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Senza empatia non si vince. La politica ha perso il popolo @DomaniGiornale

Non sottovalutare come un semplice campanello d’allarme il voto di circa un milione e mezzo di elettori tedeschi del Land Sassonia-Anhalt situato nella Germania orientale è molto opportuno. Affermare che quel voto suona la campana a morte della democrazia in Germania, dell’Unione Europea e, alla fin fine, dell’Occidente come lo abbiamo conosciuto mi pare piuttosto esagerato. La traduzione dell’accertato cospicuo successo elettorale di Alternative für Deutschland nella formazione del governo regionale dipende da molte variabili le più importanti delle quali sono due. Primo, trovare alleati per raggiungere la maggioranza assoluta di seggi. Secondo, se i partiti di centro-sinistra vorranno e sapranno erigere un muro di fuoco, un legittimo cordone sanitario contro chi, come, appunto, l’AfD, vanta un programma eversivo di non pochi aspetti della politica democratica. Per ottant’anni le democrazie europee sono riuscite non soltanto a tenere sotto controllo gli attacchi ai loro principi fondativi che venivano da destra e da sinistra, ma hanno costretto i non-democratici ad accettare le regole del gioco.

L’insorgenza di destre estreme, pur di dimensioni differenti, in tutti gli Stati-membri dell’Unione Europea, motiva la ricerca di quali siano i fattori comuni e di quali possano essere le risposte, più o meno simili. Inevitabilmente, la politica mirerà a produrre decisioni che soddisfino gli interessi concreti e le aspettative materiali di alcuni ceti sociali. Sono risposte non necessariamente sbagliate, ma spesso inadeguate. Quasi tutti i sondaggi rilevano e rivelano che le due tematiche salienti nel comportamento di voto a favore delle destre estreme, e anche dei MAGA negli USA, sono l’immigrazione e la sicurezza. Sono tematiche piuttosto strettamente collegate. Gli immigrati costituiscono una minaccia per i posti di lavoro non particolarmente qualificati. Più spesso degli autoctoni, gli immigrati praticano la micro e la meso criminalità e troppo spesso le autorità politiche si mostrano propense a condonarli per il loro avere agito in stato di necessità. Ne conseguono due potenti stati d’animo fra gli autoctoni: il risentimento e la voglia di riconoscimento.

I ceti medio-bassi si sentono, da un lato, trattati in maniera qualitativamente sfavorita rispetto agli immigrati (nella Germania dell’Est dopo sette lustri di una forse, frettolosa e affrettata unificazione politica, anche rispetto ai Wessi, i loro connazionali “occidentali”), dall’altro, non adeguatamente riconosciuti nella loro dignità personale. Dunque, il loro voto servirà a punire le elite politiche tradizionali che li hanno trascurati considerandoli spesso una componente deteriore dell’elettorato. Quando, poi, le politiche di benessere diventano più difficili, più rare, poco incisive, il risentimento nei confronti degli immigrati si accentua e diventa di per sé un fattore sufficiente a motivare il voto a favore dei partiti che lo accentuano e lo accolgono a braccia aperte.

“La politica si fa con la testa, ma non solo con la testa” scrisse più di un secolo fa il grandissimo sociologo tedesco Max Weber. A bloccare e a rovesciare la resistibile ascesa delle destre estreme in Europa, non basteranno politiche tutte razionali e ragionevoli: filtrare meglio l’immigrazione, garantire maggiore sicurezza oggi e domani, rendere più efficiente e ricettiva l’Unione Europea. Sono tutti compiti da svolgere il prima e il più comprensivamente possibile, anche in Italia. Contemporaneamente, sarà necessaria, anche in Italia, una risposta culturale e sociale di alto livello definibile come empatia. Fare sapere ai cittadini che si sentono soli, trascurati e irrilevanti che le élite, soprattutto, quelle politiche, ma anche quelle sociali e intellettuali, si curano di loro, delle loro condizioni di vita, delle loro speranze. Le folle solitarie sono facili prede di movimenti estremisti. Organizzarle empaticamente le sottrae a quello che, gli europei dovrebbero averlo imparato e non dimenticato, sarebbe un esito gravissimo e dannosissimo. Sono lezioni che valgono anche per l’Italia.

Pubblicato il 9 settembre 2026 su Domani