Home » Posts tagged 'Festa dell’Unità'

Tag Archives: Festa dell’Unità

La passerella in festa. Pasquino detta l’agenda al Pd @formichenews

Gianfranco Pasquino, professore emerito di Scienza politica, individua tre-quattro temi da discutere in chiave di programma politico e di impegno pedagogico alla Festa dell’Unità che si terrà a Bologna dal 26 agosto. Ma primo tra tutti: ridurre al minimo le passerelle dei capi e dei sottocapi correnti

Era da moltissimi anni, trentacinque?, che non ricevevo un invito tanto gratificante. Gli organizzatori della Festa dell’Unità che si aprirà a Bologna il 26 agosto mi hanno chiesto di individuare tre-quattro temi da discutere in chiave di programma politico e di impegno pedagogico di un partito a vocazione governativa –quella maggioritaria è andata perduta tempo fa. Rispondendo positivamente ho subito richiesto che siano ridotte al minimo le passarelle dei capi e dei sottocapi correnti.

Al primo posto dei temi ho collocato una discussione sulla Presidenza della Repubblica italiana: che cosa è stata e che cosa dovrebbe essere, con qualche candidato, per esempio, Casini, Veltroni e Franceschini, ma anche Casellati, chiamati a fare non tanto l’identikit, sarebbero sufficienti le loro biografie politiche, quanto l’elenco dei problemi che la prossima Presidenza dovrà inevitabilmente affrontare. Il secondo posto se lo sono guadagnato giustamente le afghane alle quali bisogna non solo offrire scuse e ospitalità, ma sostegno concreto, robusto, vibrante, incessante di prospettive di vita. Chiamare in causa l’Europa è indispensabile, esplorare come un partito progressista può formulare politiche nazionali è imperativo. Ne segue logicamente il tema della cittadinanza.

   La Festa dell’Unità sarà il luogo dove ministri e esperti definiranno esattamente le differenze fra ius soli e ius culturae, diranno come gli altri Stati-membri dell’Unione Europea si comportano in materia, spiegheranno quale Italia e quali italiani non solo immaginano, ma vorrebbero vedere nei prossimi vent’anni: meno, ma migliori? E allora, poiché finalmente tutti, insomma, quasi, hanno imparato che è l’istruzione la leva sulla quale poggiare per produrre crescita culturale e economica, il Ministero dell’Istruzione organizzerà tre o quattro incontri sulla qualità dell’istruzione a tutti i livelli, sulla necessità della valutazione di docenti e studenti, di corsi e istituti, di esiti, inoltrandosi nella selva, densissima, ma tutt’altro che oscura, intitolata “Premiare il merito”. Last but not least, ho chiesto che si tengano alcune vere e proprie lezioni sulla scienza: cos’è il metodo scientifico, come si fanno le ricerche, come si valutano e si aggiornano le conoscenze acquisite.

La Festa dell’Unità è il luogo più appropriato dove mettere a confronto i politici, i decision-makers, i portatori di conoscenze e di competenze. Gli organizzatori mi hanno risposto che prenderanno in seria considerazione tutte le mie proposte chiedendomi un supplemento di istruttoria relativo alle presentazione dei libri di Letta e di Renzi (ho suggerito di farne una congiunta) e i nomi delle giornaliste e dei giornalisti “amici”. Ne è seguito uno scambio un po’ acceso poiché sono un sostenitore di interviste non sdraiate. Ho vinto soltanto su un punto: non inviteranno nessuno di Formiche. Mi hanno anche detto che la mia presenza non è necessaria. Non debbo scomodarmi. Andrà tutto bene; anzi, meglio. La passerella, pardon, la Politica, al posto di comando.  

Pubblicato il 24 agosto 2021 su Formiche.net

Apre Pasquino la dodicesima edizione de La Festa de L’Unità – Seano 2018 #Prato #13luglio

Venerdì 13 Luglio 2018
dalle ore 21.00
Seano – Zona Pista Rossa

La dodicesima edizione de
La Festa de L’Unità – Seano 2018
sarà aperta dal politologo e accademico italiano
Gianfranco Pasquino con un intervento e discussione su
Analisi e Situazione Nazionale.

