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INVITO “La politica nella concezione di Norberto Bobbio” 15dicembre #GD #Prato
Inaugurazione della scuola di formazione politica “Norberto Bobbio” con Gianfranco Pasquino, Professore Emerito di Scienza Politica dell’Università degli studi di Bologna, che ci spiegherà il significato del termine “Politica” con un focus sulla concezione del filosofo Norberto Bobbio.
Giovani Democratici Prato
vi aspettiamo il 15 dicembre alle 21
Sala Ovale della Provincia di Prato
via Ricasoli 25, Prato PO
La legge elettorale di fronte alla “fiducia” #leggeElettorale #Fiducia @RadioRadicale
Intervista realizzata da Lanfranco Palazzolo registrata giovedì 12 ottobre 2017 alle ore 17:53.
Nel corso dell’intervista sono stati trattati i seguenti temi: Elezioni, Fiducia, Gentiloni, Governo, Legge Elettorale, Mattarella, Napolitano, Parlamento, Partito Democratico, Politica, Presidenza Della Repubblica, Renzi, Riforme, Sindaci.
La registrazione audio ha una durata di 8 minuti.
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“Non assolvo il popolo” Dialogo tra la Società Giusta e il Popolo apatico
Un Popolo apatico che vagava in qua e in là arrabbiato e senza meta, vide da lontano un busto piccolissimo che da principio immaginò dovere essere di plastica a somiglianza dei manichini degli Ipermercati. Ma fattosi più da vicino, trovò che era una donna esilissima seduta in terra, col busto ritto e fiero, il dorso e il gomito appoggiati a una pila di libri, il volto bello e terribile, che lo guardava fissamente.
Popolo: Chi sei? Perché mi scruti? Cosa cerchi?
Società Giusta: Il mio nome è Società Giusta, sono la madre della politica e di tutte le decisioni collettive sovrane.
Popolo: Non m’interesso di politica. La politica mi disgusta.
Società Giusta: Anche a me sempre disgustano le brutte decisioni che la politica produce. Ma la politica è pur sempre (quasi) tutto quanto avviene in città. Se non te ne interessi, fai male a te stesso e ai tuoi concittadini.
Popolo: La politica è troppo complicata per me.
Società Giusta: Complicata? I tuoi genitori ti parlano di politica? Parli di politica con i tuoi figli e con i tuoi amici?
Popolo: I miei genitori non sanno nulla di politica e non ne vogliono sapere. Con i figli parlo poco, solo del lavoro che non trovano, con gli amici parliamo di calcio, di immigrati, di criminalità.
Società Giusta: Qualcuno ha fatto carriera politica sfruttando le squadre di calcio. Chi pensi che debba affrontare e risolvere il problema del lavoro che non c’è, della criminalità che c’è fin troppo e dell’immigrazione che cresce?
Popolo: Tocca a loro, ai politici. Li paghiamo già fin troppo e non fanno niente. Fannulloni, sono tutti eguali, vadano a lavorare.
Società Giusta: Quei politici li hai eletti tu, popolo. Anche se non sei andato a votare personalmente, saranno stati i tuoi amici a farlo. Sostanzialmente, popolo, hai il governo che ti meriti.
Popolo: Non è il “mio” governo. Non l’ho mai votato. Sono tutti eguali. Tutti promettono. Nessuno mantiene. Ho deciso di votare nessuno.
Società Giusta: se non ti piace nessuno, se li vuoi sostituire tutti, dovresti impegnarti in qualche attività politica, magari a livello locale.
Popolo: Non me l’ha mai chiesto nessuno di impegnarmi. Non saprei come quando con chi associarmi.
Società Giusta: ma non sei tu e i tuoi amici che, qualche volta canticchiate Gaber: “la libertà e partecipazione”? e allora?
Popolo: È un motivetto orecchiabile, ma se facessimo atti di partecipazione finisce che loro credono di godere del nostro sostegno. Astenendoci mandiamo un messaggio forte. Li delegittimiamo.
