promuovere, non sulla punta delle baionette e sulle rampe di lancio dei missili (in che modo lo scriverò un’altra volta), la democrazia. Da Immanuel Kant sappiamo che sono le federazioni fra le repubbliche (per Kant il termine che identifica i sistemi politici che operano a favore della res publica, il benessere collettivo) a porre fine ai conflitti, non i regimi autoritari e i loro leader con i quali i democratici possono, perseguendo l’interesse nazionale, trattare, ma per i quali non possono mai sentire “amicizia”.

Pubblicato il 22 maggio 2022 su Formiche.net

Governare il conflitto #TavolaRotonda #25maggio @UniSalerno Campus di Fisciano #InChiaro Linguaggi e opinioni

ORE 15.00-16.30
Teatro di Ateneo, edificio A2, Campus di Fisciano

TAVOLA ROTONDA GOVERNARE IL CONFLITTO

Angelo Mellone
dialoga con
Gianfranco Pasquino

partecipano:
Gennaro Iorio
Virgilio D’Antonio
Francesco Amoretti

Lo zar piace a una destra che non capisce la democrazia @DomaniGiornale

La triste delusione nei confronti di Putin dei due principali esponenti del centro-destra italiano è facilmente spiegabile. Pur continuando a controllare e punire la stampa e le giornaliste, avendo chiaramente ottenuto la sottomissione della magistratura che ha regolarmente fatto il suo “dovere” (sic), di recente condannando Alexei Navalny, l’aggressione del leader russo all’Ucraina non è riuscito a fornire la prova cruciale che il suo è un governo/regime di successo. Adesso Salvini spera di evitare ulteriori delusioni chiedendo la fine dell’invio di armi agli ucraini che si difendono. Invece, Berlusconi non riesce a nascondere la sua amarezza. L’amico Putin gli era apparso “un uomo di grande buonsenso, di democrazia, di pace. Forse, ma questa è una mia aggiunta personale che, però, spero condivisa, Putin non ha mai neppure voluto, come Berlusconi, lanciare una grande rivoluzione liberale. Che errore!

   L’incantamento per Putin dei due alleati del centro-destra italiano si accompagna alle critiche agli USA, alla Nato, all’Unione Europea, che provengono da alcuni, minori, ma non troppo, settori della sinistra. Queste critiche sono facilmente spiegabili: un irreprimibile anti-americanismo che sta nelle loro viscere profonde e al quale non riescono ad opporre nessun ragionamento e, magari, lo dirò da professore, nessuna lettura di storia, di relazioni internazionali, di scienza politica. Senza esagerare con la retorica, quello che manca ai Berlusconi e ai Salvini, ma anche ad alcuni esponenti di sinistra e delle Cinque Stelle, è una concezione decente della democrazia. Qui sta la radice dell’illusione berlusconiana (e salviniana) con Putin.

   Nessun “sincero” democratico avrebbe mai espresso apprezzamento e addirittura amicizia per un capo di Stato e di governo autoritario, repressivo, persecutore del dissenso, silenziatore dell’opposizione. Su questo terreno, più precisamente, il funzionamento di un sistema politico e lo spazio della società civile, Berlusconi (con Salvini) dovrebbero interrogarsi. Non basterà loro chiamare come testimoni a discarico quei filosofi e storici di sinistra per i quali le democrazie hanno fallito. Alcuni di costoro riescono addirittura a esercitarsi con concetti screditati da molti decenni, come democrazia autoritaria, e fatti rivivere da dirigenti politici di dubbia democraticità nell’esercizio del potere con modalità e strumenti di natura illiberale.

   Magari un giorno ascolteremo gli amici del capo del Cremlino sostenere che Putin ha fatto anche qualcosa di buono. Vorrà soltanto dire che troppi non avranno ancora capito quale grande conquista è la democrazia anche con le sue inevitabili, ma superabili, inadeguatezze. In nessun modo significherà che è accettabile essere amici e estimatori di coloro che la democrazia la ignorano e mirano a calpestarla.

