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Pensare record di governo e leadership politica #ParadoXaforum

Il 4 settembre il governo guidato da Giorgia Meloni, il Meloni 1, diventerà il più longevo governo della Repubblica, avviandosi al record di unico governo di legislatura nell’intera storia della nazione italiana. Non solo questo record è prestigioso di per sé, ma è comparativamente significativo poiché le democrazie multipartitiche europee hanno governi di coalizione esposti all’instabilità. Sappiamo che la stabilità governativa è un valore in sé, ma quando non si accompagna all’efficacia decisionale rischia di essere poco più di sterile immobilismo. Il governo Meloni non è stato immobilista, ma le sue prestazioni (performance) sono certamente state inferiori alle promesse elettorali. In qualche caso, ad esempio, la separazione delle carriere dei magistrati e il cosiddetto premierato, sono risultate sconfitte, la separazione, e mandate in soffitta, il premierato. Anche in materia di riforma elettorale, tuttora infuriante, difficile pensare che l’esito sarà una vittoria.
La valutazione complessiva dell’attività del governo, di qualsiasi governo, è sempre difficile richiedendo, a mio modo di vedere, due insiemi di elementi. Il primo è quanto fatto dal governo negli ambiti che lo hanno visto maggiormente impegnato: l’economia, l’immigrazione, la sicurezza, l’Europa. Il secondo è l’inevitabile paragone con quello che sarebbe riuscito a fare un governo progressista. L’esercizio è, debbo usare un aggettivo un po’ logoro, tanto intrigante quanto necessario. Le proposte dell’opposizione progressista non sembra abbiano finora sfondato nell’elettorato, mentre le prestazioni governative sono sostanzialmente risultate non del tutto soddisfacenti.
Più che soddisfacente, nelle condizioni date, è stata la leadership politica di Giorgia Meloni. In quanto capo di Fratelli d’Italia, non solo ha fatto crescere il partito dal 4 per cento al 28/30 per cento, ma lo ha tenuto unito e non teme sfidanti. In quanto leader della coalizione, ha saputo neutralizzare l’irrequietezza malsana di Salvini e rinunciato ad approfittare della debolezza strutturale di Forza Italia e del Ministro Tajani. Infine, in quanto Presidente del Consiglio, da un lato, è riuscita a ricucire tutte le differenze d’opinioni e gli strappi di ministri, Santanchè, e sottosegretari, Delmastro DelleVedove, fin troppo difendendo il loquace e perdente Ministro Nordio, dall’altro, ha esibito la sua presenza sulla scena internazionale con impegno e gusto, anche se i risultati sono stati piuttosto magri.
La legge finanziaria per il 2027 e la campagna elettorale per il rinnovo del Parlamento nell’autunno dell’anno prossimo permetteranno di avere altri elementi conoscitivi e di valutazione. Mi pare facile immaginare che Giorgia Meloni giustamente investirà al massimo sulla sua persona(lità) e sui suoi record. Anche per questo motivo la selezione della leadership del campo più o meno largo, dove gli ego sono piuttosto gonfi, potrebbe essere cruciale.
Pubblicato il 31 agosto 2026 su PARADOXAforum