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Quando il voto di coscienza viene da un click

Azzollini

Ecco, cari lettori, lo scambio epistolare intercorso nei giorni scorsi tra me ed il Sen. Pietro Ichino a proposito del voto in Senato per il Sen.Antonio Azzollini, che ha preso e mosse dalla sua lettera al Corriere del 31 luglio e dal mio articolo del 1° agosto 189 lettori coscienziosi 

Alle mie domande, Ichino replica dapprima ponendomi a sua volta delle domande, a cui puntualmente rispondo, poi, finalmente, elenca le sue ragioni chiedendomi il consenso di pubblicare sul suo sito il nostro carteggio. Cosa che avviene, con vistose aggiunte posteriori, a me mai pervenute, al punto 3 della sua seconda risposta e col suggello di un suo commento finale che non fa parte dello scambio.

Chi avrà la bontà di leggere fino in fondo avrà molti nuovi elementi di riflessione e, finale a sorpresa, scoprirà(nessuno ne aveva dato prima la notizia)che per votare in scienza e coscienza ai senatori è bastato un click.

Dobbiamo essere grati, sbandierano Ichino e Ceccanti, a quei centottantanove senatori che non hanno soltanto salvato dagli arresti, si badi bene, domiciliari, il collega Azzollini, ma hanno anche vigorosamente e informatamente (avendo, of corse, TUTTI letto le 560 pagine di carte) tutelato l’insindacabilità dei comportamenti e delle dichiarazioni parlamentari da quegli impiccioni travalicatori della Procura di Trani. Galvanizzati da questo nobile episodio, si sostiene, anche da parte di Renzi, che il Senato non sarà mai più un “passacarte”, neppure quando dovrà discutere la riforma di se stesso.  Hic Palazzo Madama hic salta.

Ed ora ecco a voi lo scambio

Mio primo messaggio lunedì 3 agosto 2015 11.49
oggetto: qualche osservazioni sui voti a favore di Azzollini:
incidentalmente, non era in questione nessun arresto e collocamento in carcere (dove già stanno dieci persone “comuni” non parlamentari), ma la richiesta della Procura della Repubblica di Trani riguardava l’autorizzazione agli arresti domiciliari del vostro collega Azzollini.
Sarò lieto di sapere quando lei, Sen. Ichino, e, naturalmente, anche Manconi, Tonini e gli altri 186 avete letto le carte. Immagino, poi, che non farete i passacarte neppure della brutta legge di riforma del Senato.

In allegato  189 lettori coscienziosi
Grazie dell’attenzione.
Gianfranco Pasquino

Risposta di Pietro Ichino 
Caro Pasquino,
tre domande:
– perché, in questo scritto, neppure una parola sul merito della questione giudiziale specifica, del contenuto delle accuse rivolte all’imputato, dei requisiti per la misura cautelare restrittiva della libertà?
– perché, se il regolamento del Senato prevede un voto in Aula non vincolato dal voto in Giunta per le Autorizzazioni, è considerato come un’anomalia il voto divergente sul caso del senatore Azzollini?
– in che cosa dovrebbe consistere il controllo del Parlamento previsto dalla Costituzione, se la sentenza del Tribunale della Libertà bastasse sempre a evitare qualsiasi lesione del principio dell’indipendenza reciproca tra potere legislativo e potere giudiziario?
Grazie delle risposte, se ci saranno.
Pietro Ichino

Mio secondo messaggio 4 agosto 2015 11:44
Come può pensare, caro Ichino, che le risposte non ci siano? Eccole:
1. Nessuna parola sul merito perché, personalmente, non ho letto le carte, quelle della Procura di Trani, contrariamente a voi che le avete lette e studiate. Sarò lieto se lei mi dirà quando le ha avute fra le mani quelle carte e quanto tempo le è stato necessario per leggerle. Questa è una risposta che non ho avuto da lei.
2. Non considero affatto un’anomalia l’aula che ribalta il voto della Commissione. Anzi, mi auguro che avvenga anche sul testo di modifica del Senato. Anomalo è che i commissari di un partito che hanno letto le carte vengano sconfessati dai senatori dello stesso partito che non hanno letto le carte. Più che “anomalo” politicamente e, se posso, eticamente, molto grave.
3. Se la inventa lei, sulla scia del piccolo cattivo maestro Ceccanti, l’idea che potere legislativo e potere giudiziario debbano essere separati. Interagiscano alla grande, sempre. Si figuri che cinque giudici costituzionali sono addirittura eletti dal Parlamento. Il controllo Parlamento/Magistratura è reciproco. Il Senato non doveva rispondere alla domanda se Azzollini è colpevole, ma se la Procura aveva ragione di ritenere che a piede libero inquinerebbe le prove. La Procura non ne chiedeva l’arresto, ma la “neutralizzazione” ai domiciliari. Dove cavolo sta il fumus pesercutionis?
Grazie dell’attenzione alle mie risposte, Non pretendo repliche e neppure mi dispiaccio della sua suscettibilità
Gianfranco Pasquino

