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La lezione di Giovanni Sartori Accademia Nazionale dei Lincei

GIORNATA DI STUDIO

SCIENZA POLITICA E CULTURA POLITICA
LA LEZIONE DI GIOVANNI SARTORI

Coordina: Gianfranco PASQUINO

Programma

Saluto della Presidenza
Roberto ANTONELLI

Marco TARCHI (Università di Firenze):
La specificità della scienza politica di Sartori

Steven B. WOLINETZ (Memorial University of Newfoundland, St. John’s, Canada):
Sartori and the study of political parties:
Lessons we should learn – or re-learn

Sorina Cristina SOARE (Università di Firenze):
La democrazia di Sartori e il populismo

Marco VALBRUZZI (Università di Bologna):
La missione della scienza politica: sapere applicabile e rilevante

Gianfranco PASQUINO (Linceo, Università di Bologna):
La sfida alle culture politiche

PRESENTAZIONE – Giovanni Sartori (1924-2017) è stato uno dei più importanti scienziati politici del XX secolo. Autore di libri fondamentali quali Democrazie e definizioni (1957); Parties and party systems (1976); The Theory of Democracy Revisited (1987); Ingegneria costituzionale comparata (1995); editorialista del “Corriere della Sera” per più di quarant’anni, Sartori ha contribuito in maniera decisiva allo sviluppo della scienza politica. Attraverso le sue brillanti analisi, Sartori ha costantemente operato per approfondire la conoscenza del funzionamento dei sistemi politici e per migliorare la cultura politica dei cittadini e delle élite.

Convinto della necessità e della possibilità di applicare le conoscenze acquisite e prodotte dalla scienza politica, Sartori ha sempre accompagnato le sue ricognizioni dei più significativi fenomeni politici con indicazioni intese a cambiarne in maniera positiva le conseguenze prevedibili. Dalle leggi elettorali ai sistemi dei partiti, dalla rappresentanza politica alle forme di governo, i contributi di Sartori mantengono una straordinaria vitalità e attualità. Giorno dopo giorno, in Italia e altrove, è possibile rendersi conto quanto gli insegnamenti di Sartori continuino ad essere essenziali e quanto una cultura politica più attenta alle lezioni della sua scienza politica sarebbe in grado di contribuire alla qualità della politica nelle democrazie.

PROGRAMMA SCIENZA POLITICA E CULTURA POLITICA. LA LEZIONE DI GIOVANNI SARTORI

ROMA – PALAZZO CORSINI – VIA DELLA LUNGARA, 10 Sito web: http://www.lincei.it
Segreteria del convegno: fox@lincei.it

 

ASSAGGIO “Scienza Politica e Cultura politica. La lezione di Giovanni Sartori” #8maggio Accademia Nazionale dei Lincei #Roma

Per tutte/i coloro che, colpevolmente, non verranno ai Lincei ecco un piccolo ma gustoso assaggio di quello che dirò.

 LA SFIDA DI SARTORI

Gianfranco Pasquino

“Si può essere mal governati perché si è governati tirannicamente. Ma possiamo essere mal governati perché siamo governati da una classe politica di basso livello, da politici incapaci e incompetenti” (Sartori 1970, p. 23). Sartori collega esplicitamente il livello della classe politica allo stato della cultura politica. Ancora più esplicitamente sottolinea che “una cultura politica è … il discorso generalizzato sulle cose politiche avvalorato da ‘competenti’, da coloro che di politica si intendono o credono di intendersene” (Ibidem) e sembra addirittura rivelarsi ottimista ovvero, forse, più semplicemente, speranzoso: “è tramite la loro incidenza sul pubblico … che i promotori di cultura condizionano la classe politica” (p. 24). Naturalmente, l’intero discorso sulla cultura politica, l’opinione pubblica, la classe politica sarebbe del tutto improponibile in situazioni non-democratiche. Semplicemente, provatamente, la scienza politica non ha mai goduto di autonomia in nessun regime autoritario nelle sue numerose varianti. Peraltro, i rapporti fra scienza politica e democrazia continuano ad essere, al tempo stesso, molteplici e complessi. È possibile sostenere che la scienza politica nasce, vive e prospera nelle democrazie.

