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Tag Archives: Cardinale Zuppi

Zuppi e Barbero. L’importanza del pluralismo @DomaniGiornale

Il pluralismo è l’elemento fondamentale, costitutivo delle democrazie. Cruciale è che il pluralismo si accompagni alla competizione fra persone, associazioni, idee, proposte, soluzioni che poi saranno i cittadini a valutare, a scegliere, a sanzionare approvando o bocciando, positivamente o negativamente. Pertanto, è importante che ciascuno e tutti siano in condizione di esprimere le loro opinioni e di farle circolare liberamente. La censura, salvo casi eccezionalissimi, è sempre una cosa brutta. La censura è uno degli elementi che caratterizzano i regimi autoritari e, in più alto grado, i regimi totalitari. A sua volta, “il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione” [quindi, Facebook, Instagram, blog], riconosciuto solennemente, promosso e protetto nell’art. 21 della Costituzione italiana, occupa un ruolo di rilievo nelle democrazie. La sua repressione e la sua violazione segnalano che qualcosa non funziona in quelle democrazie.

Negli Stati Uniti d’America, inevitabile punto di riferimento, non per caso, le libertà di religione, di parola, di stampa, di associazione sono collocate nel primo emendamento alla Costituzione. Oggi, anche grazie (sic) a Trump, non pochi autorevoli giuristi e politologi USA hanno posto il problema se la libertà di parola dei detentori di cariche politiche, quando è esercitata sotto forma di insulto, minaccia, ricatto e rappresaglia, non debba in qualche modo essere regolamentata

Naturalmente, anche nei regimi democratici, c’è chi, soprattutto i potenti, non gradiscono la libertà di parola degli altri. In Italia, uno dei bersagli preferiti, in particolare, dalle destre di ogni ordine e grado, sono gli intellettuali. Dunque, il professor Barbero non deve inquietarsi se Facebook lo censura suscitando gli applausi delle destre. Si trova in buona compagnia con molti intellettuali che nel passato vennero bollati come “culturame”. D’altronde, non riesco a ricordare esempi di fenomenali dibattiti di idee e proposte condotti dalle destre in Italia e altrove, tranne i neo-conservatori USA più di trent’anni fa che oggi probabilmente cadrebbero sotto la mannaia dell’infamante accusa di essere cultura woke (tradurrò malsana).

La voce della Chiesa, forse, meglio, del Vaticano si leva di frequente in difesa di principi e valori non soltanto religiosi, ma anche civili, umani, di recente, in particolare la pace. Non sono necessariamente i miei valori, ma proprio per questo, orgoglioso seguace di Voltaire, ritengo che sia importante difendere il diritto delle autorità religiose, ovviamente, non solo di quelle cattoliche, di esprimere, diffondere, argomentare e difendere le proprie opinioni culturali, sociali, politiche, persino elettorali, anche facendo capriole e contraddicendosi. In occasione di altri referendum, ad esempio quello abrogativo sulla procreazione assistita, lo hanno già fatto nel passato, invitando all’astensione per bocca del Cardinale Ruini (e contribuendo in maniera significativa al fallimento del referendum).  Dopodiché, non trattandosi di dogmi, credo che sia lecito discutere nel merito le argomentazioni delle autorità ecclesiastiche come di quelle di qualsiasi altra “autorità”. Se il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il cardinale di Bologna Matteo Zuppi, esprime la sua preoccupazione per gli effetti pericolosi sulla separazione dei poteri che deriverebbero dalla riforma della giustizia varata dalla maggioranza governativa, ne prendo atto. Eventualmente, ne discuto in maniera più o meno critica, mentre personalmente plaudo, anche con riferimento all’art. 48 della Costituzione che dichiara inequivocabilmente che l’esercizio del voto è “dovere civico”, all’invito ad andare alle urne.

Gli anatemi, meno che mai quelli ipocriti, non appartengono alla concezione democratica della politica. E se intellettuali, ecclesiastici, giornalisti, sindacalisti, uomini e donne di sport convergono sulla stessa posizione referendaria, non li bollo con la non elegante espressione “accozzaglia”. Ritengo che si tratti di apprezzabile pluralismo e tiro avanti.

