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Auguri, Repubblica non sovranista #2giugno #FestadellaRepubblica

Quest’anno la Festa della Repubblica è stata celebrata in un’Italia scopertasi sovranista. Alle elezioni del 26 maggio per il Parlamento europeo i partiti italiani dichiaratamente sovranisti (Lega, Fratelli d’Italia, Forza Nuova e Casa Pound) hanno superato di non poco il 40 per cento dei voti. Se aggiungiamo i sovranisti dentro le Cinque Stelle, alcuni sovranisti di sinistra, espliciti e camuffati, più Berlusconi che vorrebbe fare una coalizione in Europa con i sovranisti che lui, che vede nel profondo, chiama “illuminati”, è probabile che il sovranismo sia maggioritario in Italia. A fronte stanno gli europeisti non tutti molto convinti, non tutti capace di argomentare un discorso convincente su quello che l’Unione Europea può essere e non soltanto su quello che può dare di concreto al paese e ai suoi cittadini.

I nove decimi dei Costituenti, che avevano visto e sofferto la tragedia dei nazionalismi, i sovranisti di allora, da un lato, inorridirebbero ad ascoltare coloro che dicono “Prima gli italiani”, dall’altro, rimanderebbero tutti a leggere l’art. 11 della Costituzione. Lì si trova la vera risposta preventiva al sovranismo con l’indicazione che limitazioni alla sovranità nazionale sono non solo possibili, ma auspicabili per il perseguimento di obiettivi: “la pace e la giustizia fra le Nazioni” che vanno molto oltre quanto qualsiasi stato democratico potrebbe da solo ottenere. Avendo molti di loro subito la triste sorte dell’esilio in paesi stranieri a causa delle loro opinioni politiche, i Costituenti si premurarono di regolamentare “la condizione giuridica dello straniero” (art. 10) sottolineando, in special modo, che colui “al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo diritto dell’esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge”. Non resisto a sottolineare che i Costituenti fecero riferimento alla necessità di una legge apposita e non alla discrezionalità di qualsivoglia autorità di governo. Aggiungo che mi pare corretto interpretare estensivamente il diritto all’esercizio delle libertà democratiche con riferimento a tutti coloro ai quali i dittatori negano deliberatamente qualsiasi opportunità di lavoro e di vita, affamandoli.

Come sempre, il modo migliore di festeggiare la Repubblica consiste nell’interpretare gli articoli della sua Costituzione che Piero Calamandrei, uno dei più autorevoli Costituenti, giustamente definì “presbite”. Ecco, i sovranisti che guardano soltanto qui e ora, anzi, guardano addirittura all’indietro, stanno con le loro azioni disapplicando e violando la Costituzione italiana. Gli italiani non potranno più e non riusciranno mai a essere “primi”. La loro prosperità e persino quella pace che diamo per scontata, ma che è anche un risultato ottenuto grazie all’Unione Europea, non sono affatto assicurabili con un’Italia che si ripiega su se stessa.

Pubblicato AGL il 3 giugno 2019

Quel che fa differenza è una politica di accoglienza comune e condivisa

Non basta dire che anche noi italiani siamo stati migranti. Non basta distinguere fra rifugiati politici, protetti dall’art. 11 della Costituzione, e migranti per ragioni economiche. Morire come oppositori politici schiacciati da un regime autoritario oppure perché quel regime priva i suoi cittadini delle risorse indispensabili alla sopravvivenza fisica non può implicare quasi nessuna differenza di trattamento. Quel che fa differenza è una politica di accoglienza comune e condivisa in tutti gli Stati-membri dell’Unione Europea. Il resto è amarezza, tristezza, disfatta.