Home » Posts tagged 'rappresentatività'

Tag Archives: rappresentatività

Leggi elettorali: labirinto in latino

Il direttore mi ha commissionato un articolo per fare chiarezza sulle leggi elettorali con le quali si stanno baloccando i deputati e i loro capi. Sciaguratamente, ho accettato, ma il compito di chiarire l’inchiaribile va oltre le mie forze e la mia capacità di concentrazione.

L’Italicum è stato bocciato dalla Corte Costituzionale nel suo cuore pulsante, il ballottaggio, che serviva a legittimare l’assegnazione di un premio di maggioranza, che poteva risultare abnorme, e a perseguire un obiettivo non meglio definito: la governabilità, oltre che a dare agli elettori la grande gioia di conoscere il vincitore la sera stessa del voto (chiedo scusa: una o due settimane dopo). Quella simpaticona della Corte si è anche inventata il sorteggio per decidere di quale circoscrizione dovranno essere rappresentanti (sic) i plurieletti. E’ sfuggito alla Corte (oh, quanto sarebbe bello conoscere i pareri dissenzienti!) che plurieleggibili e capilista bloccati violano l’eguaglianza (art. 3) sia fra i candidati sia fra gli elettori. Che quel che rimane dell’Italicum possa essere definito “Legalicum” dalle Cinque Stelle e immediatamente utilizzabile è il solito mistero buffo. Dovrà, comunque, essere adattato al Senato. Ridurre il premio in seggi insito nell’Italicum non significa farlo dimagrire, ma, unitamente all’abolizione del ballottaggio, implica castrarlo: triste sorte per un porcellinum (poiché l’Italicum è il discendente diretto del Porcellum).

Memorabilmente, nella conferenza stampa di fine d’anno, dicembre 2015, il Presidente del Consiglio Renzi, non contraddetto da nessuno dei molti giornalisti esperti (sic) di leggi elettorali, annunciò enfaticamente che l’Italicum era “un Mattarellum con le preferenze”, cioè, meglio. Tutto sbagliato, anche, soprattutto, poiché l’Italicum è una legge proporzionale mentre il Mattarellum è una legge tre quarti maggioritaria in collegi uninominali. Grazie al Mattarellum hanno vinto sia l’Ulivo sia il centro-destra. Abbiamo avuto l’alternanza e, con l’aggiunta, per me essenziale, del requisito di residenza, avre(m)mo anche rappresentanti non paracadutati. Tuttavia, poiché sia Renzi sia Berlusconi fortemente vogliono nominare i loro parlamentari, il Mattarellum non sarà resuscitato.

LA MIGLIORE delle leggi proporzionali è quella tedesca che vige, con pochissime non profonde, modifiche, da sessant’anni e più. La ripartizione dei seggi è tutta proporzionale fra i partiti che abbiano superato la soglia del 5 per cento su scala nazionale. Gli elettori hanno due voti. Con il primo scelgono il candidato in 299 collegi uninominali. Chi ottiene anche un solo voto in più vince. Il secondo voto dato alla lista del partito serve a determinare la percentuale nazionale in base alla quale si stabilisce il numero dei seggi che andranno a ciascuno dei partiti che hanno superato la soglia. Due voti sono, ovviamente, meglio di uno. Possono essere utilizzati in maniera strategica, ad esempio, per fare superare la soglia del 5 per cento a un alleato gradito in questo modo dando agli elettori anche l’indicazione dell’eventuale coalizione di governo. Chi (Verdini e piddini) vuole eleggere metà parlamentari in collegi uninominali e metà in liste di partito sta proponendo un sistema misto (non proprio fantasiosamente chiamato Verdinellum) che non esiste da nessuna parte al mondo e che, nel caso italiano, darebbe un buon vantaggio in partenza a PD e Cinque stelle (poi, per fortuna, ci sarebbero, comunque, gli elettori con le loro preferenze).

Oltre (caro Direttore) non posso proprio andare e neppure voglio perché la situazione, come direbbe Bauman, è molto liquida e rende sterile persino l’esercizio di qualsiasi meritoria critica.

