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Il tycoon si crede ideologo Ma è Prevost il vero politico @DomaniGiornale

Nessuno o quasi dei molti ch occupano cariche di governo e che hanno acquisito potere grazie al Presidente Trump si è mai posto il problema se vi sia del metodo nella follia. Danno per scontata la follia, che talvolta si accompagna a patterns, modalità ricorrenti, che gradiscono. Cercano di capire quali comportamenti debbono fare seguire e di individuarne le conseguenze prima per le loro carriere, poi, rimarrò nel vago, per il resto. Agli ideologi e ai profeti non si chiede quale metodo applichino. Entrami valutano il loro successo con riferimento al numero dei seguaci e dei fedeli dai quali voglio obbedienza,, disciplina, culto. Ai quali offrono una meta, una ispirazione (anche aspirazione) la costruzione di un mondo nuovo (della scintillante città di Dio).
Quando Trump, l’ideologo in Chief dei MAGA, incontra qualcuno che esprime la volontà e la capacità di indicare un’altra strada e un altro mondo, lo scontro diventa subito inevitabile. Seguono gli insulti e le dichiarazioni miranti a colpire la persona, il suo ruolo, la sua efficacia. Per lui, il connazionale Leone XIV è intollerabile. Parla di “politica estera”, di cui notoriamente e fattualmente Trump è il massimo conoscitore e praticante, ma non la conosce. È un LOSER. And the winning is….
Non è solamente, forse non è affatto un problema di voti. Certamente, perdere il 5/10 per cento dei voti dei cattolici USA sarà disastroso per le fortune del Presidente, ma l’ideologo teme e affronta una sfida più grande: quella del riconoscimento di essere l’unico che può dettare la rotta al mondo. Neanch’io, si parva licet, sarei a mio agio, come ha detto Giorgia Meloni, se i leader religiosi facessero ciò che dicono i leader politici. Il mio disagio aumenta in maniera spropositata, ma qui mi schiero con Machiavelli, quando i leader religiosi, come nelle teocrazie, l’Iran essendone l’esempio contemporaneo più disturbante, dettano i comportamenti.
Da un lato, Leone ha riposto in maniera più che adeguata per noi, laici, post-illuministi, sinceramente democratici. Continuerà serenamente (l’avverbio è mio e è, anche, un augurio) a dire quel che pensa e come lo pensa, e noi difenderemo quello che è un suo diritto fondamentale proprio come vorremmo che la Ciesa lo difendesse senza se senza ma dappertutto. Dall’altro, si è chiamato fuori su quello che, a mio modo di vedere, è il terreno ineludibile: Non faccio politica. Sbagliato. Dal parroco di una piccola cittadina in Perù al prete che fa proseliti in un quartiere di Chicago, dall’autorità religiosa di Colle Oppio, tutti fanno con le loro capacità e con il loro necessario coraggio politica. Tutti cercano di trasformare le condizioni di vita dei loro concittadini, di costruire dalle fondamenta una città migliore. Si scontreranno inevitabilmente con coloro che godono situazioni già invidiabili, che vogliono preservare i loro privilegi e che, ma qui mi faccio ideologo, intendono impedire la diffusione di opportunità. Anzi, vogliono restringerla.
Se non è proprio tutto tutto MAGA, è l’aspirazione a tornare again a questa situazione. Certamente mai tutto il contrario anche se poi “i primi saranno gli ultimi e viceversa”, e i migliori dei Papi, e mi pare che Leone si avvii per stile e capacità, non per ambizione personale, a diventarlo, in questo modo predicano e agiscono.
Tornando al profano, sembra che il trumpismo, l’esemplificazione più recente essendo l’Ungheria, dove non so quanto Magar sia di destra, sicuramente non è un ammiratore di Trump, non funzioni più. Non sono solo le parole di Trump che Meloni definisce giustamente, seppur tardivamente, inaccettabili. Sono i comportamenti, l’ipocrisia, il fake. Per di più, non portano da nessuna parte se non a sconfitte elettorali. Vedremo quanto la Meloni che è a lungo stata piccola trumpiana saprà distanziarsi e ricostruirsi. Meglio per lei, per noi, per l’Europa (Leone vada avanti per la sua strada.
Pubblicato il 15 aprile 2026 su Domani