Risposta di Ichino
1) Le ho avute la settimana prima del voto e le ho studiate nel week-end; ma questo che importanza ha?
2) Non solo io, ma anche diversi altri senatori Pd che hanno studiato attentamente gli atti (Tonini, Russo, Maran, Lanzillotta, e altri) hanno fatto circolare nel Gruppo il frutto di questo studio; del resto, i dati essenziali potevano trarsi anche soltanto dalle relazioni di maggioranza e di minoranza della Giunta per le Autorizzazioni, che erano sui banchi di tutti i senatori.
3) Abbiamo ritenuto che non ci fosse alcun rischio di inquinamento delle prove, poiché i fatti risalgono a oltre due anni fa; l’amministrazione della Congregazione è commissariata; e il GIP stesso riconosce esplicitamente che il commissario non è persona gradita ad Azzollini.
Ma – a parte tutto questo – perché tanta acrimonia?
p.i.
p.s. Possiamo passare al “tu”, visto che siamo anche colleghi?
p.p.s. Mi consenti di pubblicare questo nostro scambio sul mio sito? Se sì, con la tua firma per esteso o solo le iniziali?

Mio terzo messaggio
[No, non siamo colleghi. Non potrei mai minimamente immaginarmi Senatore renziano (sic). Non hai bisogno di replicare a questa affermazione].Certamente, puoi pubblicare lo scambio, com’è, con la mia firma per esteso, of course, ma non “scambiare” la legittima ricerca della realtà dei fatti con l’acrimonia. Comunque, i miei sospetti, sulla non lettura delle carte (che è tutt’altra cosa dalla lettura delle relazioni e VOI avete sostenuto di avere letto LE CARTE) da parte dei Centottantanove senatori (meno, tu ne menzioni quattro) possono essere facilmente fugati dai dati, domanda alla quale non hai risposto: quando hai letto e quante pagine? Per gli altri fa testo, se ne dispongono e lo rendono disponibile, il registro della Commissione per le Immunità Parlamentari che dovrebbe contenere i nomi di coloro che hanno preso a prestito, fotocopiato o altro le, ho letto, 560 pagine della richiesta della Procura di Trani. Sono sicuro che anche tu ritieni che la trasparenza è un valore politico e civile di tutto rispetto.
Gianfranco Pasquino

Lo scambio privato di fatto finisce qui, ma il Sen Ichino, pubblicandolo sul suo sito ha ritenuto di chiuderlo con un ultimo commento senza contraddittorio in cui informa che l’intero fascicolo relativo al procedimento contro il senatore Azzollini è fin dall’inizio on line sul sito del Senato e chiunque può accedervi con un click . Inoltre si dice preoccupato del fatto che io sia scandalizzato perché il Senato ha disatteso l’indicazione della Giunta per le Autorizzazioni. Quando si dice la “narrazione”…

 

 

189 lettori coscienziosi

La terza Repubblica

Centottantanove senatori hanno rialzato la testa dalle sudate e faticose carte trasmesse dalla Procura della Repubblica di Trani e in un sussulto d’orgoglio hanno detto: “no, non siamo passacarte”. E’ augurabile che continuino a dirlo e a comportarsi di conseguenza quando, per esempio, toccherà loro guardare le brutte carte della riforma proprio del “loro” Senato. Mentre il suo vice-segretario, la abitualmente zelantissima Debora Serracchiani, si scusa con gli elettori del PD, il segretario Renzi, poco noto per tenere in conto e apprezzare i problemi di coscienza, plaude ai magnifici centottantanove, fra i quali, però, qualcuno è ancora più magnifico. Luigi Manconi affida il suo garantismo allo Huffington Post; Giorgio Tonini imperversa in televisione e sui social; Pietro Ichino motiva in un articolo sul Corriere (ma sono in ansiosa attesa della sua newsletter del lunedì). Tutt’e tre sostengono di avere letto le carte, vale a dire le 560 pagine inviate alla Commissione del Senato per le Immunità Parlamentari. Tutt’e tre dicono sostanzialmente le stesse cose, già anticipate da un loro costituzionalista di riferimento che si sta da tempo posizionando per la Corte.