Concluderò sottolineando, per l’ennesima, volta che: 1. Alcuni partiti avanzano proposte tarate (taroccate?) sulle proprie fortune; 2. Gli italici hanno dimostrato di non sapere scrivere una legge elettorale originale e funzionante (il Mattarellum è l’esito di un referendum popolare peggiorato dall’intervento dei deputati, genuino è quello applicato al Senato); 3. Sia il sistema tedesco sia il doppio turno francese di collegio, non assimilabile al ballottaggio poiché consente a più di due candidati di passare al secondo turno, sono buoni, anzi, ottimi purché non si consenta una loro furbesca deformazione.

TUTTO IL RESTO sono chiacchiere pericolose che rischiano di condurre a riforme frettolose e controproducenti. Su almeno una di queste chiacchiere mi faccio una domanda, anzi, due e mi do una risposta. In quale sistema politico sono riusciti ad avere governabilità (cioè capacità di governare) diminuendo la rappresentatività? Uno solo decide sarebbe la formula stilizzata della governabilità a scapito della rappresentatività?

Pubblicato il 16 maggio 2017

Le parole (sbagliate) della politica

Larivistailmulino

«La» proporzionale non esiste. Da più di cento anni esistono molte leggi elettorali definibili «proporzionali» che si distinguono per tre aspetti: per la dimensione delle circoscrizioni (piccole se vi si eleggono meno di 10 parlamentari, medie e grandi a seconda del numero di parlamentari loro assegnati); per l’esistenza o meno di soglie, percentuali o di altro tipo, di accesso al Parlamento; per la formula di traduzione dei voti in seggi (D’Hondt, Hare, Saint Lagüe, che avvantaggiano/svantaggiano i partiti). Sia il Porcellum sia l’Italicum sono leggi elettorali proporzionali, corrette o, a seconda del punto di vista, distorte da un premio di maggioranza. Dunque, abbandonare l’Italicum non significa di per sé «tornare» alla proporzionale perché nella «cattiva» proporzionale con l’Italicum c’eravamo già, alla grande. Poi, dipende da quale proporzionale il Parlamento vorrà/saprà scrivere. Meglio sarebbe che gli anti-proporzionalisti, il cui punto di convergenza sembra essere, senza alcuna fantasia, il premio di maggioranza, si esprimessero in maniera coerentemente maggioritaria (first past the post inglese, voto alternativo australiano, doppio turno francese) e dicessero alto e forte che i collegi uninominali consentono una migliore selezione del ceto parlamentare.
In nessuna delle democrazie attualmente esistenti, meno che mai in quelle parlamentari, è aperto il surrealissimo dibattito su rappresentatività e governabilità. In tutte la rappresentatività è vista come la premessa essenziale della governabilità. Persino laddove i sistemi elettorali sono maggioritari, applicati in collegi uninominali, la rappresentatività è assicurata dall’imperativo per il candidato vittorioso in ciascun collegio di rappresentare non soltanto gli elettori che lo hanno votato, ma anche quelli che non l’hanno votato. Alcuni di questi elettori potrebbero votarlo la volta successiva se avrà ben rappresentato il collegio tutto.

L’elezione del segretario di un partito non è mai una primaria. L’ho già detto, ripetuto e scritto (Le parole della politica, Il Mulino, 2010). Le primarie che, secondo gli apologeti, si troverebbero nel Dna del Partito democratico, servono esclusivamente a fare scegliere a iscritti, elettori, simpatizzanti di un partito le candidature alle cariche pubbliche monocratiche: sindaco, governatore della regione, presidente del Consiglio. L’elezione del segretario del Pd che, con filtri e vagli, può giungere persino a essere decisa dall’Assemblea nazionale non è affatto una primaria. Inoltre, congresso del Partito ed elezione del nuovo segretario hanno scadenze proprie che non debbono tenere e non hanno tenuto conto delle occasioni elettorali. Per di più, sono disponibili le fattispecie di almeno due importanti elezioni del segretario del Pd: quella di Walter Veltroni nel 2007 e quella di Pierluigi Bersani nel 2009. In entrambe le occasioni nessuno dei dirigenti, militanti, iscritti, simpatizzanti, pure se era ampiamente usata la terminologia sbagliata, credeva di stare incoronando il candidato alla carica di presidente del Consiglio (anche se la cavalcata di Veltroni, inconsciamente/subconsciamente, terminò con la sua inevitabile candidatura grazie alla caduta del governo Prodi). Che «primarie» suoni pomposamente bene è un fatto (in parte positivo per le primarie correttamente intese), ma il suo uso per l’elezione del segretario del Pd rimane fuorviante e sbagliato.

