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INVITO L’utopia liberale #Genova #7aprile La Storia in Piazza 2019 #Utopia

X edizione de La Storia in Piazza 2019
a cura di Luciano Canfora con Franco Cardini

Correttamente inteso, il liberalismo non è un’utopia. E’ una pratica, al tempo stesso, generosa e rigorosa. Anzitutto, consiste nel riconoscere l’esistenza di diritti che spettano all’uomo e al cittadino, diritti civili e diritti politici: dalla libertà di esprimere le proprie opinioni e di associarsi alla libertà di scegliere i rappresentanti e i governanti. Il liberalismo protegge e promuove i diritti. Il liberalismo è anche una tecnica di organizzazione dello Stato e delle sue istituzioni che impedisce la concentrazione dei poteri, vieta al potere economico di impadronirsi del potere politico, tiene separate dalla politica le sfere religiosa, culturale, sociale. Detta regole per le loro interazioni, fermo restando che è la politica a decidere come quando con quali conseguenze si ha competizione fra le diverse sfere. Nel liberalismo nessuna istituzione può prevalere sulle altre: Governo, Parlamento, sistema giudiziario hanno un loro spazio autonomo, ma si controllano reciprocamente e si contrappongono (checks and balances) rispondendo responsabilmente alle preferenze dei cittadini. Nessuna liberal-democrazia merita il suo nome se non rispetta i diritti e non garantisce una competizione regolata. La pratica del liberalismo è esigente, con le istituzioni e con i cittadini. Oggi, forse più di ieri, despoti e populisti mirano a fare a meno del liberalismo.

Gianfranco Pasquino

L’utopia liberale

domenica 7 aprile, ore 16 Archivio Storico

 

 

Il Governo e il peso di quegli applausi

Gli applausi di Genova al governo vanno contestualizzati e interpretati. Il contesto è che sia la città di Genova sia la Regione Liguria hanno maggioranze di centro-destra, ma anche una forte presenza del Movimento Cinque Stelle. Dunque, il governo giallo-verde riscuote già in partenza le simpatie politiche degli elettori liguri. Tuttavia, ciò che sicuramente è contato di più in quegli applausi è il comportamento degli esponenti del governo che ha incrociato le reazioni e le emozioni prevalenti. Con toni diversi, con qualche eccesso “giustizialista”, sia Di Maio sia Salvini, ma anche il Presidente del Consiglio Conte, hanno messo sotto accusa e, qualcuno direbbe, già condannato la società responsabile della manutenzione del ponte Morandi . Hanno altresì rimproverato i governi passati e le loro burocrazie per gli accordi con Atlantia e i mancati controlli. Infine, hanno annunciato la revoca del contratto, la richiesta di adeguati risarcimenti e l’intenzione di nazionalizzare la Società Autostrade per l’Italia. Poco importa ai fini della spiegazione degli applausi che le condanne definitive richiederanno l’intervento della magistratura, attendendo i suoi tempi, e che anche l’eventuale revoca non sarà affatto facile. Al funerale delle vittime, i “cavilli” giudiziari e burocratici sono passati in secondo piano rispetto alle buone intenzioni del governo giallo-verde. In qualche modo, gli uomini al governo hanno sottolineato due aspetti di assoluto rilievo che vanno contro vent’anni almeno di assuefazione neo-liberista. Primo: non è affatto scontato che i capitalisti siano più efficienti dello Stato né, meno che mai, che si curino degli interessi generali a scapito dei loro ingenti profitti. Secondo: esistono attività che per natura, importanza, impatto sulla collettività devono essere svolte dallo Stato e rispetto alle quali la responsabilità non può che essere assunta dai politici. Probabilmente, è proprio l’attribuzione al Partito Democratico, che ha governato negli ultimi cinque anni, della responsabilità dei mancati controlli e di arrendevolezza nei confronti di una grande impresa privata, che spiega, forse, persino giustifica, i fischi al segretario Martina, già Ministro dell’Agricoltura, e alla parlamentare genovese Roberta Pinotti, già Ministro della Difesa. Con affermazioni ancora troppo generiche, il governo giallo-verde, con la perplessità di Salvini, che conosce bene il suo elettorato lombardo-veneto di piccoli e medi imprenditori, sembra volere (ri-)costruire una situazione nella quale lo Stato sia regolatore attento e inflessibile del mercato e della concorrenza e persino torni a fare il gestore di alcune attività definite strategiche. Tanto le infrastrutture quanto la rete di comunicazioni di un paese si sono strategiche per il buon funzionamento del sistema economico e per la vita dei cittadini. Gli applausi di Genova sono interpretabili come invito al governo ad assumersi il compito di rilanciare il paese. Hic Genova hic salta.

Pubblicato AGL il 21 agosto 2018