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“Preludio alla Costituente” VIDEO #Presentazione

L’intervento di Gianfranco Pasquino

Nell’ambito di un’iniziativa editoriale e formativa dedicata alle scuole, la Fondazione Giuseppe Di Vittorio, la Fondazione Giacomo Matteotti, il Circolo Fratelli Rosselli di Roma con il Patrocinio dell’AICI (Associazione delle Istituzioni di cultura italiane), hanno presentato il volume, “Preludio alla Costituente”, cura e introduzione di Alberto Aghemo, Giuseppe Amari, Blando Palmieri, prefazione di Valdo Spini, Postfazione di Giuliano Amato. La presentazione si è svolta mercoledì 5 dicembre 2018 presso la Camera dei Deputati, Sala della Lupa. Sono intervenuti insieme ai curatori, Flavia Nardelli, Gianfranco Pasquino, Cesare Pinelli, Alessandro Roncaglia, Valdo Spini, Livia Turco, Lucio Villari.

PRELUDIO ALLA COSTITUENTE #Roma #5dicembre #Montecitorio

Camera dei deputati  – Sala della Lupa
(ingresso da Piazza Montecitorio)
mercoledì 5 dicembre ore 10

Presentazione del volume
PRELUDIO ALLA COSTITUENTE
cura e introduzione di
Alberto Aghemo, Giuseppe Amari, Blando Palmieri
Prefazione di Valdo Spini, Postfazione di Giuliano Amato
Castelvecchi Editore

insieme ai curatori intervengono
Flavia Nardelli
Gianfranco Pasquino
Cesare Pinelli
Alessandro Roncaglia
Valdo Spini
Livia Turco
Lucio Villari

 

 

INVITO Il probema della democrazia nei partiti. Come applicare davvero l’art. 49 della Costituzione? #Milano #26novembre @RosselliCircolo

Nel ciclo di incontri Mythos

Lunedì 26 novembre 2018
ore 21
Centro Alik Cavaliere
via E. De Amicis, 17  Milano

In occasione del n 3/2018 dei “Quaderni del Circolo Rosselli”

Il problema della democrazia nei partiti.
Come applicare davvero l’art. 49 della Costituzione?

ne discutono
Samuele Bertinelli
Felice Besostri
Gianfranco Pasquino
Valdo Spini

presiede e introduce
Pierluigi Mantini

“Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale.” (Costituzione italiana, art. 49)

I vedovi del sì non capiscono il consenso dei giallo-verdi

Dal 5 marzo 2018 mattina, incessantemente, molti politici del PD e i giornalisti del Foglio, professoroni (sic) abbacinati da Renzi, dopo essersi invaghiti di Craxi e di Berlusconi, giornaliste embedded, continuano ad attribuire ai sostenitori del NO la colpa della nascita e dell’esistenza del governo giallo-verde. Chiedono ai professoroni del “no”, ma dovrebbero estendere il loro invito almeno anche ai partigiani “cattivi”, di riconoscere che hanno aperto la strada a quel governo e che, adesso, se ne stanno a guardare senza sbottare a ogni (più o meno presunta e presumibile) violazione della Costituzione –anche se finora proprio non ve ne sono state. Affermare, insieme a Casaleggio, che il Parlamento potrebbe un giorno risultare inutile, non è, peraltro, la stessa cosa di fare del Senato un dopolavoro per consiglieri regionali (come voleva la riforma Renzi-Boschi). Cattivi perdenti, “quelli del ‘sì”, non soltanto non si chiedono dove hanno sbagliato, che sarebbe il minimo, ma persistono in alcune argomentazioni logorissime, senza nessun fondamento minimamente scientifico. Secondo loro, mi riferisco in particolare all’articolo di Angelo Panebianco, Quei puristi (scomparsi) della Carta (“Corriere della Sera”, 3 novembre, pp. 1 e 28), i sostenitori del “no” non criticherebbero abbastanza, anzi, per niente, Grillo e Casaleggio (della Lega e di Salvini l’articolo non parla). Di più, sarebbero ancora prigionieri del “complesso del tiranno” ragione per la quale non avrebbero voluto il rafforzamento dei poteri del governo. Non c’era nulla nella riforma Renzi-Boschi che, attraverso un limpido intervento sulla Costituzione, rafforzasse i poteri del governo. Eppure sarebbe bastato il voto di sfiducia costruttivo alla tedesca oppure anche alla spagnola, ma i sedicenti riformatori d’antan e i loro molti commentatori amici non lo presero in nessuna considerazione. Oggi, peraltro, si vede con chiarezza quali sono i fattori che rendono forte un governo, persino, quando è di coalizione. Ricordo che la legge elettorale Italicum era stata formulata proibendo la formazione di coalizioni con l’intento di dare vita al governo di un solo partito premiato (gonfiato) da un cospicuo premio di seggi a tutto scapito della rappresentanza parlamentare. Non soltanto il governo Cinque Stelle-Lega ha a suo fondamento la maggioranza assoluta in entrambi i rami del Parlamento, ma non si sente in alcun modo ostacolato nelle decisioni che prende, nei decreti che produce, nella sua concreta attività di governo. Con vezzo italiano, proprio non solo dei complottisti e degli incompetenti, denuncia l’ esistenza dei poteri forti, delle tecnostrutture e, naturalmente, dei burocrati di Bruxelles ogniqualvolta incontra resistenze alle sue politiche, ma, almeno finora, non attribuisce le responsabilità alla Costituzione italiana. Anzi, a oggi le uniche proposte ventilate dalle Cinque Stelle stanno tutte nel solco di quanto i partecipanti alla Commissione Letta per le riforme istituzionali avevano variamente ventilato: riduzione bilanciata del numero dei parlamentari e potenziamento dell’istituto referendario. Non si vede, dunque, perché i sostenitori del “no” dovrebbero lanciarsi a capofitto in una campagna ostruzionistica. A riforme eventualmente approvate dal Parlamento si vedrà. Qualcuno potrebbe, invece, volere chiedere alle Cinque Stelle (la Lega non sembra interessata alla tematica) una profonda revisione della legge elettorale Rosato, anzi, per usare un termine caro alla parte politica di Rosato, una vera e propria rottamazione. Tornando al governo in carica le prefiche del “sì” potrebbero anche interrogarsi sulle ragioni che ne mantengono elevato il consenso in tutto il paese e chiedersi se non sarebbe meglio destinare il troppo tempo che impiegano a criticare chi ha vinto il referendum per formulare una strategia politica alternativa e farla viaggiare su quel che rimane dei partiti oggi all’opposizione.

