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Era una crisi buia e tempestosa… Pasquino legge Renzi (e Mattarella) @formichenews

Qualcuno dovrebbe andare a vedere le carte renziane. Ma non stiamo giocando a poker e chiamare il bluff è pericolosissimo, tanto per i partiti di governo quanto per il sistema politico di oggi e di domani. Meglio ascoltare il richiamo di Mattarrella. Il commento di Gianfranco Pasquino

Finalmente una (non)bella crisi al buio. La crisi è, non facciamo finta di niente, conclamata. Non è neanche possibile sostenere che è un ritorno alla tanto, erroneamente, biasimata Prima Repubblica. Infatti, nella stragrande maggioranza dei casi, allora tutti sapevano che la crisi si sarebbe chiusa in venti-trenta giorni, non di più (tranne la clamorosa eccezione, protagonisti il defenestrato De Mita, Craxi, Andreotti, e Cossiga, con la crisi che durò dal 19 maggio al 23 luglio 1989). Non sempre veniva cambiato il presidente del Consiglio. Infatti, ci sono stati molti bis; sempre “girava” qualche ministro per accontentare le correnti e per dare l’idea di nuovo slancio. Con bassi tassi di rendimento il sistema politico funzionava.

Adesso, il problema è che il rottamatore d’antan non sa esattamente che cosa vuole e che cosa non vuole. Forse, ha ingaggiato un duello personale prima che politico con Conte. Lui sostituirlo non può, ma di sostituti plausibili dentro la coalizione attuale non se ne vedono. Tutto il balletto sulle sue ministre che non sono attaccate alle “poltrone” (ho cercato, ma non trovato, questa parola nella costituzione, forse cariche?) serve soltanto a fare sapere che sono i capi dei partitini che scelgono i/le ministri/e e ne dettano i comportamenti. Che tristezza.

Quello sull’assegnazione dei fondi europei, invece, è un problema molto più serio. È talmente serio che il Presidente della Repubblica, immagino profondamente infastidito dal comportamento di chi ha plaudito al suo discorso di fine anno nel quale aveva auspicato l’avvento del tempo dei “costruttori” e si esibisce in senso contrario, ha fatto sapere che prima di qualsiasi altro movimento/minaccia/ricatto i protagonisti debbono mettere in salvezza quei fondi. Per quel che conta approvo la richiesta di Mattarella che mi sembra molto più che una semplice “moral suasion” e che avrà conseguenze sui prossimi comportamenti presidenziali. Non so se basterà a frenare chi, avendo cominciato le ostilità, non sa oggettivamente più dove andare.

Qualcuno dovrebbe, forse, andare a vedere le carte renziane, ma poiché non stiamo giocando a poker, chiamare il bluff è pericolosissimo, non soltanto per i partiti di governo, ma per il sistema politico di oggi e di domani, addirittura per la Next Generation. Di qui l’importanza del richiamo secco presidenziale. Il tris di Conte non è impossibile, ma richiede qualche legittimo rimescolamento parlamentare (d’altronde, Italia Viva è già un modesto monumento alla possibilità di rimescolamenti). Anche se vedo qualche sceneggiata, data la gravità della situazione, non finirò dicendo che la telenovela continua. Qualche volta guadagnare tempo serve a qualcuno per riflettere e imparare qualcosa. Vado sul banale (non meno vero): “Gli italiani non capirebbero”, sostengono i sostenitori dell’esistente. “Al Paese non serve una crisi”, annunciano i sostenitori del crisaiolo. Tutti vediamo, però, che non soltanto la notte è “buia e tempestosa”.

Pubblicato il 11 gennaio 2021 su formiche.net

Leader eterni Italia immobile

È una buona notizia per la Repubblica italiana vedere nella tabella della longevità dei parlamentari, deputati e senatori, tanti nomi molto illustri (anche se non tutti l’hanno “illustrata”): presidenti della Repubblica, capi di governo, pluriministri. Insomma, ecco il Gotha della politica italiana dal 1945 a oggi. Ovviamente, sono numericamente più presenti e visibili coloro che hanno saputo sopravvivere alla crisi e allo sconquasso del periodo 1992-1994, ma ipotizzerei che è solo questione di un paio di legislature e anche non pochi di coloro che erano il nuovo nel 1994 entreranno nella competizione per la durata in carica con il ceto politico-parlamentare che fece la sua comparsa nel 1946.

