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Mattarellum: si dovrebbe ripartire da lì

Archiviato, non del tutto, il referendum costituzionale con una netta vittoria del No, una delle conseguenze immediate è che è imperativo fare la legge elettorale del Senato. Inoltre, poiché è molto probabile che la Consulta avanzerà serissime riserve e formulerà indicazioni precise relativamente all’Italicum (già dato per morto e sepolto da coloro che lo hanno elaborato e esaltato), dirigenti di partito, giuristi e politologi di riferimento (spesso gli stessi responsabili dell’Italicum) insieme ai parlamentari hanno ripreso la danza tribale intorno al sistema elettorale più bello del mondo. In verità, il primo candidato, abbastanza autorevole dato il suo non del tutto disprezzabile passato, è il Mattarellum. Come suggerisce il nome, è la legge elettorale di cui fu relatore Sergio Mattarella, allora, 1993, deputato dei Popolari. Mentre per il Senato quel che rimaneva dei partiti italiani, travolti da Mani Pulite, decisero di tradurre sostanzialmente l’esito del referendum che aveva quasi del tutto cancellato la precedente legge proporzionale, alla Camera dei deputati, presieduta da Giorgio Napolitano, cercarono di contenere gli effetti maggioritari del referendum. Non lo fecero in maniera particolarmente efficace introducendo una seconda scheda di recupero proporzionale con lista dei candidati bloccata che consentì la presenza delle cosiddette liste civetta per evitare il cosiddetto scorporo dei voti già utilizzati per vincere il seggio nei collegi uninominali.

La semplice descrizione di un sistema che eleggeva tre quarti dei parlamentari in collegi uninominali e un quarto con il cosiddetto recupero proporzionale rivela qualche complessità di troppo. Il pregio maggiore del Mattarellum fu che, imponendo la formazione di coalizioni pre-elettorali (operazione nella quale Berlusconi fu bravissimo, mentre i Popolari si condannarono all’estinzione), diede vita al bipolarismo e, di conseguenza, all’alternanza. Nel 2005 il centro-destra, mai abbastanza capace di trovare candidature attraenti peri collegi uninominali, sostituì il Mattarellum con una legge elettorale proporzionale con premio di maggioranza, detta Porcellum, predecessore immediato dell’Italicum che, dunque, non è affatto maggioritario.

Comprensibile è che Berlusconi, data la debolezza attuale di Forza Italia, desideri una legge proporzionale, ma di leggi elettorali proporzionali ne esistono numerose varianti la migliore della quali è quella tedesca. Curioso, invece, che chi aveva collaborato all’Italicum e lo aveva sostenuto a spada tratta oggi dica che l’idea di Renzi di tornare al Mattarellum è “ottima”. Però, da un lato, quell’idea non è solo di Renzi che, casomai ci è arrivato tardivamente; dall’altro, una riesumazione del Mattarellum senza alcune modifiche non sarebbe del tutto positiva. Comunque, sono già molti coloro che respingono il Mattarellum sostenendo che, nel migliore dei casi, funzionerebbe in un sistema partitico bipolare, ma non è adeguato all’attuale tripolarismo italiano. È un’obiezione sbagliata poiché quando il Mattarellum fu introdotto non c’era affatto il bipolarismo in Italia. Berlusconi non aveva neppure ancora manifestato la sua intenzione di “scendere in campo”. Grazie ai collegi uninominali e alla formazione, voluta e ottenuta da Berlusconi, di un polo bifronte (al Nord e al Centro-Sud) di centro-destra, il Mattarellum diede il suo potente contributo a una competizione bipolare la cui necessità e dinamica il centro-sinistra comprese e praticò soltanto quando nel 1996 seppe costruire l’Ulivo.

Non importa se il sistema partitico italiano è attualmente tripolare, anche se il polo di centro-destra al momento pare quasi inesistente. I collegi uninominali sarebbero sufficientemente costrittivi da imporre una competizione bipolare, mentre il recupero proporzionale darebbe rappresentanza parlamentare a chi non sa e non vuole trovare alleati e formare coalizioni pre-elettorali. Insomma, il Mattarellum semplificato e snellito, facilmente comprensibile dagli elettori nei suoi effetti, è il sistema che chi vuole andare presto alle urne dovrebbe preferire. Tutto il resto, che, peraltro, è già cominciato, appare come un polverone déjà vu che rischia di produrre un’altra legge che favorisce alcuni partiti e che non conferisce potere agli elettori.