Pubblicato il 18 maggio 2022 su Domani

Tra Scienza e Politica. Una Autobiografia @UtetLibri al Salone Internazionale del Libro #Torino #19maggio @SalonedelLibro #SalTo22 #CuoriSelvaggi

SALONE INTERNAZINALE DEL LIBRO DI TORINO

19 maggio, Ore 18:15-19:15
Sala Ambra, PAD 1

Gianfranco Pasquino
Tra scienza e politica. Un’autobiografia (UTET 2022)

Dialoga con Cesare Martinetti

VIDEO Per una robusta e vibrante democrazia: ruolo e prospettive dei partiti europei – Lecture Altiero Spinelli 2022 @CSFederalismo

Lecture Altiero Spinelli 2022

Gianfranco Pasquino

Per una robusta e vibrante democrazia: ruolo e prospettive dei partiti europei

Il Centro Studi sul Federalismo organizza, dal 2005, una Lecture intitolata ad Altiero Spinelli, uno dei Padri fondatori dell’Europa unita, autore con Ernesto Rossi del Manifesto di Ventotene.

La Lecture 2022 è organizzata insieme con la Fondazione Collegio Carlo Alberto.

INVITO Tra scienza e politica. Una autobiografia @UtetLibri #16maggio ore 18 Recensioni & Presentazioni @Stroncature1

Il 16 maggio 2022 alle ore 18 Stroncature ospita la presentazione del libro di

Gianfranco Pasquino

Tra scienza e politica. Una autobiografia (Utet, 2022)

Con l’autore dialogano Marco Valbruzzi e Sofia Ventura.

Per partecipare è necessario registrarsi.

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Europeismo, atlantismo e le dure elezioni per i due leader @formichenews

La strada per la pace con giustizia sociale in Europa passa sicuramente per, se non la sconfitta di Putin, il ritiro delle sue truppe. La strada per la riduzione dei pericoli di altre guerre nell’Europa (sic) orientale richiede proprio un regime change, cioè che Putin venga “convinto” a lasciare il potere. Anche di questo si deve parlare senza ipocrisia e senza buonismi. Il corsivo di Gianfranco Pasquino, accademico dei Lincei

Preferisco sentirlo dire da Draghi che cosa ha fatto a Washington, che cosa si sono detti con il Presidente Biden, che cosa pensano di potere realizzare operando più strettamente. Evitata la bizzarria di comunicazioni prima del viaggio, come chiedevano i soliti noti, Draghi riferirà in Parlamento sul fatto e sul non fatto. Credo che il punto di partenza debba essere strutturale. Nelle parole di Stefano Feltri, Direttore di “Domani”, Draghi è “il più europeista degli atlantisti e il più atlantista degli europeisti”. Non mi esercito sui meno europeisti degli atlantisti italiani (quasi sicuramente Giorgia Meloni) e sui meno atlantisti degli europeisti (non pochi loquaci esponenti dei gruppuscoli di sinistra), ma mi chiedo e mi auguro che qualcuno lo chieda a Draghi nel dibattito parlamentare, dove si colloca il punto di equilibrio di politiche che è indispensabile siano coerentemente atlantiste e di politiche che siano effettivamente europeiste.

   Un atlantismo più forte richiede che gli USA riconoscano i problemi che l’Unione Europea deve affrontare e risolvere, mentre un europeismo più efficace si fonda sulla capacità di fare avanzare l’Europa e i suoi confini nei ritmi e nei modi che gli europei stessi scandiscono e scelgono. Hanno parlato anche di questo Biden e Draghi? Non voglio esercitarmi nell’interrogativo, pure importante, se la priorità di giungere a porre termine all’aggressione russa all’Ucraina ha finito per impedire qualsiasi riflessione di più lungo periodo, l’inizio di una visione, di una preparazione del futuro possibile. La strada per la pace con giustizia sociale in Europa passa sicuramente per, se non la sconfitta di Putin, il ritiro delle sue truppe. La strada per la riduzione dei pericoli di altre guerre nell’Europa (sic) orientale richiede proprio un regime change, cioè che Putin venga “convinto” a lasciare il potere. Anche di questo si deve parlare senza ipocrisia e senza buonismi.

   Chiaro che con la sua autorevolezza Draghi ha comunicato al Presidente Biden che il più preoccupante e il più incombente dei problemi di gran parte dell’Europa e soprattutto dell’Italia riguarda l’accesso a fonti di energia alternative a quelle russe. Bisogna costruire una differente politica energetica, che implica anche trovare le modalità migliori per effettuare una transizione energetica che dia un aiutino immediato e significativo al salvataggio di quel che resta del pianeta.

