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#Renzi a #chetempochefa, Pasquino: “Preferisce l’Italia giù nel baratro. Ma contento lui…”

Intervista raccolta da Stefano Caselli

“Prendiamo atto che il signor Renzi non è capace di nessuna elaborazione. Annuncia di mantenere un potere politico e che lo eserciterà”. Gianfranco Pasquino non sorride, anzi.
Si aspettava questa performance?
Mi aspettavo che almeno la smettesse di manipolare il sistema francese, che non è un ballottaggio tra partiti ma un doppio turno tra candidati. Se a Renzi piace tanto la Francia si ricordi che è una Repubblica presidenziale con un sistema elettorale adeguato. Che il referendum del 4 dicembre avrebbe rafforzato la possibilità di formazione di un governo è una balla che sarebbe meglio non sentire più.
Nessuna possibilità di un accordo Pd-M5S dunque…
Renzi ha deciso di stare all’opposizione, si augura che gli altri falliscano o che addirittura non riescano a formare un governo. Tutto costituzionalmente corretto ma politicamente evanescente.
Renzi dice: “Noi abbiamo perso, loro hanno vinto. Quindi tocca a loro”. Sbaglia?
Come ho detto, la sua posizione è costituzionalmente corretta, tuttavia avrei voluto domandargli che cosa effettivamente augura al popolo italiano. A me pare evidente che lui si auguri un governo Lega-5Stelle o addirittura un governo di centrodestra. Come a dire, facciamo quattro passi nel baratro, così gli elettori capiranno in quale guaio siamo finiti e torneranno da me… Ecco, questa non è la mia opzione. Bisogna evitare il baratro, anche perché è falso che tra le due forze politiche ci sia più incompatibilità di quanta non ce ne sia tra Lega e 5S.
Renzi ha ancora in mano il Pd secondo lei?
Se non ha in mano il partito, sicuramente ha in mano i parlamentari, grazie al Rosatellum. E poi, questa storia che la sua azione è stata impedita dall’opposizione interna ha stufato. Non capisce che perdere un pezzo del tuo partito è un suo fallimento personale.
Cosa accadrà ora?
Ci vorrebbe un astrologo. È evidente che il presidente della repubblica voglia un governo e tenterà in ogni modo di far decantare le tensioni. Il Movimento 5 Stelle o rilancia con la Lega oppure si passa inevitabilmente a un premier incaricato di centrodestra. Il tempo delle esplorazioni è finito. E poi vorrei dire un’ultima cosa…
Dica.
Renzi ha citato Roberto Ruffili (senatore Dc ucciso dalle Brigate rosse nel 1988, ndr) ricordando correttamente le sue parole, secondo cui il cittadino deve essere arbitro. Ma quelle parole erano indirizzate alla creazione di una cultura della coalizione. Io credo che sarebbe un bene andare a vedere le carte, cercare i punti di accordo. Ma questo a quanto pare difficilmente accadrà.
Pubblicato il 30 aprile 2018
Settant’anni di lezioni dalla Carta
Uno dei più autorevoli Costituenti, Piero Calamandrei, professore di Diritto all’Università di Firenze e esponente del Partito d’Azione, subito dopo l’approvazione della Costituzione la dichiarò profeticamente “presbite”. La Costituzione italiana ha davvero saputo guardare lontano. Dieci anni fa, l’allora Presidente Giorgio Napolitano celebrò la Costituzione italiana affermando che era una splendida sessantenne con poche rughe. Oggi persino i cattivi riformatori, che hanno tentato pasticciate operazioni di chirurgia plastica invasiva e sono stati opportunamente sconfitti nel referendum del 4 dicembre 2016, rivolgono il loro, un po’ ipocrita, omaggio alla Costituzione italiana. Si è dimostrata al tempo stesso solida e flessibile. L’impianto della democrazia parlamentare, con il governo responsabile di fronte al Parlamento che ha il compito di dargli vita e di sostenerlo oppure di sostituirlo, ha dimostrato la sua mirabile solidità. Certo, molti desidererebbero maggiore stabilità dei governi, ma la critica va rivolta, non alle norme costituzionali, ma ai partiti, ai dirigenti dei partiti e ai sempre troppi parlamentari trasformisti. La Costituzione ha dimostrato la sua flessibilità in molte occasioni. Infatti, è stata variamente ritoccata con piccole riforme, ma anche con grandi interventi come quello del 2001 sui rapporti Stato/Regioni (malamente) effettuato dal centro-sinistra; quello del 2005, 56 articoli su 138, effettuato dal centro-destra di Berlusconi e sconfitto dal referendum costituzionale del 2006, come, parimenti sconfitte sono state le mal congegnate riforme del Partito Democratico di Renzi. La verità di fondo, che prima viene imparata dagli aspiranti riformatori meglio sarà, è che la Costituzione italiana è un’architettura complessa che può/potrà essere modificata efficacemente e con successo soltanto da chi è/sarà in grado di prospettare una visione d’insieme delle istituzioni e dei diritti migliore di quella attuale: operazione, forse, non impossibile; certamente, molto difficile.
Sappiamo che nessuna Costituzione è priva di inconvenienti, neppure quella italiana. Tutte le Costituzioni possono e, qualche volta, debbono essere ritoccate. Nei suoi più di duecento anni di vita, la Costituzione degli USA, da molti, giustamente, considerata un monumento alla cultura, non solo giuridica, ma politica, ha visto l’introduzione di ventisette emendamenti. Più che di cambiamenti, la Costituzione italiana continua ad avere bisogno di essere attuata in alcuni suoi articoli portanti e importanti. Ad esempio, l’art. 49 attende tuttora l’approvazione di una legge che regolamenti in maniera accurata il ruolo e l’attività, spesso degenerata, dei partiti i quali, invece, preferiscono la sregolatezza a spese delle istituzioni e dei cittadini. Soprattutto e giustamente, sono moltissimi coloro che continuano a pensare e a battersi affinché sia data piena attuazione all’ultimo comma dell’art. 3, ovvero a fare sì che la Repubblica proceda a “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale , che […] impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del paese”.
Celebrando la Costituzione e ammirandone la capacità di avere orientato la politica italiana fino ad ora, non dobbiamo sottacere che “la Repubblica” alla quale si riferisce l’art. 3 sono i cittadini italiani, siamo noi, tutti. Tocca a noi agire consapevolmente e deliberatamente, non con il solo voto, ma con la partecipazione nelle associazioni, nei sindacati, sì, anche nei partiti, per migliorare la Repubblica nel solco della Costituzione repubblicana e democratica. Questo non è soltanto un omaggio e un augurio, ma un impegno che i Costituenti hanno preso per i loro successori e che ogni generazione politica italiana ha il dovere di sforzarsi di adempiere.
Pubblicato AGL 28 dicembre 2017