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Tassa ai ricchi? sì, ma solo se spiegata bene @DomaniGiornale

Nelle democrazie si vota. Lo abbiamo visto in Brasile, in Serbia, in Israele e negli USA. Mai del tutto privi di preferenze e di pregiudizi, gli elettori si formano l’opinione che li porterà al voto rapportandosi a quanto detto e fatto dai governanti e dagli oppositori. La campagna elettorale è già in stadio avanzato in Spagna, appena poco meno in Francia ed è da tempo cominciata anche in Italia. Naturalmente, quando possono, i governi, come quelli di Pedro Sanchez e di Giorgia Meloni, vantano e rivendicano quanto hanno fatto, chiedendo un nuovo mandato per continuare e concludere il lavoro. Non così, in Francia dove il Presidente Macron non è rieleggibile e i suoi governi deboli e instabili hanno poco da rivendicare. Un po’dappertutto le opposizioni debbono criticare il fatto, il non fatto e il mal(talvolta mis) fatto del governo, ma soprattutto hanno l’obbligo politico di stilare un programma necessariamente intessuto di promesse.
In qualche modo, tutti i programmi riflettono le posizioni e le collocazioni dei contraenti, ma i migliori fra loro sono quelli che, con coerenza e immaginazione, indicano un obiettivo importante e attraente: la nuova frontiera (JFK); changer la vie (i socialisti francesi negli anni settanta); la Terza via (i nuovi laburisti di Tony Blair). “Campo largo” non è un obiettivo, e se lo fosse sarebbe troppo vago e poco mobilitante. Agli oppositori già dentro il campo e a quelli interessati a farne parte è più che lecito chiedere quali impegni programmatici elaborano e prendono; quali priorità hanno identificato (i primi cento ruggenti giorni); quali soluzioni ritengono migliori, applicabili e perché efficaci.
Personalmente trovo curioso, che vuol dire che non condivido, che la stesura del programma venga affidata quasi in esclusiva ai già accampati. Meglio sarebbe organizzare una convenzione delle idee e dei progetti aperta a una pluralità di portatori. Che cosa fare della densa bozza programmatica lo decideranno i partecipanti alle primarie anche aggiungendovi loro proposte personali distintive. Andrei anche oltre non negando alla vincitrice delle primarie, pardon a chi ha vinto, la facoltà di porre l’accento su qualche tema specifico, a evidenziare soluzioni diversamente congegnate.
Condivido la valutazione espressa da coloro che ritengono che il problema italiano è la crescita economica. Un paese che non cresce non può produrre nuove opportunità di lavoro, quindi automaticamente svantaggia i giovani, in materia un po’ enfatica non prepara per loro, neppure per i migliori, un futuro decente. Senza crescita le diseguaglianze sociali e economiche si cristallizzano. Il cosiddetto ascensore sociale si blocca. Solo eccezionalmente qualcuno nato ai piani bassi riuscirà ad arrivare all’attico.
Il blocco dell’ascensore sociale non è un problema unicamente italiano, ma i dati indicano che in Italia è più grave che altrove. Nessun programma politico di rinnovamento e di progresso può tralasciare questa tematica che combina mancanza di crescita economica con permanenza di diseguaglianze sociali e economiche. Forse in nome della solidarietà tra classi e generazioni un’opposizione progressista dovrebbe porre il problema di come chiedere ai ”ricchi”un contributo specifico, sotto forma di una tassa patrimoniale. In nessun caso una simile tassa deve essere pensata con tre motivazioni troppo spesso circolanti, sempre controproducenti. Primo, non è una punizione che mira a fare piangere i ricchi. Secondo, non è una modalità intesa a livellare la società, a “abbassare” i ricchi. Terzo, non verrà utilizzata per ridurre il debito pubblico, ma per investimenti dichiarati chiaramente intesi a produrre crescita che verranno monitorati e valutati.
La proposta in questi termini di una tassa patrimoniale anche se non punitiva fa comunque correre il rischio alla coalizione che la avanzi di perdere voti, seggi, le elezioni? Moltissimo dipende da come verrà argomentata e difesa, e dalla credibilità di chi promette di attuarla, non in nome di uno sgradevole e deplorevole livellamento, ma di un ampliamento di opportunità e di giustizia sociale. Beni pubblici che i progressisti di tutte le latitudini hanno certamente a cuore.
Pubblicato il 4 ottobre 2026 su Domani