Altrove – come negli Stati Uniti, dove non esiste affatto una legge federale che le regolamenti, ma ciascun partito in ciascuno Stato decide a suo piacimento requisiti e regole – attraverso le primarie si designano i candidati alla Camera dei rappresentanti e al Senato, al governo degli Stati, alla presidenza. Sono facoltative, dunque, cosicché ogniqualvolta c’è un unico candidato, rappresentante, senatore, governatore, senza sfidante non si terrà alcuna elezione primaria. Sono anche criticate perché esposte a manipolazioni di molti generi e perché, qualche volta, sono divisive. Rimangono un efficacissimo strumento di mobilitazione, partecipazione, comunicazione e influenza dei cittadini-elettori.

C’è un Paese nel quale sembra non s’insegnino più i congiuntivi e, con grande dolore dei professori, neppure se ne faccia accorto uso. Potrebbero quei professori inquietarsi anche per il cattivo ed erroneo uso di alcune parole chiave della politica e delle istituzioni? Tanto usare le parole sbagliate quanto manipolarle produce confusione che, certo, non giova né alla politica né alla cultura politica.

Pubblicato il 17 febbraio 2017 su la rivista il Mulino

Le mie risposte alle domande* de “Il Sole 24 ORE” su pregi e difetti dell’ #Italicum

1) La riforma che la Camera si avvia ad approvare è buona o cattiva?

– Piuttosto cattiva

2) Se dovesse elencarne i meriti in tre punti, quali citerebbe?

– Un solo merito: il ballottaggio che dà potere reale agli elettori

3) In cosa invece la ritiene sbagliata o migliorabile?

– Sbagliato il premio alla lista; sbagliate le candidature multiple; sbagliata la bassa soglia (3%) per l’accesso al Parlamento

4) I sostenitori della legge ne sottolineano la spinta a favore della governabilità. Lei è d’accordo? E in che modo ciò avverrà?

– Non sanno di che cosa parlano. In nessuna democrazia europea la governabilità dipende dal premio di maggioranza

5) Al contrario i detrattori ne sottolineano i limiti in termini di rappresentatività. Vede anche lei un rischio in questo senso?

– La rappresentatività dipende solo parzialmente dal numero dei partiti “rappresentati” in Parlamento. Dipende dalla competizione fra i partiti costretti ad essere rappresentativi per vincere. Il rischio è troppo potere ad un partito che si convinca di essere il rappresentante della Nazione

6) Una delle obiezioni della Consulta al Porcellum è l’eccessiva disproporzionalità del premio di maggioranza attribuito senza stabilire una soglia minima. L’Italicum prevede una soglia del 40 per cento per ottenere il premio del 15 per cento. Si risponde così alle osservazioni della corte?

– Il premio va al partito che vince al ballottaggio, dunque, ottenendo anche solo un voto in più del 50 per cento dei voti espressi. Di volta in volta si saprà quale percentuale degli aventi diritto sarà rappresentata dai votanti al ballottaggio. Rimane che al primo turno quel partito potrebbe avere ottenuto anche solo il 26 per cento dei voti. Poiché gli verranno assegnati il 54 per cento dei seggi parlamentari, il premio ammonterà ad un sonante  28 per cento. La Corte dovrebbe essere fortemente insoddisfatta

7) Non è un’anomalia in sé applicare un premio di maggioranza sulla base di un sistema proporzionale?

 – Il premio di maggioranza su un sistema proporzionale non è un’anomalia italiana. Già lo abbiamo, con buoni esiti, per l’elezione dei Consigli comunali e dei sindaci

8) La soglia di sbarramento è stata portata al 3 per cento per tutti i partiti. Se si voleva davvero fronteggiare la frammentazione non era meglio una soglia più alta, magari del 5 come in Germania?

– Ovviamente, sì: 5 per cento. Fare come in Germania è molto spesso una cosa buona e giusta

9) Non si rischia in questo modo la “balcanizzazione” delle opposizioni in presenza di un primo partito rafforzato dal premio?