Pubblicato AGL il 23 dicembre 2016

SCENARIO A DX/ Pasquino: dopo le Regionali Berlusconi incoronerà Marina

Il sussidiario

 

Intervista raccolta da Pietro Vernizzi per ilsussidiario.net

Un pesante insuccesso di Forza Italia alle Regionali segnerà la fine dell’era del Cavaliere e l’avvicendamento come leader con la figlia Marina. E’ lei il successore designato, non certo Toti né tantomeno Salvini”. Lo afferma Gianfranco Pasquino, professore di Scienza politica alla Johns Hopkins University di Bologna, secondo cui “Berlusconi non avrà mai bisogno di correre dietro a Salvini, semmai è il contrario, perché è la Lega che per avere qualche chance di vincere ha bisogno di Forza Italia”.

Professore, partiamo dalla riforma della scuola. Renzi ha sottovalutato la Camusso scambiando il suo peso con quello di un Civati?

Renzi ha sottovalutato non soltanto la Camusso, ma anche la rilevanza della riforma della scuola, della valutazione che deve essere comunque data di un insegnante, del fatto che nessun preside può governare nel suo istituto da solo. Ha attuato quindi una riforma che magari negli obiettivi è condivisibile, ma che dal punto di vista del metodo è altamente criticabile. Ora dialogando di più con i sindacati può ritrovare la rotta giusta, ma deve riuscire a farlo con un consenso più ampio. Le riforme approvate senza il consenso dei riformati rischiano di produrre un nulla di fatto.

Sfidando i sindacati Renzi ha corso un rischio calcolato o semplicemente ha preso una cantonata?

Renzi non conosceva abbastanza la materia, così come non la conosce lo stesso ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini. Ma soprattutto Renzi non conosce abbastanza il legame che esiste tra le famiglie e gli insegnanti. Ci sono insegnanti molto popolari che riscuotono il rispetto, e qualche volta perfino l’ammirazione delle famiglie. Di fronte all’idea che i docenti siano valutati esclusivamente da un preside, le famiglie devono aver reagito in modo significativo. Ciò che abbiamo di fronte è la solita improvvisazione di questo governo, acuita dall’idea che si possa avere un uomo solo al comando non solo a livello di governo ma anche di ciascun istituto scolastico.

Quanto conta in questo braccio di ferro anche il fatto che i sindacati vogliono preservare il potere che hanno dentro la scuola?

Certamente c’è anche questo aspetto. Io sono però convinto che nessun istituto scolastico possa funzionare bene se non c’è un accordo di fondo tra il preside e i docenti. Questo accordo di fondo non passa necessariamente attraverso i sindacati, bensì attraverso la condivisione di valori e obiettivi che si sviluppano all’interno di un istituto. Capisco che ci sia anche un problema di eccessiva mobilità tra i professori, ma nella maggior parte delle scuole superiori i docenti che contano rimangono stabili.

Quali conseguenze politiche può avere invece la sentenza della Consulta sulle pensioni?

La prima conseguenza politica è che quando una Corte decide su materie così importanti dovrebbe avere il plenum. Il Parlamento dovrebbe quindi mettersi in regola ed eleggere rapidamente i giudici che gli spettano eleggere. Magari non necessariamente adeguandosi alla volontà di Renzi di affidare l’incarico a un suo fedelissimo. La seconda conseguenza è che bisogna rendersi conto che il Parlamento approva delle leggi molto discutibili e controverse. Deve quindi imparare a fare le leggi, magari tenendo conto anche di alcuni principi costituzionali. Ultima conseguenza, a questo punto il capo del governo deve ottemperare alla sentenza senza fare il “furbetto”.

Il fatto di dover trovare 12 miliardi può mettere il governo politicamente in difficoltà?

Nel frattempo la crescita del primo trimestre è stata dello 0,3%, ma non so se basterà. D’altra parte il governo ha sempre detto che emettendo liquidità ci sarebbe stato un passo avanti nei consumi, e quindi volendo anche la sentenza della Corte costituzionale può servire a rilanciare l’economia.

Passiamo alle Regionali. La candidatura di Toti in Liguria lo lancerà come successore di Berlusconi?

No. L’unico successore di Berlusconi si chiama Marina. Ha infatti il brand, cioè il cognome, in grado di unificare il centrodestra, è una donna ed è ritenuta una persona capace.

