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INVITO Capire e cambiare la politica. La riflessione di Bobbio e Sartori e la politica italiana degli ultimi venticinque anni #Alessandria #6giugno

Associazione Cultura e Sviluppo
piazza Fabrizio De André, 76

giovedì 6 giugno 2019
ore 19.00- 22,30
(con pausa buffet alle 20,30)

conferenza

CAPIRE E CAMBIARE LA POLITICA
La riflessione di Bobbio e Sartori e la politica italiana degli ultimi venticinque anni

relatore

GIANFRANCO PASQUINO
Professore Emerito di Scienza politica nell’Università di Bologna

Introduce e modera
Giorgio Barberis
Professore di Storia del Pensiero Politico presso l’Università del Piemonte Orientale

BOBBIO E SARTORI CAPIRE E CAMBIARE LA POLITICA
Egea Università Bocconi Editore

 

Dal sito  dell’Associazione L’Associazione Cultura e Sviluppo di Alessandria

Un atteso e gradito ritorno nel prossimo appuntamento dei Giovedì culturali: il professor Gianfranco Pasquino, tra i politologi più autorevoli e apprezzati del nostro Paese, presenterà un suo importante volume, uscito a inizio anno, e dialogherà con il pubblico riflettendo sugli ultimi decenni della vita politica italiana, fino ad arrivare al nostro presente particolarmente inquieto.

Il libro, intitolato Bobbio e Sartori. Capire e cambiare la politica [EGEA Università Bocconi Editore, 2019] è dedicato ai due giganti della Scienza Politica, che hanno dato contributi scientifici inestimabili e sono stati per decenni “intellettuali pubblici” ascoltati e apprezzati in ambito nazionale e internazionale. Due “classici” che continuano a comunicare con tutti noi, cittadini d’Italia e d’Europa, con parole che non perdono certo di significato e di rilevanza. Molto possiamo e anzi dobbiamo ancora trarre dai loro insegnamenti.

La riflessione si concentrerà poi sull’attualità politica, dalla fine della cosiddetta Prima Repubblica (a venticinque anni dalla “discesa in campo” di Silvio Berlusconi) fino alle vicende degli ultimi mesi e alle prospettive future del Paese.

Vi invitiamo dunque giovedì 6 giugno alle 19 (con pausa buffet alle 20,30 e termine alle 22,30) alla conferenza dal titolo Capire e cambiare la politica. La riflessione di Bobbio e Sartori e la storia politica italiana degli ultimi venticinque anni. Relatore, come detto, sarà Gianfranco Pasquino, Professore Emerito di Scienza politica nell’Università di Bologna

Introdurrà la conferenza e modererà il dibattito Giorgio Barberis, professore di Storia del Pensiero Politico presso l’Università del Piemonte Orientale.

25 febbraio #Costituzione30Lezioni #GiovedìCulturali #Alessandria

cultura e sviluppo

ore 19–22.30, con pausa buffet alle 20.30

In occasione della presentazione del libro

La Costituzione in trenta lezioni
UTET 2016
L’Associazione Cultura e Sviluppo invita alla conferenza dal titolo
La Costituzione e l’Italia civile: a che punto siamo?

Interverranno Gianfranco Pasquino e Bruno Manghi

L’Associazione Cultura e Sviluppo si trova ad Alessandria, nel quartiere Orti, di fronte al Politecnico, in piazza Fabrizio De André, 76 – già viale Michel, 2

La Costituzione in trenta lezioni (UTET 2015)

La Costituzione in trenta lezioni (UTET 2015)

“Si rischia una deriva confusionaria”; Pasquino boccia le riforme del Governo

alessandrianews

di Alessandro Francini per alessandrianews.it

ALESSANDRIA – Il professor Gianfranco Pasquino è un vero e proprio fiume in piena. La sua critica alle contraddizioni legate alle (poche) riforme già attuate dal Governo Renzi e a quelle in programma è appassionata e viscerale.

Pasquino, professore Emerito di Scienza Politica e politologo di fama internazionale, è stato ospite ieri sera, giovedì 26 marzo, dell’associazione Cultura e Sviluppo in qualità di relatore del convegno organizzato per il ciclo dei “Giovedì Culturali”. Obiettivo dell’incontro un’analisi approfondita sull’effettiva utilità delle nuove riforme istituzionali e costituzionali stabilite e discusse negli ultimi mesi di governo, argomento trattato da Pasquino nel suo ultimo libro Cittadini senza scettro Le riforme sbagliate” (UBE 2015).