Pubblicato il 28 gennaio 2016 su Domani

Perché la CEI boccia il premierato? È tempo di confronto (anche pubblico) @formichenews

Quando il Papa e i vescovi esprimono le loro posizioni, non in materia di fede, ma nel campo largo della politica, non è solo opportuno, ma anche produttivo confrontarsi apertamente con quelle posizioni? La non solo mia idea di pluralismo è che il confronto fra più affermazioni, fra più posizioni, più soluzioni è essenziale, costitutivo e decisivo in qualsiasi regime democratico. Il commento di Gianfranco Pasquino, accademico dei Lincei e professore emerito di Scienza politica

Molti nemici molto onore”. Fiera della sua tradizione così avrebbe già dovuto rispondere Giorgia Meloni alle dichiarazioni, “prudenza nel toccare gli equilibri costituzionali”, del Cardinale Zuppi, presidente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI) da quasi tutti interpretate come fortemente critiche del premierato. Oppure, forse, il “chisseneimporta” pronunciato in tv ospite di Monica Maggioni relativamente al possibile esito negativo del referendum costituzionale vale anche per le opinioni dei vescovi.

    Qui non mi interessa tanto parlare della luna, ovvero del premierato, ma del dito, quello dell’attivissimo, presenzialista Cardinale Zuppi. Reduce dalla sua missione di pace in Russia, dove, presumo (ahi le mie “degenerazioni” professionali) avrà fatto valere le sue letture e conoscenze scientifiche su guerra e pace, mettendo in guardia Putin dal scivolamento verso la Terza Guerra Mondiale (lasciamo l’Ucraina alla Russia come abbiamo lasciato i Sudeti alla Germania nazista: appeasement), Zuppi e i suoi vescovi si fanno ingegneri costituzionali. No, no chiederò quali libri/articoli scientifici hanno letto in materia e neppure quali esperti hanno consultato, meglio non quelli, laici, progressisti, che dicono che il Papa è l’unico che capisce tutto, prima di tutti. Il problema che voglio porre è quello del dibattito pubblico, in pubblico.

   Quando il Papa e i vescovi esprimono le loro posizioni, non in materia di fede, ma nel campo largo della politica, non è solo opportuno, ma anche produttivo confrontarsi apertamente con quelle posizioni? Il silenzio è talvolta accettazione, più spesso indifferenza e servilismo. La non solo mia idea di pluralismo è che il confronto fra più affermazioni, fra più posizioni, più soluzioni è essenziale, costitutivo e decisivo in qualsiasi regime democratico. Quindi, se gli ecclesiasti si occupano di tematiche sociali, economiche, internazionali, Unione Europea compresa, politiche e costituzionali, le critiche a quanto esprimono sono non soltanto legittime, ma auspicabili e persino doverose. “Sia il nostro parlare ‘sì, sì’, ‘no, no’”. Nutro molti dubbi sulla chiusa: “il di più viene dal Maligno”. Al contrario, il Maligno preferisce il non detto nel quale fa proliferare per l’appunto l’indicibile, le più strane oscure e confuse commistioni.

   Sono andato troppo in là, inaccettabilmente? Attendo il contraddittorio che certamente servirà a chiarire le modalità e gli eventuali limiti alle dichiarazioni episcopali e papali. Personalmente, riservandomi il diritto di critica, di limiti non ne porrei. Chiedo chiarezza, confronto, argomentazione e trasparenza. Con spirito di servizio. Anche alla politica.

Pubblicato il 28 maggio 2024 su Formiche.net

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite la sede più elevata per avviare una mediazione #Russia #Ucraina

Moltissimi studiosi si sono dedicati a spiegare come nascono le guerre. Gli studi sul come finiscono e sulle loro conseguenze sono poco diffusi. Chi vince impone la sua volontà e le conseguenze negative riguardano meritatamente i perdenti. No, non è esattamente così. Per porre termine all’aggressione russa all’ucraina sarebbe opportuna una mediazione nella sede più importante: il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite integrato con l’Ucraina. Adesso.