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Toh, il parlamento non è un passacarte

FQ

“Il Parlamento non è un passacarte”: è l’intuizione folgorante avuta dal Presidente del Consiglio. Le stesse carte della Procura della Repubblica di Trani che tutti i componenti Democratici della Giunta per le Immunità Parlamentari del Senato hanno giudicato convincenti per motivare gli arresti domiciliari (non, si badi, in un carcere di massima sicurezza, ma nella comoda abitazione) del Sen. Azzollini (Nuovo Centro Destra) sono state considerate piene di fumus persecutionis da 189 Senatori. Hanno votato secondo coscienza, sostengono alcuni democratici e qualche benevolo commentatore, senza dirci né che cosa giustifichi il voto di coscienza (non soltanto in questo caso) né se hanno letto le carte. Trattasi, sembra, di una richiesta contenuta in 560 pagine e depositata nella Commissione. Sarebbe, quindi, molto semplice per qualche cronista parlamentare chiedere ai funzionari della Commissione quanti e, soprattutto, quali senatori (certamente, Manconi, Ichino e Tonini che ci faranno rapidamente sapere quando hanno letto le carte Azzollini), hanno chiesto di leggere quelle carte, si sono recati in Commissione, hanno preso in prestito il volume oppure hanno fatto fare le necessarie fotocopie per alimentare le loro coscienze e per diradare il fumus persecutionis. In assenza di questi elementari dati, permane denso e puzzolente il fumus di un voto contrario non soltanto nei confronti della maggioranza della Commissione, ma dei magistrati inquirenti. A nessuno sembra venuto in mente di fare i necessari controlli concernenti gli accessi alle carte.

Lo stesso Parlamento, che non deve “passare” le carte della magistratura, dovrebbe, invece, passare sempre e tacendo le carte del governo. La coscienza deve valere soltanto quando fa comodo ai potenti. Non dovrebbe essere invocata ad esempio in materia di riforme elettorali e costituzionali. Qui le carte le dà il governo che richiama bruscamente il Parlamento a passarle senza fiatare e senza emendare gli strafalcioni. Eppure, non è soltanto quando si vota su persone che è opportuno fare appello alla coscienza magari potenziata da qualche appropriata conoscenza. E’ ancora più giusto farlo quando si discute delle regole elettorali e costituzionali che attengono ai rapporti delicati e complessi che si instaurano fra elettori ed eletti, fra istituzioni, fra governo e parlamento, fra rappresentanza e responsabilità. Sono mesi, invece, che il capo del governo e alcuni suoi ineffabili ministri e collaboratori, non lasciano nessuno spazio alla coscienza dei loro parlamentari. Anzi, comminano reprimende e minacciano sanzioni, salvo poi già pensare a riformare per manifesti guai la legge elettorale approvata a maggio e non sapere quali pesci prendere e quali pesci lasciare andare per una riforma decente del Senato.

Inutile appellarsi alla coscienza dei governanti non nutrita da conoscenze che non hanno, ma almeno si noti l’incoerenza fra carte che non debbono essere passate e carte che dovrebbero essere approvate senza critiche e senza leggere altre, migliori, carte. L’unico conforto viene dalla consapevolezza che il governo va avanti, non si lascerà fermare, ha fretta, cercherà di trovare altri slogan. Il governo non è un passacarte, ma è proprio colui che fabbrica e dà le carte. Qualche volta fa anche carte false.

Pubblicato il 1° agosto 2015 su FuturoQuotidiano.com

Vi faccio la sintesi del discorso di Renzi in #DirezionePD

FQ
“sintesi” del discorso di Matteo Renzi alla Direzione del Partito Democratico, 31 luglio 2014

La situazione non è strepitosa, ma, Stefano, Marianna, Luca, Francesca, voi siete bravissimi. Ringrazio anche i senatori che si preparano eroicamente a fare i tacchini. Il treno delle riforme va come una lumaca, ma con l’espediente del canguro lo cambieremo quel Senato. Immagino già i salti di gioia degli Europei a fine agosto quando, ma anche no, gli offriremo su un piatto d’argento la testa di 215 senatori. Sarà una spinta fortissima per l’economia italiana che non ha bisogno di nessun Cottarelli. Le spese le tagliamo noi, vero, Pier Carlo?

Abbiamo avuto il 41 per cento e non c’è esperto che tenga di fronte a un tal consenso popolare. Magari, cambieremo anche la legge elettorale (voce dal fondo: ma non era intoccabile? allora non era neanche perfetta). Datemi un mandato a parlarne con Berlusconi. Ah, Giachetti si sente spiazzato? Peggio per lui, dovrebbe averlo capito che io sono un’anguilla. Non mi formalizzo se la riscriviamo da capo a fondo, tranne il premio di maggioranza che, mica son bischero, mi serve anche a mettere a posto, cioé a lasciare a casa, quelli di Sel. Neanche il testo che uscirà dal Senato assomiglia a quello che Maria Elena aveva portato. A me basta dire che, dopo trent’anni di dibattiti, noi le riforme le facciamo (voce dal fondo: ma la legge elettorale è cambiata già due volte negli ultimi vent’anni; e il Titolo V l’ha riformato proprio il centro-sinistra; non erano riforme? non erano riformatori?).

Non vedete come sono rilassato. La poltrona me l’avete data e me la tengo fino a quando vorrò. Appoltronati sono i Senatori che non vogliono perderla. Come, dite che Vannino Chiti ha vinto diverse elezioni senza aiutini e che di poltrone non ne ha bisogno? Ma è vero che Felice Casson non perderebbe granché tornando a fare il magistrato? Sì, mi ricordo che Massimo Muchetti è un giornalista professionista del “Corriere” e che Mineo è un pensionato Rai di lusso. Allora, non sono le poltrone che vogliono, ma, possibile?, hanno in mente una riforma del Senato migliore della mia? Fatemi parlare con Maria Elena.

Comunque, potete vedere che io sono assolutamente tranquillo. Colgo l’occasione per ringraziare i molti giornalisti che continuano a dire e a scrivere “settimana decisiva per le riforme”. Gliene daremo almeno un’altra decina di settimane decisive e, poi, anche se non lo vogliono, daremo loro un bel referendum. Ah, dite che non sanno neanche di che cosa parlano quando analizzano le riforme. Non sono mica gli unici. Questo è il paese che amo, queste sono le giornaliste che apprezzo. Suona la campanella. La Direzione (la ricreazione) è finita.

Pubblicato su Futuroquotidiano.com il 2 agosto 2014