Quando arriverà il suo momento?

Se le elezioni regionali andassero molto male per Forza Italia, il momento di Marina arriverebbe subito dopo. Ci sarebbero un grande ripensamento, una grande convention e il lancio della candidatura alla successione.

Come sarà il centrodestra di Marina?

Sarà un partito moderato. Berlusconi sa benissimo che non può rincorrere Marine Le Pen né Salvini, perché è Salvini che deve rincorrere il Cavaliere. La Lega da sola non vincerà mai, mentre con Berlusconi può avere qualche possibilità di farlo.

Pubblicato il 15 maggio 2015

Le mie risposte alle domande* de “Il Sole 24 ORE” su pregi e difetti dell’ #Italicum

1) La riforma che la Camera si avvia ad approvare è buona o cattiva?

– Piuttosto cattiva

2) Se dovesse elencarne i meriti in tre punti, quali citerebbe?

– Un solo merito: il ballottaggio che dà potere reale agli elettori

3) In cosa invece la ritiene sbagliata o migliorabile?

– Sbagliato il premio alla lista; sbagliate le candidature multiple; sbagliata la bassa soglia (3%) per l’accesso al Parlamento

4) I sostenitori della legge ne sottolineano la spinta a favore della governabilità. Lei è d’accordo? E in che modo ciò avverrà?

– Non sanno di che cosa parlano. In nessuna democrazia europea la governabilità dipende dal premio di maggioranza

5) Al contrario i detrattori ne sottolineano i limiti in termini di rappresentatività. Vede anche lei un rischio in questo senso?

– La rappresentatività dipende solo parzialmente dal numero dei partiti “rappresentati” in Parlamento. Dipende dalla competizione fra i partiti costretti ad essere rappresentativi per vincere. Il rischio è troppo potere ad un partito che si convinca di essere il rappresentante della Nazione

6) Una delle obiezioni della Consulta al Porcellum è l’eccessiva disproporzionalità del premio di maggioranza attribuito senza stabilire una soglia minima. L’Italicum prevede una soglia del 40 per cento per ottenere il premio del 15 per cento. Si risponde così alle osservazioni della corte?

– Il premio va al partito che vince al ballottaggio, dunque, ottenendo anche solo un voto in più del 50 per cento dei voti espressi. Di volta in volta si saprà quale percentuale degli aventi diritto sarà rappresentata dai votanti al ballottaggio. Rimane che al primo turno quel partito potrebbe avere ottenuto anche solo il 26 per cento dei voti. Poiché gli verranno assegnati il 54 per cento dei seggi parlamentari, il premio ammonterà ad un sonante  28 per cento. La Corte dovrebbe essere fortemente insoddisfatta

7) Non è un’anomalia in sé applicare un premio di maggioranza sulla base di un sistema proporzionale?

 – Il premio di maggioranza su un sistema proporzionale non è un’anomalia italiana. Già lo abbiamo, con buoni esiti, per l’elezione dei Consigli comunali e dei sindaci

8) La soglia di sbarramento è stata portata al 3 per cento per tutti i partiti. Se si voleva davvero fronteggiare la frammentazione non era meglio una soglia più alta, magari del 5 come in Germania?

– Ovviamente, sì: 5 per cento. Fare come in Germania è molto spesso una cosa buona e giusta

9) Non si rischia in questo modo la “balcanizzazione” delle opposizioni in presenza di un primo partito rafforzato dal premio?

– Fare come nei Balcani è per lo più la cosa cattiva e sbagliata, ma sia Renzi sia Berlusconi erano, e probabilmente continuano ad essere, con motivazioni diverse, d’accordo sulla balcanizzazione delle opposizioni

10) L’altra importante obiezione della Consulta al Porcellum riguarda le lunghe liste bloccate, che non permettevano all’elettore di riconoscere il futuro eletto. La soluzione del capolista bloccato e delle preferenze per tutti gli altri non è un ibrido al ribasso? Soddisfa le indicazioni della Consulta?

– Ibrido pessimo, riprovevole. Lascio il giudizio all’incerta giurisprudenza della Corte. La mia soluzione sarebbe, in linea con il referendum del 1991, una sola preferenza

11) L’Italicum prevede la possibilità di candidature plurime per il posto di capolista. Con il rischio che un elettore scelga un partito in virtù dell’appeal di un capolista ritrovandosi poi ad eleggere un altro candidato. Questo non va contro l’indicazione della Consulta sulla riconoscibilita?

