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Noi, le libertà e i diritti @FondCorriere #DialoghiSuDiNoi Autoanalisi per una ripartenza

13 Maggio 2020
Fondazione Corriere della Sera

DIALOGHI SU DI NOI Autoanalisi per una ripartenza

NOI, LE LIBERTÀ E I DIRITTI

Gianfranco Pasquino
Professore emerito di Scienza Politica
Università di Bologna

Massimo Rebotti
Giornalista Corriere della Sera

[ERRATA CORRIGE Debbo dolorosamente correggere un mio errore:
non è un quinto, ma un terzo dei componenti della Camera e del Senato che può (auto)convocarsi (art. 62). GP ]

 

È giunta l’ora di ripensare cos’è la libertà @fattoquotidiano

La pandemia, con la necessità di porre dei limiti alle libertà personali, obbliga tutti, a cominciare dai politici, che dovranno decidere che cosa, come, quanto, ai giuristi, ai filosofi, agli scienziati della politica, a ripensare al significato di libertà e alla realtà della/e libertà nel mondo contemporaneo. Non possiamo accontentarci della pure feconda, ma anche controversa, distinzione effettuata da Isaiah Berlin fra libertà “da” e libertà “di”. Certo, è importante essere liberi da impedimenti e da interferenze che vengano dallo Stato, dai detentori del potere politico, da chiunque abbia risorse tali da influenzarci in maniera notevole e sgradevole. Proprio se e quando riusciamo a sfuggire alle influenze esterne siamo liberi di agire e di fare. Allora, ci troveremo in condizione di perseguire i fini che desideriamo, di appagare le nostre preferenze. Quelle libertà individuali sono essenziali.

Tuttavia, abbiamo imparato da Thomas Hobbes che quando tutti tentano di ottenere quello che desiderano senza osservare nessuna regola finiscono inesorabilmente per scontrarsi producendo la grave situazione del bellum omnium contra omnes. L’ordine, prodromo di esiti autoritari, dovrà essere e verrà imposto dall’alto a meno che si pervenga ad una condivisione di regole accettate da tutti o quasi. L’ordine politico, premessa della democrazia e sua positiva conseguenza, implica che tutti rispettino le libertà altrui e che nessuno eserciti la sua libertà a scapito di quella degli altri. Forse, il pensiero politico non si è esercitato a sufficienza sui limiti reciproci della libertà.

La riflessione che ho svolto, finora molto carente in Italia, è indispensabile per passare ai casi pratici, a cominciare dalla libertà di circolazione che, riconosciuta nell’art. 16 della Costituzione italiana, è stata fortemente circoscritta dai decreti del Presidente del Consiglio. L’articolo afferma che la circolazione è libera “salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza”. Quindi, gli interventi limitati possono (debbono?) essere sanati da una legge successiva. Più concretamente, a suo sostegno e giustificazione, il governo deve argomentare che la libertà dei cittadini di circolare sul territorio nazionale, di uscirne e di rientrarvi trova un limite oggettivo nel diritto alla salute qualora esista una ragionevole preoccupazione che i cittadini circolanti siano portatori di malattie. Allo stesso modo e per ragioni simili, possono essere sospesi il diritto di riunione (art. 17) e il diritto di esercitare “in pubblico il culto” (art. 19). Tutti questi sono diritti che definirei sociali. Trovano presenza, protezione e promozione nell’ambito della società, nella socialità.

Se, come pare opportuno e acquisito, attribuiamo allo Stato il compito di proteggere la vita e di promuovere il benessere dei cittadini, allora ne consegue che il governo deve essere in grado di predisporre e di fare osservare le misure necessarie ai compiti primari. Potremo giustamente discutere il contenuto e i dettagli di queste misure (ad esempio, la definizione dei congiunti e il numero massimo di partecipanti ai funerali) chiedendo che il governo offra motivazioni specifiche e precise. Fra queste misure non può non essere collocato il ricorso al contact tracing (rin-tracciabilità dei movimenti e degli incontri) che richiede una trattazione specifica, ma i cui criteri irrinunciabili sono volontarietà, provvisorietà, temporaneità (ovvero la certezza che i dati raccolti saranno rapidamente distrutti dopo l’uso al quale erano stati destinati).

