Home » Posts tagged 'Il Secolo XIX'
Tag Archives: Il Secolo XIX
Il centrosinistra? Serve il programma ma pensano al leader #intervista #IlSecoloXIX

Intervista raccolta da Pierfrancesco Derobertis
Professor Gianfranco Pasquino, insigne politologo, professore emerito di Scienza della politica (in libreria il suo più recente “Il bello della politica”, editore Il Mulino), dall’alto della sua sapienza ci aiuti a valutare lo stato di salute dell’alleanza di centrosinistra.
«Direi febbricitante, proprio nel proprio senso della parola. Un po’ perché non stanno bene, un po’ perché pensano di poter vincere, però non è affatto sicuro».
Perché lei crede che possano non vincere?
«Non hanno un programma condiviso, almeno finora, e la lotta per la leadership tra Conte e Schlein non promette niente di buono».
Come giudica la prospettiva primarie?
«Le primarie fatte bene sono un grande strumento politico perché attirano l’attenzione sui partiti, ne segnalazione sui partiti, ne segnalano la democraticità, consentono ai leader di presentare la loro persona. Se fatte bene».
Chi vede favorito?
«Conte tra i due non mi non mi pare quello che è meglio piazzato, ma se alla fine vincesse non vedo tutti questi problemi».
Se la segretaria Pd dovesse perdere le primarie sarebbe di fatto obbligata a lasciare la guida del partito?
«Ovviamente dovrebbe dimettersi subito. Significherebbe che non ha la fiducia del suo elettorato».
Lei vede un Pd così compatto sulla segretaria?
«Chi nel Pd non sta con Schlein lo deve dire a voce alta, con chiarezza».
È possibile l’arrivo di un terzo o quarto incomodo?
«Certamente. Chi vuole guidare la coalizione deve semplicemente candidarsi alle primarie. Sento circolare di nomi, e la mia risposta è “ci provino”».
I possibili terzi o quarti incomodi di area Pd non rischiano di avvantaggiare Conte, che invece può contare su un partito tetragono?
«Penso di sì, e anzi, credo che entrino in campo esattamente per quello».
Parliamo un po’ delle regole con le quali potrebbero svolgersi le primarie. Le vede a turno unico o due turni?
«La prima cosa da prevedere è una bella raccolta di firme. Non è che uno si alza e dice “voglio partecipare”. L’ipotetico terzo candidato deve dimostrare che ha un minimo di seguiti iniziali».
Prima regola. Poi?
«Bisogna stabilire chi vota. Votano solo gli iscritti ai Cinque Stelle, al PD e a eventuali altri partiti? Oppure sono primarie aperte a chiunque si reca a votare? Si deve conferire un obolo e dire che si appoggia il programma complessivo del partito?».
Questo comporta che il programma a quel punto sia già stilato.
«Esatto, e qui c’è un lavoro comune da fare. Non banale».
Poi è da capire come determinare il vincitore.
«Sono convinto che bisogna ottenere almeno la maggioranza assoluta, altrimenti si va a ballottaggio. Quindi in due turni».
Lei vede di buon occhio la votazione allargata all’online?
«Sono molto favorevole all’online, certamente».
Anche se molti dicono potrebbe avvantaggiare Conte.
«Non condivido per niente questa idea. L’online avvantaggia l’elettore, il quale può votare da casa e quindi la partecipazione ne gioverebbe».
Si discute molto nel centrosinistra se viene prima il programma o il leader. Lei da che parte si schiera?
«Il recinto con il perimetro programmatico deve esserci, naturalmente. Non è che entrano in campo le persone dicendo io sono più bello, io sono più bravo, io sono più alto. Quindi prima il programma. Poi è chiaro che il programma viene interpretato dalle valorialità segnalate dai singoli candidati. Il leader non è indifferente che sia l’uno sia l’altro».
Che giudizio ha della nuova legge elettorale?
«Mi pare pessima, in generale. Le leggi elettorali sono fatte per eleggere i parlamenti, questi invece vogliono eleggere il governo, che non si vede da nessuna parte al mondo».
Alle condizioni di oggi è possibile che nessuno arrivi al 42 per cento.
«E si torna al proporzionale, cercando in Parlamento il governo migliore».
Come una volta.
«Esattamente così. Alla vecchia maniera, che mi pare non fosse così malvagia la vecchia maniera».
Ma da quel tipo di governi siamo scappati a gambe levate, a furor di popolo, dicendo che i governi non duravano, gli elettori non avevano potere di scelte …
«Tutte le obiezioni corrette, naturalmente. Dopodiché abbiamo fatto peggio e quindi forse torniamo indietro, avendo imparato la lezione, faremo meglio».
Pubblicato il 13 agosto 2026 su Il Secolo XIX