Società Giusta: ma quando mai l’astensione ha delegittimato chi ottiene voti! Non ti ricordi che nelle elezioni regionali dell’Emilia-Romagna nel novembre 2014 votò soltanto il 37,70% (contro il 68% delle precedenti), ma il Governatore si è insediato, ha nominato la sua giunta, agisce e nessuno si ricorda più di quell’espressione di enorme e diffusa insoddisfazione. No, troppo spesso l’astensionismo è la soluzione dei pigri, dei pavidi, dei menefreghisti. Non sai, popolo, che l’art. 48 della Costituzione afferma che il voto è un “dovere civico”?
Popolo: ma se non ho abbastanza informazioni sulla politica, sui partiti, sui candidati e non trovo il tempo per partecipare come potrei influenzare l’esito delle elezioni e le decisioni politiche?
Società Giusta: Proprio per questo ti condanno. Non ti sei interessato alla politica, anche se qualcuno fra i tuoi amici te lo chiedeva; non ti sei informato sulla politica, anche se qualcuno fra i tuoi amici e conoscenti voleva informarti; non hai voluto partecipare ad attività politiche, anche se hai parenti, amici, relazioni, persino sul tuo luogo di lavoro, che un po’ di politica la fanno. Ti sei condannato a non avere nessuna influenza sulle “cose della tua città”. I cattivi cittadini come te sono responsabili della vita descritta dal grande filosofo politico Thomas Hobbes: “solitaria, povera, cattiva, brutale e breve”. Ti condanno, popolo apatico e antipolitico, perché da cattivo cittadino hai reso più difficile la vita dei buoni cittadini che cerca(va)no di migliorarla anche per te. Ti condanno a continuare a vivere la tua vita egoista e autoreferenziale, grigia e triste e a lamentartene.
Pubblicato il 5 aprile 2017 su TerzaRepubblica.it
Solo alla moglie di Cesare tocca rimanere al di sopra di qualsiasi sospetto?
La moglie di Cesare s’interroga sul perché soltanto a lei tocchi rimanere al di sopra di qualsiasi sospetto. E gli altri parenti dell’ex-capo del PD e il suo più stretto collaboratore, quasi un fratello, a loro no? Qualche volta i potenti dovrebbero pensare meno alla giustizia ad orologeria e fare scoccare l’ora dell’etica in politica.
Europa. Nonostante tutto, ancora in cammino
Intervista raccolta da Adriano Gizzi per Confronti
Proseguiamo il nostro ciclo di riflessioni sull’Europa a sessant’anni dai trattati di Roma incontrando Gianfranco Pasquino, professore emerito di Scienza Politica dell’Università di Bologna, che al sogno europeo e alle sue difficoltà ha dedicato il suo ultimo lavoro, “L’Europa in trenta lezioni”.
Nel suo libro, appena pubblicato da Utet, Gianfranco Pasquino ripercorre in trenta lezioni le tappe principali del cammino europeo, dal Manifesto di Ventotene a oggi. Naturalmente, Pasquino non si nasconde il fatto che l’Unione si trovi nel momento più difficile e rischioso di tutta la sua storia: non solo la Brexit, ma anche la percezione che molti cittadini hanno delle istituzioni europee, considerate distanti, complicate e in certi casi dannose. Tuttavia – sottolinea – non dobbiamo neanche trascurare i successi e i vantaggi che porta l’Ue: per esempio, i suoi cittadini – oltre mezzo miliardo – hanno uno tra i più alti redditi medi e il maggior grado di istruzione al mondo.
Professor Pasquino, cosa resta oggi del sogno di Spinelli, Rossi e tanti altri? Cosa direbbe a un giovane per convincerlo a “fare il tifo” per un’Europa federale?
