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Politics in Italy: The Elections: Electoral Laws and Electoral Results #Bologna Johns Hopkins University March 15, 2018

18:30, Thursday, March 15, 2018 – PENTHOUSE

Politics in Italy: Not a “Normal” Country
The Elections: Electoral Laws and Electoral Results (Part II of a 3 Part Series)

Gianfranco Pasquino

Johns Hopkins University SAIS Europe; University of Bologna, Italy

Patrick McCarthy Memorial Series on Intellectuals and Politics supported by the Patrick McCarthy Fund

THE ITALIAN NATIONAL ELECTIONS 2018 AND MORE

Italians will go to the polls on March 4th to elect a new Parliament. The 2013-2018 legislature has been somewhat tumultuous but not unproductive – three governments, two Presidents of the Republic, one constitutional referendum and much more. Parliament has approved some important, though controversial, laws: Jobs Act, La Buona Scuola, a new electoral law, the living will. The outcome of the elections is surrounded by an aura of uncertainty. Berlusconi’s comeback has re-invigorated the center-right. The Democratic Party has never fully recovered from the defeat in the constitutional referendum and has suffered a split. The Five Star Movement appears somewhat isolated and wounded by the poor performance of its local governments. However it still thrives on the dissatisfaction that many Italians feel with Italian politics and the modest quality of democracy. The three lectures will provide more than an introduction to the politics of a not insignificant European country – the way things are now and the ways they might change.

 

Gianfranco Pasquino is Senior Adjunct Professor of European and Eurasian Studies at The Johns Hopkins University SAIS Europe and Professor Emeritus of Political Science at the University of Bologna.

Pasquino was Professor of Political Science at the University of Bologna from 1969-2012. He was a member of the Italian Senate from 1983-1992 and from 1994-1996. He served as a parliamentary observer for the plebiscite (1988) and presidential elections (1989) in Chile. He was awarded the laurea honoris causa from the Catholic University of Cordoba, University of Buenos Aires and University de La Plata. Pasquino is also a member of the Editorial Board of the Enciclopedia Italiana, President of the Società Italiana di Scienza Politica and a member of the Accademia Nazionale dei Lincei. He received the Conference Group on Italian Politics and Society (CONGRIPS) Life Achievement Award (2016). Pasquino received his MA in International Relations from Johns Hopkins SAIS (1967).

Publications: Politica e istituzioni (2016); Cittadini senza scettro (2015); La Costituzione in trenta lezioni (2015); co-editorOxford Handbook of Italian Politics (2015); Finale di partita. Tramonto di una Repubblica (2013); La rivoluzione promessa. Lettura della costituzione Italiana (2011); Il Partito Democratico di Bersani. Profilo, persone, prospettive, co-editor (2010);Le parole della politica (2010); Una splendida cinquantenne. La Quinta Repubblica Francese, co-editor (2010); Nuovo corso di scienza politica (2009); Masters of Political Science, co-editor (2009); Strumenti della democrazia, editor (2007); Le istituzioni di Arlecchino (2007); Los poderes de los jefes de gobierno (2007); Sistemi politici comparati (2003, revised in 2004 and 2007); Il Dizionario di Politica, co-editor (2016 4th ed.). Pasquino is [an editorial writer for il Corriere di Bologna] and a frequent contributor of articles and reviews to academic journals, policy forums and news outlets.

Regioni sgangherate e sprecone. Riforme confuse e sbagliate

ItaliaOggi

Intervista raccolta da Carlo Valentini per Italia Oggi

Che cosa ci aspetta in questi mesi pre-referendum istituzionale sul quale Matteo Renzi ha scommesso (forse9 la sua leadership? Ecco le previsioni di un politologo, Gianfranco Pasquino, professore emerito di Scienza politica all’università di Bologna e docente di European studies alla Johns Hopkins University (sede di Bologna. I suoi ultimi libri. Cittadini senza scettro. Le riforme sbagliate (Egea-UniBocconi 2015) e La Costituzione in trenta lezioni (Utet 2016).

Domanda. Il referendum è trasformato in una consultazione pro o contro Renzi: questa volta non si può dire che i politici non ci mettano la faccia…
Risposta. In verità, il capo del governo ci mette la faccia in maniera assolutamente impropria. Vale a dire, incanala il dibattito non sul merito delle riforme che ha fatto, ma sulla sua permanenza in carica. Tecnicamente, il suo è un ricatto plebiscitario del tipo: “Se non accettate le mie riforme vi punisco con l’instabilità governativa”. Se per respingere un pacchetto pasticciato di brutte riforme, bisogna correre il rischio delle dimissioni di Renzi, lo si corra. Altri governi sono possibili. Altre riforme sono preferibili. Non esistono né uomini, né donne, né riforme della Provvidenza.

