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Nessun ritorno, nessuna normalità. La politica di ieri, oggi e domani #26maggio Istituto Italiano per gli Studi Storici di #Napoli #PalazzoFilomarino conferenze “La regola e l’eccezione”

ISTITUTO ITALIANO PER GLI STUDI STORICI
ANNO ACCADEMICO 2021 – 2022
Ciclo di conferenze “La regola e l’eccezione”

Palazzo Filomarino,
via Benedetto Croce 12
Napoli

giovedì 26 maggio ore 16.30
Gianfranco Pasquino

Nessun ritorno, nessuna normalità. La politica di ieri, oggi e domani

Presiede Fulvio Tessitore

La conferenza del ciclo sarà trasmessa in diretta streaming sul canale YouTube dell’Istituto.

Dietro i civici, le sorprese

Succede un po’ di tutto nella ricerca spasmodica delle candidature alla carica di sindaco nelle maggiori città italiane. C’è Sala, il sindaco uscente di Milano, che incoraggia a suo sostegno la proliferazione di liste e listine, specchietti per le allodole, mentre il centro-destra oscilla tra la ricerca di un civico e la promozione di un politico. Ė davvero curioso come lo schieramento di centro-destra, in ordine casuale: Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia, che tutti i sondaggi danno oramai da molti messi maggioritario nel paese e destinato a vincere le elezioni e quindi a governare, desideri porre ai vertici delle città personalità non politiche. Sta mandando all’elettorato un messaggio confuso e contraddittorio: “dimenticate i politici, meglio la società civile” che, però, il PD non può sfruttare avendo già scelto un non-politico per Napoli, affidandosi a Beppe Sala a Milano, neppure lui un politico, e dando il peggio di sé a Bologna. Il Partito Democratico ne ha già fatte di tutti i colori, pretendendo il sindaco di imporre il suo successore, esitando il partito a promuovere le primarie quando gli assessori in corsa erano tre, trovandosi sfidato da Isabella Conti, sindaco di successo nel non piccolo comune di San Lazzaro, ma esponente di Italia Viva. Stanno per entrare in campo i probiviri e si preparano, forse, anche gli avvocati.

   A Bologna è questione di potere, quel potere diffuso che il PD non vuole neppure vedere scalfito. Altrove, invece, quel che sta succedendo è un brutto segnale non per vagamente “la politica”, ma per i politici e i loro veicoli che non hanno neppure il coraggio di chiamare partiti. Quei veicoli non sono strutture che reclutino iscritti, li facciano diventare militanti, li selezionino per le cariche elettive, promuovendo i migliori che hanno maturato esperienze e acquisito competenze. Sono mezzi di trasporto per il/la leader. Talvolta il PD deve soddisfare le esigenze di carriera dei suoi dirigenti, come avverrà a Roma e forse anche a Bologna, ma nel centro-destra da Meloni a Salvini evidentemente non si fidano della capacità dei loro esponenti a livello locale. Non saprebbero vincere. Dunque, bisogna andare a scovare il mitico candidato “civico” che porti la sua più o meno grande popolarità acquisita nel suo settore specifico, che abbia visibilità mediatica, che nella campagna elettorale faccia notizia e rumore, magari addirittura con qualche gaffe non micidiale.

   Poi, la situazione sarà più dura se vincesse poiché governare Torino, Milano, Napoli e soprattutto Roma non è mai né una passeggiata né un pic-nic. Qui, però, si colloca il retropensiero dei dirigenti del centro-destra. Il loro candidato civico risultato vittorioso dovrà inevitabilmente fare riferimento ai consiglieri comunali delle liste che l’hanno sostenuto. Lì Fratelli d’Italia, Lega e, in misura minore, Forza Italia hanno piazzato le loro donne e uomini in carriera. Certo, aiuteranno il sindaco/a, ma lo condizioneranno notevolmente. Dietro la candidatura civica stanno i dirigenti politici. Meglio saperlo.