In attesa che qualche giornalista investigativo (“ci sarà pure un uomo o una donna di tal fatta a Roma?”) vada a verificare se, come, quando e per quanto tempo, Manconi, Tonini e Ichino (più il loro costituzionalista) hanno preso a prestito quella corposa relazione, è lecito chiedere se anche gli altri centottantasei senatori sono stati altrettanto solerti e studiosi. E’ lecito anche dubitarne. Qualcuno, però, come il Presidente della Commissione Stefano e presumibilmente tutti i commissari del Partito Democratico, quelle carte le avevano pur lette e si erano fatti un’opinione chiaramente opposta a quella successiva dei centottantanove. Sì, il collega Azzollini (NCD) doveva, come richiesto dalla Procura di Trani, essere messo agli arresti domiciliari, cioè a casa sua, non in un affollato, maleodorante, sporco carcere dove, peraltro già si trovano gli altri coinvolti nella stessa brutta faccenda. A piede libero, l’Azzollini potrebbe inquinare le prove, attivare reti di relazioni personali, sfruttare tutto il potere politico che i colleghi gli hanno riconosciuto per il passato e per il presente.

I centottantanove senatori hanno anche sconfessato platealmente l’operato della Commissione per le Immunità, più precisamente la maggioranza dei senatori del Partito Democratico ha detto alto e forte che i loro colleghi non hanno saputo leggere le carte e le hanno interpretate in maniera sbagliata. Ce n’è quanto basta per, da un lato, chiedere le dimissioni agli incompetenti, dall’altro, attendersi che siano i presunti incompetenti a dare, nobilmente, ma iratamente, le dimissioni. La prossima volta, comunque, ovvero alla prossima richiesta di arresto, quegli “incompetenti” verranno preliminarmente sostituiti, il precedente essendo già stato creato nella Commissione affari costituzionali. E’ stata scritta da questo orgoglioso Senato non passacarte (dunque, assolutamente da preservare, o no?) una bella pagina sulla libertà di coscienza. Sperabilmente, non soltanto quando in gioco è il salvataggio di un esponente della casta. Sperabilmente, non l’ultima pagina.

Pubblicato il 1 agosto 2015 su TerzRepubblica.it

Toh, il parlamento non è un passacarte

FQ

“Il Parlamento non è un passacarte”: è l’intuizione folgorante avuta dal Presidente del Consiglio. Le stesse carte della Procura della Repubblica di Trani che tutti i componenti Democratici della Giunta per le Immunità Parlamentari del Senato hanno giudicato convincenti per motivare gli arresti domiciliari (non, si badi, in un carcere di massima sicurezza, ma nella comoda abitazione) del Sen. Azzollini (Nuovo Centro Destra) sono state considerate piene di fumus persecutionis da 189 Senatori. Hanno votato secondo coscienza, sostengono alcuni democratici e qualche benevolo commentatore, senza dirci né che cosa giustifichi il voto di coscienza (non soltanto in questo caso) né se hanno letto le carte. Trattasi, sembra, di una richiesta contenuta in 560 pagine e depositata nella Commissione. Sarebbe, quindi, molto semplice per qualche cronista parlamentare chiedere ai funzionari della Commissione quanti e, soprattutto, quali senatori (certamente, Manconi, Ichino e Tonini che ci faranno rapidamente sapere quando hanno letto le carte Azzollini), hanno chiesto di leggere quelle carte, si sono recati in Commissione, hanno preso in prestito il volume oppure hanno fatto fare le necessarie fotocopie per alimentare le loro coscienze e per diradare il fumus persecutionis. In assenza di questi elementari dati, permane denso e puzzolente il fumus di un voto contrario non soltanto nei confronti della maggioranza della Commissione, ma dei magistrati inquirenti. A nessuno sembra venuto in mente di fare i necessari controlli concernenti gli accessi alle carte.

Lo stesso Parlamento, che non deve “passare” le carte della magistratura, dovrebbe, invece, passare sempre e tacendo le carte del governo. La coscienza deve valere soltanto quando fa comodo ai potenti. Non dovrebbe essere invocata ad esempio in materia di riforme elettorali e costituzionali. Qui le carte le dà il governo che richiama bruscamente il Parlamento a passarle senza fiatare e senza emendare gli strafalcioni. Eppure, non è soltanto quando si vota su persone che è opportuno fare appello alla coscienza magari potenziata da qualche appropriata conoscenza. E’ ancora più giusto farlo quando si discute delle regole elettorali e costituzionali che attengono ai rapporti delicati e complessi che si instaurano fra elettori ed eletti, fra istituzioni, fra governo e parlamento, fra rappresentanza e responsabilità. Sono mesi, invece, che il capo del governo e alcuni suoi ineffabili ministri e collaboratori, non lasciano nessuno spazio alla coscienza dei loro parlamentari. Anzi, comminano reprimende e minacciano sanzioni, salvo poi già pensare a riformare per manifesti guai la legge elettorale approvata a maggio e non sapere quali pesci prendere e quali pesci lasciare andare per una riforma decente del Senato.

