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Alle primarie voterò Schlein, ha la grinta giusta per cambiare il Pd #intervista @ildubbionews

Intervista raccolta da Giacomo Puletti

Gianfranco Pasquino, professore emerito di Scienza politica a Bologna, spiega di votare Elly Schlein domenica perché «ha più grinta di Bonaccini» e dice che il Pd deve ragionare «su che tipo di struttura si vuole dare a un partito riformista e di sinistra in Europa negli anni 30 del 2000».

Professor Pasquino, cosa si aspetta dalle primarie del Pd di domenica dopo i 150mila voti tra gli iscritti al partito?

Innanzitutto una premessa a cui tengo molto: queste non devono essere chiamate primarie, ma è l’elezione del segretario del Pd a opera non dei soli iscritti, come secondo me dovrebbe essere, ma di simpatizzanti e potenziali elettori. I 150mila elettori tra gli iscritti non sono né pochi né tanti, ma parliamo comunque di una cifra di gran lunga superiore a qualsiasi capacità di mobilitazione di qualsiasi altro partito nel paese. Quindi è un buon segno. Sarebbe il caso che domenica almeno un milione di persone andassero a votare, poi vedremo. Ma a fronte di un’astensione generalizzato temo che questo possa incidere anche sull’elezione del segretario del Pd.

Lei andrà a votare?

Andrò a votare e voterò per Elly Schlein.

Perché?

Perché per guidare il Pd serve quella grinta che, con tutto il rispetto e la stima che nutro personalmente per lui, Enrico Letta non aveva. E penso che Schlein ne abbia più di Bonaccini, che per me rappresenta la continuità. Schlein invece garantirebbe una qualche possibilità di cambiamento.

Bonaccini però è andato molto bene tra gli iscritti, anche se è stato battuto da Schlein a Roma e Milano. Se lo aspettava?

Che Bonaccini fosse forte fra gli iscritti me lo aspettavo. C’è stato anche un effetto di popolarità, ha un ruolo visibile e continua a dire che lui ha sconfitto la Lega ma se questo è certo dal punto di vista numerico credo che la Lega non avrebbe comunque mai vinto in Emilia – Romagna. Il risultato di Schlein invece mi ha sorpreso, poi ai gazebo vedremo quanto conteranno le grandi città.

Su quali punti crede che i due candidati si differenzino maggiormente?

Questo è un punto delicato. Si sta eleggendo il segretario di un partito, non il capo di un governo. Quindi mi interessa relativamente cosa pensano i candidati ad esempio sul reddito di cittadinanza o cose del genere. Non è questa la tematica in gioco. Si vota su che tipo di partito vogliono, su quali gruppi conteranno, a chi si rivolgeranno. Le alleanze si fanno dopo l’elezione del segretario, non prima. Poi che Schlein sia più vicina al M5S rispetto a Bonaccini è ovvio, ma se Bonaccini pensa di andare da qualche parte senza rapportarsi con i Cinque Stelle si sbaglia. E chiaramente vale anche per Conte nei confronti del Pd. Ma occorre ragionare su che tipo di struttura si vuole dare a un partito riformista e di sinistra in Europa negli anni 30 del 2000.

Chiunque vincerà dovrebbe prendere spunto dai socialisti spagnoli o dai socialdemocratici tedeschi, che sono al governo, per impostare l’opposizione e tornare a vincere?

Fare opposizione significa fare politica e quindi il Pd non deve avere paura di fare un’opposizione anche dura, di offrire proposte alternative o un minimo di convergenza al governo. Ma queste sono tutte operazioni politiche. Io penso invece a operazioni organizzative di alto profilo. Penso ci sia qualcosa da imparare dappertutto ma in Germania la socialdemocrazia è al 25 per cento, non di più. In Spagna i socialisti avevano il 40 per cento ora hanno si e no il 30. C’è da imparare da tutti, ma credo che il Pd debba imparare soprattutto dalla sua storia.

In che modo?

Innanzitutto chiedendosi perché dal 30 e oltre di Veltroni è arrivato sotto al 20 per cento dei voti. Bisogna riflettere su cosa non è andato nei territori, tra i militanti, nel gioco delle correnti. Spero che chi vinca si dedichi a questo e non a fare passeggiate istrioniche che non servono a nulla. La mia proposta è che il Pd “ricominci da tre”. Ricominciando prima di tutto a dire che è un partito europeista e credo che in questo Schlein, con la sua esperienza da parlamentare europea, parta avvantaggiata.

