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Screditare la presidenza della Repubblica al tempo del premierato @DomaniGiornale

“Non preoccupatevi. Approveremo per tempo il Premierato (dello Stivale) e svuoteremo i poteri del Presidente. Nel frattempo, erodiamo quei poteri, un po’ per furbizia, pensiamo di averne moltissima, un po’ per incompetenza, un pochino più di quella che temevano, e dimostriamo che persino a questo “lodato” Presidente, con tutta la sua alta cultura istituzionale, può succedere di trovarsi in grandi difficoltà. E allora rendiamola evanescente la Presidenza della Repubblica italiana”. Esplorare il retroterra di alcuni comportamenti e progetti e formulare previsioni sulle loro conseguenze non è peccato (di superbia intellettuale). Può diventare il migliore degli antidoti analitici contro strategie e riti malsani.
Il Presidente della Repubblica, quindi, oggi, Sergio Mattarella, non è, come stancamente ripetono troppi giuristi e osservatori, un arbitro, un notaio, un super partes. Al contrario, è un protagonista, tanto autorevole quanto capace, della vita istituzionale e politica, molto di parte, più precisamente “dalla parte della Costituzione”. Ha poteri sul Parlamento. Infatti, può addirittura scioglierlo e ne influenza la (non) legislazione. Sa che la decretazione urgenza che spetta a lui validare, dipende non soltanto troppo spesso da incapacità e trucchi del governo, ma anche da ritardi e inadeguatezze di parlamento e parlamentari. La disponibilità del Presidente a non censurare e a sanare il malfatto mira a evitare guai peggiori, come nel decreto che offriva un non piccolissimo incentivo monetario a avvocati facilitatori. Con qualche disgusto e con molto aplomb pubblico, Mattarella lo ha firmato, imponendone un superamento attraverso un altro contemporaneo decreto per non far decadere quello che era urgente e necessario. Procedimento alquanto acrobatico, ma sostanzialmente impeccabile.
Essere, però, ingannato nell’esercizio di un altro importante potere, concedere la grazia, deve averlo fatto infuriare. Firmare quell’atto sottopostogli dal Ministro della Giustizia Carlo Nordio (non ancora messo a riposo?) per consentire all’igienista dentale Nicole Minetti, condannata per induzione alla prostituzione, di svolgere assistenza tempo ad un bambino indigente e malato da lei adottato, risponderebbe effettivamente ai criteri umanitari che il Presidente sente di dovere applicare. Scoprire che quasi sicuramente gli uffici di Nordio hanno fondato la richiesta su loschi maneggi, brutte manipolazioni, gravi errori, lo ha profondamente irritato. Con i suoi consiglieri troverà certamente il modo di porre rimedio e revocare la grazia troppo generosamente concessa, ma il male è fatto.
Il punto che rimane e che deve preoccupare noi più ancora che il Presidente è che a molti cittadini fruitori di talkshow e influencer da salotto è che il Presidente Mattarella sbaglia, si fa ingannare, forse non è proprio così competente come le sinistre sostengono e come le destre ipocritamente accettano di condividere. In questo modo poi si giustificano anche le distanze tra i più o meno espliciti putinofili e il Presidente che esprime senza riserve la sua critica all’aggressore russo e ripete il suo incondizionato appoggio all’Ucraina. Si vedono le distanze siderali fra la valutazione dei partigiani, che hanno contribuito alla riconquista della dignità nazionale e della libertà, e coloro, che, ragazzi di Salò, quella dignità continuavano a calpestare insieme e grazie al nazista occupante e ai rimasugli del fascismo liberticida.
Rendere Mattarella meno popolare, discutibile nella sa competenza e non solo nella sua mai gradita interpretazione del ruolo è il modo che sembra più appropriato e efficace per togliere credibilità al Presidente in carica e alla istituzione stessa. Le destre stanno prendendo consapevolezza che il Premierato riuscirà anche a conseguire un obiettivo che non era loro chiaro fin dall’inizio. Indebolita e screditata la presidenza rimarrà un presidenzialismo bastardo: “una donna sola al comando”. Immagino il sorriso beffardo di Giorgio AlmiranteIngannare, screditare, emarginare la Presidenza della Repubblica.
Pubblicato il 29 aprile 2026 su Domani