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Se Roma piange Bruxelles non ride

La critica al governo Conte e allo stesso Presidente del Consiglio per i ritardi nella preparazione del Piano di Ripresa è, al momento, prematura. Infatti, la prima bozza di quel Piano è attesa dalla Commissione per metà febbraio. Poi, sulla base dei commenti, dei rilievi, dei suggerimenti che certamente ci saranno e saranno utili, il testo definitivo dovrà essere consegnato entro la fine di aprile. Sul merito, Conte ha accettato buona parte delle critiche e delle indicazioni di ItaliaViva la cui uscita dal governo adesso è un atto assolutamente pretestuoso, tecnicamente irresponsabile. Direi doppiamente irresponsabile. Renzi vuole avere la possibilità di continuare a sparare bordate contro il governo rifiutando qualsiasi responsabilità, ma la tempo stesso agisce in maniera irresponsabile rispetto agli impegni presi dal governo italiano con la Commissione Europea. La destabilizzazione di un governo, di qualsiasi governo, è sempre sgradita nell’ambito dell’Unione Europea poiché crea incertezza e incide sull’attività degli operatori economici. Non è un caso che tra ieri e oggi lo spread fra il valore dei titolo di Stato tedeschi e quelli italiani sia subito salito. Un conto, poi, sono le elezioni tenute alla loro scadenza naturale. Un conto molto diverso è una campagna elettorale improvvisa e improvvisata in un clima invelenito come è quello italiano attuale con un probabile cambio di maggioranza in vista. Se vincessero i sovranisti italiani, la Commissione sarebbe ancora più preoccupata non soltanto per il rispetto degli accordi raggiunti con Conte, ma per l’atteggiamento complessivo di Salvini e Meloni nei confronti delle politiche europee che richiedono cooperazione e solidarietà non recupero di sovranità nazionali.

   Agli occhi della Commissione, il governo Conte 2 ha (aveva?) molti pregi. Il Presidente del Consiglio aveva negoziato e lottato seriamente e tenacemente. Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, già europarlamentare, è noto e apprezzato. Il Commissario all’Economia Paolo Gentiloni costituisce il terzo pilastro grazie al quale la Commissione e gli altri governi dell’Unione Europea hanno ritenuto che l’Italia procedesse a un’efficace utilizzazione degli ingenti fondi che le sono stati attribuiti. Insomma, forse non per la prima volta, ma più che nel passato, l’Italia aveva acquisito notevole credibilità nell’Unione Europea anche agli occhi dei molto, talvolta troppo, sospettosi “paesi frugali”. Questo capitale, che vale molto più di qualche miliardo di Euro, rischia di disperdersi nel corso della crisi. Non andrà soltanto perduto del tempo per preparare al meglio i numerosi progetti italiani di investimenti e di modernizzazione, di rilancio. C’è il rischio che un nuovo governo di composizione politica diversa, da un lato, voglia o sia costretto a rinegoziare, dall’altro, si trovi obbligato a attuare progetti approvati e finanziati, ma non condivisi, perché non suoi. Senza il sostegno dell’Unione Europea l’Italia non va da nessuna parte, ma se l’Italia va male tutta l’Unione riceverà un contraccolpo. A Bruxelles si fibrilla.

Pubblicato AGL il 15 gennaio 2021

Meritarsi gli aiuti per crescere economicamente e culturalmente

Facciamo un po’ di chiarezza nella situazione italiana che commentatori e politici talvolta ignorano spesso manipolano. Grazie ai fondi del programma NextGenerationEU l’Italia avrà 209 miliardi di Euro, 129 sotto forma di prestiti, 80 di sussidi, da spendere nei prossimi anni. Entro giugno 2021 potrà ottenerne in anticipo circa 20 miliardi. Al fine di accedere a quella notevole massa di denaro per la “Ripresa e la Resilienza” vi sono due condizioni molto importanti. La prima consiste nel presentare progetti concreti e fattibili con precisi costi e tempi di realizzazione in sei settori già definiti dalla Commissione Europea. La seconda è che i fondi vanno utilizzati e spesi entro il 2026. In ordine di quantità di investimenti i sei settori sono: i) rivoluzione verde e transizione ecologica; ii) digitalizzazione, innovazione, cultura; iii) infrastrutture; iv) istruzione e ricerca; v) parità di genere e coesione sociale; vi) salute. Per l’Italia, paese, al tempo stesso, che è stato colpito duramente dal Covid-19 e che non cresce economicamente da circa trent’anni è ovviamente, una grande, straordinaria, irripetibile opportunità per migliorare la vita di tutti, ma, soprattutto, come dice il titolo del programma, di quella della prossima generazione.