Per dirla con Sartori (1970, p. 21) “un sapere applicabile trasforma il mondo intervenendo subito, qui, ora. Un sapere applicabile è un ‘sapere per fare’, il cui problema è di sapere come fare”. Non consigliere di nessun principe, Sartori stava sostenendo, e avrebbe continuato a farlo, sistematicamente, che la scienza politica propone e formula una cultura politica non contemplativa, ma attiva, potenzialmente interventista, vale a dire capace di suggerire interventi. Qualche anno dopo (1975), indirettamente, Bobbio entrava da par suo, in chiave di teoria politica, in questo delicatissimo, dal punto di vista sia “filosofico” sia politico, argomento, sollevando un interrogativo di enorme importanza: Esiste una dottrina marxistica dello Stato? (ora in Quale socialismo? Bobbio 1976). Non molto celata la risposta di Bobbio era chiara: no, una dottrina marxistica dello Stato non esisteva affatto. Dal canto suo, Sartori non aveva dubbi: il marxismo è carente di qualsiasi possibilità di intervento sulla sfera politica. È una teoria non suscettibile di applicazione, destinata a produrre effetti non voluti (Sartori 1987, pp. 436-439), inadeguata a spiegare non solo lo Stato, ma la stessa politica.

Lungi, ma non troppo, da me, affermare che la scienza politica può automaticamente e facilmente produrre una buona politica. Tuttavia, una buona scienza politica serve a monitorare e criticare la politica che c’è e formulando alternative praticabili. Magari la scienza politica non riesce a migliorare direttamente la politica, ma contribuisce alla costruzione di una cultura politica. Crollate, anche per le loro inadeguatezze e la loro incapacità di rinnovarsi, le culture politiche del passato italiano, la scienza politica contiene gli elementi indispensabili alla formulazione di una nuova cultura politica: aperta, pluralistica, esposta alla realtà, capace di apprendimenti e di adattamenti, in grado di suggerire interventi applicabili. Per quel che riguarda il contesto italiano, lascerò, com’è più che giusto, parlare il Sartori di poco meno di cinquant’anni fa: “Si può essere mal governati perché si è governati tirannicamente. Ma possiamo essere mal governati perché siamo governati da una classe politica di basso livello, da politici incapaci e incompetenti. Questo è, oggi, il porro unum della politica italiana” (Sartori 1970, p. 23). L’incapacità e l’incompetenza dipendono dallo stato della cultura politica della classe politica. Quasi sicuramente, una delle ragioni per le quali la pratica politica italiana non è buona (mio tremendo understatement) sta anche nell’irrefutabile fatto che la lezione della scienza politica di Sartori non è stata imparata (e che, purtroppo, sta scomparendo).

 

INVITO

ACCADEMIA NAZIONALE DEI LINCEI

Palazzo Corsini
Via Della Lungara, 10

GIORNATA DI STUDIO

SCIENZA POLITICA E CULTURA POLITICA
LA LEZIONE DI GIOVANNI SARTORI

Coordina: Gianfranco PASQUINO

Programma

15.00
Saluto della Presidenza

15.15
Marco TARCHI (Università di Firenze):
La specificità della scienza politica di Sartori

15.45
Steven B. WOLINETZ (Memorial University of Newfoundland, St. John’s, Canada):
Sartori and the study of political parties: Lessons we should learn – or re-learn

16.15
Sorina Cristina SOARE (Università di Firenze):
La democrazia di Sartori e il populismo

Intervallo

17.00
Marco VALBRUZZI (Università di Bologna):
La missione della scienza politica: sapere applicabile e rilevante

17.30
Gianfranco PASQUINO (Linceo, Università di Bologna):
La sfida alle culture politiche

PRESENTAZIONE – Giovanni Sartori (1924-2017) è stato uno dei più importanti scienziati politici del XX secolo. Autore di libri fondamentali quali Democrazie e definizioni (1957); Parties and party systems (1976); The Theory of Democracy Revisited (1987); Ingegneria costituzionale comparata (1995); editorialista del “Corriere della Sera” per più di quarant’anni, Sartori ha contribuito in maniera decisiva allo sviluppo della scienza politica. Attraverso le sue brillanti analisi, Sartori ha costantemente operato per approfondire la conoscenza del funzionamento dei sistemi politici e per migliorare la cultura politica dei cittadini e delle élite.

Convinto della necessità e della possibilità di applicare le conoscenze acquisite e prodotte dalla scienza politica, Sartori ha sempre accompagnato le sue ricognizioni dei più significativi fenomeni politici con indicazioni intese a cambiarne in maniera positiva le conseguenze prevedibili. Dalle leggi elettorali ai sistemi dei partiti, dalla rappresentanza politica alle forme di governo, i contributi di Sartori mantengono una straordinaria vitalità e attualità. Giorno dopo giorno, in Italia e altrove, è possibile rendersi conto quanto gli insegnamenti di Sartori continuino ad essere essenziali e quanto una cultura politica più attenta alle lezioni della sua scienza politica sarebbe in grado di contribuire alla qualità della politica nelle democrazie.

