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VIDEO Come si fanno/dovrebbero fare le riforme elettorali e quelle costituzionali?

Intervento a “L’Italia possibile” Verona 13 dicembre 2015

Le riforme sbagliate e quelle possibili a Bookcity Milano #BCM15

bookcitymilano

Sabato 24 Ottobre ore 14:30

Tavola rotonda con Gianfranco Pasquino, Giuseppe Civati, Nicola Molteni, Alberto Martinelli per riflettere sulle riforme italiane, quelle fatte e soprattutto quelle mancate.

Libro di riferimento:

Cittadini senza scettro. Le riforme sbagliate, di Gianfranco Pasquino, Università Bocconi Editore.

Evento ospitato in

Sala Convegni di Palazzo Mezzanotte
Borsa Italiana
piazza Affari 6, Milano

 

Dalle riforme sbagliate a quelle possibili #Verona 5 giugno

Incontro pubblico

Venerdì 5 giugno 2015 alle ore 20.45

Sala civica Tommasoli, via Perini 7

CITTADINI CON LO SCETTRO
Dalle riforme sbagliate a quelle possibili

Interverranno Giuseppe Civati e Gianfranco Pasquino
Introdurrà Michele Fiorillo Associazione “Possibile”

Nel corso della serata verranno presentati il libro
CITTADINI SENZA SCETTRO. Le riforme sbagliate (Egea 2015)
e i due quesiti referendari anti-Italicum

Verona Venerdì 5 giugno 2015 ore 20.45

Verona Venerdì 5 giugno 2015 ore 20.45

Il Partito democratico: #Renzistasereno (di Gianfranco Pasquino e Marco Valbruzzi)

da L’Italia e l’Europa al bivio delle riforme. Le elezioni europee e amministrative del 25 maggio 2014, a cura di Marco Valbruzzi e Rinaldo Vignati, il primo e-book dell’Istituto Cattaneo scaricabile liberamente QUI

Il Partito democratico: #Renzistasereno
di Gianfranco Pasquino e Marco Valbruzzi
(pag 115/126)

Premessa
Partiti e dirigenti politici italiani hanno regolarmente considerato le elezioni per il Parlamento europeo un modo per valutare anche il loro consenso nazionale. Trattandosi di elezioni che si svolgono in tutto il territorio italiano è sicuramente un modo legittimo e appropriato. Pur consapevoli della valenza europea del loro voto, è molto probabile che gli elettori lo utilizzino anche per esprimere il loro consenso o dissenso nei confronti delle politiche del governo, il loro apprezzamento o no per i diversi partiti, la loro valutazione dei dirigenti politici e delle loro proposte (che troppo spesso riguardano più le politiche nazionali che quelle europee). È assolutamente probabile che tutti questi elementi abbiano variamente pesato nelle votazioni del 25 maggio. Nel caso del Partito democratico e del suo segretario diventato presidente del Consiglio, le elezioni per il Parlamento europeo assumevano una rilevanza davvero particolare. Infatti, data l’ampiezza dell’elettorato, hanno costituito il primo test significativo non soltanto per ottenere informazioni sugli umori e sui malumori degli italiani, ma anche per acquisire indicazioni sul loro modo di vedere e di valutare gli importanti avvenimenti trascorsi dal dicembre 2013 (elezione alquanto trionfale di Matteo Renzi alla segreteria del Pd) al 23 febbraio (nomina a capo del governo del segretario del Pd) e ai mesi successivi1, densi di proposte di riforme incisive e impegnative, ma anche controverse.

Una campagna elettorale itinerante
Com’è noto, pesavano su Renzi sia le sue parole: «arrivare a Palazzo Chigi soltanto dopo un passaggio elettorale»; sia i suoi comportamenti: il benservito dato senza complimenti al compagno di partito Enrico Letta e la sua immediata sostituzione con l’approvazione della Direzione del Partito democratico, nella quale Renzi gode di una fin troppo ampia maggioranza non ostacolata dai due concorrenti sconfitti nella corsa alla segreteria, cioè, né da Gianni Cuperlo né da Giuseppe Civati. Quel che più conta, la nomina alla Presidenza del Consiglio era stata immediatamente e, in maniera inusuale, senza nessun commento, effettuata/ratificata dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Non è il caso di prendere in considerazione malposte e fuorvianti critiche relative al «non essere stato eletto» rivolte a Renzi.
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Copertina Valbruzzi
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