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I valori della Costituzione: i principi fondamentali ieri e oggi #Parma #16aprile

INSIEME PER CAPIRE

16 aprile 2019 ore 10-12
Cinema Astra – Parma

I valori della Costituzione:
i principi fondamentali ieri e oggi

Con i giornalisti del Corriere della Sera
Luigi Ferrarella, Massimo Rebotti e Nicola Saldutti

e

Gianfranco Pasquino
Professore Emerito di Scienza Politica presso l’Università di Bologna
Accademico dei Lincei e docente presso la Johns Hopkins University

I principi fondamentali della nostra Costituzione stabiliscono non solo i valori che devono informare la nostra democrazia (sovranità popolare, lavoro, diritti, uguaglianza, libertà), ma anche i modi in cui si devono esplicare e realizzare (le istituzioni, i partiti, le associazioni ecc.). Questo incontro intende da una parte illustrare le ispirazioni politiche e filosofiche che presiedono a questi principi, dall’altra affrontare come questi si realizzano nella società odierna: che cos’è la sovranità popolare nell’epoca dei social? Come sono cambiati i partiti? Cosa significa oggi parlare di repubblica fondata sul lavoro?

Bobbio e Sartori: il ruolo pubblico dell’intellettuale @Corriere #BobbioESartori @egeaonline

 Di Massimo Rebotti
Corriere della Sera 14/03/2019 pg. 43 ed. Nazionale

«Credo di poter vantare il privilegio unico e irripetibile di essermi laureato con Norberto Bobbio e specializzato con Giovanni Sartori». Inizia così, con un raro riferimento autobiografico, il libro (Bobbio e Sartori, Bocconi editore, pagine 222, € 24) con cui Gianfranco Pasquino si dà il compito di dimostrare come entrambi occupino un posto «di enorme importanza nella cultura politica del XX secolo». L’autore non muove da ragioni, per così dire, personali – dalla stima, finanche dall’affetto, per i suoi «maestri» che pure ovviamente non nasconde – ma da solide argomentazioni basate sull’analisi della loro attività. Ne ripercorre volumi, insegnamenti, prese di posizione, realizzando inevitabilmente, oltre a un tributo, un’ampia riflessione sul ruolo dell’intellettuale nel dibattito pubblico, in un’epoca in cui la parola «intellettuale» viene spesso utilizzata come insulto.

In Politica e cultura (1955) Bobbio scrive: «Il compito degli uomini di cultura è quello di seminare dubbi, non di raccogliere certezze». Ed è da uno dei capisaldi del suo pensiero – «lo sviluppo della ragione» contro «gli inganni della propaganda» – che Pasquino prende le mosse per descrivere il «match» che l’intellettuale torinese, il «liberal socialista», ingaggiò con i comunisti. L’esempio di quel «confronto senza cedimenti» è utile, anche perché Bobbio fu accusato dell’esatto contrario, e cioè di essere stato troppo indulgente nei confronti del Pci. La realtà, secondo Pasquino, è che proprio per la natura del compito che si era assegnato – quella del «filosofo militante» che «parla parole di verità» – Bobbio fosse destinato a essere attaccato da una parte e dell’altra, ma anche a diventare, grazie all’attitudine di pensare liberamente, «una coscienza critica» del Paese. Non è un caso, quindi, se la sua autorità morale cresce con la capacità di sollevare, spesso dalle colonne della «Stampa», i temi più rilevanti per ogni epoca politica: un intellettuale «pubblico», si direbbe ora, che detta «l’agenda», si tratti di riflettere sulle «promesse non mantenute» della democrazia, sulla possibilità di una guerra «giusta», sulle differenze tra destra e sinistra dopo la caduta del Muro di Berlino.

E intellettuale «pubblico» fu anche Sartori. In un modo diverso, più applicato alla «scienza della politica» di cui è uno dei massimi esponenti a livello internazionale, Sartori animò il dibattito, spesso con gli editoriali sul «Corriere». E come per Bobbio, anche per lo studioso fiorentino al centro degli interrogativi c’è la «qualità» della democrazia. Da scienziato della politica, trova le risposte nel funzionamento del sistema: meccanismi di voto, di governo, rappresentanza, equilibrio tra i poteri. Il suo contributo, scrive Pasquino, fu «enorme». Dalle polemiche contro l’indicazione del candidato premier sulla scheda a quelle sui contorti sistemi elettorali italiani, che sbeffeggiava, l’intervento pubblico si sposa con una serie di contributi accademici che ormai sono un classico della scienza politica. E, come per Bobbio, anche rileggendo Sartori il pensiero corre al presente: nella teoria sulla democrazia, per esempio, il populismo non è contemplato, come se, nota Pasquino, il populismo sia sempre «una sfida alla democrazia» che è «pluralista e rappresentativa». Il volume si chiude con il saluto che Sartori scrisse alla morte di Bobbio – «ho avuto la sensazione di perdere una parte di me stesso», «resta il più bravo di tutti noi» – e con quello che Pasquino ha scritto alla morte di Sartori – «molti gli devono essere grati. Io certamente lo sono».

BOBBIO E SARTORI CAPIRE E CAMBIARE LA POLITICA
Egea Università Bocconi Editore