PROGRAMMA SCIENZA POLITICA E CULTURA POLITICA. LA LEZIONE DI GIOVANNI SARTORI

ROMA – PALAZZO CORSINI – VIA DELLA LUNGARA, 10 Sito web: http://www.lincei.it
Segreteria del convegno: fox@lincei.it

 

INVITO Scienza Politica e Cultura politica. La lezione di Giovanni Sartori #8maggio Accademia Nazionale dei Lincei #Roma

Palazzo Corsini
Via Della Lungara, 10

GIORNATA DI STUDIO

SCIENZA POLITICA E CULTURA POLITICA
LA LEZIONE DI GIOVANNI SARTORI

Coordina: Gianfranco PASQUINO

Programma

15.00
Saluto della Presidenza

15.15
Marco TARCHI (Università di Firenze):
La specificità della scienza politica di Sartori

15.45
Steven B. WOLINETZ (Memorial University of Newfoundland, St. John’s, Canada):
Sartori and the study of political parties: Lessons we should learn – or re-learn

16.15
Sorina Cristina SOARE (Università di Firenze):
La democrazia di Sartori e il populismo

Intervallo

17.00
Marco VALBRUZZI (Università di Bologna):
La missione della scienza politica: sapere applicabile e rilevante

17.30
Gianfranco PASQUINO (Linceo, Università di Bologna):
La sfida alle culture politiche

PRESENTAZIONE – Giovanni Sartori (1924-2017) è stato uno dei più importanti scienziati politici del XX secolo. Autore di libri fondamentali quali Democrazie e definizioni (1957); Parties and party systems (1976); The Theory of Democracy Revisited (1987); Ingegneria costituzionale comparata (1995); editorialista del “Corriere della Sera” per più di quarant’anni, Sartori ha contribuito in maniera decisiva allo sviluppo della scienza politica. Attraverso le sue brillanti analisi, Sartori ha costantemente operato per approfondire la conoscenza del funzionamento dei sistemi politici e per migliorare la cultura politica dei cittadini e delle élite.

Convinto della necessità e della possibilità di applicare le conoscenze acquisite e prodotte dalla scienza politica, Sartori ha sempre accompagnato le sue ricognizioni dei più significativi fenomeni politici con indicazioni intese a cambiarne in maniera positiva le conseguenze prevedibili. Dalle leggi elettorali ai sistemi dei partiti, dalla rappresentanza politica alle forme di governo, i contributi di Sartori mantengono una straordinaria vitalità e attualità. Giorno dopo giorno, in Italia e altrove, è possibile rendersi conto quanto gli insegnamenti di Sartori continuino ad essere essenziali e quanto una cultura politica più attenta alle lezioni della sua scienza politica sarebbe in grado di contribuire alla qualità della politica nelle democrazie.

PROGRAMMA SCIENZA POLITICA E CULTURA POLITICA. LA LEZIONE DI GIOVANNI SARTORI

ROMA – PALAZZO CORSINI – VIA DELLA LUNGARA, 10 Sito web: http://www.lincei.it
Segreteria del convegno: fox@lincei.it

 

Post-millennials e futuro della politica #Introduzione a “Giovani e futuro della politica. Oltre il disincanto”

A cura di Gianfranco Pasquino

Paradoxa, ANNO XII – Numero 4 – Ottobre/Dicembre 2018

 

indice del fascicolo

Post-millennials e futuro della politica

Introduzione  di Gianfranco Pasquino

Interrogarsi sui giovani è, logicamente e inevitabilmente, interrogarsi sul futuro: sul loro, ma anche su quello che rimane del nostro. È cercare di capire che cosa diventerà l’Italia e che cosa ne sarà dell’Europa. È cercare di capire quali modelli hanno i giovani, quali prospettive perseguono, quali valori ispirano i loro comportamenti. Gli articoli di questo fascicolo cercano in particolare di capire, dall’angolo visuale della “formazione”, come i giovani, spesso criticati per le loro mancanze e il loro distacco, si rapportano alla politica. Come vi sono arrivati, se vi pervengono effettivamente, quali novità è possibile riscontrare nel loro percorso, se tale può essere definito il tragitto attraverso il quale acquisiscono la consapevolezza che la politica conta per loro anche contro di loro, le loro preferenze, la loro disponibilità, se qualcosa si è rotto nella trasmissione di interesse e di informazione dalle “vecchie” generazioni a quelle attuali.

