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PD, o fuffa-truffa o reale democrazia

Stuoli (sic) di giornalisti equamente divisi fra filo-Pd e filo-Forza Italia che si preparavano a suonare la grancassa per la Grande Coalizione Arcore-style mi hanno accusato di essere filo-5 Stelle poiché ho sostenuto che le “carte” di Di Maio, nonostante gli sgarbi quotidiani, il PD doveva (deve) chiedere di vederle. Soprattutto, ho twittato che l’imposizione preventiva del rifugio nell’opposizione da parte del due volte ex-segretario Renzi è assimilabile all’eversione delle regole, delle procedure, del funzionamento della democrazia parlamentare. I sostenitori di Renzi, parlamentari e giornaliste amiche, sostengono che sono gli elettori ad averli mandati all’opposizione. Nel frattempo, però, qualcuno nel PD sta ridefinendo la posizione, troppo poco troppo lentamente.

Naturalmente, è del tutto sbagliato sostenere che gli elettori hanno mandato il PD all’opposizione. Gli elettori italiani non votavano sul quesito PD al governo/PD all’opposizione. Nessun elettore in nessuna democrazia parlamentare ha un voto di governo e/o un voto di opposizione. Comunque, gli elettori che hanno votato PD volevano conservarlo al governo del paese. Che adesso l’ex-segretario del PD interpreti il voto al suo partito come rigetto della sua azione di governo è confortante, ma troppo poco troppo tardi. Ed è sbagliato pensare che quegli elettori non desidererebbero, a determinate condizioni, che possono essere costruite, vedere il loro partito in posizioni di governo a temperare il programma degli alleati e a tentare di attuare parti del suo programma.

Quando ascolto molti parlamentari del PD ripetere senza originalità quello che ha detto Renzi, mi infastidisco. Subito dopo mi interrogo e capisco. Siamo di fronte ad un’altra conseguenza nefasta della legge Rosato. Non fatta per garantire qualsivoglia variante di governabilità, la legge Rosato non è stata, ma era prevedibile, neppure in grado di dare rappresentanza all’elettorato. I parlamentari eletti non hanno dovuto andarsi a cercare i voti. La loro elezione dipendeva dal collegio uninominale nel quale erano collocati/e e dalla eventuale frequente candidatura in più circoscrizioni proporzionali. Come facciano questi/e parlamentari a interpretare le preferenze e le aspettative di elettori che non hanno mai visto, con i quali non hanno mai parlato, ai quali non torneranno a chiedere il voto, potrebbe essere uno dei classici, deprecabili misteri ingloriosi della politica italiana e di leggi elettorali, come la Rosato. Formulata e redatta con precisi intenti particolaristici: rendere la vita difficile al Movimento Cinque Stelle, creare le condizioni per un’alleanza PD-Forza Italia, soprattutto consentire a Renzi e Berlusconi di fare eleggere esclusivamente parlamentari fedeli, ossequienti, totalmente dipendenti, per questi obiettivi, ma solo per questi, la Rosato ha funzionato.

Adesso sì che i conti tornano. Il PD va all’opposizione, almeno per il momento, perché lo dice, lo intima il capo che ha fatto eleggere la grande maggioranza dei deputati e dei senatori. Costoro, da lui nominati, dovrebbero dichiarare candidamente che seguono le indicazioni-direttive, non degli elettori, ma di Renzi. Naturalmente, nonostante tutta la mia scienza (politica), neppure io sono in grado di dire che cosa preferiscono gli elettori del PD. Sono i dirigenti del Pd, meglio se nell’Assemblea del Partito, quindi non precocemente, che debbono decidere, ma dirigenti non sono coloro che si accodano alle preferenze inespresse e che seguono opinioni e sondaggi scarsamente credibili poiché fondati su ipotesi. Dirigenti/leader sono coloro che precisano le alternative, le dibattono, le scelgono, le confrontano con le proposte degli altri. Poi, se il PD è un partito (e non un grande gazebo come vorrebbero coloro che stanno chiedendo già adesso fantomatiche primarie che servono a scegliere le candidature, per il parlamento non le ho viste, non i programmi) sottoporrà ai suoi iscritti, come hanno fatto i socialdemocratici tedeschi, un eventuale programma di governo concordato con altre formazioni politiche. Questa è la procedura democratica attraverso la quale si giunge al governo o si va all’opposizione. Il resto è fuffa/truffa.