Parlerei volentieri con qualsiasi giovane, italiano e di altri paesi. Vorrei conoscere meglio le sue aspettative. Credo che non avrei bisogno di dire quasi nulla, che lui già non sappia, ad un giovane “europeo”. Se è uno studente universitario avrà già approfittato del programma Erasmus o avrà avuto entusiastici racconti dai suoi amici e si preparerà ad andare a studiare a Barcellona, Parigi, Dublino, Londra, Copenaghen, persino (per la difficoltà della lingua) a Heidelberg. Se ha fatto il turista avrà già apprezzato la possibilità di girare liberamente nell’Unione e, in molti paesi, di godere del vantaggio della moneta unica. Se ha problemi a trovare lavoro ed è intraprendente avrà scoperto che in non pochi paesi dell’Unione esistono e sono disponibili grandi opportunità. Se è un ragazzo o una ragazza curiosa dei fatti del mondo saprà che l’Unione europea è un grande spazio di libertà e di giustizia. Saprà anche che quello che hanno costruito i suoi nonni e i suoi genitori può essere migliorato dal suo impegno. Infine, giungerà ad essere molto riconoscente ad Altiero Spinelli e Ernesto Rossi, a coloro che, nella Resistenza italiana e in quella europea, combatterono e auspicarono di porre fine, per sempre, alle guerre civili europee: un esito che non è più un sogno da 70 anni, ma una realtà da difendere e da vantare.
«L’Europa ha una storia ed è un progetto», scrive nel suo libro. Ma poi, come lei stesso riconosce, ogni stato nazionale ha un suo progetto e una sua particolare idea di Europa…
Non soltanto è inevitabile, ma è persino positivo che ciascun Stato-membro abbia il suo progetto di Europa, purché sappia e voglia articolarlo ed esprimerlo nelle sedi europee: attraverso i suoi rappresentanti in Parlamento, il suo capo di governo nel Consiglio europeo e i suoi ministri nelle numerose occasioni di incontro, persino con la voce del suo Commissario. Non dobbiamo temere il confronto e la competizione fra idee d’Europa e progetti. Tutt’altro: dobbiamo suscitarlo e stimolarlo. Al contrario, dobbiamo essere molto preoccupati dagli Stati-membri e dai loro governanti e rappresentanti che non hanno nessuna capacità e volontà di guardare avanti, di indicare obiettivi, di formulare strategie. L’unificazione politica europea sembra molto lontana proprio perché non ci sono più i profeti, i predicatori, gli apostoli dell’Europa. In crisi non è l’idea d’Europa, non sono le istituzioni europee. Purtroppo, la crisi riguarda coloro che fanno politica nei loro paesi. Spesso buoni, mai eccellenti, talvolta mediocri, i politici europei del terzo millennio non sono all’altezza dei loro predecessori, ma anche gli intellettuali contemporanei hanno poco a che vedere con il francese Raymond Aron, con il tedesco Ralf Dahrendorf, con il polacco Bronislaw Geremek. Aggiungo che mi piacerebbe citare un inglese e anche un italiano. Non mi sono venuti in mente, anche se non ho dubbi che il grande storico Federico Chabod, la cui Storia dell’idea d’Europa (pubblicato nel 1961, anno della sua morte) rimane un testo inarrivabile, ha titolo per figurare fra i grandi europeisti.
Tra gli ostacoli a una piena integrazione europea, c’è anche il fatto che la politica estera “comune” dell’Ue è costretta a fare i conti con le priorità nazionali di alcuni stati membri. Come si può affrontare questo nodo?
C’è un Alto rappresentante per la Politica estera e di sicurezza dell’Unione, Federica Mogherini, che è una donna capace e competente, molto apprezzabile. Sarebbe più forte e propositiva se il governo italiano la appoggiasse a fondo, in maniera convinta e credibile. Probabilmente, la sciagura rappresentata dalla Presidenza Trump finirà per obbligare gli europei a coordinare meglio le loro politiche estere e a conferire maggiori poteri all’Alto rappresentante. Le voci dei singoli Stati-membri, persino quella della Germania, sono flebili. Se l’Unione europea riuscirà a parlare con una sola voce avrà maggiore impatto e godrà di maggior rispetto.
