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Bandire i banditi della democrazia? La mozione contro AfD vista da Pasquino @formichenews

Giusto sfidare i dirigenti e i militanti di AfD sul piano del rispetto della democrazia, anche nel linguaggio e negli obiettivi dichiarati. Più problematico mettere al bando un partito che gode di seguito notevole. Sembrerebbe una misura disperata di chi ha perso la fiducia nelle sue capacità di riconquistare con la conversazione democratica quegli elettori “sbandati”. Il commento di Gianfranco Pasquino, professore emerito di Scienza Politica e Accademico dei Lincei

La democrazia è pluralismo e competizione. Lasciate che 10, 100, 1000 gruppi, associazioni, partiti nascano, si confrontino, tessano le loro tele, vincano, perdano, scompaiano, rinascano. I loro confronti, incontri, scontri si svolgano in pubblico, coram populo e il popolo decida se aderire a quale associazione, se votare quale partito, da chi farsi interpretare e rappresentare. Ma, il problema è, lo so benissimo, l’ho studiato, con quali modalità debba avvenire la competizione. I regimi autoritari pongono limiti stretti, soprattutto nei confronti di coloro che sfidano i detentori del potere politico e che potrebbero sconfiggerli e sostituirli. Le democrazie debbono essere il più aperte possibile, ma almeno un limite invalicabile hanno l’obbligo politico ed etico di porlo. Nella competizione a qualsiasi livello, la violenza fisica, l’intimidazione, l’aggressione, l’uso delle armi non sono accettabili e debbono essere sanzionate e punite. Reagendo con forza e con restrizioni, alcune democrazie europee (la Cecoslovacchia, il Belgio, la Finlandia), come ha splendidamente documentato Giovanni Capoccia (Defending Democracy: Reactions to Extremism in Interwar Europe, Johns Hopkins University Press, 2005), hanno respinto con successo la sfida dei sostenitori del nazismo all’interno dei loro paesi.

Oggi, la domanda è: chi si richiama, in forme più o meno esplicite, al nazismo (o al fascismo o al franchismo) deve essere messo al bando, escluso dalle elezioni (i ludi cartacei nel lessico di Mussolini) e le relative organizzazioni disciolte (XII disposizione transitoria e finale della Costituzione italiana relativa al partito fascista)? Un (in)certo numero di parlamentari tedeschi chiedono che Alternative für Deutschland (AfD) venga messa al bando. Sicuramente, quel partito non fa mistero della sua provenienza e dei suoi obiettivi. Però, le democrazie non possono discriminare in base a affermazioni, dottrine, ideologie. Anzi, la convinzione dei democratici è che la forza delle loro idee sconfigge anche coloro che la democrazia vorrebbero distruggere. Soltanto il ricorso ripetuto alla violenza può legittimare la messa al bando e lo scioglimento di un’organizzazione. Fu così in Italia nel novembre 1973 per Ordine Nuovo fondato e guidato da Pino Rauti. Non pochi di quegli attivisti, lo stesso Rauti, ebbero poi una carriera politica nell’accogliente alveo della democrazia italiana.

La Carta Fondamentale (Grundgesetz) tedesca ha consentito che nel 1952 la Corte Costituzionale bandisse il Partito Socialista del Reich in quanto neo-nazista. I diversi successori ebbero sempre scarsissimo successo alle urne, al massimo sfiorando, come il NPD, la clausola del 5 per cento. AfD è già andata molto al di sopra del 5 per cento in alcuni Länder, attestandosi intorno al 30 per cento quasi triplicando i voti delle elezioni nazionali del 2021. Giusto sfidare i dirigenti e i militanti di AfD sul piano del rispetto della democrazia, anche nel linguaggio e negli obiettivi dichiarati. Più problematico mettere al bando un partito che gode di seguito notevole. Sembrerebbe una misura disperata di chi ha perso la fiducia nelle sue capacità di riconquistare con la conversazione democratica quegli elettori “sbandati”. Il dibattito sulla richiesta di messa al bando potrà chiarire molti punti. Forse servirà anche come insegnamento agli elettori.

