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Securitarismo di bassa lega. Serve puntare sulla scuola @DomaniGionale

Quando in una comunità statale viene meno l’ordine tutti i componenti debbono interrogarsi. La necessità di una “analisi approfondita”, richiamata dal Presidente Mattarella, suggerisce di evitare risposte frettolose a cominciare dalle autorità, ma invita anche tutti a riflettere con l’obiettivo di elaborare soluzioni. In qualsiasi comunità l’ordine è un bene pubblico e deve essere garantito da coloro che hanno il potere. In democrazia sono le autorità, in particolare quelle che governano un paese a sovrintendere all’ordine. Chi ha più potere ha anche responsabilità, maggiori, ma non esclusive e, soprattutto, da valutare con accuratezza, approfonditamente. In una democrazia il pluralismo è elemento distintivo che si traduce nell’esistenza di istituzioni e associazioni, ma che può anche degenerare in frammentazione sociale. Questa frammentazione è alla base della comparsa tumultuosa di, nelle parole di Mattarella, “soggetti inediti” che sfuggono a qualsiasi classificazione, sono imprevedibili nei loro comportamenti, dunque non prevenibili. Non agiscono perseguendo razionalmente obiettivi specifici.
Gli analisti certamente non approfonditi si esibiscono nella denuncia di un disagio, nel blocco dell’ascensore sociale, nella perdita o nel furto del futuro. Però, nessun atto vandalico contro bici, auto, vetrine e nessun furto nei negozi può venire giustificato come modalità di miglioramento di condizioni di vita individuali né generazionali. Al contrario, tutti quegli atti sono fini a se stessi, espressivi e non strumentali, con forti, ancorché neppure consapevoli, componenti estetiche. Non hanno futuro poiché non costruiscono nulla, nessuna nuova soggettività. Non fanno ripartire l’ascensore sociale. Tutto questo impianto di azioni tecnicamente non razionali e prive di valori rende complessissima qualsiasi risposta.
“Bello” sarebbe se si potesse scorgere anche solo qualche brandello ideologico con il quale iniziare una conversazione. No, né i rompitori (casseurs) né gli scavezzacolli bambini sono interessati alle ideologie, alle culture politiche che hanno influenzato, spesso plasmato la vita dei loro nonni, padri e madri. Se i genitori rimangono esterrefatti dalla partecipazione ai misfatti dei loro figli e figlie appena adolescenti, se gli insegnanti assistono, talvolta, non sempre, increduli, alle scene nelle quali i loro studenti esibiscono una incomprimibile carica di violenza, allora la riflessione deve riguardare anche la famiglia e la scuola. Sperabilmente. La ricostruzione di queste due importantissime agenzie di socializzazione richiede non solo tempo e fantasia, ma anche la capacità di riacquisire il sopravvento sulle reti sociali. impresa da giganti del pensiero e della tecnologia.
Nel frattempo, inevitabilmente e appropriatamente, il ristabilimento e la promozione dell’ordine democratico sono compiti che deve svolgere il governo a cominciare da quello (per il momento ancora) in carica. Poiché il problema non è affatto primariamente di ordine pubblico, non basteranno, anche se talvolta debbono essere utilizzati, giri di vite e inasprimenti di pene. Certamente, aumentare risorse e personale può servire. Ridimensionare la concezione securitaria che tanto piace da sempre alla destra non sarà facile. Riconoscere che la politica è chiamata quale attività costitutiva a proteggere i cittadini a partire dai più deboli, socialmente, economicamente e culturalmente, può contribuire ad un allentamento delle tensioni. Però, poiché il problema non è solo di censo, guadagni e status, ma di senso, allora è indispensabile costruire una politica per i cittadini che sappia instaurare rapporti di credibilità e fiducia fino a quel sentimento preziosa che si chiama empatia.
Al di là di un securitarismo di bassa lega (!), il governo Meloni non ha la minima idea di come procedere. Il percorso, è lungo, accidentato, tortuoso. Merita anche di essere messo al centro della campagna elettorale. Opportunamente, poiché nel disordine vige la violenza e vince la sopraffazione.
Pubblicato il 21 ottobre 2026 su Domani