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Un Presidente di tutti? No, solo di chi rispetta la Costituzione #Elezione @Quirinale @DomaniGiornale

Primo: dare i numeri. Curiosamente, però, coloro che affermano che il centro-destra ha la maggioranza relativa possono farlo soltanto definendo lo schieramento a loro avverso non centro-sinistra, ma giallorossi (PD più 5 Stelle). Non tengono conto di coloro che, vengano, più meno correttamente collocati nel centro e nei suoi pressi, dovendolo fare, si definirebbero di centro-sinistra. Comunque, nessuno ha il “diritto” di fare un nome per primo. Quello non è un diritto, ma una facoltà. L’iniziativa se la conquista chi è per l’appunto in grado di indicare/proporre un nome lasciando perdere le stupidissime superstizioni sul bruciare candidature. Fra l’altro, a questo punto della troppo lunga storia di questa elezione presidenziale, sono praticamente stati bruciati tutti. Qualcuno potrebbe anche ricordarsi che proporre un nome secco appare un po’ come una imposizione, pertanto, a molti sgradita in partenza e che esiste una sanissima alternativa: offrire una rosa che consenta libertà di scelta.

Secondo: elaborare gli aggettivi. Per tutti coloro che criticano il lessico di quella che chiamano la Prima Repubblica (incidentalmente, l’unica Repubblica che abbiamo), il test è: trovereste un aggettivo peggiore di divisivo con il quale troppi si riempiono la bocca, ma non saprebbero declinarlo? Divisivo è il candidato che non piace? Divisivo è chi ha fatto politica in posizioni di vertice, prendendo decisioni che, inevitabilmente, “dividevano” l’opinione pubblica? Divisivo è chi è sempre stato solidamente e fermamente su posizioni rappresentative del centro-destra oppure del centro-sinistra? I centristi non sono, dunque, mai divisivi? Di questo passo si arriverà facilmente, ma senza, per quel poco che conta, la mia approvazione, a definire non divisivi/e tutti/e coloro che hanno vagato tra uno schieramento e l’altro, transumanti trasformisti voltagabbana e così via (non pochi di quei casi meriterebbero una analisi dettagliata e approfondita). Il contrario di divisivo non è condiviso con il rischio che si vada alla ricerca del minimo comun denominatore (i minimi comuni sarebbero abbastanza numerosi). L’alternativa a candidature divisive consiste in candidature di personalità che abbiano fatto politica con stile, coerenza, senza cedimenti e senza aggressioni. Non c’è bisogno di andare molto indietro nel tempo. Sergio Mattarella ha fatto politica stando sempre coerentemente e fermamente da una parte, assumendosi responsabilità, senza cercare di piacere o dispiacere a nessuno. Chiara fu per lui la distinzione (divisione?) destra/sinistra, ma non agitò mai le sue preferenze, i suoi valori come un’arma. Cestinati gli aggettivi divisivo e condiviso (il secondo potrà riemergere al momento del voto, addirittura ex post facto), gli aggettivi appropriati sono autorevole e indipendente. Sì, lo so che è consuetudine che il Presidente eletto (soprattutto dopo un’elezione popolare) dichiari che sarà il Presidente di tutti. Di persona personalmente vorrei che l’eletto dicesse che sarà soprattutto il Presidente di coloro che rispettano la Costituzione e le leggi (comprese quelle che riguardano le tasse). Un Presidente che sa che deve stare da una parte, dalla parte, come disse il Presidente Napolitano, della Costituzione.

Terzo: definire le qualità. È un compito che potrebbe essere svolto anche dai parlamentari, la grande maggioranza dei quali, sbagliando e in parte non adempiendo alla loro funzione che, in questa circostanza, non è di rappresentare i partiti, ma gli elettori interpretandone le preferenze, tacciano o, al massimo, rispondono a telefonate, più o meno improprie. Il Presidente Fico vorrebbe una personalità di “alta moralità”, “aderente alla Costituzione”. No, non voglio scrivere che questi due elementi sono “il minimo sindacale” poiché alcuni dei nomi che circolano non hanno né l’una né l’altra qualità. Scrivo, invece, che è essenziale che il/la Presidente sia persona che conosce la politica e le istituzioni per esperienza pratica, che ha prestigio personale, che garantisce di offrire sulla scena europea un profilo riconosciuto e apprezzato. Il patriottismo è intessuto di una storia personale e di comportamenti politici che servono alla patria nel contesto in cui l’Italia, collaborando, ottiene riconoscimenti e risorse. Allora, tenendo conto di questi criteri, non divisivi e che non pretendono di essere da tutti condivisi, faîtes vos jeux. Ma l’elezione di un Presidente non è mai un gioco, meno che mai deve essere affrontata come un risiko.

Pubblicato il 19 gennaio 2022 su Domani

Insufficienti i 156 voti del Senato. Legittimo rafforzare la maggioranza #intervista @Affaritaliani

Intervista raccolta da Carlo Patrignani

Se dovesse formarsi un gruppo soprattutto al Senato a sostegno dell’attuale governo giallorosa presieduto da Giuseppe Conte, che ha operato relativamente bene, sarei certamente favorevole.” A questo approda l’analisi del politologo Gianfranco Pasquino, Professore Emerito di Scienza Politica all’Università di Bologna e Accademico dei Lincei, all’indomani del voto sulla fiducia per la crisi provocata da Matteo Renzi e Italia viva, in un momento particolarmente difficile per il Paese dato il combinato pandemia da Covid 19 e crisi economico-sociale.

Dal voto sulla fiducia, non tanto alla Camera dove l’esecutivo ha la maggioranza assoluta (361), quanto al Senato dove l’asticella si è fermata a 156 (maggioranza relativa), il governo Conte, chiosa Pasquino, “è uscito piu’ debole, svigorito, per cui trovo le offerte di rafforzarlo rivolte ad altre forze politiche del tutto legittime“.

Aver raggiunto al Senato solo la maggioranza relativa è del tutto “insufficiente” alla sua prosecuzione minata com’è dalla “non fiducia” di Italia viva.

L’analisi politica di Pasquino, le cui preferenze – rimarca – sono per “una coalizione europeista convinta“, parte anzitutto dalla necessità imprescindibile di “una coalizione sufficientemente coesa e il centro-sinistra potrebbe diventarlo“, mettendosi però al riparo da Iv “attesa alla prova nelle commissioni“.

L’acuto politologo, in passato senatore della Repubblica, non vede quindi “alternative” all’attuale esecutivo: “il centro-destra è diviso tra chi, Forza Italia, è europeista e favorevole al Mes e chi, Lega e Fdl, sono contrarie al Mes e all’Ue“.

Restano sullo sfondo le elezioni anticipate, un rischio che non si può correre per la drammatica situazione sanitaria ed economica.

Spero che si trovi presto una adeguata soluzione alla precaria situazione di stallo – osserva Pasquino – che si passi a contrastare efficacemente da una parte la pandemia e che dall’altra si faccia presto e bene con il Recovery Plan per la ripartenza del Paese“.

Ultima considerazione: molti hanno messo in risalto la crisi dei partiti politici, a volte la loro stessa mancanza.

Si scopre l’acqua calda – conclude Pasquino – la crisi dei partiti politici, per come li abbiamo conosciuti, risale al 1992-1994. Oggi di partito ce ne è solo uno: il Pd fermo al 20% che pur avendo una sua struttura e delle sue regole non genera entusiasmo nelle persone. Tutti gli altri non sono partiti politici ma organizzazioni personalistiche e fluttuanti“.

Pubblicato il 21 gennaio 2021 su affaritaliani.it