Pubblicato il 30 marzo 2018

I finti duelli dei candidati vip #nonsolo #Bologna #EmiliaRomagna

L’idea di candidare Merola o il redivivo ambasciatore Fassino o l’esperto di banche Casini contro Bersani fa solo ridere. Semplicemente non ha senso poiché grazie alla legge Rosato che, parafrasando Renzi, in Europa nessuno ci invidia e nessuno imiterà, i duelli individuali nei collegi uninominali saranno tutti finti. Infatti, i candidati “eccellenti”, incidentalmente, a Bologna proprio non se ne vedono, approfitteranno fino in fondo delle opportunità che Rosato ha ammannito per loro -e per se stesso. Ciascuno degli eccellenti accetterà con grande coraggio (sic) di essere candidato nel più difficile dei collegi uninominali a condizione di essere presentato anche in alcune, fino a cinque, circoscrizioni proporzionali. In assenza del voto di preferenza (mica si può avere troppa fiducia nell’intelligenza politica degli elettori!), sarà sufficiente essere capilista e il gioco è fatto: ingresso o rientro in Parlamento senza problemi. Come tutto questo garantisca una qualche rappresentanza politica agli elettori è un segreto non glorioso, ma renziani e dintorni della rappresentanza politica non hanno il tempo di curarsi. Da sempre il loro obiettivo ambizioso e nobile è la governabilità. Già, la governabilità: sui suoi contenuti la discussione è aperta, anche quella sugli inconvenienti delle politiche approvate, ma è incomprensibile come essa potrà essere acquisita con la legge elettorale Rosato. Per i renziani veri, non quelli che lo sono diventati quando il capo troppo in alto saliva, la governabilità era il governo di un solo partito con un uomo solo al comando. Invece, da qualche mese, tutti i commentatori si affannano a dichiarare che il prossimo Parlamento sarà ingovernabile poiché diviso in tre blocchi: Cinque Stelle, Centro-Destra e Partito Democratico più cespugli. In attesa degli errori che i vari dirigenti faranno in campagna elettorale e di qualche avvenimento imprevedibile, tutti i sondaggi confermano. Pensare che saranno alcuni candidati e candidate nei collegi uninominali (magari paracadutati/e) e alcuni duelli tanto clamorosi quanto improbabili e inutili a fare spostare voti in grande quantità è illusorio. Peggio, è un tentativo mediatico di influenzare gli elettori spostando la loro (al momento) alquanto scarsa attenzione dalle inesistenti proposte politiche alle personalità. Che, poi, questo fenomeno trovi terreno fertile soprattutto nella contrapposizione in Emilia-Romagna fra PD e Liberi e Uguali è un brutto segno dei tempi e della divisione a sinistra. Il peggio deve ancora arrivare.

Pubblicato il 19 dicembre 2107

Finti duelli. Pluricandidature verissime e sfide falsissime

Chiunque, fra quelli che contano, da Renzi a Salvini , e naturalmente, da Boschi a Rosato, dovrebbe rinunciare alle multicandidature e correre soltanto in un collegio uninominale. Chi vince andrà in Parlamento. Chi perde starà a casa.

È un tripudio. I big o sedicenti tali si candideranno tutti nei collegi uninominali. Cercano duelli prestigiosi, sicuri della loro superiore qualità politica. Offriranno agli elettori confronti interessantissimi. Alta politica. Ha cominciato, non poteva essere altrimenti, Matteo Renzi annunciando la sua candidatura in un collegio di Milano contro Berlusconi, purtroppo incandidabile. Tant’è. Nessuno dei bravi giornalisti ha fatto notare a Renzi questo piccolo dirimente inconveniente. Poi, è arrivato Matteo Salvini. Lui si candiderà in tutti i collegi uninominali nei quali sarà candidato Renzi: applausi padani (ma se ci sarà anche Berlusconi avremo un “triello”?”). Purtroppo, la legge elettorale scritta dal capogruppo del Partito Democratico alla Camera dei Deputati Ettore Rosato consente di essere candidati in un solo collegio uninominale. Non potrebbe essere altrimenti. Ingannare gli elettori si può e la legge Rosato procede alla grande in questa direzione, ma, insomma, se i vincenti in più collegi uninominali optano, come dovrebbero inevitabilmente fare, per uno solo di quei collegi succederebbe che in tutti gli altri entrerebbero in Parlamento gli sconfitti. Quando è troppo è davvero troppo.