Lei scrive che le opinioni pubbliche europee non sono poi così nazionalistiche: coloro che si oppongono a soluzioni sovranazionali non sono più numerosi dei favorevoli, ma solo più “vocianti” e più mobilitati. Da cosa dipende? Quanto incidono questioni quali l’immigrazione, i problemi della moneta unica e i sacrifici chiesti perché «ce lo chiede l’Europa»?
L’opinione pubblica favorevole all’Europa sembra più incline a godersi tutto quello, che è molto, che il processo di unificazione in corso ha finora dato. Pensa che i vantaggi siano irreversibili e che saranno difesi e preservati a Bruxelles, a Strasburgo, a Francoforte (sede della Banca centrale europea). Inoltre, le autorità europee non sembrano avere grandi capacità di comunicare con le opinioni pubbliche e di sollecitare il sostegno della parte effettivamente europeista dell’opinione pubblica. Gli oppositori sono effettivamente molto vocianti. Sfruttano la questione migranti, ma non offrono nessuna soluzione. Non sanno che uscire dall’euro impoverirebbe immediatamente il paese che lo facesse. Quando l’Europa ci ha chiesto qualcosa erano impegni e adempimenti ragionevoli che, attuati, hanno reso migliori tutti i paesi. I cosiddetti sovranisti hanno un progetto solo negativo: smembrare l’Unione. La parte positiva, il cosiddetto sovranismo, è del tutto contraddittoria. Ciascuno stato conterà meno da solo. Nel mondo globalizzato, non riuscirà a esercitare la sovranità strappata alla Ue. Forse sarà domesticamente sovrano; certamente, diventerà internazionalmente ancora più esposto ai venti di avvenimenti mondiali che non può controllare. I vocianti mirano a rallentare e sovvertire qualche procedimento di integrazione sovranazionale, ma non possono bloccarlo. Appena si discuterà in maniera più seria, più concreta e più approfondita dell’Europa a più velocità (che già esiste sia per l’euro sia per Schengen), anche l’opinione pubblica tiepida si accompagnerà a quella più impegnata e la rafforzerà nel viaggio verso un’integrazione “più stretta”.
Lei è da sempre un sostenitore convinto del semipresidenzialismo e del sistema elettorale a doppio turno. Condivide le preoccupazioni diffuse per una possibile vittoria di Marine Le Pen alle presidenziali in Francia?
Mi avventuro in un pronostico fondato su quel che sappiamo adesso: Marine Le Pen non vincerà. Quand’anche vincesse la presidenza, non riuscirà ad avere la maggioranza assoluta nell’Assemblea nazionale francese. Anzi, dovrà fare i conti, proprio grazie al sistema elettorale a doppio turno, con una maggioranza ostile, fatta di gollisti, centristi e socialisti. La coabitazione le impedirà le scelte più estreme. Condizionerà tutta la sua presidenza. Tuttavia, qualche preoccupazione dobbiamo averla lo stesso, non tanto per la sorte di Marine Le Pen, ma per il discorso politico francese sull’Europa. Dove sono finiti i francesi come Jean Monnet e Robert Schuman, Jacques Delors e François Mitterrand? Chi potrebbe continuare sulla strada che loro hanno aperto e brillantemente percorso? (naturalmente, so che noi tutti dovremmo chiederci dopo Spinelli, dopo Marco Pannella, e Emma Bonino, dopo Padoa Schioppa, chi? Per fortuna che c’è Mario Draghi, ma a lui non possiamo chiedere un’azione prettamente e eminentemente politica).
Pubblicato su Confronti di marzo 2017
La situazione interna al Partito Democratico #RadioRadicale
L’intervista è stata realizzata da Lanfranco Palazzolo lunedì 6 febbraio 2017 alle ore 13:45.