Bonaccini ha detto che uno dei suoi primi pensieri è neutralizzare le correnti che animano il partito e che spesso lo hanno fossilizzato. Ci riuscirà?

Le dichiarazioni lasciano il tempo che trovano. Bonaccini deve dire in che modo neutralizzerà le correnti senza neutralizzare le energie positive che talvolta derivano da esse.

Come finirà questa partita?

Non ho elementi per fare pronostici. Posso solo dire che preferirei vincesse Elly Schlein perché garantirebbe un cambiamento rispetto alla continuità di Bonaccini.

Chiunque vincerà, sarà in grado di rivitalizzare il Pd?

Il Pd non è in declino ma è un partito stagnante in termini di capacità propulsiva. È andato al di sotto del 20 per cento perché Calenda e Renzi hanno compiuto un’operazione di sciacallaggio ma alle Regionali è tornato sopra quella cifra. È un partito indispensabile nello schieramento politico sia come partito di opposizione in sé sia come elemento di aggregazione contro il governo di centrodestra.

A proposito di questo, il Pd ha parlato di un’Italia isolata in Europa a causa del governo Meloni. È d’accordo?

Il prestigio e l’influenza di un paese in Europa dipendono dalle persone che lo rappresentano. Meloni, essendo sovranista, ha dei problemi perché l’unico vero alleato è la Polonia. Ma in Europa c’è anche Gentiloni, che sta svolgendo il suo ruolo di commissario in maniera apprezzabile, e c’era Sassoli, capace di ottenere un affetto bipartisan non marginale. Lo scopo di Meloni è trascinare i popolari in un’alleanza meno europeista spaccando l’attuale coalizione di governo ma se compie questa operazione l’Italia non sarà più forte e non sarà più forte neanche l’Europa.

Pubblicato il 22 febbraio 2023 su Il Dubbio

Dopo Draghi l’Europa è uscita dall’orizzonte della politica @DomaniGiornale

Praticamente, le scelte politiche che il governo italiano deve fare implicano, quale più quale meno, un certo atteggiamento verso l’Unione Europa. Per i balneari il problema con soluzione già incorporata consiste nell’applicazione, dall’Italia continuamente rimandata, della direttiva Bolkestein. Per il prezzo della benzina c’è da chiedersi se non sia il caso, oltre a mettere i cartelli con il prezzo medio in Italia, di ricordare a tutti anche la composizione di quel prezzo con relativi confronti europei. Ha fatto bene la Presidente del Consiglio a proseguire la strada aperta da Draghi per negoziare importanti forniture di gas dall’Algeria. Forse, però, quando si tratta della politica energetica e della relativa transizione, sarebbe opportuno che l’Unione Europea sviluppasse una più solida e ampia iniziativa unitaria. Allo stesso modo, la fornitura di carri armati Leonard all’Ucraina non dovrebbe dipendere solo dalla Germania che li produce poiché in Ucraina si combatte una guerra che avrà, in qualsiasi modo finisca, un impatto notevolissimo sull’Unione Europea, sulla auspicabilità e attuabilità di una politica di difesa e di relazioni internazionali davvero condivisa e comune. Da ultimo, anche se con qualche inevitabile forzatura, per smettere di farci prendere in giro dagli egiziani e per giungere alla verità per Regeni e alla libertà per Zaki, meglio sarebbe se fosse l’Unione Europea a gettare il suo peso negoziale. Non alla luce del sole, ma neanche sottotraccia, Giorgia Meloni sta perseguendo un avvicinamento dei suoi Conservatori ai Popolari europei che, divisi al loro interno, cercano comunque di mantenere una posizione dominante. Da ultimo, nella sua opera a tutto campo di ridefinizione della politica del Movimento 5 Stelle, la visita di Conte a Ursula von der Leyen può indicare la propensione a riaggiustare una politica fin qui sembrata una presa di distanza senza prospettive. Inevitabilmente, è dalle parti del Partito Democratico, tuttora con qualche scricchiolio l’organismo più europeista e più federalista in Italia, che suona la campana. Le elezioni del Parlamento europeo sono relativamente lontane, maggio 1924, e prima si faranno i conti con le elezioni regionali in Lombardia e in Lazio (che, pure, dovrebbero essere consapevoli di quanto l’Europa è rilevante per la loro economia e società). Però, il sostanziale silenzio dei candidati e delle candidate (compresa Elly Schlein, già europarlamentare e dotata di non poca specifica competenza) alla segreteria sul ruolo che il loro partito svolgerà nell’UE appare inquietante. Più in generale, dopo Draghi, mancano gli interpreti e i predicatori credibili del futuro dell’Italia nell’Unione e di quale futuro l’Italia si impegna a costruire nell’Unione. Nel centro del gruppo, senza arte né parte? Fra i fanalini di coda? Hic Bruxelles hic salta.