Una delle frasi spesso ripetute dal Presidente del Consiglio durante le prime settimane del suo insediamento è stata “questo sarà il Governo del fare”; non sempre però “fare” è sinonimo di “costruire”, perlomeno costruire qualcosa di realmente valido. Pasquino esprime chiaramente il suo giudizio sull’attuale azione di governo; “il Presidente del Consiglio e il Ministro per le Riforme Costituzionali e per i Rapporti con il Parlamento Maria Elena Boschi non hanno alcuna visione complessiva; hanno semplicemente deciso che le riforme devono essere fatte in fretta e che le loro sono le uniche riforme possibili” dichiara il politologo. Un atteggiamento che per buona parte delle opposizioni sta assumento contorni antidemocratici; il professore in questo caso getta acqua sul fuoco affermando che non pensa sussista il pericolo “di derive autoritarie. Penso però che agli elettori vengano dette molte stupidaggini. Il Paese è in balìa di una gran confusione e una grande incompetenza”.
Sul fronte riforme, a detta dei renziani, prima di Renzi il nulla. Su questo argomento il professor Pasquino ha molto da obiettare. “Non è vero che il trent’anni non è stata fatta alcuna riforma. Per esempio nel ’93 abbiamo avuto il Mattarellum, l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti e di quattro ministeri; è stata inoltre fatta una buona legge sull’elezione diretta del sindaco, dei presidenti delle province e dei consigli comunali e provinciali. Nel 2001 sono state attuate importanti riforme del Titolo V sul rapporto tra Stato e Regioni; nel ’95 il Porcellum. Renzi – continua Pasquino – in più di un anno non ha ancora fatto la nuova riforma elettorale”. Le riforme, quindi, negli ultimi venti anni non sono certo mancate, il problema è che erano quasi tutte sbagliate.

Tra le riforme annunciate dal Governo spicca quella del bicameralismo. Certamente 945 parlamentari sono troppi, ma il nuovo Senato disegnato da Matteo Renzi al professor Pasquino non piace per niente; “se il Senato dovrà rappresentare le autonomie locali mantenere in carica i cinque senatori a vita non servirà a nulla. Perché, inoltre, sono previsti solo 21 rappresentanti dei sindaci? Con quali criteri verranno scelti?”. Anche per ciò che riguarda i rappresentanti delle Regioni scelti dai vari Consigli Regionali il giudizio di Gianfranco Pasquino è assai critico; “non è forse vero che la classe politica regionale è da almeno dieci anni la più screditata del Paese? E dovremmo consentirle di nominare 74 senatori? Questa è sicuramente una riforma che non andava presa in considerazione, almeno non in questo modo” spiega il professore.

Mattarellum, Porcellume e ora, o meglio, prossimamente, Italicum. La nuova legge elettorale, che secondo quanto dichiarato da Renzi verrà presentata a brevissimo, manterrà i capilista bloccati e ciò potrebbe portare ad un Parlamento composto per più di un terzo da deputati selezionati dalle segreterie di partito. “L’Italicum varia di pochissimo rispetto al Porcellum. Inoltre i capilista non rappresenteranno il collegio – sostiene Pasquino – dovrebbe quindi essere introdotto il requisito di residenza nel collegio in cui si è candidati. I capilista bloccati non garantiscono affatto la rappresentanza del collegio”. Una legge elettorale che in sostanza porterebbe all’abolizione delle coalizioni per premiare liste e partiti; peccato che in quasi tutta Europa siano presenti governi di coalizione; “non è un caso – spiega il professore – ma è una scelta. In primo luogo perché una coalizione interpreta meglio l’elettorato di un Paese e poi perché rappresentanza e moderazione sono le caratteristiche fondanti dei governi di coalizione”. Con questo sistema il partito che vince le elezioni può andare alla Camera beneficiando della maggioranza assoluta, potendo fare il bello e il cattivo tempo nella sostanza indisturbato.

In conclusione il professor Pasquino dipinge un quadro a tinte fosche, affermando che “per governare serve esperienza maturata sul campo, non basta darla ad un neofita, che tra l’altro commette tanti errori. Non serve a nulla usare il criterio delle velocità, il solo criterio di cui l’Italia ha bisogno è quello dell’efficacia. Sono davvero preoccupato, perché riforme malfatte in un sistema già malfunzionante producono conseguenze potenzialmente disastrose”. Verrebbe da dire, e il professore chiude effettivamente così il suo intervento prima del dibattito con il pubblico in sala, che in Italia “più che di una deriva autoritaria si dovrebbe temere una deriva confusionaria”.

Pubblicata il 27 marzo 2015