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Tra sovranisti e filoputiniani in UE siamo la zavorra @DomaniGiornale

Quella bandiera blu con le stelle oro dell’Unione Europea sulla bara di Emma Bonino era un molto appropriato, opportuno e doveroso omaggio all’impegno europeista della grande leader radicale. Appare quasi incredibile pensare a quanto fatto da Emma nei cinque lontani anni (1994-1999) in cui svolse in maniera severa, coerente e innovativa il compito di Commissario europeo. Troppo facile affermare che aveva una visione. Piuttosto, perseguiva una agenda voluminosa centrata sui diritti civili e politici, mai pensando né che dovessero essere esclusivi né che andassero a scapito dei diritti sociali e fosse necessario contemperarli. Semplicemente, senza la protezione rigorosa e la promozione vigorosa dei diritti civili e politici, da nessuna parte si riuscirà a pretendere e a conquistare i diritti sociali. Una società giusta è quella nella quale si combattono tutte le battaglie per tutti i diritti. Un’Europa più giusta è quella che quei diritti ottiene, su quei diritti costruisce di volta in volta il suo futuro e le sue azioni nel resto del mondo, a cominciare, senza atteggiamenti né di spregio né di superiorità, dai luoghi, molti, nei quali quei diritti non esistono oppure vengono calpestati a piacimento di leadership politiche autoritarie e corrotte.
L’Unione Europea è il più grande spazio mai esistito al mondo di libertà e di diritti civili, politici e sociali. Naturalmente, talvolta può succedere che quei diritti non siano abbastanza protetti e sufficientemente promossi. La critica, mirata e centrata, diventa doverosa. Se a fare quella critica sono i governi nazionali, è imperativo che abbiano le carte in regola. Capita, invece, che alcuni governi siano tutt’altro che impeccabili, nient’affatto al di sopra di ogni sospetto. Notoriamente, l’immigrazione è la tematica sulla quale i governi nazionali, non soltanto sovranisti, non eccellono nel riconoscimento e nella messa in atto di diritti. Le responsabilità si estendono a livello europeo a causa delle difficoltà a formulare politiche comuni, condivise, efficaci. Eppure, è opinione diffusa tanto nelle capitali degli Stati-membri quanto, ancor più, a Bruxelles che problemi come l’immigrazione non possono che richiedere soluzioni al livello decisionale più elevato.
La soluzione proposta dai radicali, prima da Pannella, poi da Bonino, è sempre coerentemente stata “più Europa”. Pertanto, è esattamente il contrario di quello che vogliono i sovranisti di ogni ordine e grado, cioè recuperare brandelli di sovranità, si badi, non “rubata” dall’Unione, ma, a suo tempo, consapevolmente e deliberatamente ceduta dagli Stati-membri. Gli ex-Presidenti del Consiglio italiani Enrico Letta e Mario Draghi, sicuramente non radicali, non hanno dubbi: completare il mercato unico e procedere a maggiore integrazione economica e “culturale” (che non significa non auspicabile omologazione).
Nonostante la sua notevole capacità di manovra Giorgia Meloni non ha finora saputo superare molte sue ambiguità e formulare una autentica politica europea/europeista. Condizionata dal suo intimo sentire sovranista e da troppe pessime affinità con alcuni altri dirigenti sovranisti europei, tenta politiche equilibriste che, sostanzialmente non riescono. La sua coalizione alberga il mediocre similsovranista Salvini ed è sfidata dal sovranista dei nostri stivali Vannacci. Finora le contraddizioni del governo di centro-destra non sono esplose. Per sua fortuna il campo largo è attraversato da componenti apertamente filorusse e da incapacità poco europeiste addirittura elette nel Parlamento europeo.
Fintantoché le elite politiche italiane, a cominciare dai governanti di oggi e di domani e dai loro acidi oppositori, non si renderanno conto che il loro paese può prosperare e contare esclusivamente se contribuisce, in maniera preparata e incisiva, all’Unione Europea e alle sue politiche, giocheremo solo di rimessa e l’Italia sarà zavorra. “Di rimessa” e “zavorra” sono parole comprensibilmente del tutto assenti nel lessico dei veri europeisti alla Altiero Spinelli e Emma Bonino.
Pubblicato il 16 settembre 2026 su Domani
VIDEO Presentazione del libro a cura di Gianfranco Pasquino “Fascismo. Quel che è stato, quel che rimane” @Treccani @RadioRadicale
“Presentazione del libro curato da Gianfranco Pasquino
Fascismo. Quel che è stato, quel che rimane
Treccani
Con
Gianfranco Pasquino (emerito di Scienza Politica all’Università Alma Mater Studiorum di Bologna)
Carlo Crosato (ricercatore di Filosofia all’Università degli Studi di Bergamo).