Primum vivere deinde philosophari, ma filosofeggiare sulle libertà nel mondo interdipendente significa andare ripetutamente, ostinatamente alla ricerca dei più accettabili punti di equilibrio fra le libertà dei cittadini. Niente di meno niente di più niente di diverso. Il diavolo potrà anche annidarsi nei dettagli, ma, forse, dobbiamo temere di più i diavoli che fanno un uso spregiudicato dei dettagli con l’intento di oscurare the big picture, il quadro complessivo: una pandemia che colpisce tutti e tutti mette e mantiene in pericolo.

Pubblicato il 8 maggio 2020 su Il Fatto Quotidiano

Da Churchill a Conte, è la responsabilità che fa maggioranza. Il commento di Pasquino @formichenews

Noto con rammarico che nessuno mi ha mai riferito che, mentre Churchill combatteva la sua orgogliosa guerra contro Hitler, i retroscenisti inglesi s’ingegnavano a individuare chi stava facendogli le scarpe pronto a sostituirlo. Lo scoop lo fece il very smart retroscenista del Daily Telegraph. Tutti vennero a sapere che a Cambridge John Maynard Keynes non parlava mai di sudore (very unbritish), di fatica (troppo lower-class british), di lacrime e sangue, ma di buttercookies. Lui, Keynes, era pronto a sostituire Churchill sicuro di debellare la guerra e le sue conseguenze. Non se ne fece nulla, ma, nel frattempo, i gossipari e anche i migliori analisti del dopo guerra (54 milioni di morti, un pochino di più di quelli della pandemia Covid-19) avevano annunciato che, vinta la Seconda Guerra Mondiale, Churchill avrebbe vinto anche le prime elezioni in tempo di pace. Re Giorgio VI non mise bocca e vinsero i laburisti di Clement Attlee, junior partners, pacati e sereni, del governo di unità nazionale.

Più che di essere sostituito adesso, Conte, attento lettore delle vicende anglosassoni, teme per l’appunto le elezioni politiche del 2023. Infatti, come lasciano trapelare alcuni perspicacissimi retroscenisti, sta preparandosi per la Presidenza della Repubblica (gennaio 2022). Quanto a Draghi non dà nessun segno di interesse per ottenere un’alta carica istituzionale in Italia. Sembra che la moglie preferisca una vita tranquilla, senza grane e incoraggi il marito a scrivere articoli per “The Financial Times” che diano la linea alle più o meno frugali autorità europee: “MES or Not MES, this is the problem”. Questo è lo stato del dibattito politico in Italia, rallegrato da qualche accusa di tradimento e da inviti a vergognarsi delle menzogne.

Qualcuno ritiene che più di quello che abbiamo dai politici e dagli avvocati del popolo attualmente al governo non è possibile ottenere. Quindi, bisogna già adesso pensare al dopo e vietare slogan fuorvianti e, forse involontariamente, minacciosi: “tutto tornerà come prima”. Altri pensano che chi scrive “tutto andrà bene” sia non preveggente, ma privo di televisore. Nessuno sembra pensare che non esiste neanche un esempio, lo scrivo per i nostri comparatisti d’eccellenza, di un governo e del suo capo (Commander in Chief) sostituiti nel corso di una emergenza, di una guerra, senza che si facesse un passaggio elettorale come annunciò solennemente chi poi quel passaggio non lo attese.

Altrove, non soltanto nella primavera del nostro scontento, le opposizioni e i loro giornali, l’opinione pubblica i commentatori indipendenti (ah, dite che non ce ne sono?), invece di sprecare tempo nel fare totonomi, metterebbero il meglio delle loro energie sia a individuare i problemi, anche gravi, del fatto, del mal fatto e del non fatto, sia soprattutto a suggerire, con l’avallo della scienza e delle comparazioni fondate, alternative praticabili. Quegli uomini e donne al governo, nazionale e delle regioni, e quegli uomini e donne all’opposizione saranno chiamati ad assumersi le loro specifiche responsabilità alla scadenza elettorale. Meglio se avendo cooperato per alleviare, ridurre, far passare la “nuttata”, la pandemia e il dolore degli italiani. Tutto il resto non serve a niente; anzi, peggiora quello che è già molto brutto di suo.

Pubblicato il 15 aprile 2020 su formiche.net