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Illuminare l’Europa e il suo/nostro futuro (… e vincere delusione, sconcerto e irritazione per la conferenza istituzionale del Ministro Moavero Milanesi)

Ho assistito alla conferenza istituzionale (sono definite così) tenuta dal Ministro degli Affari Esteri Enzo Moavero Milanesi all’Accademia dei Lincei l’11 gennaio 2019. Non posso e non voglio sintetizzarla qui. Credo che sia disponibile sul sito. Qui scriverò poche osservazioni. No, non si comincia nessuna conferenza sul futuro dell’Europa menzionando l’aspirazione di Napoleone Bonaparte a riunificare, lo sappiamo, con la spada e con il fuoco, il continente: non propriamente una procedura raccomandabile. Secondo Moavero, anche Hitler va menzionato fra coloro che avevano l’obiettivo di una Europa unita (ma il Terzo Reich era molto più ambiziosamente al di sopra della semplice Europa). Lev Davidovic Bronstein, detto Trotsky, la cui straordinaria biografia scritta da Isaac Deutscher sto leggendo, ha protestato formalmente in più lingue, sostenendo a ragione che la sua rivoluzione permanente avrebbe dato vita ad una Europa unita dalla classe operaia. Al moderato Stalin di Europa ne bastò metà. La smetto qui con il sarcasmo, ma chiedo: possibile che lo staff del Ministro non gli abbia detto che il grande storico Federico Chabod, autore di un prezioso volume: Storia dell’idea d’Europa (1961), fu socio dei Lincei?

La dimenticanza di Altiero Spinelli, se voluta gravissima, se casuale ancora peggio per chi di Europa si è già occupato professionalmente (Ministro degli Affari Europei nei governi Monti e Letta) è clamorosa. Non uso altri aggettivi, ma, forse, è anche significativa. Credo si debba trarne la conclusione che Moavero respinge, senza neppure sentire il bisogno di contro-argomentare, la prospettiva federalista alla quale Spinelli si dedicò anima e corpo nella seconda parte della sua vita. Nella prima aveva combattuto il fascismo fino a essere condannato a molti anni in carcere e poi al confino dove, appunto, con Ernesto Rossi e Eugenio Colorni, scrisse il Manifesto di Ventotene (1941), testo fondamentale dell’europeismo federalista.

Il titolo della conferenza faceva sperare che il Ministro avrebbe davvero parlato del futuro dell’Europa, dei futuri possibili dell’Unione Europea il cui Parlamento sarà (ri)eletto a fine maggio. Praticamente, neanche una parola. Eppure, non sarebbe stato fuori luogo confrontarsi con i cinque scenari formulati dal Presidente della Commissione Jean-Claude Juncker il giorno del 60esimo anniversario del Trattato di Roma, 25 marzo 1957. Dire perché alcuni no, qualcuno sì e come l’Italia, che non si esaurisce nel governo giallo-verde, dovrebbe avere un ruolo anche propositivo per l’Europa, quella Utopia in costruzione, titolo di un volume del 2018 di cui Moavero è stato condirettore,unitamente a Giuliano Amato, Lucrezia Reichlin e chi scrive, pubblicato dalla Enciclopedia Italiana. Non sono soltanto deluso; sono sconcertato e profondamente irritato.