– Ovviamente sì. Cancellare con un tratto di pennarello le candidature multiple (10) sarebbe un atto di semplice decenza

12) Il premio di maggioranza, sia in caso di vittoria al primo turno sia in caso di vittoria al ballottaggio, attribuisce alla prima lista un vantaggio alla Camera di circa 25 deputati. Dal momento che la legge è stata pensata soprattutto in chiave di governabilità, non è un margine troppo esiguo?

– E’ un margine sufficiente per un partito che abbia una vita interna vivace e democratica

13) L’Italicum vieta espressamente gli apparentamenti tra partiti tra il primo e l’eventuale secondo turno di ballottaggio, apparentamenti consentiti in altri sistemi con ballottagio. Non si rischia in questo modo di comprimere troppo il confronto democratico dando tutto il potere ai partiti maggiori?

– La domanda contiene parte della risposta. La parte più importante è che in tutta Europa, tranne in Spagna, almeno finora, i governi sono di coalizione. Sarebbe opportuno consentire le coalizioni al primo turno oppure, almeno, come per i sindaci (la buona legge fatta nel 1993 dal Parlamento su impulso dei referendari, gli apparentamenti per il ballottaggio

14) Non è anomalo posticipare l’entrata in vigore dell’Italicum al luglio 2016 privando il Paese di un efficiente sistema elettorale in caso di necessità?

-Piuttosto che di anomalia parlerei di scommessa o di spadina di Damocle sulla testa dei parlamentari. Comunque, molti dicono, ma non è questa la mia opinione, che, in caso di necessità, evidentemente procurata, ci sarebbe il sistema proporzionale delineato dalla Corte. Pasticcio più pasticcio meno: rassegnatevi

15) L’Italicum vale solo per l’elezione della Camera dei deputati dal momento che c’è un legame politico con la riforma costituzionale ora all’esame del Senato per la terza lettura che abolisce il Senato elettivo trasformandolo in Camera delle Autonomie. Non è irrazionale, nel caso in cui la riforma costituzionale non andasse in porto, andare a votare con due sistemi diversi (l’Italicum per la Camera e il proporzionale Consultellum per il Senato)?

–  A questa domanda passo. Che cosa si può suggerire a sedicenti riformatori pasticcioni? Ricordare loro che un sistema politico è per l’appunto un sistema, non un supermercato, nel quale ciascuna delle componenti è in relazione con le altre e che, di conseguenza, cambiarne una significa dovere tenere conto dell’impatto sulle altre

16) C’è il rischio di introdurre un presidenzialismo di fatto con il maggioritario Italicum e una sola Camera elettiva, come sostengono gli oppositori di questa riforma elettorale?

– Sì, c’è soprattutto il rischio di eccessiva concentrazione di poteri nelle mani del Primo ministro. Non è presidenzialismo. E’ piuttosto il “premierato forte”, che nonostante alcuni cattivi maestri provinciali (che non sanno neanche cosa sia l’analisi comparata dei sistemi politici) e i loro ossequiosi allievi, non esiste da nessuna parte e che toglierà non pochi poteri al Presidente della Repubblica rendendogli impossibile svolgere il ruolo di arbitro, di garante, di contrappeso, persino di rappresentante dell’unità nazionale

*Italicum, 16 domande per capire la riforma – Il Sole 24 ORE 01 maggio 2015 (pagg 11/14)

La terza Repubblica

Pubblicato su terzarepubblica.it il 3 maggio 2015

Partiti che vanno e Riforme che vengono

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Sembra un modo provocatorio di porre la questione ma in realtà forze politiche sull’orlo della scissione ed elette in Parlamento con una legge elettorale delegittimata si stanno affannando e affrontando in un’ansia riformistica che sconvolgerà il quadro istituzionale.
Verrebbe sommessamente da suggerire: ma perché non eleggiamo un nuovo Parlamento con la legge elettorale proporzionale con sbarramento sopravvissuta ai tagli della Consulta e lasciamo a questa nuova compagine, dotata di ben altra legittimazione, il compito di se e cosa riformare?
Qualcuno è convinto che non ce lo possiamo permettere: la governabilità…gli impegni con l’Europa…

23 gennaio 2015 ore 18

Bologna – Sala Marco Biagi, Conservatorio del Baraccano via S.Stefano 119

intervengono

Sandra Bonsanti, presidente di Libertà e Giustizia e
Gianfranco Pasquino, professore emerito di Scienza Politica