La longue durée esiste anche in altre democrazie parlamentari europee: Felipe Gonzales fu eletto la prima volta nel 1977 e rimase deputato fino al 2000 (dal 1982 al 1996 Presidente del governo spagnolo); Helmut Kohl, eletto nel 1983 (ma Presidente del Land Renania-Palatinato già nel 1969), deputato fino al 2002, cancelliere dal 1982 al 1998; entrato a Westminster nel 1983, Jeremy Corbyn è stato da allora ripetutamente rieletto; Angela Merkel è deputata dal 1990 e Cancelliera dal 2005, in vista di diventare “longeva” quanto il suo mentore. Però, tutte queste carriere “straniere” sono in qualche misura eccezionali nei loro paesi e, complessivamente, impallidiscono di fronte al numero di legislature che hanno cumulato non una dozzina di parlamentari italiani, ma un centinaio e più. Troppo facile e, almeno parzialmente, sbagliato addebitare queste “carriere” alla legge elettorale proporzionale poiché i longevi sono riusciti a farsi ri-eleggere anche con il Mattarellum, tre quarti maggioritario in collegi uninominali. Per alcuni conta anche essere stati nominati a Senatori a vita, Andreotti, Colombo, De Martino, Fanfani, Taviani o esserlo diventati di diritto come ex-Presidenti Scalfaro, Leone, Cossiga, Napolitano. Altri furono segretari dei loro partiti oppure potenti capi di correnti. Molto conta anche l’assenza di alternanza al governo del paese. In pratica, non risultando mai sconfitti, i numerosi governanti potevano essere sostituiti fisiologicamente quasi soltanto per ragioni d’età. Quanto agli oppositori che non potevano vincere, i missini rimanevano graniticamente nelle loro cariche parlamentari (Giorgio Almirante per 40 anni dal 1948 al 1988), mentre i comunisti procedevano a ricambi periodici dopo due/tre legislature, ma esisteva un gruppo dirigente di trenta-quaranta persone sicure, a prescindere, della rielezione. Politici di professione, nessuno di loro si pose mai il problema del vitalizio. Per lo più, morirono in carica.

Poiché le idee camminano davvero sulle gambe degli uomini e delle donne (incidentalmente, si noti che fra i cento parlamentari più longevi compare una sola donna: Nilde Iotti), il lentissimo e limitatissimo ricambio dei parlamentari italiani in tutta la prima lunga fase della Repubblica portò all’esaurimento di qualsiasi proposta innovativa. Dopo l’impennata del ricambio grazie all’ingresso nel 1994 di rappresentanti di Forza Italia quasi sostanzialmente privi di precedenti esperienze politiche, però, anche dentro Forza Italia hanno fatto la loro comparsa e si sono affermate vere e proprie carriere politiche. La svolta successiva, numericamente persino più significativa di quella prodotta da Forza Italia, è caratterizzata dall’avvento tumultuoso del Movimento 5 Stelle nel febbraio 2013. Con quei “cittadini” che sono diventati parlamentari si poté constatare che il ricambio cospicuo ha un costo, elevato, in termini di competenze e capacità, di funzionamento del Parlamento, dell’attività di opposizione, che, insomma, parlamentari non ci si improvvisa.

Trovare un equilibrio fra esperienza e (capacità di) innovazione non è, comprensibilmente, affatto facile. È un compito che in parte dovrebbe essere nelle mani degli elettori. Non ci riusciranno in nessun modo, però, se le leggi elettorali non hanno collegi uninominali, ma si caratterizzano per l’esistenza di pluricandidature, che tutelano i gruppi dirigenti, e di candidature bloccate. Porre limiti temporali ai mandati parlamentari favorisce il ricambio a spese dell’acquisizione di esperienza e competenza, ma, soprattutto, rischia di ridurre il potere di scelta degli elettori avvantaggiando unicamente i gruppi dirigenti che “nominano” i loro parlamentari. Nessuno maturerà più vitalizi di notevole entità, ma diventeranno pochi coloro disposti a investire le loro risorse personali e professionali nell’attività parlamentare. Non è impossibile fare peggio. Dare più potere agli elettori nella scelta dei candidati, meglio in collegi uninominali, senza vincolo di mandato, e nella bocciatura, è il modo migliore per impedire la ricomparsa di classi politiche tanto longeve quanto immobiliste.

Pubblicato il 24 settembre 2017

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La corsa alla Presidenza della Repubblica

RadioRadicale

 

Radio Radicale 17 gennaio 2015

La corsa alla Presidenza della Repubblica: il messaggio alle Camere di Napolitano e le dimissioni del Capo dello Stato, parla Gianfranco Pasquino.

Intervista rilasciata a Lanfranco Palazzolo. Durata: 15′ 9″

QUI L’ AUDIO INTEGRALE   http://www.radioradicale.it/swf/fp/flowplayer-3.2.7.swf?30207f&config=http://www.radioradicale.it/scheda/embedcfg/431351