Nel frattempo, il PD progetta di mettere in campo suoi candidati eccellenti –no, non chiedetemi di definire l’eccellenza, per di più dei candidati che saranno nominati da Renzi, Lotti, Boschi e, adesso, forse addirittura dallo statista anti-vitalizi Matteo Richetti– contro i più odiati degli esponenti di Art. 1-Mdp, adesso Liberi e Uguali. Contro Bersani e, eventualmente, contro D’Alema saranno nominati, pardon, candidati, esponenti di rilievo del PD, con una storia politica di spessore, radicati sul territorio, rappresentativi di elettori e di idee. No, i nomi non li dico anche perché mi pare tutta una farsa. Una cosa, però, so ed è quella che debbo dire pro veritate. Con la legge Rosato nessuno, ma proprio nessuno dei nominati/candidati dei partiti medi (di grandi non ne vedo) rischierà il seggio. Infatti, quella legge prevede la possibilità di essere nominati/candidati in un collegio uninominale e in cinque circoscrizioni proporzionali. Dunque, oltre, naturalmente ai capi-partito e ai capi-corrente, che certamente non rinunceranno a questa ampia rete di protezione, saranno i kamikaze (sic) eventualmente costretti a essere candidati nei collegi uninominali contro i leader degli altri partiti a chiedere la rete di protezione, e a ottenerla. Naturalmente, i capi sosterranno che le loro multicandidature “circoscrizionali” non sono dettate dalla preoccupazione di non vincere il seggio nel collegio uninominale. Sono, invece, nobilmente intese a mandare agli elettori delle circoscrizioni (che difficilmente saranno pre-avvertiti che quel candidato potrà essere eletto anche altrove) il messaggio del loro interesse proprio per quella zona del paese. “Noi, dirigenti importanti, vogliamo offrirvi la possibilità di procurarvi una rappresentanza autorevole”.

Questo tipo di propaganda sarà, almeno, nella sua prima componente: l’offerta di rappresentanza autorevole, sfruttata anche da Maria Elena Boschi nel suo collegio/circoscrizione non proprio “naturale”, vale a dire in Campania tra Ercolano, Pompei e dintorni. D’altronde, è lei che ha teorizzato che i capilista bloccati sarebbero stati, non i commissari del partito, come ho sostenuto io, ma i rappresentanti di collegio, come se la rappresentanza politica non dovesse essere esclusivamente il prodotto di libere elezioni popolari e non di nomine paracadutate. Il punto conclusivo dovrebbe essere limpido. Chiunque, fra quelli che contano, da Renzi a Salvini , e naturalmente, da Boschi a Rosato, dovrebbe rinunciare alle multicandidature e correre soltanto in un collegio uninominale. Chi vince andrà in Parlamento. Chi perde starà a casa. Ciò detto, tocca ai mass media smontare le rodomontate di sfide/duelli minacciati, finti, falsi. Da adesso, i mass media dovrebbero seguire con attenzione le modalità con le quali saranno scelte le candidature, quanti e chi saranno i pluricandidati e dove. La legge Rosato, tanto quanto la legge Calderoli e la non-legge Italicum, non consentirà agli elettori di scegliere un bel niente, soprattutto non i rappresentanti parlamentari. E poi qualcuno parlerà con molto accorato sussiego di crisi di rappresentanza.

Pubblicato il 14 dicembre 2017 su terzarepubblica.it

Taglia e cuci a misura di candidato #CollegiUninominali

Corre voce che il governo, che ha chiesto e ottenuto la delega a disegnare i nuovi collegi uninominali previsti dalla legge Rosato, stia incontrando non poche difficoltà a procedere. Non è affatto sorprendente. Gli apprendisti stregoni elettorali hanno fatto le pentole, vale a dire scritto che 232 deputati e 116 senatori dovranno essere eletti in collegi uninominali, ma non sanno come fare i coperchi, cioè come disegnare sul territorio quei collegi elettorali. È un’operazione tecnicamente complessa e politicamente delicatissima. Quando nel 1993 fu approvata la legge Matttarella, il disegno dei collegi uninominali fu affidato a una Commissione di esperti che ebbe parecchi mesi a disposizione e che, in definitiva, fece un lavoro apprezzabile ricevendo soltanto pochissime e marginali critiche. Oggi, quei collegi uninominali, che erano molti di più di quelli indicati nella legge Rosato, possono servire al massimo come punto di partenza generale anche perché in una certa misura nei più di vent’anni trascorsi da allora è cambiata la distribuzione geografica dell’elettorato italiano.