Nel corso dell’intervista sono stati trattati i seguenti temi: Elezioni, Governo, Istituzioni, Legge Elettorale, Parlamento, Partiti, Partito Democratico, Polemiche, Politica, Renzi, Riforme, Voto.
La registrazione audio ha una durata di 6 minuti.
ASCOLTA
//www.radioradicale.it/scheda/499541/iframe
Intervista a Gianfranco Pasquino sulla situazione interna al Partito Democratico
Dialoghi sulla Costituzione: Gianni Molinari intervista Gianfranco Pasquino
Registrazione audio a cura di Radio Radicale del dibattito al Teatro Stabile di Potenza mercoledì 14 settembre 2016.
Nell’ambito di una due giorni organizzata dalla Fondazione Basilicata Futuro intitolata “Dialoghi sulla Costituzione”, il giornalista de “Il Mattino” Gianni Molinari ha intervistato Gianfranco Pasquino, politologo e docente universitario.
Nel corso dell’incontro, introdotto da Giovanni Casaletto(Presidente di Basilicata Futuro), hanno preso la parola per porre domande anche alcuni esponenti delle istituzioni lucane presenti in sala e tra questi il Presidente della Provincia di Potenza Nicola Valluzzi.
La registrazione audio di questo dibatto ha una durata di 1 ora e 45 minuti
ASCOLTA QUI ► //www.radioradicale.it/scheda/486358/iframe
Riforme confuse dalle conseguenze imprevedibili INTERVISTA RadioRadicale
Riforma costituzionale e referendum. Intervista realizzata da Maurizio Bolognetti mercoledì 14 settembre 2016 a margine della conferenza “Dialogo sulla Costituzione” di Gianfranco Pasquino al Teatro Stabile di Potenza organizzata da Fondazione Basilicata Futura
ASCOLTA QUI ► //www.radioradicale.it/scheda/486320/iframe
“Riforme brutte, fatte, male, da persone che non conoscono la Costituzione, che non conoscono il funzionamento del sistema politico italiano, e non conoscono il funzionamento dei sistemi politici comparati. Sono anche riforme confuse che avranno conseguenze imprevedibili ma certamente non miglioreranno il sistema politico italiano…”
La registrazione audio ha una durata di 4 minuti
VIDEO: “La política de la antipolítica” Curso FAES-UCM #Madrid
Curso de Verano FAES 2016
“PRESENTE Y FUTURO DEL DEBATE IDEOLÓGICO”Jornada de Clausura Viernes, 1 de julio 2016
Gianfranco Pasquino ha clausurado el curso de verano de FAES-UCM ‘Presente y futuro del debate ideológico’ con la conferencia “La política en la antipolítica”. En su intervención, el profesor emérito de Ciencia Política de la Universidad de Bolonia ha destacado que “la antipolítica no puede ser derrotada si no tenemos un pensamiento político mejor y más plural, si no hay confrontación de ideas” y ha expresado su creencia de que “La antipolítica es consecuencia de una política mala, con malos actores. Cambiar todo eso requiere ideas que hoy no están”.
Dizionario di Politica Bobbio, Matteucci, Pasquino. Perchè le parole contano!
Intervista raccolta da Annamaria Abbate per la Casa della Cultura
Giunto alla sua quarta edizione, a quarant’anni dalla data della prima pubblicazione, il Dizionario di Politica di Norberto Bobbio, Nicola Matteucci e Gianfranco Pasquino resta un’opera unica nel suo genere. Uscito per la prima volta nel 1976, negli anni Ottanta fu tradotto anche in spagnolo e portoghese, lingue parlate in molti Paesi allora nuovi alla democrazia. Diventato un “classico” della Scienza politica, ha accompagnato generazioni di studiosi e ora è riproposto dalla UTET in una nuova edizione aggiornata
Leggo dalle sue note bio-bibliografiche che lei, Prof Pasquino, si dice “particolarmente orgoglioso” di avere condiretto, insieme a Bobbio e a Matteucci, il Dizionario di Politica. Ci racconta perché e com’è successo?