Nella fase attualmente in corso, il governo guidato da Giuseppe Conte, il quale è positivamente responsabile per avere ottenuto dall’Unione Europea di gran lunga più fondi di qualsiasi altro paese europeo, è impegnato nella preparazione e stesura dei programmi. Non mancano le polemiche, non solo provenienti dalle opposizioni, ma anche dall’interno della coalizione di governo. Sono di due tipi. Da un lato, molti rimproverano, a mio parere, alquanto prematuramente, al governo di essere già in ritardo. I programmi debbono arrivare alla Commissione non oltre il mese di aprile, ma la Commissione ha fatto sapere che “prima arrivano meglio sarà”, vale a dire se ne potrà discutere più approfonditamente e si potrà porre rimedio a eventuali inadeguatezze e carenze. Dall’altro lato, la polemica più aspra e aggressiva riguarda la composizione e la guida degli organismi incaricati di formulare i programmi. A coordinare tutto, al vertice della piramide, sta la figura del Presidente del Consiglio coadiuvato dal Ministro dell’Economia Roberto Gualtieri e dal Ministro per gli Affari Europei Vincenzo Amendola. Vi sarebbero poi sei manager e un (in)certo numero di collaboratori esterni, vale a dire non tratti e non provenienti dalla burocrazia italiana.

Le critiche sono state e, al momento in cui scrivo, continuano ad essere ancora più severe sia contro l’eccessivo potere concentrato nelle mani del Presidente del Consiglio sia contro la composizione complessiva dell’organismo tecnico, della cosiddetta task force. Non mi soffermo sulle contraddizioni di coloro che volevano un Premierato forte e che adesso, in una fase di eccezionale gravità, si oppongono a che il Premier abbia effettivamente forti poteri. Noto, però, che debbono certamente essere il governo e il suo capo a portare la responsabilità di quello che viene fatto, non fatto, fatto male. È opportuno che si consultino le opposizioni, ma la decisione finale deve essere sempre presa dal governo che ne risponderà ai cittadini elettori. Per quel che riguarda manager e collaboratori, l’obiezione è che, da un lato, espropria i poteri dei governanti, dall’altro, che è pletorica, troppo ampia e, questa volta, espropria la burocrazia. Personalmente, ritengo che la prima obiezione sia sbagliata e pretestuosa.

Le decisioni finali rimangono nelle mani dei politici, governo e Parlamento al quale il programma sarà formalmente sottoposto per l’approvazione definitiva. La seconda obiezione è più fondata da almeno due punti di vista. In primo luogo, perché non è vero che la burocrazia italiana sia in blocco inadeguata a stilare un programma di interventi e di azioni. Ci sono isole d’eccellenza nell’apparato dello Stato e ci sono alti funzionari dotati di notevole competenza che è sicuramente da utilizzare. Secondo, buona parte dei fondi che l’Italia otterrà saranno poi posti all’opera attraverso i canali e le strutture della burocrazia (digitalizzabile e digitalizzata, rinnovata, meglio valutata). Dunque, il coinvolgimento di alcuni settori della burocrazia nella fase di elaborazione serve anche a fare sì che siano nelle condizioni migliori quando si passerà all’attuazione.

Credo che faremmo molto male a sottovalutare la portata delle differenze di opinioni e di proposte relative al modo con il quale utilizzare i fondi del NextGenerationEU. In gioco, c’è il futuro dell’Italia e, in parte, anche quello dell’Unione Europea poiché un fallimento dell’Italia avrebbe enormi ripercussioni. In gioco c’è anche, quasi ugualmente importante, il futuro prossimo del governo Conte insieme al posto che certamente mira a conquistarsi nella storia d’Italia. Non è difficile immaginare quale senso di delusione colpirebbe le autorità europee se il governo italiano entrasse in crisi proprio quando deve sottoporre i suoi progetti, difenderli, migliorarli e attuarli. Ancora peggio se vi fossero nuove elezioni e al governo dell’Italia andassero coloro che esprimono idee sovraniste, sempre scettiche spesso critiche dell’Unione Europea che c’è e dalla quale desideriamo un consistente aiuto. Non prevedo nessuna crisi di governo nel 2021 e poi nel gennaio-febbraio 2022 ci sarà l’elezione del Presidente della Repubblica: una ottima ragione per mantenere un minimo di coesione fra i partiti che fanno parte del governo Conte.
Quello che temo per il 2021 sono le incertezze, le divisioni interne al governo, l’incapacità di mettere al lavoro tutte le competenze necessarie, i ritardi nella sottoposizione dei programmi alla Commissione europea. Non riuscire a sfruttare al meglio un’occasione storica significa condannare non soltanto la prossima generazione, ma l’Italia tutta, alla stagnazione economica e culturale. L’anno 2021 è davvero cruciale per gli italiani, in Italia e nel mondo. Auguri.

Pubblicato il 1 gennaio 2021 su ITALIANItaliani