Pubblicato il 1° ottobre 2024 su Formiche.net

Forza Nuova va sciolta qui e ora. E se rinasce la sciogliamo ancora @DomaniGiornale

Quando si tratta di leggere e interpretare la Costituzione, non possono e non debbono mai essere invocate valutazioni di opportunità politica. Le disposizioni della Costituzione vanno applicate con riferimento assoluto e coerente alla loro lettera e al loro spirito. Questa coerenza si estende anche alla lettera della XII disposizione: “è vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”. Scritta da Costituenti che avevano sperimentato in una pluralità di forme il regime fascista, la sua nascita, le sue modalità di governo, lo spirito è lampante. Bisogna bloccare sul nascere tutte le manifestazioni, massime la violenza, che si richiamino al fascismo e che configurino tentativi di ricomparsa. Qui e adesso, in particolare dopo l’assalto alla sede della CGIL e al pronto soccorso del Policlinico Umberto I, nonché il progettato attacco a Palazzo Chigi, è corretto ritenere che Forza Nuova miri alla ricostituzione di un’organizzazione fascista? Dunque, se ricade nella fattispecie delineata dalla XII disposizione va sciolta. All’eventuale scioglimento non si possono contrapporre argomentazioni di errori e inadeguatezze del passato e neppure più o meno fondati timori di ripercussioni future.

   Il Movimento politico “Ordine Nuovo” fondato e guidato da Pino Rauti fu sciolto con sentenza della magistratura nel novembre 1973 e i suoi beni furono confiscati. Lo scioglimento avvenne nella fase già iniziata degli anni di piombo. Non ricordo opposizioni alla sentenza che applicava la legge Scelba (Ministro degli Interni) del 1952 di attuazione della XII disposizione che sollevassero il problema dell’eventuale esacerbarsi del terrorismo di destra, al quale Ordine Nuovo contribuiva significativamente. Non ricordo neppure che venisse posto il problema delle prospettive occupazionali di dirigenti e dei militanti, dove sarebbero andati, che cosa avrebbero fatto. Nessuno si chiese se quei terroristi che operavano in nome del fascismo sarebbero diventati ancora più violenti e pericolosi una volta disciolta e bandita la loro organizzazione. Le democrazie si difendono applicando la Costituzione e le leggi (d’obbligo è il rimando alla bella ricerca di Giovanni Capoccia, “cervello” fuggito e meritatamente e felicemente approdato a Oxford: Defending Democracy: Reactions to Extremism in Interwar Europe, Johns Hopkins University Press, 2005) , non misurando con bilancini opportunistici i pro e i contro delle decisioni che trovano il loro fondamento nella Costituzione e nelle leggi che ne traducono concretamente i dispositivi.

   Atteggiamenti di mal posta comprensione di un presunto “disagio” che non può comunque mai sfociare in violenza politica mirata, comportamenti incoerenti e al di sotto della sfida rivelano la debolezza di uno Stato e dei suoi apparati, delusi e umiliati. Aprono ulteriori spazi psicologici, sociali e politici a chi intende fare uso della simbologia e della strumentazione verbale e fisica del fascismo, e sa come farlo. Una volta sciolta Forza Nuova i suoi dirigenti non finiti in carcere oppure uscitine si adopereranno per costituire un’altra organizzazione il più simile possibile? Non è da escludersi nella consapevolezza, da un lato, che nessun fascismo si batte soltanto con l’istruzione e la cultura (non una buona ragione per tralasciare una intensa opera di educazione civica e storica), dall’altro, che il fascismo è parte della nostra storia e può ripresentarsi con una pluralità di volti. Bisognerà, allora, ricorrere nuovamente alla Costituzione, alla sua applicazione e alle conseguenze che ne derivano. Però, nessuno potrà più sollevare la obiezione/giustificazione della colpevole sottovalutazione e degli errori gravi commessi nel passato più o meno recente.

Pubblicato il 16 ottobre 2021 su Domani