Semplicissimo. Fui cooptato da entrambi, Bobbio, il docente con il quale mi ero laureato a Torino nel marzo 1965, e Matteucci, il docente che mi aveva “reclutato” come professore incaricato di Scienza politica nell’Università di Bologna nel novembre 1969. Svolsi il compito di Redattore capo della prima edizione, sette anni di lavoro, pubblicata nel 1976. Da Bobbio, filosofo della politica, e da Matteucci, storico delle dottrine politiche, ho imparato molto, a cominciare da come si scrive una voce di dizionario (di politica, non di scienza politica), a come si citano gli autori, tutti, anche quelli con i quali si è in disaccordo, a come si riscrive quello che collaboratori disinvolti e sicuri di sé, ma presuntuosi e irritabili, hanno consegnato. Sia Bobbio sia Matteucci, molto esigenti con se stessi, mi parevano, e qualche volta osai dirlo loro, fin troppo arrendevoli nei confronti di alcuni loro colleghi, diciamolo, rigidi. Fu, poi, nel corso della preparazione della seconda edizione, che uscì nel 1983, che Bobbio decise, con il beneplacito di Matteucci, di promuovermi condirettore: un premio straordinario. Ne fui felice e ne rimango, per l’appunto, “particolarmente orgoglioso”.
Che tipo di lavoro vi proponevate e ne siete stati soddisfatti?
Volevamo preparare uno strumento il più articolato possibile di analisi, storica, filosofica, politologica, dei concetti, dei fenomeni, dei movimenti politici più importanti, non solo italiani, di un’analisi che fosse precisa e compiuta, ma anche suggestiva, che offrisse il massimo di informazioni, ma anche prospettive per approfondimenti. Nessuno di noi tre pensava opportuno rincorrere l’attualità e le mode; tutt’e tre abbiamo cercato di illuminare i temi classici della politica. Al proposito, mi fa grandissimo piacere sottolineare che le non poche voci assolutamente fondamentali scritte da Bobbio e da Matteucci hanno retto al passare del tempo. Anzi, rimango convinto che chiunque voglia capire la democrazia e la teoria delle elites, farebbe molto bene a leggere le due voci di Bobbio così come chi vuole conoscere che cosa sono il costituzionalismo e il liberalismo deve assolutamente leggere le due voci di Matteucci. Entrambi scrissero diverse altre voci molto importanti. Vorrei segnalare Disobbedienza civile di Bobbio e Diritti dell’uomo di Matteucci. Naturalmente, tutt’e tre vedevamo problemi irrisolti, inconvenienti analitici, fenomeni insorgenti. Prima nel 1983 e poi, nella terza edizione, del 2004, abbiamo cercato di porvi rimedio. Faccio un solo esempio: la riscrittura delle voci comunismo e socialismo diventate in parte obsolete in parte inutili per chi leggesse il Dizionario nel 2004. Bobbio non poté vedere la 3a edizione poiché morì due settimane prima della pubblicazione, ma avevamo discusso insieme tutti cambiamenti (e gli alleggerimenti).
Come si spiega l’assenza di Giovanni Sartori, il suo “secondo” maestro? Come mai non gli avete affidato nessuna voce?
In quegli anni Sartori, che si trasferì a Stanford nell’estate del 1976, era impegnatissimo a scrivere il suo fondamentale Parties and party systems (pubblicato nel 1976 e del quale celebreremo opportunamente il 40esimo anniversario). Interpellato, ci fece notare che Bobbio e Matteucci potevano scrivere ottimamente le voci, Costituzionalismo, Democrazia, Liberalismo, Scienza politica, sulle quali lui aveva già scritto molto. Quanto ai Sistemi di partiti disse che potevo provarci io stesso che, insomma, dovevo pure avere letto quanto lui aveva scritto. Per le edizioni successive acconsentì a mandarci qualche riga di apprezzamento di cui, conoscendolo, siamo tuttora molto lieti e grati!
