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A Campobasso un segnale per Pd e 5 Stelle

Siamo qui come aruspici che, invece di guardare nelle viscere degli animali, scrutiamo i dettagli del voto degli italiani in una molteplicità di luoghi, di situazioni e di circostanze che non ci sarà mai possibile comprendere fino in fondo. Ciascuna elezione amministrativa ha la sua specificità, di tematiche, tradizioni, avvenimenti, persone, di cui è assolutamente necessario tenere grande conto. Al tempo stesso, tutte le elezioni amministrative sentono l’influenza del contesto generale, della situazione politica nazionale, del clima e del soffiar del vento. Poi, ci sono casi eccezionali da considerare, pur con cautela, emblematici.

A Livorno cinque anni fa la sinistra aveva proceduto ad uno dei suoi non rari harakiri. Domenica, anche grazie alla non ricandidatura del sindaco uscente, a sua volta in parte dovuta alle difficoltà delle Cinque Stelle, il Pd e i suoi alleati si sono ripresi il comune. Quale presagio dovremmo trarne? Se il Pd perde dopo settant’anni Ferrara, dovremmo sicuramente chiederci che cosa è successo di specifico e scopriremmo che qualche notevole problema di vario tipo, dai finanziamenti alle nomine, il partito lo aveva avuto e una parte di elettorato non gliel’ha perdonato. Forse a Forlì, ugualmente perso dalla sinistra per la prima volta nel dopoguerra, la ricandidatura del sindaco uscente avrebbe potuto evitare la sconfitta. Tuttavia, in qualche contesto locale, c’è sempre una quota più o meno grande/piccola di elettorato che comprensibilmente desidera facce nuove. In riferimento ai recenti balzi in avanti, la Lega cresce, ma forse un po’ meno delle sue aspettative.

I movimenti più vorticosi sono garantiti dall’elettorato delle Cinque Stelle sia quando c’è un loro candidato, a questi ballottaggi soltanto a Campobasso, sia quando non c’è. Infatti, gli elettori pentastellati si trovano in mano, nel secondo caso, l’esito del ballottaggio quando tornano a votare, ma anche quando si astengono. Le recenti, nient’affatto passeggere, frizioni fra le Cinque Stelle e la Lega non hanno sicuramente spinto gli elettori pentastellati ad appoggiare i candidati dei partners/avversari. Tuttavia, il dato veramente interessante è proprio quello di Campobasso dove i voti decisivi erano nelle mani degli elettori del centro-sinistra rimasti senza candidato. Accordo sottobanco (ma, sia chiaro, tutti hanno il diritto di stilare accordi sottobanco purché non contengano elementi illegali) fra le Cinque Stelle e il centro-sinistra contro il centrodestra? Le percentuali parlano di un vero e proprio exploit del candidato Cinque Stelle, ma come sempre sono i numeri assoluti che contengono la “rivelazione”.

Poiché dubito che i dirigenti di partito abbiano un ferreo controllo sui loro, spesso giustamente volubili, elettori, ne deduco che, anche se una parte di elettori Pd potrebbe avere seguito un accordo non scritto e non confermato, una parte di gran lunga più cospicua ha deciso che fra Cinque Stelle e centro-destra preferiva il candidato delle Cinque Stelle il quale ha, infatti, visto aggiungersi ai suoi voti del primo turno un numero di voti quasi eguale a quelli ottenuti dal candidato PD al primo turno. Non proprio una semplice coincidenza. Anche questo è un segnale, non un presagio. D’altronde, sarebbe francamente eccessivo pensare che Campobasso sia un “laboratorio” nel quale si stanno elaborando i destini del paese. Tuttavia, una qualche riflessione sia i Cinque Stelle sia il Partito Democratico dovrebbero pure farla.

E’ giusto che alcuni esponenti del Pd dicano che “il partito c’è”. Ci mancherebbe altro che fosse sparito del tutto, anche se non hanno smesso di aggirarsi a piede, e lingua, fin troppo liberi, potenziali disgregatori e loro sostenitori contro i quali è imperativo fare “argine”. Poiché il prossimo colpo da battere saranno le elezioni della Regione Emilia-Romagna, le sconfitte di Ferrara e Forlì meritano sicuramente un supplemento d’indagine. Prodigi o presagi?

Pubblicato il 10 giugno 2019