Pubblicato AGL 11 giugno 2021

La ricetta di Pasquino “Il partito ora coinvolga chi ha fatto la fila ai gazebo”

Intervista raccolta da Dario Del Porto per La Repubblica Napoli

«Se fossi un dirigente del Pd napoletano cercherei in tutti I modi di raggiungere quelli che hanno votato alle primarie. Sarebbe il modo migliore per tradurre la partecipazione in energia positiva. Ma so che i dirigenti del Pd non vorrebbero mai farsi dare consigli da me», scherza il politologo Gianfranco Pasquino, che analizza i dati delle elezioni che hanno confermato Matteo Renzi nella carica di segretario.

Perché secondo lei i vertici democrat dovrebbero rivolgersi agli elettori di domenica 30 aprile, professor Pasquino?
«Se dipendesse da me, mi impegnerei per trasformare queste persone in potenziali iscritti al partito. Inizierei da quelli che hanno più tempo a disposizione, dunque i giovani e i pensionati».

E come farebbe?
«Molto semplicemente, chiederei loro cosa pensano che possa essere utile per la città e per il Paese, o semplicemente cosa li diverte o li interessa. Parliamo di persone che hanno scelto di fare una fila e versare due euro per scegliere un segretario. Mi sembra un buon punto di partenza».

I numeri però dicono che a Napoli il dato dell’affluenza ha fatto registrare un crollo.
«Sui dati del capoluogo bisogna vedere come ha influito la presenza di un sindaco come Luigi de Magistris. Escludo che abbia dato indicazione di votare per Renzi, naturalmente. Ma è significativo che Michele Emiliano abbia ottenuto un buon risultato a Napoli».

Renzi invece ha fatto il pieno a Salerno.
«Certamente il governatore Vincenzo De Luca ha svolto un ruolo significativo. Questa volta è riuscito a convincere molti di quello che lo seguono ad andare a votare per le primarie. Credo che per le primarie sia sempre importante capire come si muovono quelli che, pudicamente, chiamo i “notabili” del territorio. Ad esempio, sarebbe interessante capire quali siano state le scelte del sindaco di Benevento, Clemente Mastella».

E con il rischio di un voto clientelare, come la mettiamo?
«Ma è normale che nelle primarie ci sia un voto di clientela. Se mi lascia passare una battuta, bisognerebbe controllare di quanto è aumentata la vendita di fritture di pesce, soprattutto nelle città di mare, nella giornata di domenica scorsa».

Si riferisce al caso dell’audio di De Luca registrato alla vigilia del referendum?
«Era una battuta, ripeto. Ma il discorso è semplice: quando si vota sulle persone è inevitabile che i rapporti personali influiscano. Poi, evidentemente, le cose cambiano se si verificano scambi di soldi, di fritture o di qualsiasi altra utilità».

Visti i numeri, lo strumento delle primarie funziona ancora?
«È sicuramente un esercizio di democrazia partecipativa. Ci sono persone che si mettono in coda e, prima di fare una scelta, si sono certamente informate, magari leggendo. Ma la democrazia non si esaurisce nel voto per il segretario del partito. Poi bisogna praticarla».

A Napoli il Pd attraversa un momento difficile, non è riuscito a portare il suo candidato al ballottaggio.
«Per come la vedo io, spetta ai dirigenti di partito mantenere vivo il rapporto con i cittadini, organizzando iniziative e tenendo vive le idee, e ai consiglieri comunali. La pratica quotidiana non implica l’obbligo di vedersi ogni giorno, ma che ci si possa incontrare perché c’è un referente con il quale parlare e confrontarsi. Prima quel referente era il parlamentare del territorio, ora con le liste bloccate è diverso».

Forse anche per questo il M5S ha scelto il web, al posto dei gazebo.
«Quello di Beppe Grillo è un non-partito. Ma non si fa politica solo schiacciando un pulsante o muovendo il mouse. Non si può pensare che quella sia davvero democrazia diretta».

Pubblicato il 3 maggio 2017