Inutile appellarsi alla coscienza dei governanti non nutrita da conoscenze che non hanno, ma almeno si noti l’incoerenza fra carte che non debbono essere passate e carte che dovrebbero essere approvate senza critiche e senza leggere altre, migliori, carte. L’unico conforto viene dalla consapevolezza che il governo va avanti, non si lascerà fermare, ha fretta, cercherà di trovare altri slogan. Il governo non è un passacarte, ma è proprio colui che fabbrica e dà le carte. Qualche volta fa anche carte false.

Pubblicato il 1° agosto 2015 su FuturoQuotidiano.com

Ecco perché hanno salvato Azzollini

Una maggioranza schiacciante di senatori, addirittura 189, ha salvato dagli arresti domiciliari il collega del Nuovo Centro Destra Antonio Azzollini accusato dalla Procura della Repubblica di Trani di una varietà di reati: dal falso in bilancio alle assunzioni clientelari dallo spreco di denaro pubblico a consulenze d’oro. I numeri sono lampanti. Anche gran parte dei senatori del Partito Democratico, contraddicendo loro precedenti solenni dichiarazioni, ha respinto la richiesta dei magistrati capovolgendo la delibera della Giunta per le immunità che aveva sancito l’insussistenza di intenti persecutori nei confronti del potente senatore Azzollini. Forse i componenti della giunta tanto platealmente sconfessati dai loro colleghi dovrebbero trarne qualche conclusione, magari anche quella dell’inutilità e irrilevanza del loro lavoro e, forse, della stessa esistenza della Commissione.

Ovviamente, nonostante le sempre ipocrite dichiarazioni, pochi senatori, oltre, sperabilmente, ai componenti della giunta, si sono formati un’opinione dopo avere effettivamente letto le carte. Infatti, quasi nessuno di loro si è pubblicamente espresso contrastando specifiche motivazioni dei magistrati. La maggioranza di loro sostiene di avere votato “secondo coscienza”. Curiosamente, in maniera assolutamente inusuale, il capogruppo del Partito Democratico Luigi Zanda aveva addirittura inviato una lettera ai componenti del suo gruppo invitandoli a votare proprio “secondo coscienza”. Sarebbe interessante conoscere in quale altro modo si apprestavano a votare i Senatori e le Senatrici del PD: contro coscienza? Ma, poi, cosa sarà mai un voto di coscienza se non è accompagnato dalla conoscenza dei fatti, della natura delle imputazioni, delle motivazioni dei magistrati e delle conseguenze di vario tipo del voto stesso?

Insomma, i magistrati chiedevano gli arresti domiciliari dell’Azzollini, non tanto per il timore di fuga dell’accusato, ma poiché ritengono che, rimasto a piede libero, l’accusato abbia la possibilità, usando della sua influenza, della sua rete di relazioni e di ingenti somme di denaro, di manipolare le prove e, magari, di intimidire gli accusatori e gli eventuali testimoni. La “coscienza” della maggioranza dei senatori ha risposto “no”. Da un lato, non si corre il rischio che il collega Azzollini inquini, cancelli, camuffi, intimorisca; dall’altro, i magistrati starebbero perseguitando l’Azzollini per ragioni che non ci vengono spiegate. Certo, il salvataggio del senatore del NCD da parte dei colleghi non è il primo e non sarà l’ultimo. Le votazioni sulle relazioni delle Giunte parlamentari per le Immunità assomigliano spesso a roulette nelle quali i numeri che escono non sono, però, mai del tutto casuali.

Rimanendo in metafora ci sono dei croupiers molto attenti, non alle coscienze, ma agli umori dei giocatori e alla stabilità del tavolo da gioco. Nel caso Azzollini, poteva, come qualcuno deve avere fatto sapere al capogruppo PD Zanda, anche saltare il banco. Infatti, l’Ncd ha già subito l’onta delle dimissioni da ministro di Lupi. Un arresto, anche se ai domiciliari, sarebbe stato molto mal digerito gettando altre brutte ombre su tutto il partito. In Senato, poi, già i movimenti si sono fatti vorticosi. Le minoranze del PD non cedono. Arrivano i soccorsi dei verdiniani. Si annunciano tempi, non necessariamente difficilissimi, ma che richiedono convergenze solide fra gli alleati di governo. Insomma, le convenienze politiche hanno sicuramente avuto un ruolo non marginale nel salvataggio di Azzollini. Non è, però, proprio il caso di sostenere che “ce ne faremo una ragione”. Questa “politica ad orologeria” che salva qualcuno/chiunque, non in base ad inoppugnabili evidenze giuridiche, ma quando vengono fatte balenare conseguenze sgradevoli sugli assetti e sulle politiche governative, è destinata ad alimentare l’antipolitica, il disgusto per la politica, il distacco dalla politica. Tanto i governanti quanto il Partito Democratico scaricheranno le responsabilità sull’autonomia del Senato e sulla coscienza dei singoli senatori. Se la prendano tutta.

Pubblicato AGL 30 luglio 2015