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Una vicenda in cui hanno perso tutti
Sono in molti ad avere perso qualcosa in questa brutta vicenda di un disegno di legge di origine parlamentare sulle unioni civili che avrebbe portato l’Italia al livello al quale sono giunte da tempo la grande maggioranza delle nazioni europee. In primis, hanno perso tutti coloro che desideravano unioni fra persone dello stesso sesso che ottenessero quanto, in termini di eguaglianza e di dignità, hanno coloro che contraggono un matrimonio. Parecchio è stato ottenuto sul piano economico, che conta ed è importante. Molto meno su quello, altrettanto importante, del riconoscimento dei figli avuti dal partner prima che si stipulasse l’unione civile. Il resto, come forse troppo spesso avviene, è stato affidato alla magistratura, probabilmente anche alla Corte Costituzionale, che si troveranno obbligate, come hanno fatto alla grande sulla legge 40, fecondazione assistita, a supplire alle gravi carenze della politica (e, magari, venendo poi criticate per la loro indispensabile interferenza).
Hanno perso tutti coloro che credono che fare le leggi sia un compito che il Parlamento adempie attraverso un dibattito aperto e trasparente che serve a spiegare ai cittadini come e perché, con quali conseguenze, ad educarli alla complessità delle scelte e alla ragionevolezza delle decisioni. Questa volta, probabilmente, la società ne sapeva, sulla propria pelle, molto di più di quanto troppi parlamentari volessero intendere e capire. Hanno perso i senatori delle Cinque Stelle poiché il loro messaggio si è abbattuto sul muro di gomma dei renziani e non sono riusciti a diventare determinanti. Avevano probabilmente ragione, ma sono arrivati tardi e male, percepiti, non del tutto erroneamente, come strumentali, al momento delle decisioni cruciali. Non hanno davvero vinto i Democratici poiché in definitiva hanno dovuto ingoiare tutte le richieste del partito di Alfano e finiranno per trovarsi debitori anche dei voti che il giustamente spregiudicato Verdini farà valere pesantemente sul voto di fiducia. Si aprirà davvero la porta alla mutazione antropologica del Partito Democratico in Partito della Nazione?
Infine, ha perso una certa concezione del Parlamento e della sua funzione di legislazione. Il testo del disegno di legge prima firmataria la senatrice dem Cirinnà avrebbe dovuto, secondo l’art. 72 della Costituzione italiana, essere discusso e “approvato articolo per articolo”. E’ sfuggito all’operazione esageratamente truffaldina implicita nell’emendamento canguro, della cui legittimità bisognerà pur discutere, che mangia tutti gli altri. Però, è stato poi divorato dal maxiemendamento del governo il quale ha, addirittura, posto la fiducia su un atto che non è di governo, non attiene al programma, non riguarda obiettivi strategici. Un governo che ottiene quello che vuole, in questo caso, quello che ha voluto una delle componenti della coalizione, a spese del parlamento, piegandolo e in sostanza umiliandolo, intraprende una strada pessima che, forse, dovrebbe essere bloccata dai Presidenti delle Camere e, possibilmente, se vi sarà un debito ricorso, dalla Corte Costituzionale. Questo non è neppure il nuovo modo di governare. Purtroppo, è l’aggravamento del vecchio che da cattivo diventa pessimo.
Pubblicato AGL il 26 febbraio 2016
Il voto al governo Renzi è un 6- Promette molto, realizza poco
ROMA. Professor Gianfranco Pasquino, che voto dà a Renzi?
Un 6 meno
All’orlo della sufficienza, motivazione politica?
L’allievo è volenteroso, si applica con impegno, corre molto con le parole ma le realizzazioni sono scarse. Promesse roboanti, fatti declinanti.
Di buono che ha fatto?
Poche cose, ma ci sono. Il Jobs Act dovrà comunque produrre qualche cambiamento positivo. La Buona scuola era necessaria, resta da vedere la sua applicazione da parte del ministero e dei presidi: quanti eserciteranno fino in fondo il loro potere.
Noto che non include Italicum e Senato.
Perché il mio giudizio è molto negativo. La legge elettorale è brutta, non rispetta la sentenza della Consulta e ha elementi di’incostituzionalità, come diceva Napolitano prima di diventare renziano. Quella del Senato è una trasformazione, non un’abolizione. Non è una Camera delle autonomie alla tedesca, né un Se nato francese più piccolo. In più, ha 5 senatori nominati dal Quirinale. La riforma è confusa, crea un sistema squilibrato e neppure chiarisce i compiti dei senatori.
Renzi lega il suo destino al referendum: mossa giusta?
No, così lo trasforma in un plebiscito su se stesso e usa in modo scorretto la Costituzione, che lo vuole promosso dai cittadini, non dal governo. Minacciare: se va male me ne vado serve a dire che lui interpreta il sentire del popolo.
Negli ultimi 2 anni in parlamento c’è stato un gran mercato, con continui passaggi da un partito all’altro.
L’Italia ha una lunga tradizione di trasformismo. Dal 2013 circa un terzo dei parlamentari ha cambiato casacca, credo 22 per il Pd di Renzi. Che attrae quasi automaticamente nuovi adepti, perché è grande, in grado di offrire risorse e poltrone, in più ha la prospettiva di vincere le elezioni.
Il premier ama governare con maggioranze variabili?
Una brutta storia che il trasformismo incoraggia. Se un governo ha una maggioranza dovrebbe reggersi su quella. Altrimenti, deve ricompensare di volta in volta i nuovi arrivati togliendo o mettendo qualcosa nelle leggi.
Il Rottamatore è rimasto fedele ai suoi primi slogan?
In parte sì, perché una certa classe politica Pd l’ha rottamata. Ma se Veltroni e D’Alema erano da rottamare, perché pescare vecchi nomi per ruoli che vorrebbero facce nuove? fl problema è che Renzi non ha una prospettiva complessiva di come rinnovare il Pd. Mi preoccupa sentire che la nuova classe dirigente nascerà dai comitati referendari. Così fa fuori la sinistra.
Il Pd perderebbe ancor più la connotazione di sinistra?
Per me, l’ha già persa.
Renzi punta al partito della Nazione?
L’idea è tremenda, lui di tanto in tanto la smentisce. Abbiamo già visto la De, che occupava solidamente il centro impedendo l’alternanza, ma per la democrazia ci vuole competitivita. Come segretario Pd ha concentrato nelle sue mani il potere, lo stesso ha fatto come premier. Ma almeno eviti di usarlo male, imponendo emendamenti canguro e voto di fiducia che limitano il dibattito parlamentare, come per le unioni civili. E su una materia non di governo, ma che investe il nostro modo di pensare.
Come finirà?
Sono politologo, non astrologo. Renzi ha capito che non deve consentire a M5S di gridare vittoria. Probabilmente toglierà la stepchild per far passare il resto.
E l’attacco all’Europa?
L’idea di riacquistare un ruolo sulla scena europea è buona, ma realizzata male. Lo scontro frontale non produce niente di positivo, anche Cameron ha ottenuto poco e ha più potere di Renzi. Quando si critica bisogna avere una soluzione e degli alleati. Lui non ha né l’uno né l’altro, chiede solo maggiore flessibilità, cosa non molto popolare a Bruxelles. Bene l’operazione di imporre la Mogherini per la politica estera Ue, ma perché poi non la sostiene?
Nello duello Renzi-Monti chi vince?
Nessuno ne esce vincitore, ma ha ragione Monti perché conosce meglio l’Europa e la sua burocrazia. È una visione da tecnocrate? Non so, forse va corretta, ma comunque va ascoltato.
Pubblicato il 23 febbraio 2016
