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Dov’è finita la crisi della democrazia? #ParadoXaforum

Le elezioni, non soltanto quelle democratiche, danno regolarmente importanti lezioni di politica. Da elezioni di tipo diverso: presidenziali in Brasile, parlamentari in Serbia e Israele, per il Congresso e per molti governatori degli Stati negli USA, in quattro continenti diversi, la lezione più importante è che i meccanismi e le istituzioni della democrazia funzionano. In tutti e quattro i casi le pulsioni, le tendenze, le spinte autoritarie, giustamente temute, sono state sconfitte. Nella produzione delle sconfitte ha avuto un ruolo di grande impatto la partecipazione al voto. Gli elettori si sono recati alle urne dappertutto in percentuali elevate, in Brasile più dell’80%; in Serbia il 68 %, 10% più delle elezioni precedenti; in Israele quasi il 65%; negli USA circa il 44% più del doppio della media delle elezioni di metà mandato. Dunque, l’astensionismo non dipende, come troppi ripetono pappagallescamente, dal “disagio”. Quando in un’elezione la posta in gioco è elevata; quando i partiti e i candidati fanno campagna elettorale, si rapportano ai cittadini, li informano e li mobilitano, la risposta è alta affluenza alle urne.
La seconda lezione è che il grande pregio delle democrazie consiste nell’accettare e nel promuovere il pluralismo sociale di tutti i tipi: lavoro, religione, genere, età, identità, e di regolarne flessibilmente la competizione politica. Resistere a qualsiasi tentativo di reductio ad unum, al famigerato “uomo solo al comando”, è sempre un atto democratico. Gli studenti serbi lo hanno compiuto in maniera eccellente valorizzando l’associazionismo. Brasile e Israele hanno una pluralità incomprimibile di associazioni che talvolta sfocia in frammentazione che pone problemi di rappresentanza politica.
Da tempo molti davano per fenomeno terminato e non resuscitabile il melting pot, il crogiolo degli immigrati da tutte le parti del mondo. L’osservanza della Costituzione e dell’American way of life li avrebbe integrati, ma sembra(va) non funzionare più. E, allora, Make America Great Again significa blandire l’orgoglio degli uomini bianchi che non si sentono rispettati. Gli eletti del Partito democratico al Senato, alla Camera dei rappresentanti, alla carica di Governatori sono nella loro straordinaria varietà un esempio di quel pluralismo che aveva già reso grandi gli USA. Uomini e donne, bianchi, afroamericani, latinos, presbiteriani, cattolici, musulmani sono un “campo largo” che ha vinto all’Est e al Sud, all’Ovest e nel Nord.
La terza lezione impartita da queste elezioni (e, se posso permettermi, dalle prossime venture: Spagna Francia, Italia) è che le democrazie imparano dai loro stessi errori e da quelli commessi in altri regimi democratici e no. Molte fonti di informazioni, molti gruppi portatori di interessi, molta circolazione di idee, fra queste si trovano anche le soluzioni, non ad una generica e fantomatica crisi della democrazia, ma agli inevitabili, più o meno gravi, problemi di funzionamento delle democrazie reali, Le democrazie scivolano indietro solo temporaneamente. Poi, rimbalzano.
Pubblicato il 5 novembreb 2026 su PARADOXAforum