Per quanto, personalmente, la mia inclinazione consiste sempre nel cercare i fattori strutturali e nel farvi riferimento costante per la comprensione dei fenomeni politici, non posso non concludere con un timore e una considerazione preoccupata. Il timore è che, per quanto necessario e rispettoso delle prerogative istituzionali, il dibattito parlamentare con le varie anticipazioni nei talkshow rischi di essere un torneo oratorio con i soliti verbosi retori. La considerazione preoccupata riguarda il futuro di Biden e Draghi. Il Presidente USA sta andando incontro ad una sconfitta di proporzioni significative nelle elezioni di metà mandato che potrebbero renderlo un’anatra zoppa. D’altro canto, è già possibile con molti mesi d’anticipo affermare che il successore di Draghi alla Presidenza del Consiglio dopo le elezioni del marzo 2023 non avrà certamente la sua autorevolezza e le sue posizioni euro-atlantiste. Whatever will be will be (frase non di Draghi).

Pubblicato il 11 maggio 2022 su Formiche.net

L’allargamento è coerente con il sogno europeo @DomaniGiornale

L’Europa non è e non è mai stata (solo) una espressione geografica. Sarebbe sufficiente leggere il libro del grande storico Federico Chabod, Storia dell’idea di Europa (Laterza 1961) per rendersene pienamente conto.

L’Unione Europea non è né un sogno né un’utopia. Gli autori del Manifesto di Ventotene (1941), soprattutto Altiero Spinelli, ma anche Ernesto Rossi e Eugenio Colorni, non avrebbero esitazioni a respingere l’etichetta di sognatori, e la loro storia personale e politica testimonia impegno e concretezza.

Geograficamente, forse l’Europa non va dall’Atlantico agli Urali, come disse il Presidente francese François Mitterrand. Certamente, però, gli europei orientali, a cominciare dagli spesso molto criticati polacchi e ungheresi, lo dimostrano la loro storia e la loro cultura, i loro intellettuali e i loro dirigenti politici, anche quando è possibile e opportuno obiettare alle loro scelte, sono europei. Fanno parte a pieno titolo della storia e della politica, persino delle aspirazioni, degli (altri) europei. Debbo aggiungere “occidentali”? Ma, allora, dove sta la linea divisoria?

Il confine fra europei occidentali e europei orientali si colloca là dove cadde, prontamente denunciata da Winston Churchill, la cortina di ferro? Smantellata quella cortina, l’Unione degli europei occidentali avrebbe dovuto tenere a bada tutti coloro che nell’Europa orientale volevano, vollero produrre i requisiti socio-economici e anche politici necessari a soddisfare le condizioni per diventare Stati-membri dell’Unione? Oppure, come più volte, a mio parere in maniera convincente, ha sostenuto l’allora Presidente della Commissione Europea Romano Prodi, l’allargamento fu, al tempo stesso, il riconoscimento della “europeità” di quelle donne e di quegli uomini, dei loro rappresentanti e dei loro governanti, ma anche la mano tesa per favorirne la crescita e la stabilizzazione democratica?

Questa motivazione vale ancora e anche per gli Stati che dai Balcani si trovano in uno stadio avanzato di paesi candidati e per l’Ucraina che sta iniziando una procedura inevitabilmente lunga, ma con la prospettiva di un esito positivo. Spinelli non si pose mai il problema dei confini dell’Europa federale che bisognava costruire per superare gli Stati nazionali portatori inevitabili di spinte alla guerra e per conquistare pace (giusta) e prosperità. Qualsiasi obiezione nei confronti dei cittadini e dei sistemi politici “orientali” che si fondi sulla inadeguatezza insuperabile di alcuni di loro alla democrazia e ai suoi (nostri) valori, non soltanto non trova nessuna traccia nel pensiero di tutti coloro che hanno contribuito a dare vita, a ampliare, a migliorare l’Unione Europea, ma contiene elementi di intollerabile etnocentrismo, al limite del razzismo, che certamente cozzano con i valori degli Europei.

Pubblicato il 10 maggio 2022 su Domani

INVITO “Europeismo che c’è e che verrà” #Pesaro #14maggio @ApritiPesaro @UtetLibri

Sabato 14 maggio ore 16.30
Galleria degli specchi Hotel Alexander
Viale Trieste 20 – Pesaro

Apriti Pesaro
Futuro con vista

Europeismo che c’è e che verrà

In occasione dell’uscita dei suoi più recenti lavori

Libertà inutile. Profilo ideologico dell’Italia repubblicana, (UTET 2021)
Tra scienza e politica. Una autobiografia, (UTET 2022)

Apriti Pesaro incontra di nuovo il professor Gianfranco Pasquino per dar seguito al lavoro già svolto su “Populismi e sovranismi”