Pubblicato il 25 gennaio 2023 su Domani

Candidarsi, smontare, galleggiare, forse? #partitodemocratico @DomaniGiornale

Molto tempo fa, studiando come cambiano i partiti, ho imparato che rarissimamente passano da un estremo all’altro. L’arco delle oscillazioni possibili è spesso abbastanza ristretto. Per smontare e rimontare il PD, come si propone Bonaccini, bisogna avere una straordinaria forza politica. Bisogna anche avere una visione strategica di cui finora il candidato Bonaccini non ha fornito alcuna prova. Al contrario, mentre i commentatori si affannano su categorie analitiche banali e sterili, resuscitando il massimalismo, ha preferito parlare di territorio e di politiche piuttosto che di struttura, di reclutamento, di modalità della scelta delle candidature. Non donna di partito, ma di movimento, anche questa è una contrapposizione di scuola antica, Schlein ha quantomeno indicato due obiettivi molto importanti: le candidature verranno dai territori e lì dovranno agire, mettendo così fine al fenomeno imbarazzante (per molti tranne, forse, i candidati/e) dei paracadutati/e, e le correnti verranno combattute. Naturalmente non c’è nessuna garanzia che saranno emarginate, ma almeno Schlein lo propone, mentre Bonaccini, già renziano di spicco e dai già renziani visibilmente sostenuto, è in materia tanto silenzioso quanto evasivo.

    Qualcosa sul partito che conosce ha detto Paola De Micheli, ma mediaticamente non ha sfondato. Nel frattempo, candidati e candidate propongono ambiziose riforme, elaborano politiche, annunciano solenni principi operativi come se il PD fosse al governo e loro fossero il capo (la capo?) del governo.  Lasciando perdere progetti fantasiosi tutti a molto futura memoria, sono giunto alla conclusione, rivedibile solo a fronte di obiezioni effettivamente dirimenti, che due macro riflessioni sono indispensabili. La prima è un’autocritica approfondita della fusione a freddo del 2007 fra due partiti già indeboliti, DS e Margherita, e privi di cultura politica. Il professore di scienza politica vorrebbe sapere quali erano allora i libri di riferimento e quali potrebbero essere oggi. Non basta, come mi ha messaggiato un parlamentare di (già troppo) lungo corso, avere calcato le aule della politica per potere vantare una cultura politica.

   La seconda è da dedicare ad una analisi della politica in Italia: dove siamo, perché siamo arrivati a tanto, poco? Poiché, come soleva affermare Giovanni Sartori, “chi conosce un solo sistema politico non conosce neppure quel sistema politico”, l’analisi deve essere comparata e tenere conto del “vincolo” europeo che è una grande, permanente opportunità. Europarlamentare per un mandato, Schlein dovrebbe sfruttare le sue conoscenze in materia. Fra l’altro, l’europeismo è una cultura politica e il Partito Democratico è già riconosciuto come il più europeista dei partiti italiani. Mi accorgo di avere fin qui scritto con molto apprezzamento e con speranza troppo vicina ad un più o meno pio desiderio. Comunque vada, la storia e la teoria dei partiti suggeriscono che raramente le organizzazioni di uomini e donne che presentano candidati/, ottengono seggi, vincono cariche, spariscono di colpo. In buona misura, che dovrebbe essere rivendicata, il Partito Democratico è, pur con tutti i suoi visibilissimi difetti, a cominciare dai suoi dirigenti, un partito indispensabile (non, però, insostituibile), nel sistema politico italiano e utile nel Parlamento europeo. Dal conflitto di idee e proposte di coloro che si sono candidati/e e dalle critiche dei commentatori preparati e degli studiosi disincantati può sortire qualche inattesa novità. Se no, il galleggiamento continuerà. Qualunquemente. Viziosamente. Tristemente.    