Meglio competere senza paura

Paura? Paura della democrazia, della competizione, della contendibilità? Davvero a Bologna bisognerebbe/bisognerà fare un Congresso “unitario” per “eleggere” il segretario del partito locale? Naturalmente, non sarebbe più un’elezione, ma una designazione ad opera di qualche notabile, tipo Merola, tipo De Maria, non so se riesco a scrivere Paruolo, “notabile” pure lui? Quanto a “unitario”, vuole dire che si mettono d’accordo, ma non intorno ad un caminetto che, se lo viene a sapere, Renzi sbraiterà contro la vecchia politica, la Prima Repubblica, la ditta. Non è stagione di caminetti, meglio un camper di craxiana memoria, oppure, buttiamola sull’istituzionale: nell’ufficio del sindaco, giungeranno a un accordo. Ma non ci avevano detto, anche non pochi renziani che adesso appoggiano Rizzo Nervo, che uno dei pregi del Partito Democratico è che le sue cariche sarebbero diventate tutte contendibili? Poi, è vero che persino un veltronian-renziano, che sta cercando di tornare nella pista parlamentare, è stato fatto fuori dalle parlamentari manipolate del dicembre 2012, ma almeno una parvenza di contendibilità dovrà pure rimanere. Invece, no. Di politica alla Festa dell’Unità non si parla. Non far sapere ai visitatori e ai militanti che, anche se in cucina, parecchio ne sanno, quali torti ha Critelli, il segretario in carica, e quali ragioni ha Rizzo Nervo, l’assessore sfidante, è diventato un dogma. Per fortuna, si fa per dire, tertium datur: il molto manovriero consigliere regionale Paruolo ha candidato Licciardello la cui presenza aumenterebbe il tasso di competitività e di contendibilità. O forse no, come ha fatto sottilmente filtrare il “Corriere di Bologna” che, non nato ieri, adombra la possibilità che, in assenza della maggioranza assoluta degli iscritti per uno dei contendenti, la decisione debba essere presa nel Congresso, “pericolosamente” non più unitario, divisorio? Allora, lì i paruolani decideranno su chi convergere dopo, oh, sì, avere pensosamente e accuratamente valutato i programmi, le proposte, le prospettive di Critelli e di Rizzo Nervo. Diversità su quel che bisognerebbe fare nei rapporti con le cooperative e con le partecipate sembra non ve ne siano. Non è una grande scoperta che il PD dovrebbe sostenere e pungolare i suoi eletti nei vari comuni. Dunque, risollevo il mio interrogativo di fondo: che la manita o poco più di aspiranti al parlamento dentro il PD di Bologna si stia posizionando e raggruppi le sue scarne truppe a sostegno di chi fra Critelli e Rizzo Nervo offre più garanzie di carriera? No, non datemi subito la risposta. Lasciate la suspense mentre torniamo tutti a leggere sui dizionari che cosa significa “democratico e contendibile”.
Pubblicato il 15 settembre 2017

Mater semper certa est. Manca il pater

La terza Repubblica

Renzi ha appena finito di urlare alla Festa dell’Unità di Reggio Emilia che un voto NO nel referendum non sarebbe contro di lui, ma contro Napolitano, il vero fautore e autore delle riforme. Caduta, almeno temporaneamente la richiesta di plebiscito su se stesso, Renzi la sposta su Napolitano. Il Presidente Emerito si affretta a chiedere un’amplissima intervista a “la Repubblica” e, naturalmente, l’ottiene. Senza sconfessare Renzi e richiamarlo al rispetto istituzionale, solennemente dichiara che le riforme costituzionali non sono né di Renzi né di Napolitano. Poi insiste che bisogna votarle altrimenti, ma questo lo scrivo io assumendomene le responsabilità, arriveranno Unni e Visigoti accompagnati da altre maledizioni. Peccato che, nel frattempo, un po’ lento a reagire il composito schieramento dei parlamentari del Partito Democratico, degli opinionisti, ricchi di opinioni e poveri di documentazione, e dei professorini fiancheggiatori pronti a entrare o tornare in Parlamento, continuino a ripetere che, sì, quelle riforme furono volute, anzi, imposte da Napolitano al Parlamento sostanzialmente come condizione per accettare la rielezione.

Quante altre grida renziane e quante altre interviste napolitane dovremo attendere per conoscere la verità? Però, almeno una verità già la conosciamo e abbiamo il dovere di diffonderla. Del merito delle riforme e delle loro conseguenze operative praticamente non si discute. Si sostiene che il Parlamento le ha esaminate in tot (ci sono divergenze su quante sono effettivamente state) letture. Si sottolineano i voti favorevoli delle sciagurate, magari un po’ coartate (già il coraggio che non ce l’ha non se lo può dare) minoranze del PD. Si esalta la magnifica spinta e progressista dei riformatori Renzi-Boschi dopo trent’anni e più di immobilismo come se, fatti provati e noti, nel 2001 il centro-sinistra non avesse approvato una profonda riforma del Titolo V (autonomie) e nel 2005 il centro-destra non avesse riformato addirittura 56 articoli di una Costituzione che ne ha 139. Entrambe furono riforme malfatte, la seconda facilmente bocciata dal referendum.

Naturalmente, neppure la presunta novità di riforme non proprio originali e propulsive può essere considerata una discussione sul merito né potrebbe giustificare riforme malfatte. Bontà sua, Napolitano concede, alquanto tardivamente, che bisogna riformare l’Italicum. I renziani buttano la palla in un Parlamento nel quale hanno la maggioranza, mentre in articoli e dibattiti i loro professorini di riferimento si affannano a dichiarare che l’Italicum, da loro apprezzato e giustificato in tutte le salse, non c’entra nulla con le riforme costituzionali. Ma come? conoscere le modalità con le quali sarà eletta l’onnipotente Camera dei deputati sarebbe ininfluente tanto rispetto alla valutazione delle specifiche riforme quanto sul funzionamento complessivo del sistema politico? Dal voto degli elettori, male tradotto dall’Italicum, non dipende il potere dei rappresentanti e dei governanti?

In corso d’opera e in attesa della fissazione della data del referendum, il non compianto Ministro Antonio Gava, suggerirebbe di fissarla prima dell’inizio della stagione sciistica, si fa balenare, anche dal Presidente Napolitano, che la bocciatura delle riforme, del cui “merito” quasi nulla si dice, sarebbe grave per la credibilità e l’affidabilità del paese aprendo una fase d’instabilità. Dismessi i panni dell’agitatore plebiscitario, il Presidente del Consiglio potrebbe dichiarare solennemente ad una prossima Festa dell’Unità che, immediatamente dopo la vittoria del No, si recherà da Mattarella a dare le dimissioni e che, da statista interessato alle sorti del suo paese, rassicurerà i mercati, e collaborerà fattivamente alla formazione di un nuovo governo. Il resto sta nelle mani e nella mente di Mattarella. Ci sarà modo di parlarne.

Pubblicato il 10 settembre 2016