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Il PD e le fazioni poco democratiche

Antonio Floridia, Un partito sbagliato. Democrazia e organizzazione nel Partito Democratico, Roma, Castelvecchi, 2019, pp. 188, €17,50.

Prendendo le mosse da una domanda apparentemente semplice: “a quale dei possibili, diversi aggettivi della democrazia si è concretamente ispirata la struttura e la dinamica organizzativa dl Pd?”, Antonio Floridia ha scritto un libro eccellente. Quel “amalgama mal riuscito” (D’Alema), quel partito “leggero” (Veltroni), dalla leadership contendibile (Statuto del PD), quella organizzazione nata da una fusione a freddo fra DS e DL (Margherita), privo di una cultura politica condivisibile, viene analizzato da Floridia a partire dallo Statuto. Floridia riesce a collegare Statuto e organizzazione del PD con la scarsa democraticità e la mediocre funzionalità del Partito giungendo a motivare in maniera molto convincente il titolo del suo libro: Un partito sbagliato. Fosse soltanto questo il problema, potremmo tutti rispondere “affari dei più o meno sedicenti Dem”. Invece, no. Con un ragionamento stringente che si nutre della migliore letteratura in materia, ma anche degli esempi concreti nella politica italiana, Floridia sostiene che la cattiva organizzazione del PD e le sue velleitarie norme statutarie hanno già prodotto conseguenze molto gravi che sembrano irreversibili, per il funzionamento del sistema politico italiano e per la qualità della democrazia. Un partito il cui esercizio dominante non è quello di dare rappresentanza a una parte della società, ma di legittimare la leadership attraverso procedure dubbie (votazioni e primarie aperte indiscriminatamente e non con l’obiettivo di creare aderenti, l’Albo dei votanti alle primarie è una specie di oggetto misterioso) che non costruiscono nessuna cultura politica, ma ratificano l’esistenza di cordate, è destinato a isterilirsi quando le vittorie elettorali non arrivano e non consentono di premiare coloro che svolgono un reale lavoro “politico”. Già, perché Floridia ritiene che i partiti non solo abbiano ancora compiti che nessuna altra organizzazione può svolgere, ma che, a determinate condizioni, siano in grado, oggi, di svolgerli meglio che nel passato. Ovviamente, la condizione decisiva è che i partiti facciano ricorso a tutti gli strumenti di comunicazione, di “conversazione”, di azione disponibili. Autore di un precedente ottimo libro sulla democrazia deliberativa, Floridia ritiene che un partito che desideri essere effettivamente “democratico” a quegli strumenti dovrebbe guardare in tutte le fase della sua attività politica: reclutamento di coloro che sono interessati alla politica, loro formazione, selezione, promozione, ma soprattutto discussione delle alternative politiche e preparazione dell’azione di governo e di opposizione. Alcuni utili, precisi, mirati riferimenti ai partiti del passato (DC e PCI) e a quelli delle democrazie occidentali offrono indicazioni su quanto è ancora possibile fare in una società slabbrata alla quale dare coesione. Con noncuranza e protervia, Floridia documenta tutto con un pizzico di acrimonia, Matteo Renzi ha contribuito in maniera decisiva alla distruzione del PD (e aggiungo io, non è finita). Con molta buona volontà Fabrizio Barca, le cui proposte Floridia analizza con grande, forse esagerata, empatia, ha cercato di delineare un partito migliore. Nessuno dei candidati alla segreteria: Zingaretti, Martina e, davvero dovrei menzionarlo?, Giachetti, ha ripreso le proposte di Barca né criticato i devastanti comportamenti dei renziani né detto che partito vogliono. Azzardo che non lo sappiano proprio. Suggerirei loro caldamente la lettura di questo libro che dallo ieri ci conduce in un domani possibile. Però, il dibattito culturale non è proprio il forte dei dirigenti del PD dal 2007 a oggi. La maggior parte di loro ha solo il tempo di cercare e mantenere cariche. Un partito allo sbando non darà rappresentanza agli elettori e la qualità della democrazia italiana rimarrà miseranda.

Pubblicato il 29 gennaio 2019

I corpi sociali nel disegno istituzionale #RipensarelaSinistra

Bologna 8 giugno ore 10-18

Via Mentana 2 (sede della Fond Gramsci ER)

Relazione introduttiva

Disegno istituzionale e corpi intermedi

di Gianfranco Pasquino

Ripensare

clicca sull’immagine per espanderla

 

Convegno di riflessione politica organizzato da Fondazione Gramsci Emilia-Romagna e Ripensare la cultura politica della Sinistra

La ragione dell’Incontro è una sostanziale diffidenza verso una concezione della politica che afferma una “società liquida”, che (proponendo un rapporto diretto tra cittadini e governo) rischia di appiattire tutte le articolazioni e aggregazioni partecipative della società e ridurle a attività di interesse esclusivamente privato. Il centro di riflessione é l’architettura istituzionale desiderabile per valorizzare, accogliere e stimolare la partecipazione e il ruolo delle aggregazioni intermedie. Il che non esclude affatto una valutazione di ciò che é a queste richiesto per legittimare un ruolo istituzionale, esprimere una domanda sociale, essere in grado di convogliarla e renderla componibile con esigenze altrui e con l’interesse generale.” (dal sito di “Ripensare la cultura politica della sinistra”)

a Roma, 26 e 27 giugno

Ripensare la cultura politica della Sinistra. Una riflessione sulle idee-forza: La Ricostruzione dello Stato

La ricostruzione dello Stato

 

Gianfranco Pasquino (Johns Hopkins Univ, Bo) interverrà nella 4a Sessione, venerdì 27, ore 9.00/11.30 

Quale disegno istituzionale per la rappresentanza. I corpi intermedi, i partiti, la rete

Il programma dettagliato del convegno “La ricostruzione dello Stato”, organizzato dal network Ripensare la cultura politica della sinistra, è disponibile qui.

Programma