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Adelante, Conte, con judicio. Ecco l’opinione di Pasquino (con tirata d’orecchie) @formichenews

 

Perché parlare prima dei nomi, e non dei progetti, si chiede il prof. Pasquino, che lamenta i limiti del dibattito politico. Serve maggiore giudiziosità, la stessa che sembra mancare a troppi commentatori italiani sulla scena e dietro la scena

Basics. Quel che non dobbiamo dimenticare. Il governo Conte 2 è una coalizione composita fra un Movimento 5 Stelle diversificato dalle molte mai ricomposte provenienze e con obiettivi tanto ambiziosi quanto ambigui e un Partito, uno: Democratico, e trino: Leu e Italia Viva. Rappresentano elettorati abbastanza, qualche volta molto, differenziati anche perché la società italiana è diversificata, frammentata, addirittura fratturata lungo una pluralità di linee: geografiche, sociali, generazionali, “europee”, di egoismi e di progettualità difficili da ricomporre per chiunque. Ancora più complicata è la ricomposizione in una situazione di crisi pandemica che colpisce i più deboli, che richiede scelte dolorose, che impone proprio al potere politico di esercitare al massimo la sua capacità di intervento, di ri-orientamento, di previsione e di correzione poiché nessuno è in grado di fare scelte impeccabili al primo colpo senza necessità di revisioni frequenti.

I partiti al governo hanno la maggioranza dei seggi sia alla Camera sia, in maniera risicata, al Senato. Sono in grado di durare se lo desiderano anche se debbono temere lo stillicidio di defezioni ad opera di parlamentari pentastellati alla ricerca di un loro personale futuro. I governanti possono anche sperare in un non impossibile sostegno occasionale, ma riproducibile, di parlamentari responsabili, che curano i loro destini, ma anche quelli del paese al quale una crisi di governo hic et nunc non gioverebbe affatto. Il Presidente del Consiglio ha rapidamente capito che le coalizioni si tengono insieme mediando, riconciliando, ricomponendo tensioni e conflitti, inevitabili in tutte le coalizioni, senza esagerare, ma anche senza cedere sull’essenziale che è soprattutto continuare nella convinzione che the best has yet to come. Qualche miglioramento è possibile, con e in questa coalizione. Soprattutto, il capo del governo ha imparato che deve metterci la faccia. Forse, come lo rimproverano, la faccia ce l’ha messa troppo spesso, ma i sondaggi lo hanno premiato. D’altronde, le altre facce, Di Maio e Zingaretti, Crimi e qualsiasi altro dirigente del PD non è detto che fossero più accettabili e più convincenti.

A livello europeo, probabilmente anche grazie ad un gioco di squadra con Gentiloni e Gualtieri, il capo del governo ha ottenuto risultati, MES senza condizionalità compreso, impensabili, purtroppo non ancora capiti in tutta la loro importanza presente e futura. Conte è consapevole che il Presidente della Repubblica, che ne ha viste molte, non dà troppo peso agli scricchiolii nella sua coalizione e alle differenze di opinioni, inevitabili, spesso esagitate e esaltate a scopi di visibilità personale e incomprimibilmente narcisistica. Inoltre, Mattarella ha come compito quello di sostenere l’esistente governo fintantoché la sua maggioranza è operativa (lo è). Non ascolta le sirene (sic) degli opinionisti e dei retroscenisti che annunciano, oramai da mesi, una crisi strisciante. Meno che mai si fa suggerire la soluzione della crisi.

Prima il progetto poi i nomi è il mantra politichese. E allora perché fare il nome senza chiedersi quale sarebbe la maggioranza a sostegno di un europeista convinto? Non è vero che “tutto va bene, Madama la Marchesa”, ma, se non tutto, molto potrebbe andare peggio. Dunque, “adelante, Conte, con juicio”, con quella giudiziosità che sembra mancare a troppi commentatori italiani (anche di Formiche.net) sulla scena e dietro la scena.

Pubblicato il 13 maggio 2020 su formiche.net

Conte e il bicchiere europeo mezzo pienotto

Non so se al prossimo vertice dei capi di governo europei Conte otterrà quello che vuole. Mi pare abbia chiesto troppo, troppo in fretta. Nel lungo periodo, probabilmente, l’Unione riuscirà a raggiungere un accordo su obbligazioni davvero europee, gli Eurobond. Ma, nel lungo periodo, come disse il grande economista John Maynard Keynes, saremo tutti morti. Il fatto è che già adesso non stiamo affatto bene, e nel breve periodo rischiamo di stare molto peggio. Fa male Conte a rigettare l’attivazione del MES (Meccanismo Economico di Stabilità) che consentirebbe all’Italia di avere subito 37 miliardi di Euro senza condizioni purché siano utilizzati esclusivamente per spese mediche e affini. Anzi, sbugiardando Salvini e Meloni, che hanno firmato proprio il MES al quale ora si oppongono strenuamente e strumentalmente, Conte ha il dovere politico di spiegare esattamente che sono fondi aggiuntivi che non mettono in nessun modo sotto controllo l’economia italiana, i governanti, le loro scelte.

Per avere maggiore forza negoziale, Conte dovrebbe pensare soprattutto a come spiegare agli altri capi di governo europei, contando sulla disponibilità già espressa dalla Presidente della Commissione Ursula von der Leyen e dai Commissari all’Economia, che è incline ad accettare i fondi di provenienza MES in cambio di un impegno comune a procedere alla creazione di strumenti simili agli Eurobond. Affinché la sua posizione negoziale abbia maggiore credibilità e quindi probabilità di successo, sono indispensabili due profondi cambiamenti. Li può innescare Conte stesso, da un lato, spiegando l’ammorbidimento della sua posizione poiché ha acquisito nuovi dati sulla gravità della situazione sanitaria e socio-economica italiana. Dall’altro, facendo cambiare opinione ai Cinque Stelle a cominciare da Di Maio e Crimi che insistono in un “no” pregiudiziale e rigidamente ideologico, vale a dire, senza tenere conto dei fatti e dei dati.

Se i giornalisti che scrivono sull’Unione Europea senza il retroterra di conoscenze, prestassero più attenzione ai fatti che alle affermazioni e ai tweet degli (ir)responsabili politici, renderebbero un utile servizio all’opinione pubblica italiana e al paese. Infatti, un capo di governo che si presenta ad un vertice quasi decisivo con una parte della maggioranza che dichiara ai quattro venti la sua indisponibilità all’uso limitato e condizionato alla drammaticità sanitaria dello strumento MES, già considerata positivamente da tutti gli altri capi di governo (infatti, Conte ha dovuto porre il suo personale veto) parte in condizioni di debolezza. Dimostrando flessibilità Conte otterrà sicuramente di più. Non tutto quello che vuole perché le decisioni che debbono essere prese da ventisette capi di governo hanno bisogno di maturazione. È prevedibile che l’Unione riuscirà quantomeno a fare qualche piccolo, ma utile, passo avanti mantenendo la strada aperta. Allora, Conte potrà, dovrebbe, persino vantarsi di un bicchiere diventato mezzo pieno.

Pubblicato AGL il 20 aprile 2020

Dopo l’Emilia Romagna, cosa deve fare ora il Governo? #intervista @radiopopmilano

MALOS martedì 28 gennaio 2020

Davide Facchini e Luigi Ambrosio intervistano Gianfranco Pasquino

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