Intervista registrata giovedì 13 aprile 2023

Come risolvere il (falso) dilemma della sinistra tra diritti civili e diritti sociali @DomaniGiornale


In occasione di battaglie civili e culturali combattute dai progressisti, da coloro che si situano a sinistra nello schieramento politico-partitico, riemerge periodicamente un interrogativo molto complesso. Ė opportuno e giusto che quei partiti, i loro dirigenti e militanti impegnino tempo e energie che forse potrebbero/dovrebbero piuttosto dedicare alla protezione e promozione dei diritti sociali? La lotta contro la perdita di posti di lavoro non dovrebbe essere considerata più importante, se non addirittura prioritaria, rispetto a qualsiasi alternativa che riguardi i diritti di alcune minoranze, omosessuali, transgender, lgbt? Cercare di costruire un sistema scolastico qualitativamente migliore che contribuisca all’effettivo funzionamento dell’ascensore sociale consentendo a tutti, ma soprattutto, ai figli dei settori disagiati della società di migliorare le loro condizioni, non dovrebbe avere la precedenza sull’impegno a mettere al bando l’odio e le campagne condotte in suo nome? Fare funzionare al meglio e espandere il sistema sanitario non dovrebbe essere preferibile rispetto alla formulazione di leggi, come lo ius soli e/o lo ius culturae, che facilitino l’integrazione dei migranti e dei loro figli e figlie nella società italiana?
Sinistra e progressisti non sanno più interpretare e rappresentare le esigenze reali, più profonde dei loro concittadini e si intestardiscono su battaglie (quasi esclusivamente) simboliche a scapito di quello che è fondamentale: le opportunità e le condizioni di vita e di lavoro? Soltanto a coloro che, in un certo senso, sono privilegiati, benestanti, istruiti, che hanno un lavoro appagante e ben pagato, la gauche caviar direbbero i francesi, è possibile impegnare il loro tempo e le loro energie per conseguire obiettivi che riguardano minoranze a scapito del miglioramento economico complessivo della società. Insomma secondo questa concezione, sinistra e progressisti dovrebbero ripensare le loro priorità ponendo e mantenendo decisamente al primo posto tutta la batteria dei diritti sociali: lavoro, istruzione, salute e perseguire gli altri diritti, che sintetizzerò come civili e culturali, sapendo subordinarli ogniqualvolta entrino in contrasto con i primi. Mi pare che questo ragionamento abbia due punti deboli. Il primo è che mette in conflitto diritti sociali e diritti civili accettando una visione di destra che da sempre pone l’accento sulla soddisfazione dei bisogni elementari della cittadinanza e quasi nulla più. Il secondo punto debole è che ritiene scontato che i due insiemi di diritti non possano essere perseguiti e tanto meno conseguiti contemporaneamente, che, insomma, debba esserci un trade-off. Chi vuole più diritti civili e culturali deve pagarseli con una protezione inferiore dei diritti sociali, con la quasi impossibilità di una loro promozione.
Questo troppo diffuso ragionamento si fonda sulla convinzione che gli uomini e le donne separino nettamente nella loro percezione e nella loro valutazione i diritti sociali e economici da quelli civili e culturali. Non vorrei mai che a un omosessuale disoccupato si ponesse l’alternativa tra esporsi all’odio dei colleghi pur di mantenere il lavoro oppure essere costretto a starsene a casa. Infine, credo sbagliato pensare che sinistra e partiti progressisti siano obbligati a scegliere drasticamente fra diritti civili e diritti sociali. Quello che importa è la loro capacità di spiegare come non esista nessuna contraddizione verticale e incomponibile e che entrambi gli insiemi di diritti sono essenziali per coloro che vogliono costruire una società migliore, più vivibile, giusta.