– Fare come nei Balcani è per lo più la cosa cattiva e sbagliata, ma sia Renzi sia Berlusconi erano, e probabilmente continuano ad essere, con motivazioni diverse, d’accordo sulla balcanizzazione delle opposizioni

10) L’altra importante obiezione della Consulta al Porcellum riguarda le lunghe liste bloccate, che non permettevano all’elettore di riconoscere il futuro eletto. La soluzione del capolista bloccato e delle preferenze per tutti gli altri non è un ibrido al ribasso? Soddisfa le indicazioni della Consulta?

– Ibrido pessimo, riprovevole. Lascio il giudizio all’incerta giurisprudenza della Corte. La mia soluzione sarebbe, in linea con il referendum del 1991, una sola preferenza

11) L’Italicum prevede la possibilità di candidature plurime per il posto di capolista. Con il rischio che un elettore scelga un partito in virtù dell’appeal di un capolista ritrovandosi poi ad eleggere un altro candidato. Questo non va contro l’indicazione della Consulta sulla riconoscibilita?

– Ovviamente sì. Cancellare con un tratto di pennarello le candidature multiple (10) sarebbe un atto di semplice decenza

12) Il premio di maggioranza, sia in caso di vittoria al primo turno sia in caso di vittoria al ballottaggio, attribuisce alla prima lista un vantaggio alla Camera di circa 25 deputati. Dal momento che la legge è stata pensata soprattutto in chiave di governabilità, non è un margine troppo esiguo?

– E’ un margine sufficiente per un partito che abbia una vita interna vivace e democratica

13) L’Italicum vieta espressamente gli apparentamenti tra partiti tra il primo e l’eventuale secondo turno di ballottaggio, apparentamenti consentiti in altri sistemi con ballottagio. Non si rischia in questo modo di comprimere troppo il confronto democratico dando tutto il potere ai partiti maggiori?

– La domanda contiene parte della risposta. La parte più importante è che in tutta Europa, tranne in Spagna, almeno finora, i governi sono di coalizione. Sarebbe opportuno consentire le coalizioni al primo turno oppure, almeno, come per i sindaci (la buona legge fatta nel 1993 dal Parlamento su impulso dei referendari, gli apparentamenti per il ballottaggio

14) Non è anomalo posticipare l’entrata in vigore dell’Italicum al luglio 2016 privando il Paese di un efficiente sistema elettorale in caso di necessità?

-Piuttosto che di anomalia parlerei di scommessa o di spadina di Damocle sulla testa dei parlamentari. Comunque, molti dicono, ma non è questa la mia opinione, che, in caso di necessità, evidentemente procurata, ci sarebbe il sistema proporzionale delineato dalla Corte. Pasticcio più pasticcio meno: rassegnatevi

15) L’Italicum vale solo per l’elezione della Camera dei deputati dal momento che c’è un legame politico con la riforma costituzionale ora all’esame del Senato per la terza lettura che abolisce il Senato elettivo trasformandolo in Camera delle Autonomie. Non è irrazionale, nel caso in cui la riforma costituzionale non andasse in porto, andare a votare con due sistemi diversi (l’Italicum per la Camera e il proporzionale Consultellum per il Senato)?

–  A questa domanda passo. Che cosa si può suggerire a sedicenti riformatori pasticcioni? Ricordare loro che un sistema politico è per l’appunto un sistema, non un supermercato, nel quale ciascuna delle componenti è in relazione con le altre e che, di conseguenza, cambiarne una significa dovere tenere conto dell’impatto sulle altre

16) C’è il rischio di introdurre un presidenzialismo di fatto con il maggioritario Italicum e una sola Camera elettiva, come sostengono gli oppositori di questa riforma elettorale?

– Sì, c’è soprattutto il rischio di eccessiva concentrazione di poteri nelle mani del Primo ministro. Non è presidenzialismo. E’ piuttosto il “premierato forte”, che nonostante alcuni cattivi maestri provinciali (che non sanno neanche cosa sia l’analisi comparata dei sistemi politici) e i loro ossequiosi allievi, non esiste da nessuna parte e che toglierà non pochi poteri al Presidente della Repubblica rendendogli impossibile svolgere il ruolo di arbitro, di garante, di contrappeso, persino di rappresentante dell’unità nazionale

*Italicum, 16 domande per capire la riforma – Il Sole 24 ORE 01 maggio 2015 (pagg 11/14)

La terza Repubblica

Pubblicato su terzarepubblica.it il 3 maggio 2015