E lei, prof Pasquino, di quali voci si sente “particolarmente orgoglioso”?
Premetto che mi è sempre piaciuto cercare di formulare le definizioni più precise dei concetti politici, rintracciando quel che serve nella storia e collegandolo alle trasformazioni avvenute e alle nuove interpretazioni. Potrei dire che tutte le mie voci mi sono care, ma non è così (anche perché, talvolta, mi capita persino di avere un po’ di senso critico nei miei confronti). Sono piuttosto soddisfatto delle voci Forme di governo, Militarismo e Rivoluzione. Nella nuova edizione ho scritto, in maniera che mi pare efficace, le voci Accountability, Deficit democratico e Scontro di civiltà. Mi pongo costantemente in un dialogo ideale con i lettori, le loro curiosità e i loro interessi. Cerco di scrivere in maniera tale da soddisfare i lettori senza ridurre il tasso di inevitabile tecnicismo che ciascuna voce deve contenere. Lo faccio osservando la lezione di Bobbio e di Luigi Firpo: la chiarezza espositiva è una conquista che giova sia a chi scrive sia a chi legge.
Il Dizionario è oramai arrivato alla quarta edizione che esce quarant’anni dopo la prima. Potrebbe dirci che tipo di interventi ha fatto, ha suggerito, ha incluso?
Anche per non produrre un testo troppo voluminoso e non più maneggevole, ho fatto cadere alcune voci di esclusivo interesse storico che si trovano in molti repertori. Abbiamo proceduto al rinfrescamento di diverse voci e alla riscrittura specifica in chiave comparata della voce Mafia (Federico Varese, cervello italiano, brillante studioso, da quasi vent’anni a Oxford), di Terrorismo politico (Luigi Bonanate) per includervi anche il terrorismo cosiddetto internazionale, e di Unione Europea (Roberto Castaldi) perché l’UE cambia, purtroppo, non sempre in meglio, ma merita di essere analizzata con grande attenzione. Poi ci sono diciassette voci del tutto nuove che vanno, ne cito solo alcune, da Alternanza a Capitale sociale, da Cittadinanza a Patriottismo, da Consociativismo a Governance, da Narrazione a Primarie (non poteva mancare!). Tutte le volte che analizzo la politica e che commissiono analisi ai colleghi mi rendo conto quanto sia importante essere attentissimi e chiarissimi nelle definizioni, articolati nelle interpretazioni, non-ideologici nelle valutazioni. Tre qualità che è tuttora possibile apprezzare e tentare di imparare da due maestri come Bobbio e Matteucci.
Conoscendola, prof Pasquino, e avendola spesso ascoltata parlare e, come dice lei, “predicare”, non posso credere che lei non voglia niente di più che definizioni, interpretazioni, valutazioni, dal Dizionario di Politica.
Certamente, conoscendomi, anch’io so che desidero molto di più. Mi piacerebbe che il Dizionario fosse ampiamente utilizzato e diventasse indispensabile non soltanto (la prego di notare l’ordine) ai colleghi e agli studenti, ma anche agli operatori dei mass media, sì, i giornalisti della carta stampata, della radio e della televisione, magari diventasse, come sento che si dice, “virale” in rete (sic) e a un’opinione pubblica che rifiuti di farsi ingannare dagli affabulatori. Ciò detto, chiudo il mio piccolo libro dei sogni. Il predicatore che è in me rinsavisce; si disincanta; torna al realismo, alla politica che c’è; si rimette a studiare, a scrivere, a criticare, cercando di migliorare il linguaggio e le analisi politiche, e si rallegra nel dedicare questa nuova edizione alla memoria di Norberto Bobbio e di Nicola Matteucci (anche loro “predicatori” di una politica esigente e migliore).
Pubblicato il 28 aprile 2016