Pubblicato il 6 novembre 2018

Apprendisti riformatori sul palco

Le approssimative conoscenze costituzionali del Movimento 5 Stelle, del loro fondatore Grillo, del loro guru Casaleggio si accompagnano a proposte improvvisate. Possono anche sembrare gravi, come l’impeachment che Di Maio voleva lanciare contro il Presidente Mattarella sicuramente “reo” di rispettare e imporre il rispetto della Costituzione anche nella fase di formazione del governo. Poi è venuto Casaleggio a dichiarare la probabile futura inutilità del Parlamento che sarà essere sostituito da qualcosa tecnologicamente più avanzato e più moderno, per esempio, perché no?, dalla sua piattaforma Rousseau. Infine, Grillo ha scoperto come domare il Presidente della Repubblica: togliendogli la Presidenza del Consiglio Supremo di Difesa e del Consiglio Superiore della Magistratura nonché il potere di nomina dei Senatori a vita. Sono subito insorti i difensori della Costituzione, ma, francamente, non ne vale proprio la pena anche perché l’abolizione dei senatori a vita, frequentemente e variamente proposta, non sarebbe certo una diminuzione della democraticità del sistema politico italiano. Grillo ha forse voluto mandare un avvertimento al Presidente Mattarella: “non ti mettere di traverso alla manovra”. Infatti, è proprio autorizzando o no i disegni di legge del governo e promulgandoli o no che il Presidente della Repubblica italiana esercita in maniera visibile reale potere istituzionale e politico. La maniera non visibile, ma non meno efficace, consiste nelle comunicazioni informali fra i Palazzi. Il Presidente italiano, in quanto rappresentante (art. 87) della “unità nazionale” ha il dovere, oltre che il diritto, di valutare nelle sue linee generali se quanto il governo fa o si propone di fare va o no a scapito dell’unità nazionale, della coesione, del benessere. L’ha fatto sapere più volte in questi mesi nei suoi discorsi ufficiali con riferimenti felpati, ma limpide alle avventurose politiche di Di Maio e Salvini. A proposito di queste politiche, non è affatto detto che, solo perché le loro linee generali sono contenute nel “Contratto di governo”, debbano necessariamente essere accettate anche danneggiano l’economia e violano impegni presi con l’Unione Europea.

Più di tutte le parole di Di Maio, Grillo, Casaleggio, comunque criticabili per faciloneria e esasperazioni, contano le proposte ufficiali che il Movimento ha concretamente avanzato: riduzione di un terzo dei parlamentari e introduzione del referendum propositivo. Di quest’ultimo, utile potenziamento di democrazia diretta, esistono tracce nelle Commissioni Riforme Istituzionali fin dal 1983. La riduzione del numero di parlamentari andrebbe motivata, non solo con esigenze risparmiose: ridurre i costi della politica, ma anche con riferimento a miglioramenti nel funzionamento del Parlamento e della rappresentanza politica per la quale, però, ci vorrebbe una riforma decente dell’attuale legge elettorale indecente. Ma, forse è già chiedere troppo a riformatori pentastellati, non stellari.

Pubblicato AGL il 23 ottobre 2018

Le democrazie esistono. Hanno problemi. Imparano a risolverli senza violenza #IlRaccontodellaPolitica

IL RACCONTO DELLA POLITICA
Lezione 6

Le democrazie esistono. Hanno problemi. Imparano a risolverli senza violenza

“La democrazia è una promessa. I cittadini, interessati, informati, partecipanti, operano per realizzarla. Cosi facendo migliorano la loro vita e le vite degli altri”

INVITO Con la costituzione nel cuore #Storia #memoria #politica #Bologna #25settembre #ANPI @Anpinazionale

25 settembre ore 21
Quartiere Santo Stefano
Sala Biagi – via Santo Stefano 119
Bologna

presentazione del volume
CON LA COSTITUZIONE NEL CUORE
conversazione su storia, memoria e politica
di CARLO SMURAGLIA

GIANFRANCO PASQUINO
professore emerito di Scienza Politica
Università di Bologna
e
UMBERTO ROMAGNOLI
già professore ordinario di Diritto del Lavoro
Università di Bologna

in dialogo con
CARLO SMURAGLIA
presidente emerito ANPI
autore del volume

modera
MONICA MINNOZZI
Comitato nazionale ANPI, avvocato

saluti
della presidente del Quartiere Santo Stefano
ROSA MARIA AMOREVOLE