D. Però dopo tanti anni di immobilismo non è un bene che finalmente finisca il bicameralismo perfetto e quindi intanto mettere nel paniere questo importante cambiamento? Non c’era il rischio che continuando a discutere, con tanti pareri in campo, si finisse come sempre è accaduto, nell’immobilismo?
R. Negli anni Novanta si sono fatte riforme, come quella elettorale e la legge sui sindaci. Negli anni Duemila, sono stati riformati i rapporti fra Stato e autonomie locali, è stata fatta un’altra riforma elettorale, è arrivata anche la Grande Riforma (56 articoli) berlusconiana bocciata da un referendum. Il bicameralismo italiano non era perfetto, ma paritario. La riforma renzian-boschiana non abolisce affatto il bicameralismo. Lo trasforma in maniera confusa. Qualcuno dei riformatori è in grado di portare esempi relativi a gravi problemi di legislazione e di rappresentanza prodotti dal senato? Altro che immobilismo. Grande, persino eccessivo attivismo. È stato il Senato a rallentare la legislazione italiana e a inquinarla? Il parlamento italiano è stato regolarmente più produttivo di leggi dei parlamenti inglese, tedesco, spagnolo e francese. La nient’affatto chiara divisione di competenze legislative fra Camera e Senato trasformato e la possibilità di richiami dei disegni di legge suggeriscono che emergeranno molti conflitti costosi in termini di tempo e di energie.

D. La riforma istituzionale divide i costituzionalisti: come mai esperti e studiosi sono tanto in dissidio tra loro su una questione che è anche tecnica?
R. Mai affidare la riforma di una Costituzione esclusivamente ai giuristi. Conoscono le norme, non abbastanza il sistema politico. I giuristi non sono attrezzati per fare analisi comparate. Raramente si ricordano che le istituzioni sono popolate da attori molto influenti, a cominciare dai partiti. Comunque, in questo caso, dietro il conflitto tecnico stanno due schieramenti entrambi alimentati dal capo del governo: coloro che lo sostengono in odio ad un passato che poco conoscono o hanno dimenticato e coloro che vi si oppongono poiché non vogliono le sue brutte riforme e temono un future di pulsioni autoritarie e di pericolose confusioni istituzionali. A costoro, con grande finezza, Renzi ha già fatto sapere che li “spazzerà via”. Riforme condivise?

D. Lo spacchettamento del referendum proposto dai radicali sarebbe una strada utilmente percorribile?
R.Chi è interessato al merito delle riforme deve pervicacemente desiderare lo spacchettamento anche perché alcune materie sono tutt’altro che omogenee. Per esempio, con la trasformazione del Senato, l’abolizione (giusta) del CNEL non c’entra nulla. Anche una nuova disciplina dei referendum merita di essere analizzata e valutata separatamente. Tuttavia, i “plebiscitari” non possono rinunciare al grande composito pacco: prendere o lasciare. Fanno molto male.

D. Quale rapporto c’è tra la legge istituzionale e l’Italicum? Con la modifica dell’Italicum cambierebbe il suo giudizio sulla legge istituzionale?
R. No, la mia valutazione complessiva rimarrebbe comunque negativa. Essendo butte tutt’e, legge elettorale e revisione costituzionale, non è che qualche ritocchino cosmetico ad un Italicum dall’impianto sbagliato potrebbe farmi cambiare idea. Il combinato disposto fra revisione istituzionale e legge elettorale accentua lo squilibrio dei poteri a favore del governo, per di più già abbondantemente premiato dal bonus non perché, e questo punto merita la massima attenzione, si troverà con una maggioranza di 340 seggi, ma perché nel migliore dei casi, se vince un partito del trenta per cento, otterrà quasi il raddoppio dei suoi seggi. Sia la legge elettorale tedesca sia quella francese sono nettamente superiori all’Italicum in quanto a potere conferito agli elettori e alle modalità di formazione del governo.

D. Lei ritiene che si arriverà comunque alla fine della legislatura?
R. La sopravvivenza della legislatura mi pare un interrogativo del tutto marginale. Un governo e un parlamento meritano di durare se fanno qualcosa di utile per il Paese. Se no tornino a spiegarsi davanti agli elettori. Le dimissioni di Renzi, quando avrà perso il plebiscito, non implicano affatto lo scioglimento automatico del Parlamento. Mattarella può imitare gli esempi luminosi dei suoi predecessori. Scalfaro negò lo scioglimento due volte: a Berlusconi nel dicembre 1994 e a Prodi nell’ottobre 1998. Napolitano lo negò tanto a Berlusconi quanto al centro-sinistra nel novembre 2011. Credo che entrambi, il vecchio democristiano e il vecchio comunista, abbiano operato in maniera politicamente e costituzionalmente corretta. Altrettanto mi aspetto dal Presidente Mattarella.

