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I 5 Stelle non romperanno almeno fino alle Europee

 

Intervista raccolta da Elisa calessi per Libero Quotidiano

Professor Pasquino, chi sta vincendo tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio?

La risposta è semplice: Salvini decisamente. È nettamente superiore a Di Maio, perché ha una struttura politica più forte. Ha una capacità di leadership che non ha paragoni con l’altro. Di Maio ha dalla sua qualche strumento tecnologico, ma non basta.

Sul medio e lungo periodo, la situazione potrebbe cambiare? Di Maio potrebbe recuperare?

No, Salvini resterà avanti. Il divario tra i due è incolmabile. La sua forza è che può contare su due forni. Uno è quello dei Cinque Stelle. Salvini è indispensabile ai grillini, se vogliono restare al governo. E poi ha quello di Forza Italia, del centrodestra. Se non si limita a inglobare l’elettorato del centrodestra, ma recupera nel tempo anche di poco, di due o tre punti, è il leader del centrodestra.

Però c’è il precedente di Renzi: in tre anni è passato dal 40% al 18%. Non potrebbe succedere lo stesso al leader della Lega?

Renzi era privo di cultura politica e di una base solida. E quelli che erano con lui erano dei carrieristi: la loro sorte politica era legata e agevolata dal leader. Mentre con Salvini c’è gente che ha una capacità politica propria. Quindi anche se il leader dovesse commettere errori, sono in grado di suggerirgli come correggerli. Oltre a questo, Salvini non può dire a nessuno: “Se non fai così, ti caccio”. La Lega ha una cultura politica solida.

Eppure Di Maio si è preso due ministeri che riguardano quella che dovrebbe essere la priorità numero uno degli italiani, il lavoro. Come mai non è premiato dal consenso?

Perché Salvini opera su una tematica che in questo momento per gli italiani è visibilmente molto importante, l’immigrazione.

Più del lavoro, della crescita, del welfare?

Sì. Una parte degli italiani si è adattata all’idea che ci sarà sempre un po’ di disoccupazione, che il lavoro ormai è precario. E poi Salvini ha preso subito decisioni visibili. Di Maio, no. Chi sa qual è il programma di Di Maio sul lavoro? Ancora non si è capito.

Crede che alla lunga i due vicepremier finiranno per scontrarsi?

È possibile. Ma non è detto che porti alla crisi di governo, perché i Cinque Stelle hanno bisogno di Salvini per restare al governo. C’è poi un altro elemento: loro sono quelli del 32%, chi ha avuto più voti ha un dovere maggiore di responsabilità. Vedrei complicato, per loro, rompere con la Lega per andare a trattare magari con il Pd, visto come è messo ora il Pd. Ci sarebbe lo sconcerto di gran parte degli elettori grillini. Insomma, i Cinque Stelle non hanno molte alternative al governo con la Lega, se non nessuna.

Però potrebbe essere Salvini a rompere per andare a nuove elezioni e incassare il consenso guadagnato.

Non credo la farà. Finché mantiene questa visibilità e vede il suo elettorato crescere, resterà. E poi anche per lui è una straordinaria opportunità fare il vicepremier e ministro dell’Interno. Certo, l’unico rischio di rottura potrebbe coincidere con le elezioni europee. Salvini non può abbandonare la politica sovranista e Di Maio non potrà non essere europeista. Non so come faranno a conciliare queste due posizioni.

Pubblicato il 25 giugno 2018

Così Matteo impone i suoi temi

Con energia e determinazione, conquistato il Ministero degli Interni e godendo di un grande potere d’interdizione sulle scelte del governo giallo-verde, Matteo Salvini sta giocando più partite e lo sa. Anzitutto, dimostrandosi coerente con il programma elettorale della Lega in gran parte rifuso nel Contratto di Programma affronta spavaldamente il problema dei migranti. L’odissea dell’Aquarius, alla quale è stato impedito l’attracco ai porti italiani, ha già avuto una pluralità di effetti forse in parte imprevisti, ma sicuramente graditi al Ministro degli Interni-capo della Lega. Le critiche francesi espresse con parole fuori misura hanno toccato l’orgoglio nazionale degli italiani. Solidarietà all’azione di Salvini è venuta anche dai governi di quei paesi, come l’Ungheria e l’Austria, che hanno rifiutato qualsiasi politica di redistribuzione dei migranti, vale a dire, proprio quello che Salvini non solo vorrebbe, ma di cui ha bisogno come segno tangibile del mutamento delle politiche degli Stati-membri dell’Unione. Insomma, se, in materia di immigrazione, Salvini fa il sovranista, vale a dire, decide in base a quelli che ritiene essere gli interessi nazionali, deve per forza accettare anche le decisioni di coloro che agiscono già da tempo con riferimento ai loro interessi nazionali, in primis, il gruppo Visegrad (Ungheria, Repubblica Ceca, Polonia, Slovacchia). Non sarà certamente confidando in questi Stati che Salvini riuscirà ad ottenere politiche di apertura controllata ai migranti e di loro redistribuzione sul territorio dell’Unione Europea. Al momento, tuttavia, quello che più conta per Salvini è, da un lato, avere alzato la voce ottenendo che almeno una nave abbia dovuto cercare un altro paese per l’attracco. Non dirò nulla sulle sofferenze di quei migranti poiché la replica, non soltanto di Salvini e dei suoi estimatori-sostenitori, sarebbe che “se le sono cercate”. Dall’altro, leggendo i sondaggi apparsi in questi giorni, risulta molto chiaro che la maggioranza dell’opinione pubblica italiana sta a sostegno di quanto detto e fatto da Salvini. Si potrebbe legittimamente sostenere che Salvini ha avuto l’intelligenza politica di interpretare quell’opinione pubblica come l’ha capita frequentandola un po’ ovunque in campagna elettorale e come gli viene costantemente comunicata dalle antenne della Lega solidamente piantata in tutte le zone del Nord e in parte del centro. È possibile anche un’altra interpretazione. Salvini dimostra di sapere plasmare e guidare una parte ampia di opinione pubblica da tempo molto preoccupata e intimorita dall’epocale e intenso fenomeno migratorio in atto. A questa opinione pubblica poco importa che i dati dicano che, da un lato, il fenomeno è meno grave di un anno fa e che, dall’altro, l’Italia ha bisogno di migranti adesso e in prospettiva, per porre rimedio al crollo del tasso di natalità fra gli italiani. Le percezioni non sono soggette a cambiamenti sventolando statistiche e/o suggerendo comportamenti virtuosi di accoglienza e solidarietà. Salvini si è impadronito di una tematica e la sua “narrazione” non può venire messa in discussione e contrastata solo rimproverandogli razzismo e xenofobia. I risultati elettorali dicono con grande chiarezza che la narrazione del PD, il cui ministro degli Interni, Marco Minniti, aveva pure proceduto a qualche misura di successo, non ha risuonato nelle menti (tralascio i cuori) degli elettori. Adesso, i sondaggi dicono che a sua volta il Movimento Cinque Stelle non ha nulla da contrapporre a Salvini; anzi, gli è subalterno in questa e, forse, già anche in qualche altra materia (tassazione e condoni). Crescono i consensi per Salvini oggi accreditato di quasi dieci punti in più rispetto ai voti ottenuti a marzo. Il capo politico del Movimento Cinque Stelle Luigi Di Maio si preoccuperà per la sua parte. Altri, forse, dovrebbero chiedersi se vogliono che l’effettivo governante dell’Italia (di Conte poco si sa) sia Matteo Salvini.

Pubblicato AGL 18 giugno 2018