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Tag Archives: Massimo Gramellini

Un bella domenica italiana al Corriere #ParadoXaForum

Il “Corriere della Sera” di domenica 26 ottobre 2025 nelle pagine della Cultura con risalto riferisce annuncia che una giuria presieduta da Aldo Cazzullo, che cura la pagina quotidiana “Lo dico al Corriere” e molto altro molto spesso scrive, ha premiato un libro scritto da Massimo Gramellini, responsabile per il “Corriere” della rubrica di prima pagina “Il Caffè”. Sabato 25 ottobre Aldo Cazzullo è stato ospite della trasmissione “In altre parole” condotta da Massimo Gramellini per rete televisiva La7. Urbano Cairo è il presidente del Gruppo Cairo Communication, proprietario de La7, e di RCS MediaGroup che controlla diverse testate giornalistiche fra le quali il “Corriere della Sera”.

Soltanto facendo mostra di molta ipocrisia, di cui, più che un merito, è un semplice fatto, non sono possessore, potrei limitarmi a dire: primo, sono tutti bravi e si meritano premi e partecipazioni; secondo, si tratta di coincidenze casuali. Ho citato alcuni pochi casi perché si sono presentati tutti insieme in nemmeno quarant’otto ore. Da attento lettore del “Corriere” sono in grado di assicurare che nel corso dell’anno questo fenomenale incrocio di scambi è frequentissimo. Comporta come prima tangibile conseguenza che per vincere un premio letterario bisogna fare in qualche modo parte di quello che un giornalista del “Corriere” definisce “circoletto”. Sarebbe utile, forse doveroso esplorare le presenze, contarle, classificarle. Compito tanto importante quanto deprimente.

Seconda considerazione: i giornalisti del “Corriere” si recensiscono a vicenda e le loro reciproche recensioni occupano grande spazio, qualche volta hanno addirittura il richiamo in prima pagina. Non ricordo di avere mai letto recensioni critiche né, meno che mai, stroncature dei libri dei componenti il “circoletto”. Più in generale, la regola che mi è stata autorevolmente riferita è che le firme del Corriere debbono astenersi nella maniera più assoluta dal criticarsi l’un altro. Persino, Giovanni Sartori a malincuore vi si uniformò. Quelle recensioni elogiative a piena pagina costituiscono spesso il biglietto da visita per gli inviti ai Festival dei libri nonché l’anticamera dei premi. Vale a dire che fanno parte integrante del problema dello strapotere del quotidiano di Via Solferino.

Non sta a me, comunque, non in questa sede, trovare soluzioni a problemi di etica professionale che, evidentemente i giornalisti del “Corriere” non considerano per niente tali. Mi limito a suggerire che, quantolmeno nel caso delle recensioni incrociate, si potrebbe operare diversamente. I recensori dei libri delle firme del Corriere siano tutti esterni, non collaboratori e non aspiranti a diventare tali.

Coda. Nel 50esimo anniversario dell’uccisione di Pier Paolo Pasolini, l’attuale direttore del “Corriere” Luciano Fontana scrive nelle pagine de La Lettura con grande vanto che scandalo non fu l’arrivo di PPP (“reclutato” dall’allora direttore Piero Ottone). “Lo scandalo è considerare il giornale come un fortino in cui si ospitano soltanto le opinioni che si condividono”. Già.

Pubblicato il 27 ottobre 2025 su ParadoXaforum

Dove porta l’antiparlamentarismo di sinistra. Scrive Pasquino @formichenews

Persino opinion-makers di lungo e onorevole corso non conoscono a sufficienza come funzionano il Parlamento e i parlamentari. Inoltre, non saprei quanto inconsapevolmente, quegli opinionisti gettano immeritato discredito non soltanto sui parlamentari, tacciandoli tutti di assenteismo, troppo pagati che lavorano troppo poco, ma anche sull’istituzione nel suo complesso, l’istituzione che, in una democrazia parlamentare, è programmaticamente centrale. Il commento di Gianfranco Pasquino, professore emerito di Scienza politica, accademico dei Lincei, già senatore della Sinistra Indipendente

Tristo è l’antiparlamentarismo, anche quello di sinistra. “L’aula del Senato che, durante il dibattito sulle violenza, alcune foto immortalano desolatamente vuota”. Comincio con le parole di Massimo Gramellini (Corriere della Sera, 24 novembre, p. 1) che ripetono stancamente la condanna al presunto assenteismo dei parlamentari. Per quel che ne so, il processo all’aula (tutt’altro che sorda e certamente neppure grigia) comincia con la foto postata, l’ho vista sul mio X, dalla senatrice del Pd, già segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso. Replicai subito “solo a causa della mia incurabile malattia di predicatore istituzionale. Non contano le presenze in aula a questo stadio. Gli uffici dei parlamentari hanno radio e TV [anche a circuito interno]. Conteranno i voti. Questa foto è #antiparlamentarismo di piccolo cabotaggio”. Poi è arrivato Giovanni Valentini, già direttore de L’Espresso e a lungo editorialista de la Repubblica citando Camusso e la sua foto: “Prova visibile di grande partecipazione e sensibilità” del Senato. Ritwittai con queste parole: “Prova provata. Le disposizioni contro la violenza di genere e il femminicidio sono state approvate all’unanimità dai 157 [su 200] presenti”.

Nel frattempo, Massimo Giannini, già direttore de La Stampa, editorialista de la Repubblica, aveva scritto: “Si parla di femminicidi, il Senato è deserto: ecco cos’è il potere patriarcale”. Al Senato ci sono 71 senatrici donne, tutte succubi del potere patriarcale? Poi, incurante, ma non me ne dolgo più di tanto, della mia replica, Giannini ha ripetuto lo stesso concetto in un Podcast. Forse repetita iuvant, ma non quando si tratta di errori: perseverare diabolicum. Nel frattempo, il Corriere della Sera aveva pilatescamente pubblicato la foto a colori senza commenti. Nessuno dei molti giornalisti ha cercato di scovare dov’erano tutti i senatori e tutte le senatrici assenteisti: nei loro uffici, alla buvette, in Piazza Navona? Che, per caso s’intende, fossero al corrente del contenuto del testo, che lo avessero letto, dibattito compreso, negli accurati resoconti dei lavori in Commissione, che si fidassero di chi fra loro ne sa di più? Fatto sta che al momento giusto, da qualsiasi luogo provenissero, si sono trovati al punto giusto, in aula a votare, ma, ahiloro, il fotografo se n’era già andato!

Sarebbe “bello” poter dire che questo neanche tanto sottile antiparlamentarismo di sinistra non porta da nessuna parte. Invece, primo segnala che persino opinion-makers di lungo e onorevole corso non conoscono a sufficienza come funzionano il Parlamento e i parlamentari. Punto da approfondire anche con riferimento al diritto/dovere del governo che i suoi parlamentari approvino la legge finanziaria come arriverà al voto. Another time. Secondo, non saprei quanto inconsapevolmente, quegli opinion-makers gettano immeritato discredito non soltanto sui parlamentari, tacciandoli tutti di assenteismo, troppo pagati che lavorano troppo poco, ma anche sull’istituzione nel suo complesso, l’istituzione che, in una democrazia parlamentare, è programmaticamente centrale. Difendere ruolo e prerogative del Parlamento a fronte del premierato prossimo (av)venturo diventerà molto più difficile e persino contraddittorio: perché “aspettare” il voto di parlamentari assenteisti e non auspicare e accettare rapidamente la decisione formulata e presa senza tanti fronzoli dal(la)Premier eletto direttamente dal popolo?

Pubblicato il 24 novembre 2023 su Formiche.net