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Tre cose che so sulla Francia

Tre cose che so sulla Francia. Prima cosa, accertabilissima: il Front National non ha (ancora) vinto un bel niente. É in testa in sei regioni. Soltanto in due, una al Sud-Est, l’altra al Nord, dispone attualmente di una percentuale di voti intorno al 40 per cento, difficile da superare. Nelle altre quattro regioni può perdere a due condizioni: a) che vadano a votare elettori astenutisi al primo turno che non vogliono che vinca il partito guidato da Marine Le Pen. Sarà facile scoprire se questa condizione sarà soddisfatta confrontando in quelle regioni le percentuali dei votanti al primo turno con quelle al secondo turno che, incidentalmente, non è un ballottaggio poiché possono rimanere in lizza più di due candidati purché abbiano superato la soglia percentuale di accesso. Seconda condizione: b) che socialisti e gollisti si diano almeno una mossa e la comunichino alta e forte agli elettori.
Seconda cosa che so: il Front National non è un partito populista e Marine Le Pen non è una leader populista. La destra in Francia ha regolarmente dato vita a partiti ultranazionalisti oppure a qualche esperimento “carismatico”-plebiscitario. Se dobbiamo davvero (ri)definirlo, il Front National è il Partito della Nazione (di Francia). E’ spalmato su tutto il territorio francese. E’ forte, ma non fortissimo, un po’ dappertutto (tranne che nell’alta borghesia parigina). Ha un elettorato che in altri tempo avremmo definito, noi che sappiamo qualcosa dei partiti e delle classi sociali, un partito interclassista. Non è un partito pigliatutti (plurale) poiché Marine Le Pen sicuramente ha preclusioni, ad esempio, contro i non-cattolici, contro gli immigrati, anche se hanno la cittadinanza, contro la borghesia. Il programma del FN ha pochi elementi populisti, contro le elites e contro l’establishment, contro la tecnocrazia europea, che si trovano in tutti i partiti di estrema destra classica.
Terza cosa che so (e che Pierluigi Battista, Corriere della Sera, non sa) è che, trattandosi di elezioni regionali e non presidenziali, il tripolarismo, ovvero i candidati di tre schieramenti al secondo turno, è evento possibile, nient’affatto scandaloso e neppure ingannevole. Se le desistenze socialiste sono intese per sconfiggere le candidate/i candidati del Front NationaI favorendo i gollisti, ci stanno tutte: “è la politica, bellezza”. Quello che conta è che le desistenze sono inutili (qualcuno, anche fra i socialisti francesi, direbbe persino stupide), se non sono almeno in parte concordate in maniera tale da essere premiate dagli elettori, ma possono anche essere bocciate. Hanno un precedente talmente clamoroso che mi meraviglio grandemente che non venga ricordato. Nelle elezioni presidenziali del 2002, il candidato socialista, a causa della presenza di una pletora di candidature nella sinistra, venne preceduto da Jean-Marie Le Pen e non riuscì ad andare al ballottaggio. Dopo un’agonizing reappraisal, i socialisti e tutta la sinistra francese decisero di votare il gollista Chirac, dimostrando con le percentuali di essere ancora molto vivi, se non decisivi. Insomma, il secondo turno consente operazioni significativamente importanti, non negoziazioni opache, ma trasparenti e nient’affatto criticabili, non alle spalle degli elettori, ma di fronte a loro.
Coda: dunque, qualsiasi sistema elettorale a doppio turno offre grandi opportunità politiche agli elettori. Quelli che non sono andati alle urne possono ripensarci. Quelli che ci sono già andati hanno la possibilità, una volta visto e valutato l’esito del primo turno, di cambiare voto. No, il Front National non ha ancora vinto niente. E, sì, gli elettori francesi hanno una seconda chance. Vive la France.
Pubblicato il 10 dicembre 2015
SCENARIO A DX/ Pasquino: dopo le Regionali Berlusconi incoronerà Marina
Intervista raccolta da Pietro Vernizzi per ilsussidiario.net
“Un pesante insuccesso di Forza Italia alle Regionali segnerà la fine dell’era del Cavaliere e l’avvicendamento come leader con la figlia Marina. E’ lei il successore designato, non certo Toti né tantomeno Salvini”. Lo afferma Gianfranco Pasquino, professore di Scienza politica alla Johns Hopkins University di Bologna, secondo cui “Berlusconi non avrà mai bisogno di correre dietro a Salvini, semmai è il contrario, perché è la Lega che per avere qualche chance di vincere ha bisogno di Forza Italia”.
