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Perché l’Italia dei cacicchi vince ancora @DomaniGiornale

C’è chi vince le elezioni, non solo locali, un numero smisurato di volte, quasi tutte le volte che vuole cacicco è o lo diventa . Ha, suscita, “possiede” un consenso, che non è solo elettorale, ma politico che lo segue con affetto, interesse, entusiasmo. Chi pensa che la politica si fa esclusivamente con la testa non è in grado di capire il fenomeno e meno che mai di predisporre, qualora venga reputato necessario, gli antidoti. La politica essendo sempre un rapporto più o meno diretto più meno mediato fra persone non deve stupire che alcuni uomini in politica abbiano in tempi e in luoghi diversi puntato sulle loro capacità e qualità personali per conquistare, esercitare, mantenere, riguadagnare il potere politico di rappresentanza e di governo.
Il termine cacicco, per lo più usato in maniera critica e negativa, nasce nel secolo scorso in America latina. Serve a definire coloro che, in special modo a livello locale, combinano con successo potere istituzionale con potere personale, il secondo a lungo capace di controllare e riprodurre il primo. Il cacicco può fare a meno di qualsiasi affiliazione partitica. Talvolta, la struttura, mai troppo informale, che ha saputo costruire lui stesso nel corso del temo, è più diramata delle organizzazioni d partito esistenti, Ha anche il pregio di essere più flessibile, di saper incorporare nuovi apporti fra coloro che chiedono decisioni politiche consapevoli di dove contribuire qualcosa, e di lasciare cadere il vecchio reso obsoleto e superato da politiche che hanno avuto successo.
Il cacicco non s limita a evidenziare e sconfiggere le carenze dell’attività dei partiti. In molte zone, il cacicco ha cominciato la sua carriera con la critica severa di quanto l’amministrazione locale e la burocrazia nazionale di si sono dimostrati incapaci di fare. Tagliando qualche laccio e lacciolo, inserendo propri consulenti, facendo un uso disinvolto del denaro pubblico e di interessate regalie private, il cacicco dimostra spesso anche di essere più efficiente, addirittura di sapere combinare l’efficienza “Sregolata” con, quando più fa gioco, la compassionevolezza. Lui si occupa del benessere della comunità, lui è sindaco di tutti tranne coloro che fanno i guastafeste, elezioni non le vince lui, ma la comunità al cui servizi lui si mette volentieri con volto sorridente e fare pacato, ma inflessibile con chi intralcia e non contribuisca.
Un po’ dappertutto, anche dove esistono comunità ammaliate dai cacicchi molti dei quali, peraltro possono anche avere successi non irrilevanti, il giudizio sul loro operato è per lo più negativo basato talvolta su criteri moralistici. In molti logghi, America latina, USA, stati africani, Italia, i limiti temporali ai mandati elettivi sono stati introdotti come barriera per impedirei loro lunghi ininterrotti periodi nelle cariche. Passare da una carica all’altra pe sfuggire a quella tagliola non si è rivelata operazione particolarmente difficile per cacicchi in grado di sbandierare successi e trovare capri espiatori: partiti voraci, personalisti e permeabili, burocrazie sorde e tetragone, lobby insidiose e intrusive.
Se, come disse più di una volta un apprezzatissimo speaker della Camera di Rappresentanti USA, il democratico Tip O’Neill “all politics is local politics”, i cacicchi avranno sempre un habitat. Pur senza cedere alla tentazione di pensare che esistano cacicchi buoni e cacicchi cattivi, è possibile sostenere che senza di loro la politica sarebbe meno vivace e perderebbe folclore. Troppi politici si dimenticherebbero anche che debbono cercare di capire e di interpretare i desideri, le preferenze e le necessità di cittadini. I cacicchi ricordano a tutti che c’è qualcosa che loro sanno furbescamente sfruttare, che non funziona nella politica e negli apparati ammnistrativi. Per liberarsi dei cacicchi senza mettere allo sbando tutti i loro sostenitori non basta lo sdegno altezzoso. Bisogna migliorare il modo di fare politica e riformare l’amministrazione.
Pubblicato il 27 maggio 2026 su Domani