D. Che ruolo potrà giocare in questi mesi la minoranza Pd bersaniana-cuperlana-speranzana?
R. La minoranza del PD deve spiegare che cosa vuole davvero per la Costituzione, per il governo del paese, per la ristrutturazione della sinistra, per il ruolo dell’Italia in Europa. Le doverose punzecchiature a Renzi e le periodiche prese di distanza non sono servite e non serviranno a un bel niente. Tengo basse le aspettative sulle capacità di elaborazione strategica delle minoranze Pd ma vorrei vedere una loro impennata che suggerisca come giungere ad una democrazia di buona qualità che, certo, non è quella che si intravede all’ombra del partito della nazione Renzi-Alfano-Verdini.

D. Pessimista sulla minoranza Pd. E sul ruolo del presidente della Repubblica?
R. Il presidente Mattarella ha affermato che vuole fare l’arbitro. Ottimo. Vorrei suggerirgli che dovrebbe prendere esempio dagli arbitri del football americano: fischiare le azioni fallose e, poi, spiegare alto e forte quale fallo punisce e come. Lascerei perdere qualsiasi inclinazione alla moral suasion per politici che si piegano non di fronte alla soffice persuasione ma solo alla esplicita costrizione

D. Le prossime elezioni amministrative influiranno sull’esito del referendum?
R. Direi di sì. Quanto influiranno dipende dagli esiti in particolare di Milano e di Roma. Credo che influiranno significativamente anche sul centrodestra spappolato e sul M5S nel suo posizionamento per la conquista di Palazzo Chigi.

D. A posteriori, e dopo tante polemiche, la cancellazione delle Province sembra avere colto nel segno della semplificazione istituzionale a livello locale, anche con qualche risparmio. Ne vogliamo dare atto a Renzi?
R. Quanto siano effettivamente state cancellate e non soltanto messe in stallo le Province ancora non lo sappiamo. Siamo in attesa delle città metropolitane, ma credo sia lecito porre due domande:1. Per quanto tempo l’Italia dovrà tenersi Regioni sgangherate e costose? 2. Non sarebbe meglio se il riassetto del Titolo V desse una spinta decisiva al riaccorpamento delle regioni?

Pubblicato il 27 aprile 2016

Pluralism in Political Science from Tocqueville to Putnam #Praga 9th September 2015

Praga 3

Praga 3

VI Congress of the Czech Political Science Association will take place in Prague (Charles University) during 9th – 11th September 2015. 

The keynote speech will be delivered by Prof. Gianfranco Pasquino from Johns Hopkins University.

Wednesday 9th September 2015 14:30-16:00
Karolinum, Charles University, Ovocný trh 3–5, Prague

Keynote lecture – Prof. Gianfranco Pasquino (Johns Hopkins University):

Pluralism in Political Science from Tocqueville to Putnam

L’Italia e la sfida europea

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locandina
Evento 19 settembre 2014

Italy and the European Challenge
Panel Discussion with SAIS Europe Faculty

Il Johns Hopkins University SAIS Europe at Bologna ha il piacere di invitarvi al dibattito di apertura del ciclo di eventi che inaugura l’anno accademico. Venerdì 19 Settembre 2014 ore 17 in Via Belmeloro, 11 40126 Bologna

17:00, Friday, September 19, 2014
Italy and the European Challenge
Panel Discussion with SAIS Europe Faculty

Vera Negri Zamagni
Chair and Professor of Economic History, University of Bologna; Senior Adjunct Professor of International Economics, Johns Hopkins University SAIS Europe, Bologna, Italy

Gianfranco Pasquino
James Anderson Senior Adjunct Professor, Johns Hopkins University SAIS Europe, Bologna, Italy

Filippo Taddei
Assistant Professor of Economics, Johns Hopkins University SAIS Europe, Bologna, Italy

Chair:
Mark Gilbert
Professor of History and International Studies, Johns Hopkins University SAIS Europe, Bologna, Italy

Italy’s large public debt, sluggish economy and political instability makes it a source of worry to the rest of the EU. Will premier Matteo Renzi’s program of economic reforms trip over stumbling blocks in parliament and society? Can Italy stay within the EU’s budgetary guidelines and implement labor market reforms without social conflict? What strategies might be employed to diminish the negative impact of the country’s high public debt? Will Italy be able to ally with France and Spain to change the EU’s conservative fiscal stance, and counterbalance Berlin’s growing weight within Europe? What is “plan B” if Renzi’s government does none of these things? These questions illustrate the size and complexity of the European challenge facing Italy and the challenge Italy’s troubled politics presents for the rest of the EU.

SAIS Europe quest’anno festeggerà il 60esimo anniversario della sua fondazione con un nutrito programma di eventi culturali e dibattiti accademici per celebrare la sua presenza in Italia.
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