Pubblicato il 6 luglio 2021 su Domani
Ius soli o finanziaria? L’uno non esclude l’altra. Parola di Pasquino @formichenews
Il pregio del bicameralismo è che rende possibile esperire una pluralità di compiti grazie ad un’accurata divisione del lavoro a condizione che la maggioranza sia coesa e intelligente. Il commento di Gianfranco Pasquino
Perché mai bisognerebbe contrapporre i diritti sociali ai diritti civili? E addirittura anteporre i diritti sociali ai diritti civili? Più chiaramente, qualcuno, mi sembra di avere capito che è, fra gli altri, la posizione di Romano Prodi, ritiene che il Partito Democratico ha sbagliato a perseguire e garantire i diritti civili degli omosessuali e dei trans gender prima e a scapito del diritto al lavoro. Questa posizione ha subito trovato conforto, più o meno opportunistico, da un lato, in Di Maio che ha dichiarato il suo essere “sconcertato” dalla proposta di Zingaretti di formulare leggi in materia di ius soli e di ius culturae, dall’altro, nel Presidente dell’Emilia-Romagna il PD Stefano Bonaccini per il quale la revisione della plastic tax viene molto prima dell’estensione del diritto di cittadinanza. Se interpreto correttamente questa posizione, il timore è che se il Parlamento, già oberato dalla Finanziaria, s’impegnasse ad analizzare e valutare i disegni di legge in materia di cittadinanza, non troverebbe il tempo per rivedere la plastic tax e altro. Questo timore sembra essere condiviso da Forza Italia e cavalcato da Salvini e Meloni.
Nella storia della conquista e dell’espansione dei diritti, splendidamente scritta dal sociologo inglese T.H. Marshall, sono venuti prima i diritti civili, quelli del cittadino, libertà di espressione, associazione, culto, proprietà; poi quelli politici, votare ed essere eletti, creare partiti, fare propaganda; infine, ma non dappertutto, i diritti sociali, salute, istruzione, lavoro, assistenza, pensione. La sequenza ha richiesto più o meno tempo, in qualche sistema politico, pure democratico, non è ancora stata completata (v. la salute negli USA). Inoltre, con il governo della signora Thatcher, molti studiosi (ma anche il regista Ken Loach!) hanno notato e fatto rilevare che il taglio dei diritti sociali, lavoro e salute, finiva per incidere negativamente sui diritti politici e persino su quelli civili. Privati del lavoro, molti cittadini non avevano più le risorse per utilizzare i loro diritti civili e politici.
Non elaboro il punto che un Parlamento bicamerale organizzato in Commissioni non avrebbe il tempo di procedere in un suo ramo alla discussione, emendamento e approvazione della Finanziaria, rivedendone aspetti delicati, come la plastic tax (sic), mentre l’altro ramo si dedica ai pure molto delicati ed eventualmente, ma non inevitabilmente, complicati disegni di legge in materia di ius soli e ius culturae. Non è così. Infatti, il pregio del bicameralismo è che rende possibile esperire una pluralità di compiti grazie ad un’accurata divisione del lavoro a condizione che la maggioranza sia coesa e intelligente. Mi preme, invece, sottolineare che coloro che cittadini non sono rischiano in questo paese di trovarsi esposti allo sfruttamento. In maniera leggermente diversa, ma compatibile, sia lo ius soli sia lo ius culturae costituiscono due strade percorribili affinché i migranti nati in questo paese da genitori stranieri ottengano la cittadinanza su loro richiesta in base a chiari requisiti di tempo e di completamento di un ciclo educativo. Divenuti italiani, potranno anche godere dei diritti sociali fra i quali quello al lavoro. Oggi in troppe situazioni i migranti privi di cittadinanza vedono i loro diritti sociali elusi e spesso calpestati. I diritti civili sono la precondizione cruciale per godere dei diritti sociali. Insieme i due grappoli di diritti si rafforzano. Quando mancano i diritti civili, l’accesso ai diritti sociali dipende dall’arbitrarietà, è raro, episodico oppure tristemente negato. L’esito è una società ingiusta.
Pubblicato il 19 novembre 2019 su formiche.net
L’#Europa è il luogo dove potete esercitare la vostra sovranità. Votate! #Europee2019 #ElezioniEuropee2019
Parlamento Europeo. Se votate con il portafoglio pensate che il costo del vostro carrello della spesa è alto non per colpa dell’Euro, ma delle politiche economiche del governo. Con la lira, i vostri stipendi avrebbero ancora meno valore. Votate con il cervello e il cuore. L’Unione è il più grande spazio di libertà, diritti civili e sociali, pace mai esistito al mondo. I sovranisti sono portatori malsani di conflitti. Votate, votate. Votate.
Le primarie per la campagna elettorale americana in Iowa #RadioRadicale
Intervista a Gianfranco Pasquino realizzata da Lorenzo Rendi, registrata lunedì 25 gennaio 2016 alle ore 19:03
qui l’audio LE PRIMARIE PER LA CAMPAGNA ELETTORALE IN IOWA