Pubblicato il 7 dicembre 2022 su Domani

Accanimento correntizio. Pasquino svela cosa c’è dietro il dibattito sull’identità del Pd@formichenews

L’identità di un partito riformista non comincia dal buongoverno, come pensa qualche presunto politologo di strada, ma dalla visione e dalle proposte con le quali arriva al governo. Il commento di Gianfranco Pasquino, professore emerito di Scienza politica e socio dell’Accademica dei Lincei

Nella autorevole persona di Francesca Scaringella, Formiche mi chiede di scrivere sulla ricerca dell’identità perduta del Partito Democratico. Mission impossible. Il Partito Democratico, il PD realmente esistente, non ha mai avuto nessuna identità. Oserei affermare che è nato programmaticamente per cancellare l’identità dei comunisti, che ci avevano già messo moltissimo da parte loro, con successo, erano anche riusciti a tenere fuori qualsiasi identità socialista, mentre i cattolici democratici si accontentarono dell’áncora di salvezza loro offerta dal seminuovo partito, si accomodarono nei posti di governo ai quali erano abituati e non sentirono nessun bisogno di rielaborare la loro identità né di contribuire a una identità nuova, riformista/riformatrice. Qualche fiancheggiatore, la cui cultura economica, più o meno ampia e valida che sia, non può supplire alla carenza assoluta di cultura politica, disegnava una identità liberal-socialista, con liberali inesistenti e senza socialisti ingombranti. Adesso, sembra che l’identità del PD, a sentire quei qualcuno, si possa definire tenendo lontani i pentastellati di ogni ordine e grado e avvicinandosi, anzi prostrandosi ai renziani e ai calendiani, della cui cultura politica e costituzionale è peraltro non solo lecito, ma imperativo dubitare.

L’identità di un partito riformista non comincia dal buongoverno, come pensa qualche presunto politologo di strada, ma dalla visione e dalle proposte con le quali arriva al governo. Per ora, meglio che i piddiccini (sic) si (pre)occupino del Manifesto dei Valori. Attualmente, l’incipit è sconfortantemente similberlusconiano : “Noi, i Democratici, amiamo ‘Italia”. Forse, un partito riformista dovrebbe subito dare a sé e agli italiani, patrioti o no, una prospettiva limpida: “Noi, i Democratici, desideriamo una Italia migliore” e poi indicare in ordine di priorità in che modo, con quali politiche, con il sostegno di quali ceti, miglioreranno l’Italia. Non è il mio compito, ma nessuna Italia sarà mai migliore se si allontana dall’Europa.

Quello che vedo è che, comunque, il dibattito sull’identità è una cortina fumogena per nascondere e salvare le correnti, chiedo scusa, le diverse “sensibilità” che, insomma, lo abbiamo imparato tutti (meno chi scrive), sono una ricchezza, un patrimonio prezioso, l’Eden del pluralismo gioioso. Infatti, esistono correnti nella SPD, nel Partito Laburista e, prova provata e definitiva, nel Partito Democratico USA dove, utile a sapersi, i Rappresentanti sono eletti, mai paracadutati, in collegi uninominali. Davvero quelle correnti sono in qualche modo assimilabili alle correnti nel PD? E quali sarebbero poi le brillanti idee che sono emerse dalle correnti e che vengono più o meno periodicamente a occupare il centro del dibattito politico? Possibile che nello splendore e nel clamore del dibattito di idee e di identità non trovino lo spazio che (non) meritano le idee delle donne del PD? Benvenuta Elly Schlein, verso quale identità orienterai il PD? Credi che esista una identità “movimentista” che qualcuno ti attribuisce? Che cosa sai di come si organizza e funziona un partito politico? ritieni utile imparare qualcosa in materia oppure chiederai a Bonaccini, il ticket sarà Schlein-Bonaccini, giusto? E l’indicazione del ticket si trova nello Statuto vigente?

