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Pensieri su incumbents, sfidanti e durata dei governi #ParadoXaForum

Gli incumbents, i detentori di una carica elettiva al momento del suo rinnovo, godono sempre di qualche vantaggio rispetto agli sfidanti, i challengers. I due vantaggi più importanti quasi sicuramente sono la visibilità politica e la possibilità di presentare un bilancio di quello che hanno fatto e non fatto. Del malfatto parleranno, se ne sono capaci, gli sfidanti. Ai cittadini elettori sarà relativamente facile valutare se le politiche degli incumbents sono state di loro giovamento, vale a dire se hanno migliorato le loro condizioni di vita. Molto più difficile, per quei cittadini e, più in generale per tutti, a cominciare dagli operatori dei mass media, sarà valutare le promesse degli sfidanti. Talvolta, però, nei regimi democratici, anche gli sfidanti possono avere un passato da incumbents. Quindi, ai cittadini elettori che ne hanno qualche ricordo sarà possibile valutare quelle esperienze è possibile. Ad esempio, gli sfidanti di Giorgia Meloni hanno appena tentato di sminuire la portata del conseguimento del record di governo di maggiore durata della storia dell’Italia repubblicana. Giuseppe Conte, già Presidente del Consiglio di due governi di durata comparativamente medio-bassa, ha affermato che, cito, “la durata è un’aggravante”. Matteo Renzi, che se ne intende (sic), ha fatto notare che la durata si è accompagnata ad una grave sconfitta referendaria (senza contare i pasticci, non esclusivi, su legge elettorale e cosiddetto premierato). La segretaria del Partito Democratico ha più correttamente preferito fare i conti con il costo cresciuto del carrello della spesa, asserendo che “dopo questi quattro anni di governo Meloni gli italiani stanno peggio”.
Dovrà Elly Schlein essere più precisa e puntuale sul terreno della valutazione, individuando meglio chi sta peggio e le politiche o la loro assenza che sono responsabili del peggioramento. Intravedo tre problemi che i challengers dovranno affrontare. Il primo consiste nello scrivere un illeggibile e inspiegabile programma complessivo vago negli elementi conflittuali fra gli sfidanti. Il secondo è cercare di non annegare in critiche ai governanti e in recriminazioni fastidiose per non pochi elettori. Il terzo consiste nell’incapacità di fare emergere le priorità e l’originalità delle soluzioni proposte, anche per l’invidia e la concorrenza fra di loro sfidanti.
Il convitato, nient’affatto di pietra, in questo inizio di lunga campagna elettorale, rimane proprio la stabilità del governo. Con un passato di governi instabili, conflittuali, fatti cadere da loro stessi, gli sfidanti dovranno cercare di convincere gli elettori decisivi che hanno imparato la lezione. Prometteranno di dare vita ad governo che intendono condurre fino alla fine della legislatura? Finora non sono riuscito a trovare nessuna premessa convincente di questo impegno tanto solenne quanto cruciale. So che quando le opposizioni sono inadeguate, i governi possono galleggiare, durare a lungo, rivincere le elezioni. Ripiombare nella stabilità e vantarsene. Giustamente.
Pubblicato il 7 settembre 2026 su PARADOXAforum