È possibile segnalare almeno due problemi. Il primo è che sia i collegi per la Camera sia quelli per il Senato saranno molto più grandi, in termini di elettori, di quelli della legge Mattarella, all’incirca quasi il doppio. Naturalmente, non si potrà semplicemente combinare insieme coppie di collegi per giungere a un esito apprezzabile. Infatti, bisognerà fare sì che il disegno di quei collegi abbia un senso dal punto di vista della geografia, per esempio, tenendo conto di confini naturali, come i fiumi e le montagne e non “spaccando” arbitrariamente i quartieri di alcune grandi città. Inoltre, conoscendo l’insediamento dei partiti, è necessario che non siano dati vantaggi in partenza a nessun partito (e quindi ai loro candidati/e). Il secondo problema consiste proprio nel garantire che, nella misura del possibile, i collegi siano competitivi, vale a dire non si possa già in partenza dare per scontata, fatte salve alcune eccezioni, la vittoria di qualsiasi specifico candidato.
Quelli che amano i paragoni, sempre utili se fatti con cognizione di causa (e di storia), aggiungono che bisogna evitare il fenomeno noto come gerrymandering, vale a dire il furbesco e fraudolento ritaglio dei collegi a favore di specifici candidati. Lanciato all’inizio del XVIII secolo dal governatore dello stato del Massachusetts Elbridge Gerry, il disegno partigiano dei collegi (a forma di salamandra, in inglese salamander) continua a costituire uno strumento nelle mani delle maggioranze partitiche, quasi esclusivamente repubblicane, di molti stati USA. Pende proprio quest’anno un ricorso alla Corte Suprema affinché lo dichiari incostituzionale e suggerisca a quali criteri di massima gli Stati dovranno attenersi. In Italia, il gerrymandering non è dietro l’angolo anche perché non sono le maggioranze politiche nelle regioni a legiferare in questa materia elettorale. Tuttavia, è molto importante che le prossime elezioni, che si annunciano dense di incognite e fortemente competitive, non siano in nessun modo macchiate da ritagli truffaldini dei collegi uninominali.

In maniera molto cinica potrei concludere che per molti, quasi tutti i candidati “importanti” potrebbero non esserci conseguenze sgradevoli. Infatti, se sono uomini e donne politicamente potenti chiederanno e otterranno di sfruttare l’opportunità delle candidature plurime fino a cinque circoscrizioni proporzionali (uno dei diversi meccanismi molto criticabili della legge Rosato). Però, è una questione di pulizia e giustizia elettorale. Se vogliamo elezioni competitive ed eque dobbiamo esigere collegi uninominali disegnati in maniera assolutamente equilibrata che diano effettivo potere agli elettori. Qui sta il secondo grave inconveniente della legge Rosato. L’impossibilità del voto disgiunto, per un candidato/a e per un partito diverso da quello del candidato/a, o viceversa, svalorizza il collegio uninominale. Non è comunque una buona ragione per non preoccuparsi di renderlo quel collegio, e tutti gli altri, il più competitivo possibile.

Pubblicato AGL 24 novembre 2017

Renzi sfida Berlusconi in un collegio uninominale? Solo una finta: poltrone garantite!

La sfida baldanzosamente lanciata da Renzi a Berlusconi in un collegio uninominale di Milano è probabile che sia tutta finta, very fake. Primo, perché è molto difficile che Berlusconi ritorni candidabile. Secondo, perché grazie alle candidature multiple in cinque circoscrizioni proporzionali nessuno dei due contendenti rischia nulla. Si farà comunque “recuperare”. Dunque, non ci sarà un vero duello (né per loro né per tutti gli altri capipartito/corrente: effetto legge Rosato) con un vincente e un perdente, ma un duetto fra leader con poltrona assicurata.