Care Formiche, un giorno a vostra insistita richiesta risponderò anche alle mie domande. Comunque, almeno l’inizio di tutte le risposte is, come cantò Bob Dylan, blowing in the wind. Sarà ad ogni buon conto troppo tardi e, forse, troppo poco. Tuttavia, don’t worry. Non l’istinto quanto la feroce determinazione delle correnti assicura la sopravvivenza di questo PD: diritti, Europa, lotta alle diseguaglianze. Avanti popolo (delle sedicenti primarie).

Pubblicato il 4 dicembre 2022 su Formiche.net

Dall’Euro all’Europa federale PER UN’EUROPA POLITICA #Bologna #4giugno

Il sogno e il progetto di un Europa unita concepito nel Manifesto di Ventotene da Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni, oggi si è tramutato in un inquieto ed instabile processo di integrazione. L’Europa della sola moneta e della burocrazia Intergovernativa appare sempre più inadeguata alla complessità della crisi e alla profondità delle differenti condizioni di vita dei popoli in Europa e di quelli intorno ad essa. Come ridare nuovo slancio e cosa cambiare? Rinnovamento o rifondazione?

lunedì 4 giugno 2018
ore 20,45
Centro Costarena
via Azzogardino, 48 – Bologna

intervengono

Gianfranco Pasquino
Prof. Emerito di Scienza Politica

Elly Schlein
europarlamentare S.&D.

 

L’Europa in trenta lezioni

Membra sparse a sinistra

Corriere di Bologna

La sinistra italiana, seguendo l’augurio del Presidente del Consiglio, non propriamente il maggiore interprete della cultura di sinistra, si è divertita, ma anche no, a organizzare riunioni, incontri, dibattiti nel fine settimana appena trascorso. In Francia, i socialisti hanno generosamente e saggiamente provveduto con i loro voti a impedire eventuali possibili vittorie delle signore Le Pen e familiari. In Italia, a Roma, la ditta bersaniana ha segnalato ancora una volta in maniera ininfluente la sua distanza dal renzismo che non riesce più a contrastare. A Verona, l’associazione “Possibile” di Pippo Civati e dell’eurodeputata Elly Schlein ha dato inizio all’operazione di costruzione del programma di un improbabile governo. Alla Leopolda, nel suo ambiente (se scrivessi “brodo di coltura” riceverei una fatwa fiorentina), Matteo Renzi si è esibito in una spettacolare azione difensiva dell’operato del suo governo e del non-conflitto di interessi e in qualche spericolata previsione sul successo futuro del partito personalistico. Tuttavia, le membra della sinistra sparse fra governo (non aggiungo “degli annunci”) e opposizioni (qui, sì, aggiungo, dei criticoni) non possono produrre entusiasmi duraturi in quello che sta avviandosi a diventare l’inverno, non del nostro scontento, ma della nostra rassegnazione. Seguirà la primavera delle amministrative che per la sinistra, di governo, di fiancheggiamento, di opposizione si presenta piuttosto delicata. I renziani bolognesi continuano a negare di avere problemi con la ricandidatura del sindaco Merola, il quale nel frattempo, in maniera non del tutto impercettibile, si riposiziona nei pressi del rappresentante locale della ditta bersaniana, vale a dire, l’iperattivo deputato Andrea De Maria. Quel che resta di Sinistra Ecologia Libertà cerca di tenere il piede in due staffe. Abbandonare Merola sarebbe anche possibile, ma non è chiaro dove andare a parare. Tutte le altre frange che raccolgono scontento, ma anche tardive ambizioni di rivincita, aspettano che il loro mentore, Mauro Zani, si decida a dire, oppure, meglio, a trovare la candidatura da opporre a Merola, in assenza della quale la Coalizione civica (nella quale pullulano politici di varia e lunga estrazione) non riuscirà ad andare da nessuna parte. Neppure nell’assemblea tenuta alle Scuderie ha fatto la sua comparsa il cavallo vincente. Tutto rimandato a febbraio 2016, nella speranza, forse, che i fatti e il lavoro ai fianchi continuino a logorare Merola e che a livello nazionale si manifestino apprensioni anche sull’esito bolognese. Comunque, visto da lontano il teatro della politica cittadina appare sufficientemente rappresentativo di quello che succede altrove, più a Milano che nel disastro di Roma. Insomma, la sinistra sparge le sue membra a tutto campo. L’attesa per vedere se riuscirà a ricomporle per tempo non è spasmodica.

Pubblicato il 15 dicembre 2015