Professore, partiamo dalla riforma della scuola. Renzi ha sottovalutato la Camusso scambiando il suo peso con quello di un Civati?
Renzi ha sottovalutato non soltanto la Camusso, ma anche la rilevanza della riforma della scuola, della valutazione che deve essere comunque data di un insegnante, del fatto che nessun preside può governare nel suo istituto da solo. Ha attuato quindi una riforma che magari negli obiettivi è condivisibile, ma che dal punto di vista del metodo è altamente criticabile. Ora dialogando di più con i sindacati può ritrovare la rotta giusta, ma deve riuscire a farlo con un consenso più ampio. Le riforme approvate senza il consenso dei riformati rischiano di produrre un nulla di fatto.
Sfidando i sindacati Renzi ha corso un rischio calcolato o semplicemente ha preso una cantonata?
Renzi non conosceva abbastanza la materia, così come non la conosce lo stesso ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini. Ma soprattutto Renzi non conosce abbastanza il legame che esiste tra le famiglie e gli insegnanti. Ci sono insegnanti molto popolari che riscuotono il rispetto, e qualche volta perfino l’ammirazione delle famiglie. Di fronte all’idea che i docenti siano valutati esclusivamente da un preside, le famiglie devono aver reagito in modo significativo. Ciò che abbiamo di fronte è la solita improvvisazione di questo governo, acuita dall’idea che si possa avere un uomo solo al comando non solo a livello di governo ma anche di ciascun istituto scolastico.
Quanto conta in questo braccio di ferro anche il fatto che i sindacati vogliono preservare il potere che hanno dentro la scuola?
Certamente c’è anche questo aspetto. Io sono però convinto che nessun istituto scolastico possa funzionare bene se non c’è un accordo di fondo tra il preside e i docenti. Questo accordo di fondo non passa necessariamente attraverso i sindacati, bensì attraverso la condivisione di valori e obiettivi che si sviluppano all’interno di un istituto. Capisco che ci sia anche un problema di eccessiva mobilità tra i professori, ma nella maggior parte delle scuole superiori i docenti che contano rimangono stabili.
Quali conseguenze politiche può avere invece la sentenza della Consulta sulle pensioni?
La prima conseguenza politica è che quando una Corte decide su materie così importanti dovrebbe avere il plenum. Il Parlamento dovrebbe quindi mettersi in regola ed eleggere rapidamente i giudici che gli spettano eleggere. Magari non necessariamente adeguandosi alla volontà di Renzi di affidare l’incarico a un suo fedelissimo. La seconda conseguenza è che bisogna rendersi conto che il Parlamento approva delle leggi molto discutibili e controverse. Deve quindi imparare a fare le leggi, magari tenendo conto anche di alcuni principi costituzionali. Ultima conseguenza, a questo punto il capo del governo deve ottemperare alla sentenza senza fare il “furbetto”.
Il fatto di dover trovare 12 miliardi può mettere il governo politicamente in difficoltà?
Nel frattempo la crescita del primo trimestre è stata dello 0,3%, ma non so se basterà. D’altra parte il governo ha sempre detto che emettendo liquidità ci sarebbe stato un passo avanti nei consumi, e quindi volendo anche la sentenza della Corte costituzionale può servire a rilanciare l’economia.
Passiamo alle Regionali. La candidatura di Toti in Liguria lo lancerà come successore di Berlusconi?
No. L’unico successore di Berlusconi si chiama Marina. Ha infatti il brand, cioè il cognome, in grado di unificare il centrodestra, è una donna ed è ritenuta una persona capace.
Quando arriverà il suo momento?
Se le elezioni regionali andassero molto male per Forza Italia, il momento di Marina arriverebbe subito dopo. Ci sarebbero un grande ripensamento, una grande convention e il lancio della candidatura alla successione.
Come sarà il centrodestra di Marina?
Sarà un partito moderato. Berlusconi sa benissimo che non può rincorrere Marine Le Pen né Salvini, perché è Salvini che deve rincorrere il Cavaliere. La Lega da sola non vincerà mai, mentre con Berlusconi può avere qualche possibilità di farlo.
Pubblicato il 15 maggio 2015