Invito(clicca per ingrandire)

L&G

L’Italicum 2 di Renzi & B. è incostituzionale

Il sussidiario

Intervista raccolta da Pietro Vernizzi per ilsussidiario.net

“L’Italicum è una legge ad partitum, fatta cioè per venire incontro alle esigenze del Pd di Renzi. A essere molto sospetto è però il fatto che Berlusconi si sia prestato a questo gioco”. Ad affermarlo è Gianfranco Pasquino, professore di Scienza politica alla Johns Hopkins University di Bologna. Nel corso dell’ottavo incontro in undici mesi, Matteo Renzi e Silvio Berlusconi hanno trovato un accordo parziale sulla legge elettorale, confermando il premio di maggioranza per chi vince il ballottaggio o supera una determinata soglia, alzata dal 37 % al 40%.

Non crede che senza una soglia al di sotto della quale non scatta il premio di maggioranza, un partito possa ottenere il 55% dei seggi con, mettiamo, il 25% dei voti?

Se avvenisse così naturalmente il problema sarebbe enorme, e la Consulta interverrebbe affermando che un premio di quel genere senza una soglia minima che deve essere molto al di sopra del 25% è sicuramente incostituzionale. In pratica però sappiamo anche che il Pd conta di arrivare al 40% dei voti, e quindi il premio sarebbe più contenuto.

Quindi il premio di maggioranza va bene così?

No, perché le leggi non si fanno tenendo conto della realtà nel momento in cui si legifera, ma di qualsiasi situazione possibile. Non può quindi esserci un premio di maggioranza così elevato. Questo è un sistema che può funzionare adesso, ma che può rappresentare una gravissima distorsione se per esempio il Pd subisse una scissione di proporzioni non marginali.

L’Italicum è una legge ad personam per il Pd di Renzi?

Direi che è una legge elettorale “ad partitum”. A sorprendere però è che Berlusconi accetti una situazione di questo tipo. Ma soprattutto non va bene il fatto che un partito in un sistema multipartitico decida che deve comunque avere i seggi per governare da solo. In tutta l’Europa, con l’eccezione della sola Spagna, ci sono governi di coalizione che sono automaticamente più rappresentativi dei governi di un solo partito.

Il ballottaggio garantisce comunque una maggiore rappresentatività al secondo turno?

Il ballottaggio non garantisce tanto una rappresentatività, quanto il potere degli elettori. Al secondo turno saranno loro che decidono chi ottiene il premio di maggioranza. Sappiamo però anche che al ballottaggio la percentuale degli elettori, abitualmente, è di molto inferiore rispetto alla percentuale di elettori al primo turno.

Come si possono coniugare rappresentatività e governabilità?

Il primo passo è eliminare il Porcellum come ha fatto la Corte costituzionale e il secondo è buttare via la legge elettorale scritta da Renzi. Una volta che ci saremo liberati di quelle due leggi si potranno ottenere rappresentatività e governabilità. Purché per governabilità si intenda un governo sufficientemente stabile, in qualche modo legittimato dagli elettori, ma capace di prendere decisioni. Se ci guardiamo intorno, sicuramente la Germania ha una legge elettorale che garantisce rappresentatività e governabilità.

Le preferenze danno davvero agli elettori la possibilità di scegliere?

E’ chiaro che gli elettori di Forza Italia non potrebbero scegliere nulla, perché nel migliore dei casi Berlusconi avrebbe 100 seggi (al momento ne conta 90) e quindi tutti i parlamentari di Forza Italia sarebbero nominati dal Cavaliere. Nel caso del Pd invece ci sarebbe uno spazio per il gioco delle preferenze. Supponendo che il Pd avesse il 55% dei seggi, cioè circa 340 deputati, 100 sarebbero nominati da Renzi e gli altri 240 uscirebbero dal gioco delle preferenze.

Che cosa si aspetta Berlusconi in cambio del suo sì alla legge elettorale dettata da Renzi?

Nessuno di noi può pensare che Berlusconi abbia smesso di volere una riforma della giustizia punitiva nei confronti della magistratura, nonché una qualche riduzione di pena. A maggior ragione dopo che ieri sono stati condannati Emilio Fede, Nicole Minetti e Lele Mora, e che ci ricorda che esiste un problema relativo anche al processo Ruby.

Pubblicata il 14 novembre 2014