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Un governo fra europeisti blandi e sovranisti duri non è la soluzione

L’Europa è la discriminante: come starci, cosa fare, quali proposte formulare. Un governo fra, da un lato, europeisti blandi e opportunisti e, dall’altro, sovranisti non molto puri, ma abbastanza duri, non è la soluzione. Nessuno stato nazionale, meno che mai quello che cerca amici da Marine Le Pen a Putin passando per Orbàn, può da solo domare il vento della globalizzazione, controllare l’immigrazione, porre fine alle guerre civili, rilanciare l’economia. L’Unione Europea non è la soluzione hic et nunc, ma è l’unico luogo dove la soluzione può essere elaborata e praticata.

Europa: non basta discutere del 3%, conta il circuito decisionale

Non sono sicuro che, come hanno profetizzato Altiero Spinelli e Ernesto Rossi nel Manifesto di Ventotene, la distinzione destra/ sinistra sia già stata sostituita da quello pro-Europa/contro l’Europa, o, in termini attuali Europeisti/Sovranisti. In Francia, grazie a Macron, è stato così, molto più che altrove. In Italia, soltanto una reale, non opportunistica, virata del PD potrebbe aprire, anche sulla spinta dei radicali, la strada che resta lunga e accidentata dovendo anche scalare la montagna del debito pubblico.

COALIZIONE E CONFUSIONE

A quattro mesi dalle elezioni del settembre 2017, la Germania sembra avviata alla formazione di una Grande Coalizione, la terza in questo secolo, fra Democristiani e Socialdemocratici. Nel frattempo, Angela Merkel, Cancelliere in carica, disbriga non soltanto gli affari correnti, ma partecipa attivamente agli incontri europei e internazionali, prende decisioni. Naturalmente, lei sa che esistono limiti non scritti, ma effettivi, a quanto potere può esercitare e gli altri partiti sanno che non eccederà. Poiché è imperativo riconciliare i programmi elettorali di due partiti tuttora sostanzialmente alternativi, la stesura definitiva del programma di governo richiederà ancora qualche non facile settimana dovendo riflettere nella misura del possibile le preferenze dei contraenti e conseguire un buon compromesso. Tutto questo corrisponde ai risultati elettorali, è richiesto e consentito in situazioni, abituali nelle democrazie parlamentari che danno vita a governi di coalizione rivelando la flessibilità del parlamentarismo. Infine, configurano un esito democratico ovvero basato sulla regola principale delle democrazie: i numeri contano.

La difficoltà maggiore che la Grande Coalizione tedesca deve affrontare in questa fase è che viene costruita fra due partiti diversamente in non buona salute e fra due leader certamente non in ascesa. Per la signora Merkel questa sarà, comunque vada e comunque si concluda, l’ultima esperienza di governo. Per l’età e per la mancata rivitalizzazione della SPD anche il leader socialdemocratico Schulz deve mettere nel conto che difficilmente toccherà a lui guidare il suo partito prossimamente. Entrambi hanno, dunque, un forte interesse a fare funzionare al meglio la Grande Coalizione per uscirne da statisti che, per entrambi, significa con una Germania che abbia dato un grande impulso alla soluzione dei problemi europei (economia e migrazioni) e all’unificazione politica. L’eventuale non formazione di un governo di Grande Coalizione non soltanto sarebbe una sconfitta personale per Merkel e Schulz, che ne porterebbero la responsabilità, ma avrebbe anche gravi implicazioni per l’Unione Europea.

Meno visibile davvero è, invece, il senso di responsabilità dei dirigenti politici italiani in questa campagna elettorale. Certo, in Germania vanno all’accordo due grandi partiti che hanno avuto esperienze di governo e hanno una classe politica dotata di notevole preparazione e cultura. In Italia se la Grande Coalizione dovesse essere tentata dal PD e da Forza Italia è altamente probabile che mancheranno i numeri parlamentari per raggiungere la maggioranza assoluta. Qualsiasi aggiunta di altri partiti che, come suggeriscono i sondaggi, non potrebbero che essere la Lega e Fratelli d’Italia, introdurrebbe un elemento probabilmente indigeribile dal Partito Democratico e, comunque, configurerebbe un “normale” (no, non proprio normale) governo di coalizione multipartitica. D’altronde, mentre il Movimento Cinque Stelle continua nella sua ridefinizione programmatica avvicinandosi, almeno tatticamente, all’accettazione della presenza italiana in Europa, che dovrebbe essere la vera discriminante del patto di governo, rifiuta di dichiararsi pronto a fare una coalizione o ad entrarvi. In Italia, se Grande è la Coalizione fra i due partiti maggiori, dovrebbe discendere da un accordo, al momento politicamente improponibile, fra le Cinque Stelle e il PD.

Non è tanto la diversità programmatica che rende difficile qualsiasi coalizione di governo in Italia, ad esempio, una fatta da soli europeisti oppure l’alternativa di soli “sovranisti”. È la confusione, più, nel centro-destra e, in parte nelle Cinque Stelle, e meno, nel PD, che rende difficile non solo una Grande Coalizione, ma un qualsiasi accordo. La campagna elettorale può ancora cambiare molte cose, anche quei numeri, e servire a chiarire se l’elettorato italiano preferisce un governo effettivamente europeista, un governo né carne né pesce o un’alternativa inesplorata.

Pubblicato AGL il 23 gennaio 2018

Europeisti contro sovranisti #23ottobre #Bologna #AssociazioneOrlando @UniboMagazine

Nell’ambito del Corso Transdisciplinare di Genere a.a. 2017/2018
Etica e Politica nella prospettiva degli studi di genere 2017/18
La questione Europa. Scenari geopolitici e biopolitici.
Corpi, spazi, conflitti e invenzioni

Lunedì 23 ore 17-19
Ex convento di Santa Cristina, Aula 2
Piazzetta Giorgio Morandi 2, Bologna

Gianfranco Pasquino
Europeisti contro sovranisti

 

 

VIDEO La rottura della retorica pro-UE: europeisti vs sovranisti #scuoladipolitiche #SummerSchool2017

Nell’ambito della Summer School 2017 della Scuola di Politiche (SdP)
Chiavi di Rottura: leggere il presente PER cambiare il futuro
Venerdì 15 settembre ore 18 Plenaria – Teatro Comunale

Sessanta minuti con Gianfranco Pasquino
La rottura della retorica pro-Ue:
europeisti vs sovranisti

Introduzione di Marco Meloni

A salire sul palco della #SummerSdP oggi è Gianfranco Pasquino che per la seconda volta partecipa alla nostra scuola estiva. A #chiavidirottura sarà il professore emerito di Scienza Politica all’Università di Bologna, alla John Hopkins Universty, già senatore della Repubblica, e socio dell’Accademia Nazionale dei Lincei a rovesciare tanti luoghi comuni sull’Europa sui pro e i contro dell’unione continentale.”

Qui il video integrale della plenaria

 

La rottura della retorica pro-Ue: europeisti vs sovranisti 15settembre #scuoladipolitiche #SummerSchool2017 #Cesenatico

Nell’ambito della Summer School 2017 della Scuola di Politiche (SdP) – Cesenatico dal 14 al 17 settembre 2017 – “Chiavi di Rottura: leggere il presente PER cambiare il futuro”

 

Venerdì 15 settembre ore 18 Plenaria – Teatro Comunale

Sessanta minuti con Gianfranco Pasquino

La rottura della retorica pro-Ue: europeisti vs sovranisti