È opinione diffusa, e non intendiamo smentirla, che, almeno superficialmente, ma per percentuali molto elevate di giovani, la politica, passiva (quella che si riceve) e attiva (quella che si fa) riscuota un’attrattività decisamente scarsa, comunque inferiore a quella della media della Repubblica. Chi scrive pensa che, anche per lui, la politica com’è fatta in Italia da qualche decennio, meriti di essere tenuta a distanza, ma, qui sta una differenza verticale, per osservarla, studiarla e valutarla meglio. Forse, però, la distanza dei giovani dalla politica non dipende soltanto e neppure principalmente dalla sua scarsa attrattività, ma essenzialmente da qualcosa che, persino in Italia, è andato perduto, vale a dire dalla mancanza di sedi e di luoghi di discussione e di formazione politica. Per quanto giustamente criticati, i partiti italiani avevano in modalità diverse offerto notevoli occasioni di incontri e di formazione politica a centinaia di migliaia di giovani (anche a quelli del Sessantotto). Potremmo discutere della qualità di quella formazione politica, ma non della sua esistenza, non della sua diffusione, non, aggiungo, del fatto che conteneva anche aspetti positivi fra i quali includerei quello di interazioni non banali e non sterili fra giovani di estrazione e di status diversi.

Non intendo idealizzare nessun passato, meno che mai il Sessantotto, che merita di essere richiamato esclusivamente perché per molti giovani rappresentò un’esperienza politica formativa, ma certamente criticabile, l’ho fatto altrove, da molti altri punti di vista. Anzi, sono giunto a pensare che il surplus di politica di quegli anni ha avuto come conseguenza un surplus di riflusso per molti di quei giovani diventati padri e madri, nonne e nonni dei millennials, i quali non hanno poi sentito parlare di politica dai loro parenti più stretti. Il rapporto surplus/exit è una chiave interpretativa plausibile. Altra chiave, forse in grado di aprire una porta teorica e conoscitiva più ampia, è quella della trasformazione della società e della democrazia prima e più che della trasformazione, che c’è stata e continua, della politica.

Se fossi un giovane oggi da quali canali di informazione e di “formazione” trarrei lo stimolo a interessarmi alla politica, a partecipare ad attività politiche, addirittura a impegnarmi politicamente? Rivolgo grato la memoria, prima, al mio professore di Storia e Filosofia del Liceo Cavour di Torino, poi a quello straordinario corpo di docenti dell’allora Corso di Laurea in Scienze Politiche di Torino, irripetibile nelle qualità dei singoli, delle loro esperienze di vita, del loro insegnamento (anche con lo stile), della cultura politica diffusa nella città di Gobetti e Gramsci. Poi torno, non con i piedi, ma con la testa in terra, per riflettere. Lo fanno, anche loro sulla base di esperienze personali e competenze scientifiche, i collaboratori di questo fascicolo. Ne concludo drasticamente, perché troppi distinguo (in molti casi dalla indubbia valenza ipocrita che credo scoraggiante per i giovani) non giovano né alla diagnosi né alla prognosi, che purtroppo, la politica di oggi, non solo, ma soprattutto in Italia, è proprio la logica conseguenza di una cattiva, se non sostanzialmente inesistente, formazione in termini di conoscenze, di atteggiamenti, di (non evasione delle) responsabilità. Non intendo assumermi nessuna responsabilità personale né addossarla a tutta la mia generazione. Semmai responsabili sono le generazioni successive che hanno distrutto la “vecchia” politica senza sapere costruirne una nuova e migliore. Ho fatto (e continuo a fare) tutto il possibile per spiegare la politica, per praticarla (a molti livelli), per predicarla. Più il tempo passa più mi rendo conto che rimane molto da fare, ma per riuscire a tras/formare la politica mi sembra indispensabile conoscere chi avrà, se lo vorrà, il compito di pensare al suo ruolo e alla trasformazione che desidera, per l’appunto, i giovani.

 

Invito all’ascolto: Prospettive e sfide di un voto europeo @RadioRadicale @ScuolaSantAnna

 

ASCOLTA QUI 
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 RADIO RADICALE

Discutono le conseguenze del voto francese:
Yves Mény
Presidente della Scuola Superiore Sant’Anna
Gianfranco Pasquino
Professore Emerito di Scienza Politica
Marco Tarchi
Professore Ordinario di Scienza Politica
Università di Firenze

Aula Magna, Scuola Superiore Sant’Anna
Lunedì 8 Maggio, 20.30